PICCOLI GRANDI LIBRI  Primo Mazzolari
    TEMPO DI CREDERE

VOCI VICINE

- Nunc enim proprior est nostra salus ...
- Si moram fecerit, expecta eum, quia veniet et non tardabit ...
- Veni, Domine, et noli tardare ...

(dalla Liturgia d'avvento)

Più che voci, quelle raccolte finora sono dei sospiri.

Chi non si china maternamente sulla realtà e non sta in ascolto con fiato sospeso, non s'accorge che proprio ciò che ci spaventa, i suoi eccessi parossistici, formano il documento dell'inconsistenza del nostro mondo e della sua "attesa".

E man mano ascolti, qualche cosa di più vivo e di più festoso ti viene incontro.

- Custos, quid de nocte ?

- Venit et mane, venit et nox.

Adesso viene il mattino: già biancheggia il cielo ad oriente.

- Levate capita vestra, quoniam appropinquat redemptio vestra

appello alle forze spirituali

- Ego autem ad Dominum aspiciam,
et expectabo Deum, Salvatorem meum. -

Il materialismo - numero, forza, dominio, denaro, sangue... - non è un nume completamente scoronato: ma gli stessi che vi s'appoggiano, non ne sono sicuri come una volta. In ogni campo s'avverte lo sforzo di spiritualizzare la materia, creando il mito, che è la scimmiottatura dello spirito, un surrogato della religione.

E questo nei momenti tranquilli, così rari ai giorni nostri. Durante la burrasca, l'appello alle "forze spirituali" è distinto, forte, urgente.

Nessuno mai si sarebbe aspettato di udire certi richiami sulla bocca di persone responsabili, che fino a ieri avevano resistito e deriso ogni accenno a qualche cosa di superiore.

Qualcuno grida al fariseismo, al calcolo ... Che guadagno ci fa uno che si smentisce clamorosamente di fronte alla cronaca e alla storia ?

Questo laicismo che improvvisamente confessa un segreto pensiero cristiano, rende omaggio alla verità che fa liberi.

Cristo attrae

Prima dell'altra guerra, intorno alla persona divina di Cristo c'era soltanto molta curiosità culturale: dopo la guerra, la curiosità ha cambiato specie.

Per noi le questioni su questo o quel testo evangelico, sull'autenticità più o meno o l'epoca di questo o di quel documento scritturale, interessano ma non al punto di perdervi l'anima.

C'interessa Cristo, più che gli scritti che parlano di Lui: la sua dottrina, la sua persona, la sua opera.

La nostra generazione, quantunque venga giudicata indifferente ed estranea ai problemi religiosi, va prendendo sempre più posizione di fronte a Lui, sia che lo neghi o che l'affermi, lo bestemmi o l'adori. Cristo è Qualcuno e c'interessa talmente che a qualunque costo lo compromettiamo nelle nostre passioni e nelle nostre vicende umane appellandoci continuamente a Lui.

Nessuno è perfettamente tranquillo se sente che Cristo gli è contro.

Il fatto Chiesa

Anche verso la Chiesa si è più sereni ed equanimi.

In alcuni settori, ieri perfino esageratamente compiacenti, va riprendendo, per convenienza polemica o per giustificare certi atteggiamenti di perfida persecuzione, la vecchia e volgarissima mentalità antiecclesiastica : dove invece dominava, è caduta in disuso e in disistima. L'operaio, come l'intellettuale serio, non solo si è liberato dal settarismo, ma riconosce alla Chiesa una funzione di prim'ordine, individuale e consociata.

Alla morte di Pio XI si sono potute raccogliere parole di omaggio che andavano ben al di là della persona e su labbra di gente che hanno un passato di fiera intransigenza anticlericale. Qualcuno potrebbe scorgere nel fatto la conferma di quella tendenza, né nuova né simpatica, che porta a chiedere l'appoggio della Chiesa in campi ove essa avrebbe tutto da perdere.

