P. GIOSUČ BONZI DA HONG KONG
Hong Kong, Dicembre 2001
Famigliari, confratelli ed amici tutti carissimi,
"Era ora che mi rifacessi vivo", lo ammetto, ma
piu' ancora lo sta pensando chi, come Lucia Gozzi del Gruppo Missionario di
San Giovanni Bianco, partita per il Ruanda il settembre scorso per un servizio
temporaneo come Missionaria Laica, aveva fatto lo sforzo di trasmettermi un
lungo e interessante messagio fax, superando gravi difficolta' a causa
dell'arretratezza di quell'angolo africano. Chiedo scusa a lei e a
tanti di voi per la mia pigrizia a scrivere e a rispondere tempestivamente.
Tra l'altro, Lucia nel suo messaggio (19/10) mi esponeva il suo disagio nel
lavorare in un ambiente (Centro per bambini orfani, disabili, sieropositivi,
abbandonati... e ospedale) in cui le sembra manchi la cura della dimensione
spirituale delle persone, chiedendomi suggerimenti, e chiudeva
scrivendo:"So che in questi giorni stanno accadendo fatti gravi ed
allarmanti, ma non ne so con precisione la consistenza...".
Qui vorrei fare un tentativo di partecipare, dal mio
piccolo angolo di prospettiva e di esperienza, alla riflessione che son certo
state tutti portando avanti in questi tempi su questi "fatti gravi ed
allarmanti", . Ringrazio, a proposito, don Giuseppe, parroco del
mio paese natio, per il valido contributo a questa riflessione nelle sue lettere sul
Bollettino Parrocchiale.
Una delle ragioni del mio ritardo nello scrivere questa
"comunicazione", oltre a quanto detto sopra e agli impegni
imprevisti che quasi quotidianamente rubano i ritagli di tempo e la
concentrazione per scrivere, e' la lettura di tanti articoli di giornali
locali e stranieri (in Internet do' uno sguardo a vari quotidiani italiani)
proprio per restare informato sulle vicende che scuotono le coscienze di
questo villaggio globale in cui ci troviamo a vivere.
Sul Corriere della Sera ho trovato il commento iracondo,
sbraitato e genuino, a modo suo, di Oriana Fallaci che da New York, dove cura
il tumore che la colpisce e lavora in solitudine, grida al popolo italiano di
essere patrioti, come gli Americani, di far piazza pulita di tutti gli
immigrati mussulmani, di salvaguardare la nostra civilta' e, nominando spesso
il nome di Cristo e di Dio invano (proprio come tante persone che si
credono piu' "civili" usano fare...), fa sfoggio della propria
"laicita'" (leggi: superiorita' e liberta' culturale rispetto al
"bigottismo" di chi ancora crede in un Dio...) e tradisce una
inconscia nostalgia delle sue radici cristiane. Ha accumulato troppe
esperienze negative e ha proprio bisogno piu' di tanti altri di fare, nel
tempo che le rimane, l'esperienza autentica di un Padre che la comprende,
perdona e le vuol Bene.
Sullo stesso giornale le risponde con saggia pacatezza
Tiziano Terzani (l'incontrai al Beijing Hotel nell'aprile 1978, durante la mia
prima visita alla capitale cinese), sottolineando la sua profonda convinzione
che "il problema del terrorismo non si risolvera' uccidendo i terroristi,
ma eliminando le ragioni che li rendono tali." E non potendo certo
invitarla a tornare a Dio (Terzani era un Moista sfegatato ed aveva trasferito
moglie e figli nel "Paradiso" della Cina Comunista, salvo poi
doversene pentire amaramente!), invita affettuosamente Oriana a prendere
lezione dalla "natura che e' grande maestra". Scrive da una
localita' dell'Himalaya indiana dinanzi alle piu' divine montagne del mondo e
la invita: "Tornaci anche tu. Chiusa nella scatola di un appartamento
dentro la scatola di un grattacielo, con dinanzi altri grattacieli pieni di
gente inscatolata, finirai per sentirti sola davvero; sentirai la tua
esistenza come un accidente e non come parte di un tutto molto, molto piu'
grande di tutte le torri che hai davanti e di quelle che non ci sono piu'.
Guarda un filo d'erba al vento e sentiti come lui. Ti passera' la
rabbia."
Scusate le citazioni, ma servono per comprendere come
ognuno guardi gli stessi eventi dal suo angolo di osservazione e con il suo
bagaglio di esperienze vissute e di convinzioni radicate che plasmano la
propria visione delle cose e il proprio atteggiamento di fondo.
