PICCOLI GRANDI LIBRI  Primo Mazzolari
    TEMPO DI CREDERE

PRIME INQUIETUDINI

- Chi ci aiuterà a togliere la pietra? - dicevano le Donne, mentre correvano al Sepolcro.

- Chi mi restituirà i miei occhi di uomo ?

Colui che non vedo.

Non chiedetemi come. Una parola, un po' di fango, un niente ... « Il Padre gli ha posto ogni cosa nelle mani », e tutto gli obbedisce: il tempo, gli avvenimenti, i nostri errori, le nostre rivolte...

Si è lasciato raggiungere: ora i Due gli sono accanto, fanno comitiva con Lui, ma nessuno osa rivolgergli la parola, benché, avanti d'accorgersi del nuovo pellegrino, non facessero che discorrere e discutere animatamente.

Valeva la pena continuare un discorso su fatti irrimediabili, col rischio di non trovarsi più d'accordo e di turbare la propria amicizia ?

Le memorie son care o non lo sono. Se non lo sono, anche ragionandovi sopra, non lo divengono, e la propria pena confidata a uno sconosciuto può sembrare una profanazione.

Le grandi prove moltiplicano le energie o ci fiaccano fino a renderci indifferenti e senza curiosità.

Nella Maddalena che chiede allo Sconosciuto: - Se tu l'hai portato via, dimmi dove l'hai posto e io lo prenderò - la catastrofe aveva rianimato il coraggio. Nei Due, il fuoco s'era spento. Non rimaneva che la rassegnata accettazione dei fatti che avevano travolto la loro fede. L'inondazione della materia aveva demolito ogni resistenza dello spirito. C'era qualcuno più forte del Maestro.

Gesù viene incontro alla nostra indigenza che non osa neanche parlare. Chi ha più amore, comincia per primo.

Secondo il Vangelo, la gerarchia (indulgentia consulis, et amore dominaris) è il primato dell'amore.

La lavanda dei piedi ha rovesciato tante cose. Ma qualcuno degli stessi che furono impegnati da Lui a mantenerle "rovesciate", le ricompone, secondo la moda degli uomini, giustificandosi con ragionamenti e considerazioni che paion più logiche dell'esempio del Signore.

E in verità lo devono essere, se i più le seguono senza domandarsi che ci sta a fare il Vangelo, quando gli stessi che lo predicano, lo trovano così poco "pratico".

Gesù interroga ... non per scoprire una debolezza né per metterci in tentazione, ma per aiutarci a leggere nel nostro cuore sul quale amiamo "passar oltre".

Una maniera d'inquietare: poco piacevole, se volete, ma preferibile ;a molti silenzi e a certe distrazioni.

Che vuole da me il Rapinatore? Ho i suoi occhi su di me: ora parla. Mi fa male la sua parola: ma è bene ch'Egli mi parli e scopra il mio male.

Un male che si dichiara è sopportabile.

- Che discorsi fate, che siete tanto tristi ?

Sa tutto, e vuole sapere da me, che non so niente! Vuole che gli conti le mie cose. La preghiera è sospesa tra questa illogicità ammessa apertamente dal Vangelo.

- Il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele domandiate. (Mt 6, 8). «Chiedete e vi sarà dato: cercate e troverete: picchiate e vi sarà aperto » (Mt 7, 7).

Bisogna concludere che la logica del Vangelo non sia costruita secondo i nostri schemi.

Si direbbe ch'Egli sappia per sé e desideri sapere per noi, come noi sappiamo, onde poterci meglio aiutare.

Tra gli uomini, non sempre chi sa tante cose, sa le cose che convengono al momento.

Dio sa tutto, e sa pure per ognuno di noi, "in tempo opportuno". Perché c'è la Verità e poi c'è la Verità come sono riuscito a farla mia, come ha preso stanza in me.

