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Istanbul, 14 ottobre 2001 
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Merhaba (salve)! |
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| Eccomi finalmente tornata in "rete". |
| Come ben sapete dal 1 ottobre mi trovo ad Istanbul, ponte
tra Oriente ed Occidente, come tanti amano definire questa città davvero
unica al mondo per l’intreccio delle diverse civiltà avvicendatesi nel
corso dei secoli e per essere ancor oggi reale punto d’incontro tra la
cultura occidentale e quella orientale. Un vero e proprio crogiuolo di
genti. |
| Camminando – e perdendosi – tra i suoi tredici milioni
di abitanti, puoi incontrare donne interamente avvolte nei loro neri
chador e contemporaneamente ragazze in attillati e succinti vestiti
variopinti, con tacchi vertigginosi o in jeans e t-shirt; puoi ritrovarti
in un grande viale con lussuosi vetrine di abbigliamento delle più
rinomate firme europee e rimanere impregnata dal forte odore di fritto
tipico del Mc Donald, con musica rock e inglese proveniente dalle numerose
librerie e negozi di Cd oppure perderti per le intricate viuzze con i loro
botteghini pieni di ogni cosa e intasate da auto e camioncini che cercano
di aprirsi un varco tra i venditori ambulanti che, con le loro bancarelle
stracolme, urlano le loro migliori offerte, mentre il muezzin,
inesorabile, richiama alla preghiera. |
| Puoi confonderti in un gruppo di turisti e intruffolarti
nell’antica Istanbul bizantina o in quella delle magnifiche moschee e
dei sultani dalle mille misteriose leggende; puoi soffermarti su uno dei
ponti che sovrasta il Corno d’Oro e, facendoti spazio tra i numerosi
pescatori, osservare petroliere, mercantili, traghetti di ogni specie che
solcano lo stretto canale; puoi infilarti nel Gran Bazar e lasciarti
ammaliare dal luccicchio di oro, vetri, ceramiche, tappeti. |
| Sembra davvero una città dove c’è spazio per tutti. |
| E io? Cosa ci faccio qui? |
| Per la precisione io abito ad una ventina di chilometri da
questa immensa e affascinante città e a cinque minuti di macchina dall’aereoporto:
ad Yesilkoy ("villaggio verde"), una tranquilla e benestante
cittadina, adagiata sul Mar di Marmara (…una Santa Margherita Ligure
"turca", per intenderci), abitata per lo più dai cosiddetti
"levantini", francesi, italiani, greci, ecc. ormai qui da
generazioni, ma mai completamente integrati. |
| Proprio di fronte al porticciolo e tra silenziose baie, da
quasi 150 anni i Cappuccini hanno in custodia la Latin Katolik Kilisesi
che serve da convento, casa di accoglienza, ma soprattutto da parrocchia e
punto di riferimento per i pochi cattolici di rito latino e anche per
quelli di rito siriano. |
| Superiore della comunità fra Alberto, 87 anni, di cui ben
60 in Turchia, sembra un vecchio marinaio, con quel suo volto abbronzato,
solcato da profonde rughe, asciutto, sbrigativo, un po’ brontolone… ma
molto disponibile, attento e generoso. Mi fa un po’ da nonno. |
| Con lui c’è p. Raimondo, 63 anni, pacioso, intento a
rimettere in piedi quello che sarà un nuovo centro di convegni ecclesiali
e di ospitalità per religiosi. |
| Poi c’è p. Adriano, parroco e direttore della Caritas di
Turchia. E’ lui che mi sta introducendo nella cultura e nel mondo turco. |
| Infine p. Aloys, anziano frate francese. |
| Con loro un giovane, Hussein, che ha chiesto di diventare
cappuccino e presto andrà in Italia per iniziare il noviziato; un ometto
factotum (mi sta aiutando a districarmi nei mille documenti da fare…);
il cuoco (che ci delizia con piatti indefinibili, ma succulenti) e una
signora che viene tre volte la settimana per le pulizie: tutti e quattro
turchi (per ora, dunque, la mia comunicazione con loro è pressoché
nulla, anche se cercano di farsi capire in tutti i modi… e lo stesso
vale con le poche persone che frequentano la parrocchia…). |
| Questa la mia attuale comunità. |
| E anche questo è un mondo tutto da scoprire ed accogliere,
nell’arcipelago delle innumerevoli presenze della Chiesa d’Oriente. |
| Ad Istanbul ci sono anche le Piccole Sorelle di Charles de
Focault, le suore italiane di Ivrea, il movimento dei focolarini, le
salesiane e i domenicani, realtà che presto conto di contattare. |
| Stamattina siamo stati alla celebrazione eucaristica presso
la chiesa armena (stracolma di fedeli), riaperta in questi giorni dopo la
distruzione del terremoto e nei giorni scorsi sono stata a visitare il
patriarcato greco-ortodosso. |
| Più avanti mi piacerebbe partecipare al gruppo dei giovani
siriani che ogni venerdì sera si incontrano qui da noi. |
| Per ora mi sto guardando attorno e sono soprattutto alle
prese con questa lingua, davvero "turca". |
| Ogni mattina, dopo le lodi con i frati, prendo il dolmus
(piccolo pulmino che funge da taxi per nove persone, più costoso dei
mezzi pubblici, ma decisamente più veloce nel traffico caotico del
