MISSIONE SPERANZA

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Venga il tuo Regno di Luce e di Pace!

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Antiochia, 25 novembre 2003  

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Carissimi amici,
vi allego questa mia lettera, per condividere con voi quanto stiamo vivendo in questi giorni qui in Turchia...
Io mi trovo ad Antiochia, a 1200 chilometri di distanza da Istanbul, ma, nonostante questo, anche noi qui ci uniamo al cordoglio delle famiglie colpite da queste scellerate azioni e ne condividiamo dolore, sgomento e, perché no, a tratti anche la paura.
Se volete avere ulteriori e precedenti informazioni, nei giorni scorsi ho scritto articoli per l'agenzia del Pime, e potete leggerli sul sito web www.asianews.it .
Pregate anche voi il Signore, perché non tardi a venire per instaurare il Suo Regno di Luce e di Pace...
Buon Avvento a tutti e a ciascuno!

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Da giorni, spenti i riflettori del mondo sugli attentati che hanno colpito il cuore di Istanbul, una fitta nebbia avvolge questa grande metropoli. Come un velo che copre e protegge, attenuando suoni e rumori. Quasi a voler custodire nel suo silenzio il dolore straziante di numerose famiglie di ogni religione, cultura e ceto sociale.

E pare davvero che il silenzio, denso di emozioni contrastanti, sia calato su tutta la Turchia. Silenzio chiesto ai massmedia dal primo ministro Erdogan perché le indagini non siano intralciate con fughe di notizie, e il tribunale per la sicurezza ha imposto il segreto istruttorio...

Silenzio voluto dai sindacati e dalle organizzazioni non governative e attuato con una silenziosa protesta per la pace, svoltasi nelle piazze delle principali città del Paese. Non urla arrabbiate, non rivendicazioni di vendette, non scene di isterismo, ma folle di migliaia di giovani, anziani, donne, lavoratori e bambini, composte e compatte in un religioso silenzio da mozzare il fiato.

Un silenzio denso, per ribadire il rifiuto di ogni violenza terroristica. Violenza senza volto che ha mietuto vittime tra i turchi di religione musulmana, ebraica e cristiana. Uno spettro che – non si sa quando, dove e come tornerà a colpire -  si aggira ancora e che ha minato una pace a fatica costruita negli anni.

Come ha ben detto Kenan Gürsoy, docente all’Università Galatasaray di Istanbul: “La Turchia ha intrapreso da ormai due secoli la sua occidentalizzazione, direi la sua de-ottomanizzazione, attraverso enormi problemi e rivoluzioni che hanno lasciato tracce nel nostro sistema politico, sociale e culturale. Fino all’anno scorso, non era esistita una vera pace interna in Turchia, una riconciliazione tra i differenti gruppi, perché, di fronte alla modernità, il popolo turco non si era definito come musulmano. Adesso, invece, grazie alla vittoria elettorale dell’Akp di Erdogan, ha avuto la possibilità di essere insieme moderno e radicato all’interno di una tradizione che gli appartiene. Anche coloro che non hanno votato l’Akp – e io sono tra questi – ora ritengono che un governo islamico moderato rappresenti un’opportunità unica e un ponte tra laicità e islam.
Questo islam, però, non piace certamente agli estremisti i quali, con le bombe, puntano a intralciare questo cammino di riconciliazione interna ed esterna”.
E dopo questi attacchi del 15 e del 20 novembre la Turchia non è più la stessa: mai avrebbe immaginato un affronto di tale portata.

Guardandomi in giro mi pare che da una parte si sia terribilmente indebolita, dall’altra si è rafforzata nel suo desiderio di mostrare il volto fraterno e pacifico dell’islam.

Oggi è il primo giorno di festa del dopo Ramadan.

Come tradizione vuole, in questa settimana di vacanza i turchi solitamente si spostano in luoghi di fede significativi. E dall’affluenza numerosa qui ad Antiochia - riconosciuta ormai come “città della pace e della comunione tra le religioni” e quindi meta di numerosi gruppi e famiglie turche, provenienti dalle grandi città – si constata che la paura a muoversi fuori casa è stata vinta.

