PICOLI GRANDI LIBRI   Charles De Foucauld
LA MIA FEDE
Città Nuova Editrice, 1974

Parte seconda
GRANDI INTUIZIONI DELLA FEDE

LA FELICITA' Di DIO

La « felicità di Dio », la felicità immutabile del Bene-Amato: queste espressioni ricorrono spesso nelle sue meditazioni e nelle sue lettere.

È certo che questa consapevolezza nacque in lui come una conseguenza logica del suo amore per Gesù. Dalla Trappa di Abbès scrive a Maria de Bondy:

«Qualunque possa essere la mia tristezza, quando mi metto ai piedi dell'altare, e dico a Nostro Signore Gesù: "Signore, Tu sei infinitamente felice e nulla ti manca", non posso fare a meno di aggiungere: 'Allora, anch'io son felice e niente mi manca. La tua felicità mi basta' (... ). È la verità, deve essere così, se amiamo Nostro Signore».

Questa felicità infinita di Colui che egli ama, Charles de Jésus non si sofferma mai ad analizzarla. È una prospettiva semplice della sua fede e una intuizione del suo cuore: Colui che egli ama non soffre più, è risorto, è nella gloria di Dio. Durante il suo ritiro di novembre 1897 a Nazareth, così scrive, sviluppando la sua intuizione:

«Tu risorgi, tu ascendi al cielo Eccoti nella tua gloria! Tu non soffri più, non soffrirai mai più. Tu sei felice, e lo sarai per l'eternità (...). Dio mio, se ti amo, come devo essere felice! Se è il tuo bene che io cerco prima di tutto, come devo sentirmi soddisfatto e felice! (...). Dio mio, Tu sei beato per l'eternità e niente ti manca. Tu sei infinitamente ed eternamente felice! (...). Anch'io son felice, mio Dio, poiché sei Tu ch'io amo prima di tutto. Posso dire che non mi manca nulla che mi trovo in paradiso, che, qualunque cosa succeda o mi succeda, io son felice a motivo della tua felicità».

Charles de Foucauld ha lasciato tutto, la sua famiglia, i suoi amici, la sua patria, per Gesù, ed ora si trova a Nazareth, dove Gesù è vissuto. Gesù, Dio Vivo, gli è più vicino di tutti gli esseri del mondo. Chi crede, vede. Solo per chi non crede, Dio non è vivo. E l'amore è estasi. Chi ama è più in Colui che ama, che in se stesso. Non è così dell'amore umano. E Charles vuole, nella sua fede viva e concreta, che il proprio amore per Gesù segua questa rotta di verità che è propria dell'amore.

Fin da Nazareth, giugno 1897 si scrive questa linea di condotta:

«Il tuo spirito: spirito d'amore di Dio e di oblio di te stesso, nella contemplazione e nella gioia della sua felicità »

Oblio di sé - non soltanto per fronteggiare l'egoismo che ognuno porta visceralmente in se stesso -, ma anche oblio di sé, della propria miseria, dell'esperienza quotidiana della propria debolezza, e della dolorosa coscienza del proprio nulla.

Chi conosce se stesso, alla luce della fede, non si ripiega su se stesso, ma è portato a dimenticarsi completamente per ammirare la bellezza di Dio, o, come dice Charles de Foucauld, secondo la sua particolare maniera di accostarsi al mistero, «per pensare alla felicità di Dio». Scrive:

« E' una pace profonda, che inonda l'anima sempre più: si avverte il nulla di tutto ciò che passa. Si sente che si cammina verso Dio, si pensa alla sua immensa felicità, si gioisce senza posa al pensiero della perfetta felicità, infinita, inalterabile di questo Dio diletto. Si è felici della felicità di chi si ama e il pensiero della sua immutabile pace acquieta l'anima (... ). La stessa vista del mio nulla, invece di affliggermi mi aiuta a dimenticarmi e a non pensare che a Colui che è tutto».

Così, l'ardente risoluzione di un cuore che ama e vuole amare appassionatamente, diventa, nell'anima di Charles de Jésus, un'esperienza, un frutto assaporato della contemplazione di Dio, contemplazione che segue la profonda tensione del suo essere, tutto incline ad amare. Egli si perde in una quiete d'amore, più che nello sguardo acuto che scruta il mistero. Ed è inondato dalla pace divina.

Béni-Abbès, lunedì santo del 1903:

« Più l'anima dimentica se stessa ed entra nella contemplazione estatica della felicità di Gesù, più si addentra in quella pace di cui è detto: 'Beati i pacifici'».

Amra (un po' a nord di Idelès), il 15 luglio 1904:

«Tutto è dolce per me, caro amico. Vedo ogni cosa sotto la luce dell'immensa pace di Dio, della sua infinità, della immutabile gloria della beata e sempre immobile Trinità (... ). Tutto perde valore per me davanti alla felicità di sapere che Dio è Dio».