Di atti terroristici, di stragi e di guerre e' tutta
infarcita la storia umana, dalle origini ad oggi. L'odio piu' violento e
crudele non e' mai mancato. Le ingiustizie ed i soprusi piu' nefandi contro
interi gruppi, etnie e nazioni sono storia passata, recente e ancora in atto
oggi. La prepotenza dei piu' forti, per soggiogare o addirittura
sopprimere ed annientare con l'uso di mezzi violenti di ogni tipo (compresi
quelli economici) i piu' deboli, e' storia attuale; e non pochi governi
che si autodefiniscono ( U.S.A. in
testa) buoni, giusti e difensori del bene e della pace nel mondo ne fanno uso
a piacere e in abbondanza. Quante campagne e organizzazioni ha promosso e
armato, per i propri interessi, in tanti paesi del globo la CIA americana
contro governi indesiderati, compreso proprio quello del ricercato
numero uno che ora stanno braccando nelle caverne, sofisticatamente
fortificate con l'aiuto americano per i propri interessi di allora contro
i Sovietici? Da chi sono appoggiati, sovvenzionati ed armati al piu'
avanzato livello tecnologico i "Falchi" che spingono Israele ad
occupare con insediamenti i territori non propri e a umiliare e soggiogare i
Palestinesi, promuovendo le reazioni piu' cattive e irrazionali di soggetti e
gruppi gia' patologicamente inclini alla violenza piu' disumana e irrazionale,
e praticamente promuovendo il terrorismo e fomentandone le organizzazioni?
Tutto questo era vero un istante prima dell'attacco
terroristico dell'11 settembre scorso. Ora e' piu' vero che mai. Al
numero incalcolabile di vittime innocenti in Iraq e in tanti altri paesi, si
aggiungono le migliaia di New York e quelle dell'Afganistan, comprese quelle
delle "bombe intelligenti" che uccidono "amichevolmente"
oltre che intere famiglie di innocenti anche gli stessi soldati
americani.
Perche' non ci si e' messi di lena a formare una coalizione
internazionale contro le organizzazioni del terrore prima dell'11 settembre?
Risposta ovvia: fino a quel momento non era stato attaccato il territorio
americano ed i suoi interessi e simboli piu' sacri.
Perche' tutti i nostri paesi piu' benestanti han sentito
l'urgenza di unirsi agli americani nella la guerra dei "buoni"
contro i "cattivi"? Per il piu' elementare senso di paura. Fin
che la minaccia e' lontana da noi e riguarda tutto sommato solo quei poveri
la', di quei soliti paesi disgraziati, non ci si muove... Ora, scottati e
spronati dalla paura, invece di un intervento di polizia internazionale
guidato nella legalita' dall'ONU e attento a salvaguardare i sacrosanti
diritti delle popolazioni deboli ed inermi, gia' tartassate da immani sciagure
senza fine, si sta portando avanti una guerra, capeggiata dagli americani, con
malcelato spirito di vendetta e con ostentata parzialita', per dare una
lezione e far capire chi e' il piu' forte: ed in questa logica perversa, il
piu' forte ha sempre ragione. E' gia' quindi assicurato che sara' lunga e
che non si fermera' all'Afganistan, ma si estendera' all'Iraq, alla Somalia
ecc. ecc. Ed in casa americana tutti quelli che hanno legato i propri
interessi all'industria degli armamenti vedono, con immensa e spietata
soddisfazione, le proprie fortune ingigantirsi e proiettarsi nel futuro.
E' giusto ora soccombere agli attacchi virulenti e
incessanti della retorica del presidente americano e amici suoi piu' stretti?
Come credenti, possiamo noi restare indifferenti al ricorso, in questa
retorica, del nome di Dio per giustificare tutto quello che si vuol fare?
Tutte le grandi religioni monoteiste, compresa la nostra
quindi, nelle vicissitudini della propria storia fatta da creature fallibili,
sono cadute e sono esposte a cadere nel peccato piu' grave, quello delle
origini, dell'arroganza: farsi come Dio e arrogarsene il Suo consenso, mentre
si vuol portare avanti un disegno ispirato dalla superbia e che non tiene
conto della Sua volonta' di amore paterno universale. Cosi' ci sono state
e ci sono ancora "guerre sante", guerre di religione, azioni di
violenza e di terrorismo che si vogliono giustificare tirando in campo Dio o
Allah, favorite particolarmente da tutte quelle perversioni della
religiosita' autentica che trovano sfogo nelle varie forme di fondamentalismo,
settarismo e integralismo religioso (e anche dell' idelogismo ateo).