Non si è visto qualche scuola politica, che senza credere a Cristo, prendeva la difesa della Chiesa, come maestra di vita morale e guardiana dei valori spirituali della nostra civiltà ?

Oggi, è tutt'altro spirito e tutt'altro tono.

Tendenze opposte e contrastanti sollecitano e incolpano la Chiesa di questa o di quella piega della storia.

I "morti" non si discutono, né si condannano, né si invitano a prendere posizioni nelle più gravi contingenze.

Che il mondo stia scoprendo nella Chiesa una realtà spirituale, indispensabile per la stessa vita di quaggiù ?

la santità, valore al rialzo

- Ecce, apparebit Dominus et cum eo sanctorum milia. -

Il santo, nel nostro mondo, pareva un essere spaesato.

Gli si era venuto opponendo un tipo d'esemplarità nuova - l'uomo del sapere, del potere, della ricchezza, dell'audacia.

Ma si è discoperto, più presto che non si credesse, l'inamabilità di codesto nuovo tipo d'uomo esemplare, la sua "pericolosità". Il sapere senza bontà, il potere senza servizio, la ricchezza senza carità sono forze distruttrici. Il sovversivismo di qualsiasi denominazione non ha migliori alleati. L'animo nostro si è rivolto d'istinto verso il santo. Non gli domandiamo miracoli, ma di stargli vicino ... Ci affidiamo a lui, alla sua bontà che ci riafferma il bene come il valore eterno, a portata di tutti, e più forte d'ogni forza.

Più che un atto di fede, il santo è la fede della vita: più che una protezione, la ragione di vivere. - Bisogna pure affidarsi a qualcuno - mi diceva uno spirito spregiudicato.

Ora gli uomini stanno comprendendo che alla bontà ci si può affidare.

Il senso di sicurezza che v'è nelle braccia della madre, continua nel santo.

meno cristiani e più cristiani

L'apostasia comandata non m'impressiona. I colpi di forza nel regno dello Spirito hanno sempre fallito. La religione non si comanda. Si cede, ma per riprendere con vitalità raddoppiata. Non si può però negare il distacco di molti dalla Chiesa considerata come organizzazione gerarchica e culturale. Benché il numero dei fedeli sia in diminuzione, l'influenza spirituale e morale del Vangelo non è diminuita. Questo mondo, che non varca più le soglie della Chiesa, che non s'inginocchia alla tavola della Comunione e che va lontano, si è portato in esilio tanta luce e tanto sentimento cristiano.

Forse rifiuta il Battesimo, ma in tante questioni importanti pensa e sente cristianamente, più di ieri certo.

M'importa poco ch'esso non riconosca di dove gli è venuto ciò che forma il suo patrimonio più caro e più bello. Io so che gli viene dal Vangelo, e concludo con San Paolo: purché il Cristo venga predicato.

Ma già molti cominciano ad avvedersi d'aver preso a prestito dal Cristianesimo, e d'aver parecchio in comune con la Chiesa. Così si spiega come la parola del Papa trovi un'eco larga e fedele in quanti desiderano conservare i princìpi di una saggia libertà, di una vera fraternità, l'eguaglianza cristiana e le speranze d'una giusta pace. Col Papa, oltre i cattolici, consentono tutti coloro che vogliono abbracciare, al di sopra del mito del sangue e delle stesse confessioni religiose, ogni umana creatura, e salvare i diritti imprescrittibili della persona umana. Non è questo un incontrarsi su terreno cristiano ? - In mezzo a voi, sta Uno che non conoscete. - Voi adorate quel che non conoscete: noi adoriamo quel che conosciamo. (Gv. 4, 22).

