MISSIONE AMICIZIA CARLO CARRETTO: uomo di Chiesa LETTERE DAL DESERTO

FR. CARLO CARRETTO (1910-1988).

Il 4 ottobre 1988, a Spello, chiudeva la sua vita terrena Fratel Carlo Carretto,
"un cristiano a tempo pieno", come lo ha definito il vescovo di Foligno.
Riportiamo la limpida testimonianza di fede e di coraggio
di questo uomo profondamente innamorato della
Chiesa.

"Quanto sei contestabile, Chiesa, eppure quanto ti amo! Quanto mi hai fatto soffrire, eppure quanto a te devo! Vorrei vederti distrutta, eppure ho bisogno della tua presenza. Mi hai dato tanti scandali, eppure mi hai fatto capire la santità! Nulla ho visto nel mondo di più oscurantista, più compromesso, più falso, e nulla ho toccato di più duro, di più generoso, di più bello.
Quante volte ho avuto la voglia di sbatterti in faccia la porta della mia anima, e quante volte ho pregato di poter morire tra le tue braccia sicure.
No, non posso liberarmi di te, perché sono te, pur non essendo completamente te.
E poi, dove andrei? A costruirne un'altra?
Ma non potrò costruirla se non con gli stessi difetti, perché sono i miei che porto dentro. E se la costruirò sarà la Mia Chiesa, non più quella di Cristo.
L'altro ieri un amico ha scritto una lettera ad un giornale: "Lascio la Chiesa perché, con la sua compromissione con i ricchi non è più credibile". Mi fa pena!
O è un sentimentale che non ha esperienza e lo scuso; o è un orgoglioso che crede di essere migliore degli altri.
Nessuno di noi è credibile finché è su questa terra. San Francesco urlava: "Tu mi credi santo, e non sai che posso ancora avere dei figli con una prostituta, se Cristo non mi sostiene".
La credibilità non è degli uomini, è solo di Dio e del Cristo. Degli uomini è la debolezza e semmai la buona volontà di fare qualcosa di buono con l'aiuto della grazia che sgorga dalle vene invisibili della Chiesa visibile.
Forse la Chiesa di ieri era migliore di quella di oggi? Forse che la Chiesa di Gerusalemme era più credibile di quella di Roma?".
(…)
"Quando ero giovane non capivo perché Gesù, nonostante il rinnegamento di Pietro, lo volle capo, suo successore, primo papa. Ora non mi stupisco più e comprendo sempre meglio che avere fondato la Chiesa sulla tomba di un traditore, di un uomo che si spaventa per le chiacchiere di una serva, era un avvertimento continuo per mantenere ognuno di noi nella umiltà e nella coscienza della propria fragilità.
No, non vado fuori di questa Chiesa fondata su una pietra così debole, perché ne fonderei un'altra su una pietra ancora più debole che sono io".
(…)
"Ma poi c'è ancora un'altra cosa che è forse più bella. Lo Spirito Santo, che è l'Amore, è capace di vederci santi, immacolati, belli, anche se vestiti da mascalzoni e adulteri.
Il perdono di Dio, quando ci tocca, fa diventare trasparente Zaccheo il pubblicano, e immacolata la Maddalena, la peccatrice.

È come se il male non avesse potuto toccare la profondità metafisica dell'uomo. E' come se l'Amore avesse impedito di lasciare imputridire l'anima lontana dall'Amore. "Io ho buttato i tuoi peccati dietro le mie spalle", dice Dio a ciascuno di noi, e continua: "Ti ho amato di amore eterno, per questo ti ho riservato la mia bontà. Ti edificherò di nuovo e tu sarai riedificata, vergine Israele" (Ger 31,3-4).
Ecco, ci chiama "vergini" anche quando siamo di ritorno dall'ennesima prostituzione nel corpo e nello spirito e nel cuore.
In questo, Dio è veramente Dio, cioè l'unico capace di fare le "cose nuove".
Perché non m'importa che Lui faccia i cieli e la terra nuovi, e più necessario che faccia "nuovi" i nostri cuori.
E questo è il lavoro di Cristo.
E questo è il lavoro divino della Chiesa.
Volete voi impedire questo "far nuovi i cuori", scacciando qualcuno dall'assemblea del popolo di Dio?
O volete voi, cercando altro luogo più sicuro, mettervi in pericolo di perdervi lo Spirito?".

Fratel Carlo Carretto

 

 

Carlo Carretto nasce ad Alessandria il 2 aprile 1910, in una famiglia di contadini proveniente dalle Langhe. E' il terzo di sei figli, di cui quattro si faranno religiosi. La famiglia si trasferisce presto a Torino, in un quartiere periferico, nel quale si trova un oratorio salesiano che avrà molta influenza sulla formazione di Carlo e su tutta la famiglia. Lo spirito salesiano si farà sentire anche nella vita professionale che Carlo inizia all'età di diciotto anni, a Gattinara, come maestro elementare.

Milita nell'Azione Cattolica giovanile torinese dove entra ventitreenne su invito di Luigi Gedda che ne era il presidente. Consegue la laurea in storia e filosofia e continua ad insegnare come maestro elementare, prima a Sommariva del Bosco poi a Torino.