mattino) e in mezz’ora sono in centro. |
| Da qui una bella scarpinata (lo sapevate che Istanbul è
posta su sette colli come Roma e l’Università che frequento è proprio
su uno di questi?) per raggiungere la Facoltà statale di lingue. |
| Le lezioni iniziano alle 9.30, per quattro ore di fila… e
chi mi aveva detto che erano in inglese? Dopo l'’llusione del primo
giorno è tutto rigorosamente in turco! Immaginatevi quanto si riesce a
capire… l’inglese è concesso (per ora) solo tra studenti . |
| Noi principianti formiamo ben quattro classi di circa venti
studenti ciascuna… e fa impressione constatare come noi occidentali
siamo decisamente una minoranza: unica italiana in tutta la Facoltà, in
classe con me c’è una belga (che però sa solo francese), una della
Costarica, due albanesi (che conoscono l’italiano), tre russe. Poi
giovani cinesi, giapponesi, palestinesi, siriani e tunisini… c’è
persino un ragazzo della Tanzania. |
| Un bel cocktail, eh? A poco a poco impareremo a conoscerci
anche tra noi. Per ora, tutti alle prime armi con questa lingua
"astrusa", a fine lezione ci si disperde: ognuno riprende la via
del ritorno, frastornato e con la testa in pallone, con l’impegno di
studiare almeno altre due ore, per conto proprio, vocaboli e grammatica. |
| Così anch’io mi avventuro per la strada di casa e non
avendo più fretta attraverso a piedi la città e gustandomi vie e viuzze,
in un bagno di gente, odori, suoni e colori, vado a prendere il treno
(lentissimo oltre che "sderenato") o l’autobus (che compie
giri interminabili prima di arrivare a Yesilkoy, il capolinea). |
| Sapete, ho sempre più l’impressione di essere tornata
piccola piccola, come una bambina che deve dipendere dal mondo degli
adulti, da coloro che devono mediare per te in ogni minima cosa e senza i
quali ti senti letteralmente persa: dove andare? Cosa fare? Cosa e come
rispondere?… Quante volte mi ritrovo con la faccia da ebete, paonazza,
lo sguardo smarrito, con un grosso punto di domanda negli occhi… |
| Ascolti ma non capisci, leggi ma non comprendi, vorresti
dire, reagire, andare, fare… ma non sai come esprimerti… |
| E attorno a te un mondo estraneo (ma sai che sei tu l’estranea!),
sconosciuto, incomprensibile, che non ti appartiene (per ora). |
| Da uno scoglio guardo l’orizzonte infinito del mare,
solcato da lontani pescherecci, mentre monotone le onde si infrangono
sulle rocce, sulla spiaggia raccolgo conchiglie e mi vengono in mente,
ancora una volta e ancor di più, le tante persone che, per i più
disparati motivi, si ritrovano esuli dalla loro patria, dalla loro casa,
dai loro affetti, da se stessi. Senza neppure un tetto caldo ed
accogliente sotto cui rifugiarsi. Stranieri. Semplicemente, tragicamente
stranieri. |
| E quanti partono da queste rive – o poco più in là, –
in cerca di fortuna nel "nostro"mondo! |
| Io, invece, qui, a condividere, almeno in parte, la loro
sorte. |
| La solitudine, allora, la nostalgia e la sterilità si fanno
solidarietà, custodia, intercessione. |
| Nel silenzio tornano come eco le parole di San Paolo a
Timoteo, nella seconda lettura di oggi: "Se moriamo con lui, vivremo
con lui; se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo". |
| Con questi pensieri nel cuore entro in cucina. Mi viene
incontro il cuoco, mi fissa e scrutandomi sorride: "Yavas, Yavas
(piano, piano)", mi dice, quasi leggendo negli occhi i miei pensieri
e mi porge un dolce al miele. Un bel monito contro la mia cronica fretta!
Ricambio il sorriso pensando che Dio sa sempre come farsi vicino. |
| Pregate anche voi il Signore per me, perché io sia
perseverante in questa "impresa", che ha un senso solo se per il
Suo Regno. |
| E mentre vi ringrazio per la vicinanza che sento, vi
assicuro il ricordo nella preghiera e affido me e voi alla Madonna,
soprattutto in questa domenica, durante la quale ad Efeso - città dove la
tradizione vuole sia vissuta Maria negli ultimi anni della sua vita
insieme a Giovanni e dove è stata proclamata Madre di Dio nel Concilio
del 413 – si celebra la festa della Theotokos ("Madre di Dio",
appunto). |
| Un abbraccio e… a presto, |
| Mariagrazia |
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| E voi come state? |
| Ne approfitto per comunicarvi il mio nuovo numero di
cellulare (turco) al quale potete mandare SMS o telefonare:
0090.555.3377439. (Se credete comunicatelo anche ad altri, visto che il
mio numero italiano non è più operativo). |
| L’indirizzo, invece, rimane quello che già vi ho
comunicato: |
| Mariagrazia Zambon |
| Latin Katolik Kilisesi |
| Cumbus Sokak n°8 |
| 34800 Yesilkoy – ISTANBUL |
| TURCHIA |
| Tel. 0090.212.5738294 |
| (a questo numero mi trovate però solo alla sera e calcolate
che noi qui siamo un’ora avanti!). |
| Così pure continuo a mantenere il mio indirizzo email: |
| mariagrazia.zambon@libero.it |
| Saluta anche tutti gli amici comuni! |