PICCOLI GRANDI LIBRI  Primo Mazzolari  BIOGRAFIA
    TEMPO DI CREDERE
La prima edizione - sequestrata il 5 marzo 1941, per ordine del Ministero della Cultura Popolare Fascista - fu diffusa clandestinamente dall'Editore Vittorio Gatti e dall'Autore. 
III edizione - Vittorio Gatti editore in Brescia

IO CREDO

NEL CENACOLO L'ORA DESOLATA SU LA SOGLIA
LA STRADA

Dimenticare

Parliamo di cose nostre

Ho perduto il Signore

Egli mi è venuto vicino

Occhi che non vedono

Prime inquietudini

Chi vuole il mio star male?

...E l'un dei Due...

Il fatto di Gesù

Verso la speranza Custos? Quid de nocte? Tempo d'Avvento
Voci lontane Voci vicine Ma lui non l'hanno visto!
... O tardi di cuore a credere
TAVERNA
Emmaus e "più oltre" ...Solo i violenti... Resta con noi
Ci sei Tu! ...Con loro E lo riconobbero...
Credere per chi non crede Credere con chi crede LUNEDÌ DI PASQUA

13 Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, 14 e conversavano di tutto quello che era accaduto.
15
Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro.
16
Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. 17 Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; 18 uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». 19 Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20 come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. 21 Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 22 Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro 23 e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 24 Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto». 25 Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! 26 Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». 27 E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. 28 Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 29 Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. 30 Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 31 Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. 32 Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». 33 E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34 i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». 35 Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

 

IO CREDO

"Tempo di credere": non volevo questo nome su pagine che si son messe in cammino col passo solito. Ma la strada che da Gerusalemme sale a Emmaus e "più oltre", come la strada che va da Gerusalemme a Gerico, come ogni altra strada del Vangelo, non è mai una passeggiata. Anche nei tempi più perduti, uno rischia l'Incontro: purché si metta in istrada. I veri pellegrini son coloro che partono per partire.
Ovunque, de' cuori spenti possono riaccendersi, se il Pellegrino di ogni strada rinnova la presenza.
Ovunque è preparato un altare se appena osiamo gridare il nostro smarrimento o la nostra pietà per che deve camminare "più oltre", mentre il giorno declina e l'ombra sale.
Ovunque c'è una strada che può passare per il mio cuore: e una strada che passa per il mio cuore è la mia storia, l'unica che m'importa, la sola che voglio leggere.
Quando coi Due uscii dal Cenacolo, nell'aria viva del marzo, splendeva il meriggio: ma le ore passano sul cuore alla loro maniera e alla loro maniera vi incidono senza chiedermi se è così che io voglio, se è così che va bene.
Chi è sulla strada non può impedire che gli avvenimenti l'accompagnino fino a una taverna, ove la carità può ricomporre delle povere membra e far vedere ai poveri occhi che non vedono più.
Nessuno è più viandante di un cristiano. Un altro può sostare ove gli piace, poiché davanti ad ogni sorgente l'attende una sete. Il cristiano, ha la sete di tutte le cose visibili e invisibili; la sete che non si può frazionare in piccole avventure, saldato com'è a Qualcuno, che pur non conoscendo ancora bene, pur non sapendo con qual nome chiamarlo, sa di dover cercare in un'Avventura che gli impone il ritorno qualora la strada non cammini.