Inoltre le famiglie a poco a poco si sono fatte coraggio e hanno invaso i mercati per comprare i cibi indispensabili al tradizionale pranzo, i regali da distribuire a bambini, amici e parenti che si vanno a visitare, i vestiti da indossare per l’occasione e soprattutto i dolci che non possono mancare sulla tavola in questi giorni di Seker Bayram (“festa dello zucchero”). Durante questo speciale pasto in comune, i membri della famiglia e gli amici si riuniscono in un’atmosfera di gioia e in molti casi, senza alcuna discriminazione, persone di altre religioni, soprattutto se vicini di casa e colleghi di lavoro, sono invitate a condividere questo momento di convivialità: segni di amicizia preziosi, specialmente in questo momento in cui si vivono tante inquietudini e si percepisce nell’aria un senso di paura e di morte, che attanaglia gli animi ed è difficile da scrollarsi di dosso. 

Come ben già aveva scritto l’anno scorso a conclusione del Ramadan, Mons. Michael Fitzgerald, presidente del “Pontificium Consilium pro dialogo inter religiones”, le situazioni di guerre e di violenza “costituiscono una ferita aperta nel cuore dell’umanità” e i conflitti che fanno numerose vittime innocenti portano la popolazione “a perdere la speranza che si possa pervenire ad una pace vera, profonda e duratura”. Si è presi da un senso di impotenza e di insicurezza.

Ma è proprio in questo momento di estrema fragilità e debolezza, che ci si ritrova uniti intorno all’unico Signore del Cielo e della Terra.

Sabato scorso, la “notte della discesa del Corano sulla terra”, le moschee erano straripanti di persone ad invocare la pace e la luce, così come hanno fatto le comunità cristiane questa scorsa domenica di Cristo Re.

Lo stesso Mons. Fitzgerald sottolineava che: “Come credenti nel Dio Unico, noi siamo consapevoli del nostro dovere di cercare di instaurare la pace. Cristiani e musulmani, crediamo che la pace sia prima di tutto un dono di Dio, ed è per questo che le nostre rispettive comunità pregano per la pace e sono sempre chiamate a farlo… per non lasciar spegnere la fiamma della speranza, simboleggiata dalla lampada”.

E nell’augurio di quest’anno a conclusione del Ramadan 2003 lo stesso Monsignore ricorda le parole di Papa Giovanni Paolo II: "Se la pace è dono di Dio ed ha in Lui la sua sorgente, dove è possibile cercarla e come possiamo costruirla se non in un rapporto intimo e profondo con Lui? Edificare la pace nell’ordine, nella giustizia e nella libertà richiede, pertanto, l’impegno prioritario della preghiera, che è apertura, ascolto, dialogo e ultimamente unione con Dio, fonte originaria della pace vera". (Discorso alla Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace ad Assisi, 24 gennaio 2002).

È in questa pace che credono e sperano oggi gli uomini e le donne di fede in Turchia.

Questo è il volto che il popolo turco vuol far emergere in questo momento di tenebre che oscurano l’umanità in numerosi luoghi del Medio Oriente e non solo.

E, avvicinandosi l’Avvento, la supplica proclamata da tutti i cattolici del mondo, per noi, qui, oggi, si fa più densa di significato: “Venga il tuo Regno di luce!”.

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“Signore, tu sei nostro Padre;
noi siamo argilla e tu colui che ci dà forma,
tutti noi siamo opera delle tue mani…
Ecco, guarda: tutti siamo tuo popolo…
Tu, Signore, tu sei nostro Padre,
da sempre ti chiami nostro redentore.
Perché Signore,
ci lasci vagare lontano dalle tue vie,
e lasci indurire il nostro cuore così che non ti si tema?
Ritorna,
per amore dei tuoi servi,
per amore delle tribù, tua eredità.”
(Isaia 64, 7-8; 63, 16-17)

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Questa sia la preghiera che ci accompagna in questo periodo di attesa, affinché la speranza del Suo ritorno non venga mai meno...

Buon Avvento nel Signore!

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Mariagrazia Zambon