PICCOLI GRANDI LIBRI  Primo Mazzolari
    TEMPO DI CREDERE

NEL CENACOLO

L'ORA DESOLATA

Del Cenacolo si ricorda la Cena, che gli dà il nome, le apparizioni gloriosa a porte chiuse, la Pentecoste. Pochi ricordano l'ora più nostra, che va dalla Sepoltura al mattino di Pasqua.
È l'ora desolata della Chiesa nascente, che il Cenacolo raccoglie e non custodisce. La grossa pietra del Sepolcro è un muro tra i discepoli e il Maestro, che, pur rimanendo una memoria cara, cessa di essere una realtà e una speranza messianica. Se l'indomani della sepoltura o la sera stessa, gli Apostoli si sono ritrovati nel Cenacolo, l'abitudine o lo smarrimento ve li avevano ricondotti. Nessuno, a Gerusalemme, aveva casa o conoscenti sicuri, senza contare che fuori del loro mondo sarebbero stati costretti a dar spiegazioni o a raccontare, mentre avevano un bisogno estremo di ritrovarsi per poter riprendere i pensieri, le strade e le fatiche di una volta.
La "fine" li aveva smobilitati dall'opera e dalle speranze del Regno, ed ora, più che attendere un Ritorno, si preparavano per rifarsi, soto ochi meno indiscreti, dello sbalordimento che danno i rapidi tracolli. Ci voleva una pausa per calmare i loro animi e ricondurli sul piano comune dopo la non breve esaltazione messianica.
La povertà della Chiesa non fu mai così povera e disanimata. Sulla strada della Pasqua non un passo, non un cuore.
Il Sepolcro senza gloria aveva inghiottito ogni cosa. Il mistero della perennità della Chiesa si compiva, per la prima volta e per sempre, al di sopra e nonostante l'uomo, in un abbandono che solo una carità onnipotente e crocifissa poteva sostenere.

In quest'ora desolata cade l'annuncio delle Donne, che, sull'albeggiare, «erano andate a visitare il sepolcro, portando aromi».
«Avevano trovato la pietra del sepolcro rotolata, ma essendo entrate non trovarono il corpo del Signore Gesù. Ed avvenne che mentre se ne stavano perplesse, ecco che apparvero dinanzi a loro due uomini vestiti in vesti sfolgoranti: ed essendo impaurite, e chinando il viso a terra, essi dissero loro: - Perché cercate il Vivente tra i morti? Egli non è qui, ma è risuscitato - .
«E quelle, andatesene prestamente dal sepolcro, con spavento ed allegrezza grande, corsero ad annunziare la cosa agli Undici e a tutti gli altri. Or quelle che dissero queste cose erano: Maria Maddalena, Giovanna, Maria madre di Giacomo e le altre Donne che erano con loro».

«E quelle parole parvero agli apostoli un veneggiare; e non prestarono fede alle donne» (Lc 24, 2).
Saggezza virile contro le subite accensioni del cuore femminile o impossibilità d'una qualsiasi ripresa di fiducia, in uomini tanto provati e depressi?
Ma se quel "vaneggiare di donne" non bastava a dar animo, bastò a rendere più irrespirabile l'aria del Cenacolo. Si erano appartati per dimenticare, ed il passato ritornava violento e soffocante come il vento del sud.
Pietro e Giovanni s'avviano verso il Sepolcro. Vogliono vedere. Altri due, i più giovani, escono anch'essi, ma verso Emmaus, in campagna. Vogliono vivere. I rimanenti si chiudono nella loro cupa rassegnazione, fedeli, alla loro loro maniera, ad un passato senza domani.

