PICCOLI GRANDI LIBRI  Primo Mazzolari
    TEMPO DI CREDERE

TEMPO D'AVVENTO

- Signa eius non vidimus; iam non est propheta.
-
Etenim universi qui Te expectant, non confundentur.
(dalla Liturgia d'Avvento)

L'Avvento è Gesù che viene. Quanti secoli di attesa e quante anime consumate nel desiderio dell'aspettazione!

La Chiesa ricorda nell'Avvento il dramma spirituale dell'umanità che attende, e da vicino e da lontano, poiché niuno è tanto vicino da non sentirsi un lontano, ed è tanto lontano da non essere avviato all'Incontro.

La nostra vita spirituale - il regno dei Cieli - è volta a quest'incontro, per il quale non vale l'attesa di un giorno o di un anno, poiché Cristo viene sempre e nessuno può dire in verità d'averlo definitivamente trovato.

Chi si ferma nella ricerca e dice coi Due: «ma lui non l'hanno visto!», è un " perduto ".

Ogni accontentamento, non dico di beni materiali ma pur di doni spirituali, è una morte incipiente. Vive davvero chi ha sete d'una bontà sempre più buona, d'una verità sempre più vera, di un Cristo sempre più spirituale.

La neghittosità, che sopprime il desiderio di una vita religiosa più profonda, è una malattia assai comune in quest'aria flaccida che giudica ribellione anche lo slancio individuale.

«Beati coloro che cercano come coloro che devono trovare e trovano come coloro che devono cercare ancora, poiché fu detto: l'uomo che è arrivato al termine non fa che incominciare».

Ma l'Avvento non è soltanto il ricordo del dramma spirituale vissuto dall'umanità prima di Cristo, né un semplice richiamo alla nostra accidia di credenti.

Il dramma continua, più fuori o ai margini, che dentro la Chiesa, nel Prodigo più che nel Maggiore, ed è uno dei motivi di speranza di quest'ora che a molti pare un incessante susseguirsi di crolli e uno spaventoso ammucchiarsi di ruine.

Dire che c'è un mondo alle vedette è dir niente. Di frasi consimili, sonanti e vuote, rigurgitano i nostri confortatori, poiché quando non facciamo la predica alla storia, ci esercitiamo a riscaldarci l'un l'altro al modesto focolare delle nostre illusioni familiari.

Importa documentare l'attesa dei lontani, ciò che li sospinge verso un tempo d'avvento, che nessuno sa quanto potrà durare, ma che, di per sé, è già un indubbio preannuncio della nuova cristianità.

Come discernere i segni del "Veniente"?

« Ed accostatisi a Lui i Farisei e i Sadducei gli chiedevano di mostrar loro un segno dal cielo. Ma Egli, rispondendo, dice loro: - Quando si fa sera, voi dite: bel tempo, perché il cielo rosseggia! E la mattina dite: oggi tempesta, perché il cielo rosseggia cupo! L'aspetto del cielo lo sapete dunque discernere e i segni dei tempi non arrivate a discernerli? » (Mt. 16).

« Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate ch'Egli è vicino, proprio alle porte ». (Mt 24, 33).

Il rimprovero sta bene anche per noi, perché la sensibilità cristiana è in diminuzione, la sensibili,tà non miracolista ma incarnata e redentrice.

Molti vogliono vedere gente inginocchiata e folle oranti. Sono fatti che hanno il loro significato, ma non sono gli unici segni del Veniente. Bisogna avere un cuore proteso verso le voci più delicate e quasi impercettibili della nostra generazione, che, accanto ai violenti distacchi, conosce gli spasimi ineffabili di un'attesa che, se non ha ancor un nome, dà però tanta speranza a chi può vedere.