PICOLI GRANDI LIBRI   Charles De Foucauld
LA MIA FEDE
Città Nuova Editrice, 1974

Parte seconda
GRANDI INTUIZIONI DELLA FEDE

LA FONTE DELLA GIOIA

A leggere continuamente negli scritti di fratel Charles parole come: «povertà, abiezione, sofferenza, annientamento » (...), viene spontanea una domanda: in tal modo, non si finisce per avere della vita cristiana una visione troppo tetra, caratterizzata soltanto dal dolore e priva di gioia?

Bisogna certamente precisare che fratel Charles scrive spesso per aiutare se stesso, per incoraggiarsi: le sue sono meditazioni, risoluzioni prese nei ritiri, esami di coscienza. Ma bisogna anche dire che spinto dall'amore, e da un amore senza misura, ha teso il suo arco fino al limite estremo. «È l'ora d'amare Dio».

Ma nonostante ciò fratel Charles fu un uomo felice, e non soltanto quando gli veniva dato di assaporare le dolcezze del Signore, la sua Presenza, la sua immensa Pace, e la gioia di essere da Lui amato e di amarlo. «La dolcezza e la pace sono così profonde, così divine, quando ci si inabissa nel cuore di Gesù, e nel suo puro amore».

Ma fu sempre felice, soprattutto perché aveva scoperto una fonte viva, un'acqua zampillante incessantemente. Questa fonte, in lui, fu la somiglianza con Gesù: essere come Lui, agire come Lui. Non c'è gioia più grande, per chi ama, che l'essere simile al suo Bene-Amato. «Tutto ciò che fa essere simili all'Amato, unisce a Lui ed è felicità perfetta».

Egli prega come Gesù, digiuna come Lui, è povero, è spiritualmente piccolo come lui, lavora con le proprie mani come Lui... La sua casa è come la casa della Sacra Famiglia a Nazareth. E «Tamanrasset, coi suoi quaranta focolari di poveri contadini, assomiglia proprio a quella che poteva essere la Nazareth e la Betlem dei tempi di Nostro Signore», scrive il 4 dicembre 1912.

È dono del cuore che ama, trovare in ogni cosa una traccia dell'Amato. Charles de Foucauld è un uomo che pensa, riflette e agisce con perspicacia. energia e precisione, in tutto ciò che fa. Ma il suo occhio si spinge al di là delle cose visibili, e la sua fede è di una semplicità tale che tutto gli appare «illuminato da una luce celeste e bello della bellezza divina».

Tutto gli ricorda Gesù, tutto lo riporta a. Gesù; i più piccoli avvenimenti della sua vita, come i più importanti. Tutto è riportato all'immagine di Gesù. E questo suo vedere gli ispira frasi delicate, di una limpidità e tenerezza ineffabili, come queste:

«Camminare a piedi e senza alcun bagaglio, lavorare con le mie mani, come faceva Gesù a Nazareth».

«Servire i malati, i poveri come Gesù che lavava i piedi dei suoi apostoli».

«Dare agli ospiti più che a me stesso vedendo in tutti gli uomini Gesù. Per me, pane d'orzo e non di grano. Lasciare il pane di grano a Gesù».

«Desiderare di essere derubato. Affidare, come Gesù, il poco che ho a un ladro (...)».

Quale fede e quale eccesso d'amore non rivelano queste parole! E quale estremo desiderio di essere in tutto simile con Colui che è amato in modo così appassionato.

Come stupirsi allora se fratel Charles parla sia di «far compagnia a Gesù», e sia che «Gesù gli fa compagnia». Arrivato all'Hoggar per stabilirvisi, nell'agosto 1905 costruisce a Tamanrasset una capanna, una casa di argilla e di pietre, di due vani, ciascuno di metri uno e settantacinque per due e settantacinque. Il 26 agosto 1905 scrive:

«Ch'io possa essere fedele a Gesù, che si è fatto così piccolino da venirmi a fare compagnia, in questa casa più piccola di quella di Nazareth».