Primo Mazzolari ![]()
TEMPO DI CREDERE
La prima edizione - sequestrata il 5 marzo 1941, per
ordine del Ministero della Cultura Popolare Fascista - fu diffusa
clandestinamente dall'Editore Vittorio Gatti e dall'Autore.
III edizione - Vittorio Gatti editore in Brescia
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Ed
ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio
distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, 14
e conversavano di tutto quello che era accaduto. |
"Tempo
di credere": non volevo questo nome su pagine che si son messe in cammino
col passo solito. Ma la strada che da Gerusalemme sale a Emmaus e "più
oltre", come la strada che va da Gerusalemme a Gerico, come ogni altra
strada del Vangelo, non è mai una passeggiata. Anche nei tempi più perduti,
uno rischia l'Incontro: purché si metta in istrada. I veri pellegrini son
coloro che partono per partire.
Ovunque, de' cuori spenti possono riaccendersi, se il Pellegrino di ogni strada
rinnova la presenza.
Ovunque è preparato un altare se appena osiamo gridare il nostro smarrimento o
la nostra pietà per che deve camminare "più oltre", mentre il giorno
declina e l'ombra sale.
Ovunque c'è una strada che può passare per il mio cuore: e una strada che
passa per il mio cuore è la mia storia, l'unica che m'importa, la sola che
voglio leggere.
Quando coi Due uscii dal Cenacolo, nell'aria viva del marzo, splendeva il
meriggio: ma le ore passano sul cuore alla loro maniera e alla loro maniera vi
incidono senza chiedermi se è così che io voglio, se è così che va bene.
Chi è sulla strada non può impedire che gli avvenimenti l'accompagnino fino a
una taverna, ove la carità può ricomporre delle povere membra e far vedere ai
poveri occhi che non vedono più.
Nessuno è più viandante di un cristiano. Un altro può sostare ove gli piace,
poiché davanti ad ogni sorgente l'attende una sete. Il cristiano, ha la sete di
tutte le cose visibili e invisibili; la sete che non si può frazionare in
piccole avventure, saldato com'è a Qualcuno, che pur non conoscendo ancora bene,
pur non sapendo con qual nome chiamarlo, sa di dover cercare in un'Avventura che
gli impone il ritorno qualora la strada non cammini.
Il
nome del libro è nato da questo camminare scoperto, sotto ogni tempo, in cerca
di un respiro per non soffocare, di un punto fermo per non lasciarmi portar via,
di un porto per rifugiarvi, più che la mia, l'anima di coloro che il Signore mi
dà.
Se voi mi chiedete chi son coloro che il Signore mi dà, non saprei dirvi che
pochi nomi. La memoria è corta, ma dal cuore non c'è fuori nessuno, neanche
quelli che le piccole passioni dell'ora vogliono far dimenticare come prossimo
di ognuno. Se mi restringessi il cuore, la mia sete sarebbe finita e potrei
fermarmi come un pellegrino qualunque, che confonde il momento con l'eternità.
Sono anch'io "un pellegrino dell'assoluto", e senza mettermi contro,
cerco più in alto e più oltre gli uomini: più in alto e più oltre le cose,
senza rinunciare a niente: più in alto e più oltre gli avvenimenti pur
riconoscendoli buoni compagni di viaggio.
Sto con tutti e son di nessuno. Se mi apparto non sono un cristiano: se non
soffro insieme a tutti, non sono un cristiano: se non vivo la storia che passa
non sono un cristiano. Chi diserta non si salva: vince solo chi accetta di
combattere a qualsiasi condizione. Non può esistere un cristiano neutrale:
e volete ch'io lo sia di fronte a questo mondo in agonia, che pur negandone la
possibilità, muore per la "manifestazione"del Regno di Dio?
Se cerco di giustificarmi col Vangelo di non amare il mio tempo e di non patire
per la sua salvezza, so che bestemmio il Vangelo.
"Ma Gesù, rivoltosi a Pietro che voleva trattenerlo d'andare a Gerusalemme
a morire per i suoi, gli disse: - Vattene via da me, Satana: ben mi sei di
scandalo. Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini".
(Mt 16, 23).
Nessuno può rimandare a domani quando è l'ora: «e questa è l'ora».
Nessuno può tenere le mani in tasca per paura di contaminarle.
Nessuno può fare l'uomo saggio quando tutto è folle, sulle piazze e nei cuori.
Ci si deve vergognare di presentarsi in borghese fra tanto grigioverde: di avere
una faccia benestante fra tanta fame.
Non c'è nulla di più spregevole del profittatore spirituale che, mentre il
mondo si frantuma, non sa che ripetergli: - ve l'avevo detto! -
Non ci vuol molta intelligenza per vedere ove conducono certe strade. Sarebbe
stato meglio se, invece del profeta a buon mercato, avessi camminato le strade
che suggerivo agli altri. Nessuno le ha viste, perché le strade vere sono gli
uomini che camminano, non le frecce che le indicano.
