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SAN PIETRO E PAOLO...

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Antiochia, 1 luglio 2005

Carissimi, voglio condividere con voi la gioia per la grande festa che abbiamo vissuto mercoledì, festa di San Pietro e San Paolo!
I semi di Speranza per una Pace vera e duratura vengono dal Signore e portano frutto.
Continuiamo attivamente a confidare in Lui e nei Suoi tempi.
Buona estate e buone vacanze a tutti!
Un caro abbraccio e un ricordo nella preghiera a tutti e a ciascuno di voi!

Mariagrazia Zambon

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IL PANE DELLA RICONCILIAZIONE
FESTA DI S. PIETRO AD ANTIOCHIA
29.6.2005

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Messa nel giardino della chiesa cattolica.

Folla per la festa di San Pietro...

Vescovi cattolici e ortodossi intorno alla Parola!

Il nunzio e il prefetto.

Benedizione dei pani.

Condivisione dei pani.

Distribuzione dei pani.

Autorità civili.

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Anche se la maggior parte degli antiocheni conosce san Pietro solo per la grotta che porta il suo nome, il 29 giugno molti partecipano alla festa dell’Apostolo, presso il Monte della Croce.
Quest’uomo, ancor’oggi e forse più di prima, qui ad Antiochia, è un gran pescatore di uomini.
Cattolici, ortodossi, musulmani, alowiti, armeni, protestanti, ebrei in suo onore salgono sulle pendici antiochene per pregare e fare festa insieme.
Fin dalle prime luci del mattino, come una lunga processione, dalla città, dai paesi vicini ma anche da lontano, pellegrini di ogni religione giungono alla grotta di san Pietro e lì vi accendono una candela, depositano sull’altare in pietra grossi pani da far benedire e poi condividere, pregano in silenzio nella penombra di questo anfratto.
In poche città al mondo, da sempre, la convivenza tra fedeli di varie confessioni religiose è pacifica come ad Antiochia, tanto che i giudeo-cristiani dagli inizi del cristianesimo trovarono qui l’accoglienza che Gerusalemme negò, costringendoli a fuggire. Forse l’unico "litigio" che avvenne in città per motivi religiosi fu quello tra Pietro e Paolo, di cui si parla nella Lettera ai Galati.
Questa bella realtà che si avverte tutto l’anno (da 17 anni cattolici e ortodossi celebrano la Pasqua nello stesso giorno, organizzano le opere caritative insieme e i giovani musulmani cantano e pregano insieme ai coetanei cristiani nel cortile della missione), nel giorno del bayram è sotto gli occhi di centinaia di persone presenti alla festa.
E ogni anno è sempre più sentita, partecipata e vivace, grazie al clima di amicizia e di rispetto instauratosi sia tra la gente comune che tra le autorità.
Sorprendente è vedere il Nunzio Apostolico di Ankara salutare il Prefetto dell’Hatay come un amico di vecchia data; e il Vescovo latino dell’Anatolia abbracciare commosso il suo fratello Metropolita greco-ortodosso di Aleppo.
Una fraternità che si coglie nell’aria e che in questi anni si è andata via via consolidando come una fitta maglia colorata di tappeto su telaio, costituita da un’infinità invisibile di nodi, di punti di non-ritorno, non eclatanti ma ben saldi perché quotidiani ed essenziali.
Come il donarsi a vicenda un pane spezzato.
Momento culminante della giornata è stata anche quest’anno la preghiera ecumenica per la Pace sul piazzale antistante la Chiesa-grotta, liturgia organizzata dal parroco della comunità cattolica, il cappuccino P. Domenico Bertogli, con la presenza dei responsabili della comunità ortodossa, protestante, del mufti musulmano e delle autorità civili, che hanno sempre favorito questa pacifica convivenza facendosene una prerogativa e un vanto.
Da parte cattolica erano presenti il Nunzio Apostolico mons. Edmond Farah, il neo-Vicario Apostolico dell’Anatolia, mons. Luigi Padovese, mons. Antonio Mattiazzo, vescovo di Padova con un gruppo di pellegrini, tra cui 10 sacerdoti, e una dozzina di professori italiani e turchi che hanno partecipato al IX Simposio sull’Apostolo Paolo, organizzato dall’Istituto Francescano di Spiritualità sponsorizzato dall’Associazione culturale Eteria in collaborazione con l’università della città MKÜ. Presente pure un gruppo di pellegrini di una parrocchia di Milano, un altro proveniente dalla Corea e un gruppetto di tedeschi. Da parte ortodossa si è notata la significativa partecipazione di Mgr. Paul Yazigi, Metropolita dei Greco ortodossi di Aleppo, con tutti i sacerdoti della regione, e da parte dei maroniti quella del vescovo siriano Mons. Joseph AnisAbi Aad con alcuni suoi sacerdoti. Dopo le letture bibliche accompagnate da canti in turco e arabo e dei discorsi di rito, ma non certo formali, è stata proclamata la Preghiera della pace, attribuita a S. Francesco, a cui ha fatto seguito la recita insieme del Padre Nostro.
Infine, gesto molto più significativo di tante parole, la benedizione e lo spezzare dei grossi pani, distribuiti dai quattro vescovi a chiunque lo desiderasse, aiutati con grande naturalezza dal prefetto della città e dalle autorità civili musulmane.
Un mangiare comune i pani offerti dalla gente e restituiti, benedetti e condivisi, con gioia e semplicità. Simbolo di riconciliazione e di pace, come già ai tempi di Abramo nella Genesi.
Piccolo, ma profondo segno profetico?!
"Uniti nelle origini, siamo stati separati dalla storia; per questo, ritornare alle origini significa ricercare l’unità", ha detto mons. Padovese, iniziando la cerimonia.
Nel suo piccolo, Antiochia cammina verso questo ritorno che potrebbe prepararne uno più vasto, auspicato e atteso da molti e da più parti.
Nel tardo pomeriggio solenne celebrazione della messa nel cortile della Domus Ecclesia (Casa Chiesa!) della missione con 4 vescovi, 25 sacerdoti e tanti cristiani di diverse denominazioni. E ancora una volta presente il prefetto della città con la moglie e due sacerdoti ortodossi.
Su tutti i giornali locali, ancora forte oggi l’eco di questa immemorabile giornata, in cui è "stata impartita al mondo una bella lezione sulla Pace e sul Dialogo alla quale tutti i popoli e le genti sono chiamati".
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E. Picucci e Mariagrazia Z.