In questo contesto noi, Chiesa di Cristo, sentiamo
piu' che mai attuale e urgente il bisogno di portare avanti la Missione che
Gesu' ci ha affidato in questo mondo, di essere cioe':
1) testimoni del Crocifisso, vale a dire della forma
piu' sublime di Umilta', Obbedienza e di Amore al Padre, che redime
dal peccato di
Arroganza;
2) testimoni del Vangelo, vale a dire di quella visione
delle cose e di quell'atteggiamento di vita che si conformano alla Sapienza
della Croce,
l'esatto opposto di quella del mondo,
perche' trionfa nel piu' debole, nel piu' piccolo, e rivela la potenza di Dio
in quello che il mondo non
valuta come importante e degno di
attenzione.
Queste frasi possono sembrare vecchie, scontate e ritrite,
ma la loro novita' e attualita' stanno proprio nel prenderle sul serio in modo
fresco e concreto, traducendole nei minimi particolari del vissuto di ogni
giorno, specie nel modo di rapportarsi con gli altri e nel riconoscere
oggettivamente la dignita' delle persone con cui trattiamo e di cui parliamo e
commentiamo. Fare di ogni erba un fascio e indulgere nelle
generalizzazioni, come si sta facendo ora specie contro i credenti mussulmani,
non e' certo da missionari del Vangelo di Cristo.
Questo periodo di Avvento e' sentito davvero come nuovo,
perche' ne avvertiamo la novita' e l'urgenza dei suoi contenuti, non solo per
noi, ma per tutto il villaggio globale in cui viviamo.
Rifulge piu' che mai la bellezza della Missione che
tutti, in ogni paese del mondo e in tanti ruoli e forme diverse, cerchiamo di
compiere. I segni che indicano la presenza dello Spirito che opera
nei testimoni del Vangelo sono tanti e aprono i cuori alla speranza.
I miei confratelli del PIME, in questa regione di Hong Kong
- Cina e le consorelle Missionarie dell'Immacolata, possono narrare tanti
di questi segni che esperimentano nei loro ambienti e contatti della
pastorale parrocchiale, scolastica e negli impegni sociali. Tre nuovi missionari
ed una suora missionaria del PIME sono arrivati da poco in missione e stanno
faticando soprattutto nell'apprendimento della lingua cinese, ma anche
loro potrebbero gia' testimoniare tante cose positive ed interessanti. P.
Gianni Criveller, dopo anni di studio del cinese mandarino a Taiwan e di
intenso lavoro di ricerca e insegnamento sulle realta' della Chiesa in Cina
del passato e del presente, presso lo Holy Spirit Centre di HK, sta pure
faticando con gli ultimi arrivati nell'apprendimento della parlata cantonese.
Dopo tanti anni di presenza in Cina, insegnando l'inglese, ma soprattutto
dando testimonianza in mezzo ai piu' poveri, P. Franco Mella si e' messo al
servizio dei piu' gravi tra i nostri portatori di handicap, impiegandosi a
tempo pieno in una delle "Care and Attention Homes" della FHS, dove
presta servizio pure Sr. Marinei delle Missionarie dell'immacolata (PIME
Sisters) che da anni lavora nella FHS come assistente sociale, impegnandosi
anche a tenere conferenze e a condividere la propria esperienza ed entusiasmo
in Cina.
Nel mio piccolo, sono lieto di ricordare gli
avvenimenti piu' salienti di questi ultimi mesi.
- 16-21 Luglio - Corso di aggiornamento sul tema
dell'addestramento e riabilitazione dei portatori di handicap mentale,
tenuto da 5 esperti dello staff della Fu Hong Society (FHS), nella sede
della Federazione delle Persone Disabili della Municipalita' di Pechino
e partecipato da oltre 70 responsabili ed operatori di vari enti ed
organizzazioni che gestiscono centri di addestramento e scuole speciali
nella capitale cinese. Io ho tenuto la conferenza introduttiva, illustrando
la visione e i principi che guidano la nostra missione di accompagnare la
persona con handicap nello sviluppo di tutte le proprie potenzialita', in
vista di un completo inserimento nella societa' in cui vive, in un processo
che e' di gran beneficio per la persona disabile e al tempo stesso
arricchisce di beni umani e spirituali gli operatori e tutta la comunita'. Ho
sottolinenato il fatto che non e' necessarrio che noi abbiamo la stessa
religione, ma che siamo mossi dalla stessa fede nella dignita' umana e nel
grande valore della persona con handicap mentale. Il livello di
partecipazione e' stato molto soddisfacente. Le autorita' della Federazione
ci hanno accompagnato nella visita di nuovi centri e scuole speciali in
vari distretti della capitale cinese, orgogliosi di mostrarci i
progressi compiuti in questi ultimi anni, da quando noi della FHS iniziammo
i programmi di collaborazione con loro. Questi programmi continuano con
l'invio di nostro personale a tenere brevi corsi di addestramento a Pechino
e in altre citta' cinesi, e con l'accoglienza qui a HK di gruppetti di
circa otto persone che vengono da Pechino o da altre parti e vengono
collocati per una decina di giorni in alcune delle nostre oltre 40 unita' di
servizio. E' bello prendere atto del fervore di iniziative a favore dei
disabili e dello spirito di dedizione e di servizio che anima molta
gente in Cina oggi.