Invece, criticando sottovoce in privato e applaudendo in pubblico senza ritegno,
ho seguito chiunque. E avrei dovuto buttarmi a terra per far barricata col mio
corpo davati al precipizio. Mi è mancato perfino la forza di parlare: e tutti
sappiamo che povera cosa è la parola!
Non mi è rimasto che un po' di Fede, perché questo nostro tempo, dopo la
Grazia, mi dà mano a mantenerla.
Oggi non è più questione di credere o non credere. Siam tutti uomini di fede:
non incontro e nen sento parlare che uomini di fede.
Quando tutto è breve, oscuro e dissaldato: quando, ragionando, non capisco
niente: quando ognuno fa paura a se stesso, per tirare avanti un altro giorno e
per non buttarmi nel fiume o nel fango, ho bisogno di credere.
Non c'è mai stata quaggiù tanta fede, pur tra così povere fedi! E c'era
bisogno di questa esperienza perché il cristiano potesse ritrovare anche un po'
di confidenza umana nel suo Credo.
Per il momento non c'è più conflitto tra uomini di ragione e uomini di fede.
Siamo tutti in ginocchio.
È
tempo di fede: ma di quali strane fedi è pieno il mondo!
L'uomo si è dimesso perché molti gli dicono che c'è qualche cosa di più
grande di lui, di più urgente del suo destino.
Io vi dico che non c'è nulla di più urgente del destino di salvezza che
investe ogni uomo: che c'è sempre stato Qualcuno di più grande
dell'uomo, e che tutti i tempi sono tempi straordinari.
Non esistono tempi ordinari. Esitono invece molti uomini che non capioscono la
straordinarietà di ogni ora, per il solo motivo che non è solcata da
portentosi avvenimenti.
Non ci si deve mettere a ragionare perché c'è bonaccia, ma perché sotto
qualunque tempo è doveroso ragionare com'è doveroso arrivare di là della
ragione.
Son due momenti egualmente necessari della stessa necessità di vivere da uomo,
i quali si confondono e marciano insieme anche quando par che combattano.
Il guaio incomincia quando la gente, la quale non riconosce lo straordinario
d'ogni epoca, incalzata da avvenimenti subitanei e sproporzionati alla propria
fantasia, perde, con la ragione, la stessa dignità, e s'attacca e crede a tutto
pur di campare.
È proprio dell'uomo il credere: ma vi son fedi così provvisorie e paurose che
non vien voglia di discuterle. Solo i credenti nel Vangelo e nella Chiesa
meritano d'essere importunati con richieste di ogni genere, poiché questa fede
impegna veramente chi crede, mentre certe fedi temporali impegnano piuttosto chi
non crede.
E come sto libero di fronte alla mia Fede! Se la grazia m'abbandona, non ho più
vincoli e posso, andandomene, sbatacchiare l'uscio di casa come il Prodigo, e
dir male di un Credo che mi ha riabilitato, di una chiesa che mi ha custodito e
fatto capace anche di rivolta. Non così i fedeli delle religioni temporali che
debbono attendere la sostituzione ufficiale degli idoli e disporsi
immediatamente a quei nuovi riti che i più audaci adotteranno, per gli altri
più che per sé.
Tale è il destino di queste fedi che considerano come fine l'oggetto presente e
il minuto presente.
Ci vuole del coraggio o della disperazione tanta per ripiegare in posizioni di
fedi temporali che non ci permettono neanche d'illuderci!
Una
fede che tende verso l'Eterno, voi la dite un'illusione ed io vi lascio dire
ciò che volete perché so quanto è inutile discorrere di cose eterne con chi
non ha ancora misurato la vanità delle cose temporali.
Eppure qualchecosa di eterno siete costretti a mettere insieme anche Voi, o con
la retorica o con altro mezzo, se volete far sopportabili i vostri miti.
Anche voi siete costretti a dare una maschera religiosa ai vostri simulacri,
elevare a simbolo ciò che ben circoscritto e ben fragile.
Nel confronto, il cristiano è più libero, più sincero, più logico,
terribilmente logico.
Se voi rivestite d'eterno l'effimero, egli col niente fa l'eterno. Ma mentre io
sono certo che i vostri idoli sono mortali, voi, che al pari di me spingete
l'occhio del cuore al di là della morte, non siete altrettanto sicuri che di
là non ci sia nessuno.
Almeno io costruisco l'eterno dove c'è posto: voi lo ponete dove, appena
allungo la mano sento che non c'è.
Io sono il sognatore, voi gli idolatri: ma nell'"estratto" del mio
regno c'è posto per il sogno più audace e più buono: mentre la sproporzione
che voi date alle cose le fa scoppiare.
Una creazione divinizzata è un terreno minato e le cose perdono la gioia che
avevano in serbo per noi.