Nel 1940 vince il concorso per direttore didattico e viene assegnato come tale a Bono (Sardegna). Dopo poco tempo viene dispensato dal suo incarico per contrasti col regime fascista, dovuti al carattere del suo insegnamento e per l'influsso che esso esercita anche al di fuori della scuola, e viene inviato come confinato a Isili, poi rimandato in Piemonte

Qui gli viene consentito di riprendere il suo lavoro come direttore didattico a Condove.

Con l'avvento della Repubblica di Salò riceve da Roma l'incarico di reggere le fila dell'Azione Cattolica del Nord-Italia. Non avendo aderito al Regime viene radiato dall'albo dei direttori didattici e tenuto sotto sorveglianza.

Nel 1945, dopo la caduta del Regime e la fine della Guerra, viene chiamato a Roma da Pio XII e da Luigi Gedda per organizzare l'Associazione Nazionale Maestri Cattolici.

Nel 1946 diviene presidente centrale della Gioventù Italiana di Azione Cattolica (Giac).

Nel 1948, in occasione dell'80' anniversario della fondazione dell'Azione Cattolica, organizza una grande manifestazione di giovani a Roma: è la famosa adunata dei trecentomila "baschi verdi". Poco dopo fonda il Bureau International de la Jeunesse Catholique, di cui diviene vice presidente.

Nel 1952 esplodono i contrasti che covavano da tempo, in campo cattolico, riguardo ai rapporti con la politica. Trovandosi in disaccordo con una frazione importante del mondo cattolico che progettava un'alleanza con la Destra, Carlo deve dimettersi dal suo incarico di presidente della Giac e ricerca con altri amici nuove strade su cui indirizzare l'azione del laicato cattolico impegnato. E’ in tale periodo di laboriosa e sofferta ricerca che matura la decisione di entrare a far parte della congregazione religiosa dei Piccoli Fratelli di Gesù fondata da Charles de Foucauld.

L’8 dicembre del 1954 parte per l'Algeria, per il noviziato di El Abiodh, vicino ad Orano. Per dieci anni conduce vita eremitica nel Sahara, dove fa una profonda esperienza di vita interiore e di preghiera, nel silenzio e nel lavoro, esperienza che esprimerà in quello che diventerà un autentico best seller, Lettere dal deserto, e in tutti i libri che scriverà in seguito.

La stessa esperienza alimenterà anche tutta la sua vita e la sua azione successiva.

Dopo il ritorno in Europa, e aver trascorso alcuni periodi in diverse realtà, nel 1965 va a Spello, in Umbria, per iniziare una nuova Fraternità di preghiera e di accoglienza.

Ben presto lo spirito di iniziativa di Carretto ed il prestigio di cui godeva, aprono la comunità all'accoglienza di quanti, credenti e non, desiderano trascorrervi un periodo di riflessione e di ricerca di fede vissuto nella preghiera, nel lavoro manuale e nello scambio di esperienze. Al convento in cui la Fraternità risiede, si aggiungono man mano molte case di campagna sparse sul monte Subasio che vengono trasformate in eremitaggi Carretto sarà per oltre vent'anni l'instancabile animatore di questo centro, noto in Italia e all'estero. Durante questi anni continua la sua attività di scrittore iniziata negli anni giovanili. Tra i libri di quel periodo va ricordato Famiglia piccola chiesa (1949) che suscitò contrasti nel mondo cattolico per alcune sue idee allora avanzate.

Uomo della parola e della penna, il nostro ha usato con molta efficacia questi due mezzi per comunicare agli altri le sue “scoperte" e la sua esperienza nella fede. I suoi libri sono stati tradotti in molte lingue e gli hanno creato una schiera di lettori e di amici in molti Paesi del mondo. Spesso veniva invitato, perciò, a portare la sua parola in conferenze e incontri spirituali. La sua profonda interiorità non lo isolava dal mondo e dai suoi problemi, ma anzi lo spingeva ad interessarsene in spirito di profezia e di servizio.

Fratel Carlo Carretto ha chiuso la vita terrena nel suo eremo di san Girolamo a Spello nella notte di martedì 4 ottobre 1988, festa di san Francesco d'Assisi del quale era stato appassionato biografo.

 

Grande successo hanno avuto i suoi scritti di spiritualità...

- Lettere dal deserto, La Scuola Editrice, Brescia 1964.
- Al di là delle cose, Cittadella Editrice, Assisi 1964.
- Ciò che conta è amare, AVE, Roma 1966.
- Il Dio che viene, Città Nuova, Roma 1972.
- Padre, mi abbandono o te, Città Nuova, Roma 1975.
- Il deserto nella città, Paoline, Milano 1978.
- L'utopia che ha il potere di salvarti, Queriniana, Brescia 1979.
- Beata te che hai creduto, Paoline, Roma 1980.
- Io, Francesco, Cittadella Editrice, Assisi/Queriniana, Brescia 1983.
- Ho cercato e ho trovato, Cittadella Editrice, Assisi 1983.
- Perché Signore?, Morcelliana, Brescia/Dehoniane, Bologna 1985.
- Un cammino senza fine, Cittadella Editrice, Assisi 1986.
- E Dio vide che era cosa buona, AVE, Roma 1988.