Il nome del libro è nato da questo camminare scoperto, sotto ogni tempo, in cerca di un respiro per non soffocare, di un punto fermo per non lasciarmi portar via, di un porto per rifugiarvi, più che la mia, l'anima di coloro che il Signore mi dà.
Se voi mi chiedete chi son coloro che il Signore mi dà, non saprei dirvi che pochi nomi. La memoria è corta, ma dal cuore non c'è fuori nessuno, neanche quelli che le piccole passioni dell'ora vogliono far dimenticare come prossimo di ognuno. Se mi restringessi il cuore, la mia sete sarebbe finita e potrei fermarmi come un pellegrino qualunque, che confonde il momento con l'eternità.
Sono anch'io "un pellegrino dell'assoluto", e senza mettermi contro, cerco più in alto e più oltre gli uomini: più in alto e più oltre le cose, senza rinunciare a niente: più in alto e più oltre gli avvenimenti pur riconoscendoli buoni compagni di viaggio.
Sto con tutti e son di nessuno. Se mi apparto non sono un cristiano: se non soffro insieme a tutti, non sono un cristiano: se non vivo la storia che passa non sono un cristiano. Chi diserta non si salva: vince solo chi accetta di combattere a qualsiasi condizione.
Non può esistere un cristiano neutrale: e volete ch'io lo sia di fronte a questo mondo in agonia, che pur negandone la possibilità, muore per la "manifestazione"del Regno di Dio?
Se cerco di giustificarmi col Vangelo di non amare il mio tempo e di non patire per la sua salvezza, so che bestemmio il Vangelo.
"Ma Gesù, rivoltosi a Pietro che voleva trattenerlo d'andare a Gerusalemme a morire per i suoi, gli disse: - Vattene via da me, Satana: ben mi sei di scandalo. Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini". (Mt 16, 23).
Nessuno può rimandare a domani quando è l'ora: «e questa è l'ora».
Nessuno può tenere le mani in tasca per paura di contaminarle.
Nessuno può fare l'uomo saggio quando tutto è folle, sulle piazze e nei cuori.
Ci si deve vergognare di presentarsi in borghese fra tanto grigioverde: di avere una faccia benestante fra tanta fame.
Non c'è nulla di più spregevole del profittatore spirituale che, mentre il mondo si frantuma, non sa che ripetergli: - ve l'avevo detto! -
Non ci vuol molta intelligenza per vedere ove conducono certe strade. Sarebbe stato meglio se, invece del profeta a buon mercato, avessi camminato le strade che suggerivo agli altri. Nessuno le ha viste, perché le strade vere sono gli uomini che camminano, non le frecce che le indicano.
Invece, criticando sottovoce in privato e applaudendo in pubblico senza ritegno, ho seguito chiunque. E avrei dovuto buttarmi a terra per far barricata col mio corpo davati al precipizio. Mi è mancato perfino la forza di parlare: e tutti sappiamo che povera cosa è la parola!
Non mi è rimasto che un po' di Fede, perché questo nostro tempo, dopo la Grazia, mi dà mano a mantenerla.
Oggi non è più questione di credere o non credere. Siam tutti uomini di fede: non incontro e nen sento parlare che uomini di fede.
Quando tutto è breve, oscuro e dissaldato: quando, ragionando, non capisco niente: quando ognuno fa paura a se stesso, per tirare avanti un altro giorno e per non buttarmi nel fiume o nel fango, ho bisogno di credere.
Non c'è mai stata quaggiù tanta fede, pur tra così povere fedi! E c'era bisogno di questa esperienza perché il cristiano potesse ritrovare anche un po' di confidenza umana nel suo Credo.
Per il momento non c'è più conflitto tra uomini di ragione e uomini di fede. Siamo tutti in ginocchio.

È tempo di fede: ma di quali strane fedi è pieno il mondo!
L'uomo si è dimesso perché molti gli dicono che c'è qualche cosa di più grande di lui, di più urgente del suo destino.
Io vi dico che non c'è nulla di più urgente del destino di salvezza che investe ogni uomo: che c'è sempre stato
Qualcuno di più grande dell'uomo, e che tutti i tempi sono tempi straordinari.
Non esistono tempi ordinari. Esitono invece molti uomini che non capioscono la straordinarietà di ogni ora, per il solo motivo che non è solcata da portentosi avvenimenti.
Non ci si deve mettere a ragionare perché c'è bonaccia, ma perché sotto qualunque tempo è doveroso ragionare com'è doveroso arrivare di là della ragione.
Son due momenti egualmente necessari della stessa necessità di vivere da uomo, i quali si confondono e marciano insieme anche quando par che combattano.
Il guaio incomincia quando la gente, la quale non riconosce lo straordinario d'ogni epoca, incalzata da avvenimenti subitanei e sproporzionati alla propria fantasia, perde, con la ragione, la stessa dignità, e s'attacca e crede a tutto pur di campare.
È proprio dell'uomo il credere: ma vi son fedi così provvisorie e paurose che non vien voglia di discuterle. Solo i credenti nel Vangelo e nella Chiesa meritano d'essere importunati con richieste di ogni genere, poiché questa fede impegna veramente chi crede, mentre certe fedi temporali impegnano piuttosto chi non crede.
E come sto libero di fronte alla mia Fede! Se la grazia m'abbandona, non ho più vincoli e posso, andandomene, sbatacchiare l'uscio di casa come il Prodigo, e dir male di un Credo che mi ha riabilitato, di una chiesa che mi ha custodito e fatto capace anche di rivolta. Non così i fedeli delle religioni temporali che debbono attendere la sostituzione ufficiale degli idoli e disporsi immediatamente a quei nuovi riti che i più audaci adotteranno, per gli altri più che per sé.
Tale è il destino di queste fedi che considerano come fine l'oggetto presente e il minuto presente.
Ci vuole del coraggio o della disperazione tanta per ripiegare in posizioni di fedi temporali che non ci permettono neanche d'illuderci!