Dove c'è più gioia c'è più verità, dite voi e dite bene: ma quanta poca
gioia a casa vostra!
Nel sogno cristiano, poiché vi compiacete di dar questo nome al nostro Evangelo,
la gioia sovrabbonda perché vi ha preso stanza l'Amore.
Nessuno avrebbe potuto immaginarlo così se ognuno non ne avesse l'immagine nel
proprio cuore: nessuno lo accoglierebbe se non lo sentisse suo, di un possesso
che può essere p[erduto, non rapito: nessuno vi attaccherebbe il cuore s'Egli
non avesse un volto, una parola, un cuore, il Cuore dei cuori.
Il nostro Dio fatto Uomo, è ben più grande del mio sogno: né il mio sospiro
lo raggiunge, né la mia Fede, benché la mia fede sia Lui; Lui, più reale
d'ogni nostra piccola realtà, più vivo d'ogni vivente, più parlante d'ogni
nostra parola, irraggiungibile eppur vicino, di tutti e pur mio; Lui, presente
su ogni strada, in ogni uomo, in ogni creatura, in ogni cosa perché io non sia
più solo.
Nella sua vita come nella sua morte, nulla mi lascia indifferente: nulla mi
diminuisce: nessuna gioia viene offuscata, nessuna pena perduta.
Coi suoi occhi posso fissare perfino il mio passato, voler bene anche al dolore,
capire anche la morte. Senza di Lui non capisco niente: senza il suo perdono,
l'indulgenza mi fiacca: senza la sua casa l'esilio non ha fine...
Non so dirvi di preciso ov'egli abita e com'è la sua casa.
So che ogni strada vi può condurre: che c'è posto per tutti: ch'essa è fatta
dalle mie umiliazioni più che dai miei successi: dai miei patimenti più che
dai miei piaceri. Nonmerito d'esservi ospitato e vi vengo accolto con festa:
sono un diseredato dal peccato e vengo adottato dalla Grazia.
Ora che posso ripetere con Lui: - Padre nostro che sei nei cieli..., la
mia orfanezza è finita; ho assicurato il mio pane se m'abbandono alla sua
Provvidenza, e imparo a spezzare con tutti ciò che Egli mi dà. Tutte le cose
visibili e invisibili m'appartengono: esse son tolte dal nulla, per la mia gioia.
L'onnipotenza che si veste di carità!
I cieli corruscati non mi spaventano: né la burrasca, né la tempesta.
Il cielo e la terra cantano ognuno una strofa della sua gloria.
Le albe e i tramonti sono una nota del suo splendore: le erbe, i fiori, i
profumi, un ricordo del suo passaggio quotidiano.
Neppure la tristezza dell'uomo mi fa paura da quando Egli ha detto ai suoi
crocifissori: - Perdona, essi non sanno... - Perché anch'io non so quello che
faccio quando sono cattivo: perché la implacabilità è dell'uomo, ma la
misericordia è tua, o Signore, e tu mi restituirai ciò che mi vien tolto dagli
uomini, dal tempo e dalla morte.
- Chi crede in me, anche se muoia, vivrà. - (Gv 11, 25).
Credo
nello Spirito.
L'uomo si vanta di seminare la morte e di fare il deserto. La nostra grandezza
la misuriamo con la morte! Essa è davvero l'opera delle nostre mani, il
capolavoro del nostro orgoglio. Facciamo concorrenza a Satana, in opposizione
allo Spirito che fa vivere ogni caso, che nasconde la vita nel più piccolo seme
e la libertà nel cuore dell'ultimo uomo.
Lo spirito non ha granai, non ha banche, industria pesante, eserciti, aviazione,
marina, clientele... non ha niente e muove tutto e dove l'uomo è passato
distruggendo, egli, in silenzio, fa rigermogliare ogni cosa.
Per Lui ho una famiglia che si dilata fino agli estremi confini della terra,
annuncio di un Regno che sospira anche nei cuori dei tiranni. Non ci sono
separazioni né disuguaglianze né ingiustizie in questa Famiglia, che sta come
la pietra che gli fa da sostegno, e che continua a camminare dietro il
Pellegrino che la guida.
Corpo di santità e di peccato, passa per essa ogni dono che viene dall'alto,
ogni sospiro che sale dal basso. Ponte indistruttibile tra ciò che si perde e
ciò che rimane, scuola d'umanità vera, prefazione della celeste Gerusalemme,
io scorgo le tue braccia materne sempre pronte per l'ora del passaggio, quando
chi ti ama o ti bestemmia ha bisogno di essere portato presso un Focolare che
non conosce assenze, in una Patria ove l'Amen che consente alla divina volontà,
libera l'alleluia soffocato nei nostri cuori dai nostri egoismi e dalle nostre
prepotenze.
- Credi tu, questo?
- Sì, o Signore, io credo... ma tu aiuta la mia poca fede.