MISSIONE SPERANZA

... Diventare Comunità Buona!

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 P. GIOSUÈ BONZI DA HONG KONG

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Wai-Ciu, con Mamma Rosa, Sam-Yue e P. Giosuè Bonzi.

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Capodanno Lunare Cinese: festa della Famiglia e della Comunità

Hong Kong, Febbraio 2003

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Dopo dieci giorni di vacanza per le celebrazioni del nuovo anno lunare, nelle quali si sono moltiplicate le visite di singoli e di gruppi alle nostre famiglie e la partecipazione delle stesse alle feste organizzate da varie comunità della Fu Hong Society (FHS) e della Chiesa, spesso attorno a rotonde tavole imbandite nei ristoranti cinesi, i portatori di handicap mentale delle tre case-famiglia, Encounter, Concordia e Splendor, hanno ripreso a frequentare i loro centri di addestramento diurno, o il proprio laboratorio protetto oppure, per due di loro, per i quali le vacanze sono state di soli tre giorni, il proprio posto di lavoro in due diversi ristoranti McDonald’s.

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La tradizione millenaria delle celebrazioni del calendario lunare cinese richiama valori universali, quali la ricchezza e la bellezza della natura che si risveglia, l’unità e la solidarietà della comunità familiare e del clan, la memoria degli antenati e la ricerca di riconciliazione e di pace tra individui e tra gruppi.

Non avere una propria casa e comunità, un proprio nucleo famigliare in cui riunirsi e festeggiare, durante le celebrazioni del capodanno lunare, per un Cinese è una grande sventura. È quindi particolarmente in questo periodo che emerge il significato della casa-famiglia che offre l’opportunità di una vita famigliare e di un luogo che possono chiamare la "mia casa" a persone con handicap in età adulta, i cui genitori sono già morti o in età avanzata e non più autosufficienti, o che, per varie ragioni, non hanno più contatti significativi con le loro famiglie naturali.

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Altro scopo principale della casa-famiglia è quello di fornire alla comunità dei cittadini di Hong Kong nuove opportunità di incontro e di contatto con persone con handicap mentale, di relazionare e stare con loro in modo normale, spontaneo e frequente, favorendo il processo educativo della comunità nei confronti dei portatori di disabilità e la loro piena inclusione in essa. In questo contesto, a fianco delle signore che fanno da mamma (House Mother), delle loro assistenti e degli uomini che ricoprono il ruolo di fratello maggiore (Elder Brother) – siamo in cinque al momento – riveste grande importanza la funzione di ponte tra la casa-famiglia e la comunità svolta dalle tante persone che vengono a visitarci o a condividere la cena con noi, i volontari e soprattutto quelli che si impegnano ad aiutare in modo regolare, in tempi e modi preordinati, così da poter far affidamento su di loro, e che pertanto vengono chiamati amici regolari (Regular Friends) e considerati come membri esterni della casa-famiglia. Non a caso, ma grazie al Signore, la netta maggioranza delle persone appena descritte sono membri della comunità cattolica. Ci sono pure fedeli di altre chiese cristiane e una dozzina di Buddisti, che frequentano un centro di spiritualità situato al secondo piano del palazzo in cui abito, qui all’Encounter, molto affezionati ai nostri sei fratelli e sorelle con handicap, con i quali si intrattengono per alcune ore, inventando giochi, canti e attività varie, una sera ogni mese.

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Nelle scorse settimane, nell’incontro con tanti visitatori, benefattori, volontari ed amici, ho avuto modo di inoltrarmi un passettino di più nella riflessione sul compito della comunità civile, ma specialmente di quella cristiana, nei confronti delle persone con problemi di handicap e di malattia mentale. Mi accompagnano in questo un libro e il testo di una conferenza. Il primo è di Vito Mancuso, intitolato "Il Dolore Innocente – L’handicap, la natura e Dio", graditissimo omaggio del condirettore di MM, Gerolamo Fazzini, giuntomi tra le mani, per caso, proprio mentre alla casa regionale del PIME di HK entravo in un corso di esercizi spirituali guidati da Luciano Manicardi, monaco di Bose, che mi disse di conoscere l’autore del libro e con cui ebbi modo di condividere alcuni pensieri, trovandomi in forte sintonia di visione e di aspirazioni. In tempi ristrettissimi, dati i suoi impegni, Luciano volle fare una capatina all’Encounter e, ritornato in Italia, mi inviò per e-mail il testo di una sua conferenza tenuta il novembre scorso a Biella sul tema, "La Comunità che guarisce – Comunità cristiana, sofferenza e disagio mentale". Ringrazio lo Spirito del Signore e gli autori dei due saggi per l’illuminazione e l’incoraggiamento che trovo in questo cammino di riflessione.

Cito due passi.

- "La comunità che produce malati... [chiamata ad essere] una comunità datrice di senso..., comunità che guarisce..., [che diventa] luogo di fraternità e relazioni significative, buone e forti, semplici e gratuite..., l’insieme di persone unite non da una proprietà, da un possesso, da un di più, ma da una mancanza, una povertà, un di meno". (Luciano Manicardi)

- "L’handicap è il prezzo che si paga a una creazione libera, lo stesso prezzo pagato dal Padre con l’immolazione del Figlio ab origine mundi. Il cristiano, inserito in questo drammatico scambio d’amore, sa che la cura dei portatori di handicap è una delle supreme attività, forse la suprema in assoluto, che l’amore conosca". (Vito Mancuso)

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Buon Anno Cinese! Auguri di diventare Comunità Buona! A livello di famiglia, chiesa, nazione, e villaggio globale, la cui pace è sempre più minacciata dall’arroganza e dal despotismo dei forti sui deboli...

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Vostro aff.mo P. Giosuè Bonzi.  

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P. S. : Vi allego pure una foto con il più piccolo dei miei “Piccoli del Regno”, uno dei sei nuovi membri della nuova Splendor casa-famiglia, chiamato Wai-Ciu, con a fianco mamma-Rosa (da gennaio nel ruolo di Coordinatrice dei Volontari) e dietro Sam-Yue, sorella minore di mamma-Rosa, nuova House-mother della famiglia Splendor.

Ciao di cuore !