Una fede che tende verso l'Eterno, voi la dite un'illusione ed io vi lascio dire ciò che volete perché so quanto è inutile discorrere di cose eterne con chi non ha ancora misurato la vanità delle cose temporali.
Eppure qualchecosa di eterno siete costretti a mettere insieme anche Voi, o con la retorica o con altro mezzo, se volete far sopportabili i vostri miti.
Anche voi siete costretti a dare una maschera religiosa ai vostri simulacri, elevare a simbolo ciò che ben circoscritto e ben fragile.
Nel confronto, il cristiano è più libero, più sincero, più logico, terribilmente logico.
Se voi rivestite d'eterno l'effimero, egli col niente fa l'eterno. Ma mentre io sono certo che i vostri idoli sono mortali, voi, che al pari di me spingete l'occhio del cuore al di là della morte, non siete altrettanto sicuri che di là non ci sia nessuno.
Almeno io costruisco l'eterno dove c'è posto: voi lo ponete dove, appena allungo la mano sento che non c'è.
Io sono il sognatore, voi gli idolatri: ma nell'"estratto" del mio regno c'è posto per il sogno più audace e più buono: mentre la sproporzione che voi date alle cose le fa scoppiare.
Una creazione divinizzata è un terreno minato e le cose perdono la gioia che avevano in serbo per noi.
Dove c'è più gioia c'è più verità, dite voi e dite bene: ma quanta poca gioia a casa vostra!
Nel sogno cristiano, poiché vi compiacete di dar questo nome al nostro Evangelo, la gioia sovrabbonda perché vi ha preso stanza l'Amore.
Nessuno avrebbe potuto immaginarlo così se ognuno non ne avesse l'immagine nel proprio cuore: nessuno lo accoglierebbe se non lo sentisse suo, di un possesso che può essere p[erduto, non rapito: nessuno vi attaccherebbe il cuore s'Egli non avesse un volto, una parola, un cuore, il Cuore dei cuori.
Il nostro Dio fatto Uomo, è ben più grande del mio sogno: né il mio sospiro lo raggiunge, né la mia Fede, benché la mia fede sia Lui; Lui, più reale d'ogni nostra piccola realtà, più vivo d'ogni vivente, più parlante d'ogni nostra parola, irraggiungibile eppur vicino, di tutti e pur mio; Lui, presente su ogni strada, in ogni uomo, in ogni creatura, in ogni cosa perché io non sia più solo.
Nella sua vita come nella sua morte, nulla mi lascia indifferente: nulla mi diminuisce: nessuna gioia viene offuscata, nessuna pena perduta.
Coi suoi occhi posso fissare perfino il mio passato, voler bene anche al dolore, capire anche la morte. Senza di Lui non capisco niente: senza il suo perdono, l'indulgenza mi fiacca: senza la sua casa l'esilio non ha fine...
Non so dirvi di preciso ov'egli abita e com'è la sua casa.
So che ogni strada vi può condurre: che c'è posto per tutti: ch'essa è fatta dalle mie umiliazioni più che dai miei successi: dai miei patimenti più che dai miei piaceri. Nonmerito d'esservi ospitato e vi vengo accolto con festa: sono un diseredato dal peccato e vengo adottato dalla Grazia.
Ora che posso ripetere con Lui: -
Padre nostro che sei nei cieli..., la mia orfanezza è finita; ho assicurato il mio pane se m'abbandono alla sua Provvidenza, e imparo a spezzare con tutti ciò che Egli mi dà. Tutte le cose visibili e invisibili m'appartengono: esse son tolte dal nulla, per la mia gioia.
L'onnipotenza che si veste di carità!
I cieli corruscati non mi spaventano: né la burrasca, né la tempesta.
Il cielo e la terra cantano ognuno una strofa della sua gloria.
Le albe e i tramonti sono una nota del suo splendore: le erbe, i fiori, i profumi, un ricordo del suo passaggio quotidiano.
Neppure la tristezza dell'uomo mi fa paura da quando Egli ha detto ai suoi crocifissori: - Perdona, essi non sanno... - Perché anch'io non so quello che faccio quando sono cattivo: perché la implacabilità è dell'uomo, ma la misericordia è tua, o Signore, e tu mi restituirai ciò che mi vien tolto dagli uomini, dal tempo e dalla morte.
-
Chi crede in me, anche se muoia, vivrà. - (Gv 11, 25).

Credo nello Spirito.
L'uomo si vanta di seminare la morte e di fare il deserto. La nostra grandezza la misuriamo con la morte! Essa è davvero l'opera delle nostre mani, il capolavoro del nostro orgoglio. Facciamo concorrenza a Satana, in opposizione allo Spirito che fa vivere ogni caso, che nasconde la vita nel più piccolo seme e la libertà nel cuore dell'ultimo uomo.
Lo spirito non ha granai, non ha banche, industria pesante, eserciti, aviazione, marina, clientele... non ha niente e muove tutto e dove l'uomo è passato distruggendo, egli, in silenzio, fa rigermogliare ogni cosa.
Per Lui ho una famiglia che si dilata fino agli estremi confini della terra, annuncio di un Regno che sospira anche nei cuori dei tiranni. Non ci sono separazioni né disuguaglianze né ingiustizie in questa Famiglia, che sta come la pietra che gli fa da sostegno, e che continua a camminare dietro il Pellegrino che la guida.
Corpo di santità e di peccato, passa per essa ogni dono che viene dall'alto, ogni sospiro che sale dal basso. Ponte indistruttibile tra ciò che si perde e ciò che rimane, scuola d'umanità vera, prefazione della celeste Gerusalemme, io scorgo le tue braccia materne sempre pronte per l'ora del passaggio, quando chi ti ama o ti bestemmia ha bisogno di essere portato presso un Focolare che non conosce assenze, in una Patria ove l'Amen che consente alla divina volontà, libera l'alleluia soffocato nei nostri cuori dai nostri egoismi e dalle nostre prepotenze.
- Credi tu, questo?
- Sì, o Signore, io credo... ma tu aiuta la mia poca fede.

NEL CENACOLO