PICOLI GRANDI LIBRI   Charles De Foucauld
LA MIA FEDE
Città Nuova Editrice, 1974

Parte seconda
GRANDI INTUIZIONI DELLA FEDE

FU CHIAMATO GESÙ, CHE VUOL DIRE « SALVATORE »

Fu chiamato Gesù, che vuol dire « Salvatore »

Partito, solo per Gesù, dapprima per la Trappa, e poi per Nazareth, perché il primo comandamento dice di amare Dio con tutto il nostro cuore, e che in questo amore bisogna racchiudere ogni altra cosa, e che questo amore spinge alla imitazione perfetta di Colui, che si ama, Charles de Foucauld scopre, nella meditazione continua del Vangelo e nella contemplazione eucaristica, che Gesù ci ha amati soffrendo per noi. E ciò che lo sbalordisce maggiormente nella sofferenza di Cristo è l'immenso amore di Gesù per noi, che una tale sofferenza rivela.

«Tutto ciò, mio Dio, Tu l'hai sofferto per amore, per amor nostro, per farci santi, pei costringerci ad amarti alla vista del tuo immenso amore. Non fu certo per redimerci che Tu hai tanto sofferto, o Gesù (...). Il tuo più piccolo atto ha un valore infinito, perché è l'atto di un Dio, e sarebbe bastato in abbondanza a redimere mille mondi (...). Tu l'hai fatto per farci santi, per portarci, per costringerci ad amarti liberamente, perché l'amore è il mezzo più potente per attrarre l'amore ».

Logica perciò la conclusione, per chi ama Gesù:

«Non ci è possibile amarlo senza imitarLo (...). Poiché ha sofferto ed è morto fra i tormenti, non ci è possibile amarlo e voler essere coronati di rose, mentre Lui è stato coronato di spine (...). AmiamoLo come ci ha amati, alla stessa maniera».

Desiderio di condividere la sofferenza di Gesù, per assomigliare a Lui e dargli una prova d'amore.

In seguito il mistero di Gesú-Salvatore s'impone sempre più alla sua riflessione, essendo la sofferenza di Gesù nella sua passione e la sua morte sulla croce la sofferenza e morte dell'Agnello di Dio, offerte in sacrificio «per la salvezza di molti».

E aggiunge:

«Potessimo noi essere come Te, "vittime per la salvezza di molti", le nostre preghiere unite alle tue, le nostre sofferenze offerte con le tue; potessimo penetrare sino in fondo, dietro al tuo esempio, nello spirito di mortificazione, per aiutarti in, modo efficace nella tua opera di redenzione».

In una parola, egli vede illuminata da questa prospettiva della redenzione, tutta la vita di Gesù. Gesù, il cui nome significa «Salvatore», ha dato inizio all'opera della salvezza degli uomini fin dal suo primo istante di vita sulla terra, con la povertà, l'abiezione, la sofferenza, accettate fin dalla sua nascita; con la preghiera e la penitenza di Nazareth, poi con l'opera di evangelizzazione, fonte di fatiche e pene, di sofferenze fisiche e morali, di persecuzioni e contraddizioni, che lo condussero alla passione, alla croce, alla morte.

Questa contemplazione di Gesú-Salvatore lo porta ad accettare il sacerdozio, per portare il pane di vita ai poveri, alle anime più malate: essere prete come Gesù, per le «pecore senza pastore».

Gli ultimi quindici anni della sua vita non si spiegano che con la sua fedeltà nel seguire, fino al sacrificio supremo, questa chiamata a lavorare insieme con Gesù per la salvezza dei suoi fratelli.

Se si esaminano i suoi scritti di Béni-Abbès e di Tamanrasset, gli ultimi, che vanno dal gennaio al giugno 1916, se ne può trarre questo quadro:

«Fuoco sono venuto a portare». «A salvare ciò che era perduto». «Gesù ha voluto che il suo nome "Salvatore" significasse l'opera della sua vita: la salvezza delle anime. L'opera della nostra vita deve essere ad imitazione del modello unico, la salvezza delle anime».

«In ogni uomo vedere un'anima da salvare». «Perciò: farsi tutto a tutti, con un solo desiderio in cuore, quello di dare Gesù alle anime:

- mettere al primo posto il bene delle anime...

- Offrire in modo perfetto il santo sacrificio...

- Adorare il più possibile, essere buono per tutti...

- Pregare e fare penitenza per tutti... ».

Oltrepassando la ristretta cerchia dei minuscoli villaggi del deserto, Béni-Abbès e Tamanrasset, e le rade popolazioni del Sahara, la sua fede non pensa che alla salvezza di tutti. Nelle risoluzioni dopo il suo ritiro di Nazareth, già annota:

«Zelo per le anime, amore ardente per la salvezza delle anime che, tutte, sono state salvate a caro prezzo. Non disprezzare nessuno, desiderare anzi il più gran bene per tutti gli uomini, poiché tutti sono coperti, come da un grande mantello, dal sangue di Gesù (...). Fare tutto ciò che mi è possibile per la salvezza di tutte le anime, secondo il mio stato, poiché tutte sono costate cosi tanto a Gesù, e sono state tanto amate da Lui».

E qualche mese prima di morire, da Tamanrasset, scrive:

«Santi martiri del Giappone: pregare per la conversione del Giappone, e lavorare per essa, se possibile».

E per salvare le anime, «che sono state salvate a caro prezzo», che pensa di fare ancora?

Non gli mancano certo le parole, la preoccupazione di fare quanto gli è possibile per il bene dei suoi prossimi, ma pensa soprattutto di annientarsi ancor più nelle umiliazioni di Cristo. E' sempre la medesima prospettiva.

«Praticare il Vangelo nel suo insegnamento di abiezione e di povertà »

« Se potessi - ma non mi è possibile - far qualcosa di diverso dal perdermi totalmente nell'unione con la sua divina Volontà, preferirei per me il totale insuccesso, la perpetua solitudine e il fallimento in tutto. Qui si trova una tale unione con l'abiezione e la croce del nostro Bene-Amato, che mi è sempre sembrata la cosa da preferirsi a qualunque altra».

«Perché è nell'ora del maggiore annientamento che il Salvatore ha compiuto la nostra redenzione» secondo il detto di san Giovanni della Croce, che fratel Charles ama ripetere e che scriverà ancora, il lº dicembre 1916 a Massignon.

Gli si rivela come il commento della parola di Gesù: «Se il chicco di grano non cade in terra e non muore, rimane solo; se muore, porta molto frutto» (Gv. 12, 24).

«Gesù ha salvato il mondo con la croce; con la croce - lasciamo Gesù vivere e completare in noi, attraverso le nostre sofferenze, quel che manca alla sua passione - noi dobbiamo continuare, fino alla fine dei tempi, l'opera della redenzione. Senza croce, non c'è unione con Gesù crocifisso, né con Gesù Salvatore».

Quest'ultima citazione è tratta dal Directoire, scritto per i cristiani che, stando nel mondo, vogliono consacrare la loro vita alla diffusione dei regno di Gesù.