PICCOLI GRANDI LIBRI  Primo Mazzolari
    TEMPO DI CREDERE

CUSTOS ? QUID DE NOCTE ?

Riprendiamo la cronaca degli avvenimenti del mattino «di quel primo giorno della settimana».

«Vero è che certe donne, delle nostre, ci hanno fatto stupire: essendo andate la mattina di buon'ora al sepolcro, e non avendo trovato il corpo di Lui, son venute dicendo d'aver avuto anche una visione d'angeli, i quali dicono ch'Egli vive. E alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato la cosa così come aveano detto le donne: ma Lui non l'hanno veduto».

Lo stesso scrupolo, un rispetto sorvegliato di ogni particolare, che viene raccontato com'è, anche se la documentazione depone in disfavore dei discepoli. Infatti, c'era qualchecosa negli avvenimenti di quella mattina che avrebbe dovuto tenerli in sospeso.

Invece, i Due non sanno vedere il nuovo. Però, nel loro racconto, lo documentano esattamente. Non vedono la luce, ma non peccano contro la luce: non sono nella verità, ma si sforzano di farla: e «chi fa la verità viene alla luce».

Lo spirito partigiano ci ha tolto, con la rettitudine, il gusto della verità, che viene giudicata pericolosa agli interessi della comunità.

Ci si fa dovere di non dire ciò che è accaduto o di dire ciò che non è mai accaduto o di dirlo in maniera assai diversa dall'accaduto.

La verità può far male, ma non nuoce, mentre questa sistematica organizzazione del mendacio in qualsiasi campo, ci obbliga a divenire freddamente scettici per difenderci l'anima dall'invasione della menzogna.

La paura di dire le cose che tutti sanno o imaginano, la paura di confessare i propri insuccessi e le proprie colpe, lo sforzo inane di far credere vittorie le sconfitte, non ha mai fatto la grandezza di nessuno.

Il coraggio della verità è il primo atto di fede nella propria forza.

I Due sono cronisti esatti e precisi, ma non sanno leggere negli avvenimenti la novità. Come cronisti, sono esemplari; come storici, manchevoli.

Senza arrischiare congetture che i fatti possono incaricarsi di smentire a distanza di pochi giorni, lo storico deve "sentire" anche il domani, specialmente quando guarda gli avvenimenti con fede e passione.

Una verità che si anima sotto la cordialità del nostro sguardo, non ha nulla di sospetto e non diviene meno accettabile. Il calore toglie forse qualche cosa allo splendore del sole?

Segnare ciò che cade è cosa buona: avvertire ciò che rispunta sotto le rovine è un primo dovere del cristiano.

L'attenuarsi del senso dell'avvento documenta la nostra decadenza spirituale.

Conservatori poco intelligenti, abbiamo soltanto l'occhio su ciò che muore, e non sappiamo dare, con ilare e intelligente Prontezza, un senso cristiano alle voci del Risorto, le quali non possono essere decisive e laceranti come i gridi del Calvario.

Se no, l'avventura cristiana non avrebbe senso e la fede non sarebbe più un vedere nel "non vedere".

I segni d'avvento sono visti da coloro che hanno un'anima d'avvento.

Visioni di donne, sepolcro vuoto, pietra ribaltata, sudario abbandonato... : non ancora la certezza della Vita: ma la morte, se non vinta, è depredata.

In un sepolcro vuoto non è detto che ci sia la vita: ma è necessario che il sepolcro sia vuoto per credere nel Risorto.

« Lui non l'avevano ancor visto » né le donne, né gli apostoli andati al Sepolcro; ma Cristo camminava sulle strade della nuova storia col passo « di Colui che viene sempre ».

Era incominciato l'avvento.