Mani che si cercano

- Paratus est Israel in occursum Domini, quoniam venit. -

Si accusa la Chiesa di non essere accogliente e sollecita d'arrivare ai lontani, di non soffrire abbastanza le diserzioni e i vuoti, di non apprestare armi adatte per l'apostolato moderno. Parecchie di queste accuse, rivolte a uomini di Chiesa, hanno un fondo di vero: c'è però un avvenimento nuovo nel mondo cattolico che non deve lasciarci indifferenti, anche se finora non ha raggiunto quell'intensità che bisogna augurargli.

Il laicato si desta e prende il suo posto di responsabilità nella Chiesa e davanti al mondo.

Se uno si ferma a studiare l'attuale organizzazione di codesta forza laica, può avere l'impressione di qualche cosa di troppo ben congegnato e di poco vivo: ma i difetti di un'opera non svalutano un tentativo che distingue e fa la novità più promettente della ripresa cattolica. E' un atto di presenza che può avere impensate ripercussioni e straordinarie possibilità, poiché il laicato è più vicino e più sensibile e meno impastoiato da piccole tradizioni e da pregiudizi.

I ponti non saranno facili neppure coi nuovi operai, ma le testate di esse già sono fissate sulle strade dei lontani, che si sentono vicino qualcuno che fa lo stesso cammino con anima diversa. Con gente accanto che marcia come noi, portando i nostri pesi, ma che crede e s'adopera di vivere la propria fede, molti pregiudizi cadono da sé.

Il fermento è già nella massa di farina, come è pur fermento la formazione di altre minoranze, che pur non essendo credenti, lavorano, si sacrificano e son pronti a morire per una fede.

Di gente che sa morire per l’idea ce n'è anche oggi, forse più di ieri. Non ci dobbiamo lasciar impaurire dallo spettacolo di masse enormi che hanno perduto pensiero e volontà. A compenso vi sono le meravigliose riprese dello Spirito, che soffia sempre e dove vuole.

Penso a un giorno non lontano, quando il laicato cristiano darà mano, coscienza e luce a questi tentativi, che se operano fuori della Chiesa, ma non sono però fuori dell'Avvento.

la vocazione del dolore

- Omne caput languidum, omne cor moerens.
- Civitas Jerusalem, noli flere, quoniam doluit Dominus super te:
et auferet a te omnem tribulationem.

Il materialista volgare può sorridere del significato di una sofferenza che non risparmia nessuno e raggiunge colmi impensati.

Di fronte al dolore non ci sono né classi, né popoli privilegiati. In questa guerra, tutti s'avvicendano in trincea: c'è un posto per tutti sul Calvario; c'è una vocazione generale del dolore.

Non occorre vedere soprannaturalmente, per credere che non può andar perduto: basta accostare il nostro cuore d'uomo a codesto povero mondo travagliato e smarrito, basta ascoltare l'anelito divino che si cela in ogni sofferenza, anche la più disperata. La Passione di Cristo continua e incorpora tutti gli uomini. La prima Comunione è sulla Croce, poiché ogni croce è la sua Croce.

Oggi, non si sogna soltanto la giustizia, la pace, la fraternità: per questi ideali insopprimibili, soffrono e muoiono, sia pure inconsapevolmente, milioni e milioni di creature che, a volte, non hanno neanche il conforto della fede. Ma non è già una fede il soffrire?

- Passività, stupida passività - grida qualcuno.

Come se quest'ondata che porta individui e nazioni e razze sulla croce non avesse luce ? !

In questa macerazione, senza grandezza esteriore, senza gesti, cupa solo all'apparenza, c'è un avvento poiché ogni cuore che si piega sotto la raffica dell'odio senza raccoglierlo e cambiarlo in vendetta è una pietra d'angolo.

Perché valga domani la pena di vivere per quelli che verranno dopo, noi accettiamo anche di morire.

«Non bisognava che il Cristo soffrisse queste cose per poi entrare nella sua gloria?».

Sul Calvario più che a Betlem, prende certezza il nostro Avvento. Da questa festa della morte, si leverà un giorno l'Amore.