Il Verbo è la Verità: il Verbo fatto carne è la manifestazione della Verità nel limite dell'uomo, a servizio dell'uomo.

Cristo ha la Verità per ogni nostro momento umano. Per questo è il vero Maestro. Chi pone l'occhio unicamente alla verità oggettiva, è un astratto o un contemplativo: chi fissa unicamente l'incerto riflesso della verità nell'uomo si smarrisce fino a chiedersi con Pilato: quid est veritas?

Bisogna aver occhio a Dio e all'uomo: raccogliere il gemito che sale e il raggio purissimo che discende, se vogliamo rispettare e aiutare il momento umano della verità, che è il momento che ci riguarda.

Chi conosce bene se stesso, è in condizione di capire il momento umano della verità purché non pretenda d'estendere il suo momento a chiunque e in maniera assoluta.

La verità in ciascuno di noi procede secondo un movimento fondamentalmente eguale, che prende, man mano s'avvia, note così diverse e personalissime che il dramma di ognuno è il mio dramma, con difficoltà e risultati che non possono essere mutuati.

Le intelligenze e i cuori si muovono sol quando si sentono capiti nella loro particolarissima maniera d'apprendere la verità.

Chiunque è ministro della verità e si propone d'aiutare l'aumento di essa in ogni ordine, sia naturale che soprannaturale, deve tener conto di questa regola, che, rispettando l'autonomia dello spirito, non accondiscende o compiace servilmente difetti di esso.

Aiutando uno a leggere se stesso, si fa un altro guadagno. Certe nostre convinzioni sono abbastanza tranquille perché non le abbiamo mai seriamente discusse con noi stessi.

Che cosa c'è di positivo in esse? Si crede di avere un pensiero, per il solo fatto che si è negata o trovata manchevole la soluzione proposta da un altro.

In cose di religione, il fatto è frequentissimo. Di definito, non c'è che la negazione, e poco ragionata anche quella. Che vi siano motivi per rifiutare questa o quella risposta religiosa del Mistero, nessuna meraviglia. Siamo ragionevoli perché ragioniamo poco o ragioniamo male.

Nessuno però ha diritto di confondere il non ricevere col possedere. Perché la risposta cristiana mi è sembrata inadeguata, non ho risolto niente. Il problema mi sta nuovamente davanti, con esigenza più impegnativa da parte mia nella ricerca di una risposta soddisfacente.

Non si costruisce una vita sopra un rifiuto, e chi vi si arresta, offre un saliente scoperto a una apologetica d'assalto, la quale non può accontentarsi di ragionare la solidità della propria fede, ma deve inquietare chi gli sta di fronte e aprirsi una breccia nel fortilizio avversario.

Non si manca di riguardo, né si lede nessun diritto, chiedendo quello che gli altri ci richiedono insistentemente. Posti davanti, non più a una schermaglia intellettuale ove essi avevano il vantaggio di offendere, ma ad una realtà sofferente e che li riguarda da presso, certe baldanze, favorite da una nostra inintelligente tattica, si smontano presto.

Non è facile dichiararsi. Quando Gesù chiede:

- che dice la gente che sia il Figliuol dell'Uomo ?

- tutti rispondono ...

- E voi, che dite ch'io sia? - Allora, solo Pietro risponde.

Non ci sono fortezze che sian capaci di resistere a un assalto che manovra dal di dentro, quasi una quinta colonna.

Non ci deve importare se saremo noi od altri ad occuparla: ciò che importa è l'esclusione o la fine di una posizione falsa o illusoria.

Può darsi che gli assediati non accettino il nostro Credo; ma d'ora innanzi saranno più cauti nel negare e meno sicuri delle loro costruzioni. Il compelle intrare può essere inteso anche nel senso di obbligare qualcuno a concretare il proprio credo. Subito non guadagneremo: altri però sono meno sicuri di poter dire altrettanto, perché il niente, fuorché nelle mani di Dio, non è mai stato un materiale di costruzione.