IO E LA MIA CASA SERVIREMO IAHWEH

 

I fatti successi l´11 settembre, culminati con la distruzione delle due torri gemelle del WTC e parte del Pentagono, hanno provocato molte e interessanti riflessioni.

Anche noi, in casa, abbiamo espresso opinioni, discusso, chiacchierato, come donne e uomini, come cittadini, come italiani e brasiliani, come cristiani, come biblisti e studenti.

Quello che ci ha stimolati é il significato religioso di questi fatti: non ci son dubbi quanto al fatto che 19 persone sono morte e hanno ucciso altre 6000 persone nel nome di Dio.

Si é parlato di fanatismo, fondamentalismo religioso e di molte altre cose. Ma ciò che ci ha impressionato é stata la scoperta delle pagine che davano le ultime istruzioni a coloro che stavano per morire, dando la loro vita per una causa che consideravano santa.

É stato immediato, quasi istintivo paragonare quel testo con il digiuno e le preghiere di Giuditta, che faceva piani per uccidere Oloferne:

     

“Rompi la sua forza col tuo potere,

schiaccia il suo ímpeto col tuo furore!...

abbatti la sua arroganza con  la mano di uma donna” (Gdt 9,8-10)

Signore, Dio onnipotente!

Guarda propizio a ciò che la mia mano sta per fare.

Adesso é l´ora di venire in soccorso della tua ereditá,

Di realizzare il mio piano

Per schiacciare i nemici che sono insorti contro di noi” (Gdt 13,4-5)

 

Ci siamo ricordati del testamento di Matatia che, sul letto di morte, convocava i suoi figli a lottare contro l´imperialismo greco:

 

“É il tempo della distruzione, della collera furiosa....

Date la vita per causa dell´alleanza dei vostri padri...

Non temiate le minacce dei peccatori,

Perché tornerá alla polvere da dove viene e il suo progetto non si realizzerá.

Riunite attorno a voi tutti quelli che osservano la legge

E assicuratevi la vendetta del vostro popolo...” (1Mac 2,49-68)

 

E come non ricordare le lodi dirette a Giuda Maccabeo, perché lui

“ha buttato nelle fiamme gli oppressori del popolo...

ha fatto passare ai re momenti difficili

ma Giacobbe si é rallegrato com le sue gesta...” (1Mac 3,3-9)

 

E di Giosué, quando ordina la distruzione di Gerico, orgogliosa delle sue mura, e ne proibisce definitivamente la ricostruzuione.

E di Mosè, Debora, Giaele, Gedeone, Sansone, il primo uomo-bomba della storia di Israele :” Muoia Sansone con tutti i filistei!”.

E cosa dire di Elia che ordina di sgozzare i 400 sacerdoti di Ba´al^? E del Dio della brezza  leggera, che esige: “Colui che sfuggirá alla spada di Azaele sará ucciso da Geú e colui che sfuggirá alla spada di Geú, sará morto da Eliseo! (1 Re 19,17)

Come interpretare le parole di Ester che, dopo un giorno intero di sterminio, chiede che il re autorizzi la sua gente a continuare ad uccidere i nemici?

Una domanda é rimasta ad inquietare le nostre teste e i nostri cuori: cosa facciamo con tutte queste pagine?

Cosa facciamo con la memoria della distruzione della torre di Babele, con gli oracoli profetici contro le nazioni e i vaticini della distruzione di Gerusalemme, con le visoni di Daniele che vede la piccola pietra distruggere la statua degli imperi?

Cosa fare con le parole di Gesú – di te non resterá pietra su pietra -, con il sogno dell´Apocalisse di vedere i re e i mercanti della terra, piangenti davanti al fumo dell’incendio che divora Babilonia, mentre dicono smarriti: “É caduta, é caduta Babilonia... che cosa poteva essere paragonato alla grande cittá?”.

E sono affiorate alle nostre labbra le parole dei Salmi, tante volte recitate davanti ai nostri martiri, sacrificati dai potenti di turno. Potenti scomodati dalla vita di chi desiderava solo terra, acqua e pane per tutti:

Alza la tua mano... schiaccia.... lotta, ... castiga... distruggi... rompigli i denti.... cada nel tranello che lui stesso ha preparato.... schiacciali nel tino del tuo furore....”

 

Fanatismo? Fondamentalismo religioso di un mondo arcaico e primitivo?

Ma se sono le stesse parole celebrate oggi dal moderno Israele nella sua guerra contro i palestinesi; le stesse parole proclamate dai protestanti e dai cattolici nell´Irlanda del nord e che da decenni si stanno distruggendo reciprocamente, sempre in nome di Dio. Le stesse parole di Pietro l´Eremita, che percorreva le terre d´Europa, chiamando alla crociata contro gli arabi infedeli, gridando: “Dio lo vuole!”. Le stesse parole dei vescovi che benedicevano cannoni e armi degli eserciti in guerra.

E per noi sono sempre parola del Signore, parola di salvezza.

Pagine storiche, della nostra storia; pagine simboliche che alimentano i nostri sogni e i nostri progetti. Queste pagine non sono passato: sono memoria e sono progetto!.

É necessario per questo, che restino nell´utopia, nell´escatologia. Solo alla fine – escaton – ci sará posto per queste parole, prima non ci sará posto – u-topos.

 

Aver trasportato nel nostro quotidiano ció che é escatologico, ció che é utopico, puó essere stato il vero sbaglio dell´11 settembre. Lo stesso sbaglio di chi vuol farla finita col terrorismo a qualsisi prezzo e con qualsiasi mezzo: anche questo é u-topico ed escatologico. La stessa illusione di coloro che sperano che il regno di Dio arrivi con la forza e il potere messianici e non con l´invincibile resistenza di un seme, di un chicco di mostarda.

Il quotidiano - Gesú ce lo insegna – é fatto di grano e zizzania, di tolleranza, di sole che sorge e di pioggia che cade su giusti e ingiusti. Un quotidiano che non invoca il fuoco dal cielo su nessuno, un quotidiano che é orientato dal perdono, settanta volte sette.

Un quotidiano dove si cresce in fraternitá, condivisione...

Senza perdere l´utopia! Perdonare, dialogare, condividere, non puó e non deve essere scusa per sfuggire al conflitto, sfuggire alla persecuzione, fuggire dalla lotta, fuggire dalla croce.

Io e la mia casa non stiamo con Bush e con i suoi piani di guerra santa in difesa della civilizzazione occidentale, contro il terrorismo.

Io e la mia casa continuiamo credendo che Babilonia, la grande cittá deve essere distrutta, che non resterá pietra su pietra, che le sue torri cadranno per terra.

Per questo, io e la mia casa continueremo camminando contro mano. Continueremo lottando contro la monocultura dell´eucalipto e della soia transgenica; continueremo lottando contro la contaminazione da arsenico della nostra gente e dei nostri fiumi; continueremo lottando contro il latifondo, contro lo sfruttamento minerario selvaggio, contro la privatizzazione delle acque, contro i falsi progetti di riforma agraria, contro le misure palliative, elemosine cooptative dei governi; contro la corruzione, contro l´impunitá, contro l´alienazione, contro la competitivitá, contro la logica del benessere a qualsiasi costo e sulla pelle degli altri...

Continueremo a lottare... non con bombe, lo prometto, ma non per questo, con meno radicalitá e intensitá.

Io e la mia casa serviremo  Iahweh!

 

 

Carissimi,

ho avuto queste riflessioni da un amico che lavora da 30 anni in Amazzonia.

pace e bene

 

dario