- Ritornai con gioia nella Casa-famiglia per portatori di
handicap mentale aperta lo scorso anno in una vecchia e tipica casa-cortile
vicina alla Citta' Proibita, accolto dalla fondatrice dell'organismo non
governativo, Hui Ling, che, oltre ai vari centri nella citta' di Canton,
oggi gestisce queste nuove e significative realta' anche nella capitale.
Rimasi felicemente sorpreso nel vedere che oltre a questa, ne era gia' stata
aperta una seconda, sempre nella stessa zona, dove era pure stato affittato
un locale per attivita' diurne di addestramento. In queste ultime settimane,
P. Fernando Cagnin risiede a Pechino per apprendere e praticare, tra
l'altro, il Putonghua o Mandarino, alloggiando, mi dice, nella terza
Casa-famiglia in via di formazione.
- Ebbi modo anche di rivedere Claudio Didero che, tra
mille difficolta', conduce avanti la sua Casa-famiglia con cinque bambini
orfani e disabili. La sua testimonianza di volontario italiano che spende
tutto il suo tempo ed attenzione per piu' piccoli e abbandonati
riscuote una crescente ammirazione sia da parte delle autorita' che
della gente comune
- Durante il soggiorno a Pechino, in un giorno in cui io
e due membri cattolici dello staff della FHS eravamo liberi dal tenere
conferenze, prendemmo il treno alle 7 del mattino, accompagnati da una
suora, e dopo 3 ore giungemmo nel capoluogo della provincia del Hebei e dopo
un'ora di auto in aperta campagna, fummo accolti in una comunita' cattolica
davvero straordinaria. In un grosso villaggio di contadini, si nota fin
da chilometri di distanza il campanile molto alto di una chiesa di oltre un
secolo di eta', circondata da varie costruzioni, vecchie e recenti, dove
alloggiano il vescovo e alcuni preti, molte suore e novizie che si
prendono cura, tra le tante attivita' di formazione e di preghiera, di circa
50 bambini abbandonati perche' portatori di varie forme di handicap fisico e
mentale. La superiora della comunita' delle suore era stata qui
all'Encounter un paio di mesi prima assieme ad altri visitatori, mandati a
HK da Pechino per prendere visione dei locali servizi per i portatori di
disabilita'. Le giovani suore e novizie si fanno letteralmente in quattro
per accudire ad un infinita' diservizi che comprendono pure lavori agricoli
nel vasto giardino con tanti alberi da frutto (pesche ed uva in quantita') e
persino lavori di edilizia per nuovi locali ove ospitare il numero crescente
di orfani e di disabili abbandonati. Il governo solo recentemente ha dato la
licenza per ospitare e curare i bambini, ma niente soldi. Come fanno a
mantenere e curare tutte quei bambini? Il segreto e' nella comunita' del
villaggio, quasi tutto cattolico, dove ognuno si prende l'impegno di
sostenere l'opera. Ed il bello e' che questa comunita' cattolica, cosi'
aperta, visibile e attiva, esula dal controllo dell'Associazione
Patriottica. Fede e carita' rifulgono in modo cosi' abbagliante che anche i
comunisti non osano metterci il naso, mentre menano duro contro varie
chiese della stessa provincia che rifiutano di registrarsi presso l'ente
governativo di controllo delle attivita' religiose.
- 24-28 Settembre - Quest'anno ho condiviso i miei Esercizi
Spirituali annuali con le persone che portano avanti con me la
missione di condivisione e testimonianza nelle due Case-famiglia, Encounter
e Concordia. Nella casa di ritiro dei Salesiani, nell'angolo piu'
appartato e tranquillo dell'isola di Cheung Chau, ci siamo raccolti in
preghiera e meditazione, per cogliere piu' in profondita' il significato
della nostra chiamata a vivere assieme ai portatori di handicap mentale. Il
tema generale era indicato dal passo di Giovanni 6, 68: "Signore, da
chi andremo?". Ogni meditazione era seguita da un periodo di
riflessione personale e poi da una riflessione e condivisione di gruppo.
