PIERRE TEILHARD DE CHARDIN
LA MESSA SUL MONDO
Queriniana
Prefazione all'edizione italiana
Il Sacramento del Mondo
Si può forse introdurre una Introduzione? Ci si entra: e tutto è detto. Come fare una Prefazione ad una preghiera che, adeguatamente suddivisa, potrebbe fornire A testo di numerosi Prefazi eucaristici?
In queste pagine, Teilhard ha portato fino alle estreme possibilità quella consacrazione del Mondo di cui la stessa Eucarestia è il sommo Sacramento. Tramite i simboli, intesi alla misura del divenire del Mondo e del lavoro umano, la sua preghiera travalica i limiti solitamente assegnati alle nostre eucarestie. Privato del potere di «dire» la messa, Teilhard, in quel giorno, ne ha celebrato il contenuto umano prendendo come dimensione della sua patena «il cerchio infinito delle Cose». Come nella Messa, e senza limitarne la portata, un sacerdote, impregnato dalla fede, ne favorisce l'appropriazione personale a ciascun fedele, cosi l'offerta spirituale di cui Teilhard si è fatto qui il cantore indimenticabile, senza annullare la funzione del Sacramento, ci coinvolge nel suo slancio e ci approfondisce con la sua visione. Mai, nel segreto o nella ristrettezza dei luoghi di culto in cui si compie l'eucarestia, dovrebbe rimpicciolirsi l'ampiezza in cui Teilhard situa un'oblazione che, ai suoi occhi, è sollevata dalle profondità umane della Croce, e cosmiche della Risurrezione.
Rispetto all'intera opera scritta di Teilhard, La Messa sul Mondo è inseparabile da L'Ambiente divino. Se si comincia con leggere L'Ambiente divino, La Messa sul Mondo ne rappresenta il contrappunto interamente eucaristico. Se si scopre dapprima La Messa sul Mondo, L'Ambiente divino ne fa cogliere i veri fondamenti. In ambo i casi, la lingua è quella dell'adorazione, della rivelazione abbacinante del valore del lavoro umano, del gusto cosmico della Terra e d'una grandiosa ed amorevole oblazione di se stesso e del Mondo. S'innalza allora, come per incanto, sino a vette sinora ignorate dalla preghiera cristiana. «Prendi e leggi», sentì una volta il grande Sant'Agostino nel giardino di Alipio. «Prendi e prega», sarei tentato, a mia volta, di aggiungere presentando una siffatta opera. Eccone una perla in cui la fede di Teilhard si condensa in poesia:
«O Cristo glorioso! Influsso segretamente diffuso in seno alla Materia, e Centro sfavillante in cui si congiungono le innumerevoli fibre del Molteplice. Potenza implacabile come il Mondo e calda come la Vita; o Tu la cui fronte è di neve, gli occhi di fuoco, i piedi più scintillanti dell'oro in fusione. Tu, le cui mani imprigionano le stelle; Tu che sei il Primo e l'Ultimo, il Vivente, il Morto ed il Risorto; Tu che raccogli nella Tua esuberante unità tutti i fascini, tutti i gusti, tutte le forze, tutti gli stati; sei Colui che il mio essere invocava con un'aspirazione vasta quanto l'Universo. Tu sei veramente il mio Signore ed il mio Dio». «Racchiudimi in Te o Signore!».
Gustave Martelet, S.J.
.
.
.
.
Poiché ancora una volta, o Signore, non più nelle foreste dell'Aisne ma nelle steppe dell'Asia, sono senza pane, senza vino, senza altare, mi eleverò al di sopra dei simboli sino alla pura maestà del Reale; e Ti offrirò, io, Tuo sacerdote, sull'altare della Terra totale, il lavoro e la pena del Mondo.
Lì in fondo, il Sole, appena incomincia ad illuminare l'estremo lembo del primo Oriente. Ancora una volta, sotto l'onda delle sue fiamme, la superficie vivente della Terra si desta, vibra e riprende il suo formidabile travaglio. Sulla mia patena, porrò, o Signore, la messe attesa da questa nuova fatica e, nel mio calice, verserò il succo di tutti i frutti che oggi saranno spremuti.
Il mio calice e la mia patena sono le profondità di un'anima ampiamente aperta alle forze che, tra un istante, da tutte le parti della Terra, si eleveranno e convergeranno nello Spirito. Vengano pertanto a me il ricordo e la mistica presenza di coloro che la luce ridesta per una nuova giornata.
Ad uno ad uno, o Signore, li vedo e li amo tutti quelli che mi hai dato quale sostegno e gioia naturale della mia esistenza. Ad uno ad uno, conto anche i membri di quell'altra e tanto cara famiglia che, a poco a poco, a partire dagli elementi più disparati, è stata riunita attorno a me dalle affinità del cuore, della ricerca scientifica e del pensiero. Più confusamente, ma tutti senza eccezione, evoco coloro la cui folla anonima costituisce la massa innumerevole dei viventi: quegli ignoti che mi circondano e mi sostengono a mia insaputa, quelli che vengono e quelli che se ne vanno, e soprattutto quelli che, nella verità od in seno all'errore, hanno fede nel progresso delle cose e, nell'ufficio, nel laboratorio o nella fabbrica, oggi, con passione, inseguiranno la luce.
Moltitudine agitata, imprecisa o distinta, la cui immensità ci spaventa, - Oceano umano le cui lente e monotone oscillazioni incutono il dubbio persino nei,cuori più credenti, voglio che, in questo momento, il mio essere risuoni al suo mormorio profondo. Tutto ciò che, durante la giornata, crescerà nel Mondo, tutto ciò che in esso diminuirà, - ed anche tutto ciò che vi morirà, - ecco, o Signore, l'elemento che mi sforzo di raccogliere in me per presentarlo a Te. È questa la materia del mio sacrificio, quell'unico sacrificio di cui Tu abbia voglia.
Una volta, trascinavano nel tuo Tempio le primizie del raccolto e il fiore del gregge. L'offerta che Tu attendi realmente, quella di cui Tu senti ogni giorno il misterioso bisogno per sfamarti e dissetarti, è nulla meno dell'accrescimento del Mondo travolto dall'universale divenire.
Ricevi, o Signore, questa Ostia totale che la Creazione, mossa dalla Tua attrazione, presenta a Te nell'alba nuova. Questo pane, il nostro sforzo, so bene che, di per sé, è solo una disgregazione immensa. Questo vino, la nostra sofferenza, non è purtroppo, sinora, che una bevanda dissolvente. Ma, in seno a questa massa informe, hai messo ne sono sicuro perché lo sento - un'irresistibile e santificante aspirazione che, dall'empio al fedele, ci fa tutti esclamare: «O Signore, rendici uno!».
E, poiché, in mancanza dello zelo spirituale e della sublime purezza dei tuoi santi, Tu mi hai dato, o Signore, una simpatia irresistibile per tutto ciò che si agita nella materia oscura, - poiché riconosco in me, senza rimedio, ben più di un figlio del Cielo, un figlio della Terra, - salirò stamane, in pensiero, sulle più alte vette, carico delle speranze e delle miserie di mia madre, e lassù. - in forza di un sacerdozio che solo Tu, credo, mi hai conferito, - su tutto ciò che, nella Carne dell'Uomo, si prepara a nascere od a perire sotto il Sole che spunta, io invocherò il Fuoco.