PICOLI GRANDI LIBRI   Charles De Foucauld
LA MIA FEDE
Città Nuova Editrice, 1974

Parte seconda
GRANDI INTUIZIONI DELLA FEDE

L'EUCARESTIA È GESÙ

«Eccomi rientrato nella mia clausura, ai piedi del Tabernacolo di Dio, per condurvi, sotto gli occhi dell'Amato, una vita simile a quella della divina casa di Nazaret, fino a quando il mio cuore meschino potrà permettermelo».

Questo testo, stilato a Béni-Abbès, l'8 aprile 1905, e che avrebbe potuto scrivere in qualunque momento della sua vita, dopo il suo arrivo a Nazaret, il 4 marzo 1897, fino al l dicembre 1916 a Tamanrasset, ci mostra Charles de Jésus che vive giorno e notte alla presenza del divin Sacramento, quasi si trovasse dentro la casa di Nazaret, a viver là, in presenza di Gesú, e sotto i suoi occhi, come Maria e Giuseppe.

Realismo della sua fede nella presenza di Gesú e anche frutto che gli proviene dalla Terra santa. Scriverà poi, con questo stesso dono di ritenersi presente in uno di quei luoghi, che egli ha toccato, venerato, baciato perché Gesú li ha santificati durante la sua vita mortale:

« Siamo ancora nel tempo di Natale. Col corpo sono a Nazaret (... ), ma con lo spirito è piú di un mese che sono a Betlem; è dunque vicino al presepe, tra Maria e Giuseppe, che le scrivo. Il tempo è ottimo:, fuori freddo e neve, immagini del mondo. Ma nella piccola grotta, illuminata da Gesú, come si sta bene, come è dolce, calda, luminosa! Il nostro buono e caro padre abate vuol sapere da me ciò che il dolce Gesú Bambino mi vien sussurrando da un mese a questa parte, quando lo contemplo, quando veglio ai suoi piedi, durante la notte, fra i suoi santi genitori, quando viene tra le mie braccia, sul mio cuore e nel mio cuore, con la santa comunione. Non fa che ripetermi: 'Volontà di Dio, volontà di Dio' » (... ).

Non si ferma ad analizzare, da teologo, che cosa sia la presenza reale; non si dà pensiero alcuno di esprimersi correttamente circa i segni sacramentali dell'Eucaristia. Per lui, il cui unico pensiero è amare, basta solo credere:

« La santa Eucaristia: è Gesú, è tutto Gesú!... Nella santa Eucaristia Tu ti trovi tutto intero, tutto vivo, mio Bene-Amato Gesú, con la stessa interezza con cui stavi nella casa della santa famiglia di Nazaret (... ). Oh, non stiamo mai fuori della presenza della santa Eucaristia, non perdiamo un solo istante di quelli che Gesú ci concede per star lí ».

Quando esprime in tal modo la sua fede nell'Eucaristia, Charles de Foucauld non si inganna. almeno non piú del curato d'Ars che, in lagrime, sull'altare, teneva stretta tra le mani l'ostia consacrata, e diceva: «Gesú, se sapessi di non doverti incontrare in cielo, non ti lascerei piú».

« L'Eucaristia, è Gesú, presente sui nostri altari, tutti i giorni fino alla consumazione dei secoli vero Emmanuele, vero 'Dio con noi', che si presenta, ogni ora, su tutti i luoghi della terra, ai nostri sguardi, alla nostra adorazione, al nostro amore, pronto a trasformare, con questa sua presenza perpetua, la notte della nostra vita, in una illuminazione deliziosa ».

Cosí Charles de Foucauld vede, innanzi tutto, nell'Eucaristia, la presenza di Gesú, presenza tanto reale, nel tabernacolo, che egli la vede gettare torrenti di luce sulla contrada, divenuta sorgente di santificazione e di salvezza per tutti gli uomini che le abitano d'intorno, come in altro tempo la presenza silenziosa e nascosta di Gesú a Nazaret fu fonte di grazie per i suoi concittadini. Ed è questa presenza di Gesú che fratel Charles vuole sempre con sé dappertutto, nella solitudine del deserto; che vuol mettere dappertutto dove va, sia che drizzi la sua tenda o si costruisca una capanna di frasche, un eremo o una fraternità, e che cosí sia sempre «la casa di Nazaret, [dove] tra Maria e Giuseppe, [egli è] stretto come un piccolo fratello vicino al Fratello piú grande Gesú, notte e giorno presente nell'Ostia Santa »

Parole semplici e dolci come il linguaggio di un fanciullo ma fede di un uomo che può vivere, solo, nel deserto, durante quindici anni, giorno e notte, fedele adoratore della presenza di Dio.

L'Eucaristia è anche il pane di vita, pane che per lui fu veramente «il pane quotidiano», dal giorno in cui nella comunione ricevette il dono totale della fede, e di cui dice, seguendo il realismo di san Giovanni Crisostomo, le cui opere conosceva assai bene: « Nella santa comunione, Dio entra in noi corporalmente; con la nostra bocca noi tocchiamo il corpo di Nostro Signore, come lo toccarono le labbra di Maria».

Da ultimo, la santa Eucaristia è il sacrificio della messa, dove Gesú iminolato, «si offre in sacrificio al Padre suo». E per poter offrire questo sacrificio, e rendere cosí la piú grande gloria possibile a Dio, Charles, fin dall'aprile 1900, ha cominciato a nutrire il desiderio di ricevere il sacerdozio. Per lungo tempo ne aveva scartato l'idea, per restare sempre nell'umiltà e nell'abiezione della vita di Nazaret, ma un giorno scrive:

«Giammai un uomo può imitare piú perfettamente Nostro Signore che quando offre il Santo Sacrificio (... ). Io debbo riporre l'umiltà dove Nostro Signore l'ha messa, praticarla come Lui l'ha praticata, e per questo, praticarla, nel sacerdozio, secondo il suo esempio».

Si esce un po' fuori dalla logica del suo pensiero, che procede non per mezzo di una piú approfondita analisi o comprensione del dogma, ma tramite l'approccio contemplativo al mistero della sua conformazione a Cristo. Vuol essere «prete come Gesú». Ma poiché ha contemplato il «sacerdozio di Gesú negli ultimi istanti della sua vita, dopo la Cena, fino al suo estremo respiro», scrive queste parole che mettono in luce il senso eucaristico della sua vita:

«I preti devono offrire Gesú al Padre, sull'altare, per la gloria del Padre e la salvezza degli uomini nella santa Eucaristia, come Lui stesso si è offerto nella Cena; e,devono offrirsi con Gesú, al Padre suo, per la sua gloria, per la gloria di Gesú e la salvezza degli uomini, soffrendo sulla Croce con Gesú l'agonia, la passione c,la morte, nella misura in cui piacerà a Gesú di chiamarli a dividere il suo calice e ad essere vittime con Lui».

Offrendo in questo modo il sacrificio della messa, egli penetra piú profondamente nella comprensione del mistero eucaristico come tale, e si prepara alla chiamata che a Gesú effettivamente piacque rivolgergli la sera del l dicembre 1916.