Sotto la guida dello Spirito, ciascuno ha dato un apporto di esperienza e di
attualizzazione della Parola di Dio che ha reso il senso dei passi
scritturistici veramente nuovo, attuale ed illuminante. Le 6 signore
che ricoprono il ruolo di mamma di famiglia (House-mother) ed i 3
uomini che ricoprono quello di fratello maggiore ("Elder brother'), a
cui si sono aggiunti una insegnante e un assistente sociale che si dedicano
alla piccola comunita' della casa-famiglia con regolarita' come amici
("Regular Friend") alla fine si sono sentiti molto caricati e
hanno confessato di aver fatto un'esperienza unica e nuova, mai provata in
precedenza, e di sentirsi piu' contenti e grati al Signore per questa
vocazione e per questa nuova svolta nella loro vita. Nel primo giorno di
ritiro abbiamo avuto il privilegio di essere guidati nella meditazione e
nell'omilia della Messa dal vescovo coadiutore, mons. Giuseppe Zen. Negli
altri giorni ho avuto l'impegno di dettare le meditazioni. E' stata una
vera grazia del Signore che fa sentire ancora i suoi benefici. E' nato il
desiderio di approfondire l'esperienza gia' fatta e di fare in modo di
ritrovarci almeno una volta all'anno in questi esercizi spirituali.
- Tutto questo e' particolarmente importante ora che si
sta preparando nel 2002 l'apertura di due nuove case-famiglia. Ho visitato
nelle scorse settimane i locali che ci vengono messi a disposizione in due quartieri
di case popolari, uno nella zona di Kowloon Est e uno sull'isola di HK.
Da lunedi 10 a domenica 16 dicembre saro' impegnato,
all'interno di in una delegazione di HK, in un convegno sui portatori di
handicap mentale e fisico dei paesi della regione Asia-Pacifico, intitolato,
"Campaign 2001", che si svolgera' ad Hanoi (Vietnam). Ve ne
parlero' in seguito.
Chiudo con l'augurio che ci scambiamo vicendevolmente di un
Natale che ci faccia scoprire in senso nuovo e profondo la Venuta e la
Presenza del Salvatore e Principe della Pace in mezzo a noi (l'umilta' della
grotta e del presepio richiama quella sublime della croce) e ce la faccia
testimoniare in novita' di vita lungo il Nuovo Anno. Auguri!
Grazie della vostra pazienza e del vostro affettuoso ricordo
che ricambio di tutto cuore. Un saluto a ciascuno e a tutti che invio
assieme a tutta la mia gente in quest'angolino cinese... Mentre sto per finire
questa lunga chiaccherata, mi giunge da San Giovanni Bianco la bella lettera
con gli auguri di Buona Natale e Buon Anno del parroco don Giuseppe a noi
missionari concittadini (il vescovo missionario capuccino in Eritrea, mons.
Luca Milesi, P. Scandolera in Messico, P.Lino Pedercini in Papua, P. Claudio
in Tanzania e la mia cuginetta Sr. Fernanda in Brasile), corredata da oltre
250 firme e poi dal Monastero Francescano di Clausura di Zogno arrivano le
lettere delle compaesane Sr. M.Grazia Bonzi (nuova responsabile del
monastero: felicitazioni e buon lavoro, coscritta!), Sr.M.Agostina, Sr.Adriana
e Sr.Ornella, a nome di tutta la comunita' che prega e offre sacrifici per la
mia missione fin da quando studiavo in seminario. Felice e commosso, ricambio
con tutto il cuore e con tutta la preghiera che mi riesce di vivere ed
esprimere. Grazie! Mi piace infine far presente che, piu' o meno mentre la
presente comincia a viaggiare attraverso il mondo sulla rete elettronica,
sulle linee fax, per posta e per mano, la mia 26.ma pronipotina, Gaia,
figlia di Cristina Bonzi e Paolo Magni, in quel di Pavia sta ricevendo il
Battesimo e, nelle dimensioni fisiche del Bimbo di Betlemme, sta inserendosi
in Lui, per ringiovanire e dar man forte alla nostra Comunita' di Credenti
nella Missione di Amore, di Vita e di Pace.
Vostro aff.mo in Cristo,
p.Giosue'