Nella storia dell'ora più desolata del Cenacolo, c'è tanta della nostra anima. Negatori volgari nessuno, o quasi; almeno a parole. Nell'aria di oggi c'è qualche cosa che c'impedisce di buttar via a cuor leggero il mistero. Per un insieme di cause che sembrano a tutta prima insignificanti, siamo divenuti, nostro malgrado, poco sicuri.
La vita non è facile per nessuno, neanche per chi s'è procacciato o è riuscito a difendere largamente il proprio benessere.
Nonostante l'ostentata sicurezza di alcuni nuovi sistemi spirituali e di alcuni nuovi civili ordinamenti; nonostante il proclamato procedere verso ore di grandezza, la povertà e la brevità delle nostre giornate umane è da tutti avvertita, com'è avvertita la precaria pericolosa consistenza di tante affrettate e troppo magnifiche conquiste del mondo moderno.
Siamo gente in affanno più che in vero e proprio travaglio. Abbiamo fretta di cose nuove, e non sappiamo smobilitarci interamente del vecchio, che, pur parendoci superato, finisce per non essere trascurabile del tutto, dato l'estremo bisogno di appoggi. In tale non voluta ma imposta provvisorietà, che si riaffaccia con insistenza contagiosa dopo ogni esperienza e dopo i più clamorosi successi, trova sufficiente spiegazione il nostro poco logico ma reale comportamento verso la religione, che se per qualcuno, più scaltro che intelligente, è una comoda opportunità, per chi ha cuore, è il documento della nostra inguaribile povertà.
Infatti, fra tanto parlare di religione, il nostro vero essere religioso non è mai stato così trascurato e così poco capito.
Certe novità frettolose e surrogative, invece di bastarci, c'indispongono. Più che vere risposte alla nostra angoscia, sono una proiezione sul piano religioso di realtà o di miti che appena si possono sopportare sul piano contingente dell'economia e della politica.
Il sacrilegio è più o meno avvertito e chiaramente dichiarato, anche se il vecchio mondo cristiano, riofferto senza slancio e raccorciato da molti per accidia o per timore, viene posto garbatamente in disparte onde non aver ostacoli a quegli accomodamenti pratici, sempre più urgentemente consigliati dalle difficoltà materiali del vivere.
S'è venuta in tal modo formando quella larghissima zona d'assenti dal vero travaglio religioso, composta di credenti e di non credenti: quei credenti che rinunciano alle integrali esigenze della propria fede per dar luogo alle necessità pressanti del proprio benessere: quei non-credenti senz'audacia e senz'inquitudine, che rinunciano a pensare con la propria testa e col proprio cuore per ruminare in pace.
Gli uni e gli altri, per motivi e sentimenti diversi, si son fatti del «cenacolo» un rifugio, senza neanche chiedersi se dentro v'è soltanto la memoria di un morto o l'ombra di una croce senza speranza.
Non saprei dire se mi desta maggior pena chi ha conservato una devozione dopo averne perduto l'anima, o chi, dal di fuori del «cenacolo», appoggiandosi al primo sostegno offertogli, non ha nemmeno la forza di riproporsi certi problemi.
Tra questi ultimi non mancano gli spiriti degni e forti, i quali, fatti scettici da una lunga infruttuosa ricerca e dallo spettacolo, veramente insopportabile, di tante procaccianti viltà, si rinserrano nel loro mondo di pensiero e di pena per morirvi in silenzio, se non in pace con se stessi.
Li accompagna il ricordo di un ideale vagheggiato sul principio e che l'esperienza ha crocifisso giorno per giorno. Ora, rimangono disperatamente fedeli alla giornata, che s'ostinano a prendere com'è, pur avendone riconosciuta la tragica inconsistenza.

Pietro e Giovanni si levano... Saranno vaneggiamenti di donne, ma è bene andare lo stesso a vedere. Una memoria, per quanto cara e grande, non fa vivere. Qualcuno non s'è ancora persuaso che una religione di sole memorie o di vanti per grandezze passate, non ha consistenza. Qualsiasi fatto o qualsiasi passione reale ha ben presto ragione di essa. Così si spiegano certe perdite e certi improvvisi smarrimenti.
Le voci delle donne, che tornano dal Sepolcro vuoro, non tolgono dall'animo di Pietro e di Giovanni la desolata impressione della "fine" misurata dai loro stessi occhi poche ore prima.
Però vanno a vedere.
Non sarà vero, ma non c'è niente d'impossibile a Dio. L'uomo confina ovunque col Mistero e le nostre conoscenze ci mettono sempre di fronte ad esso. Chi è saggio non segna limiti a Dio. Di là come di qua del mio limite opera la divina Onnipotenza, e dove io mi fermo, Qualcuno continua. Il Mistero no è il porto degli spiriti deboli, ma il ragionevole rifugio di chiunque capisce e riconosce il trasbordare dell'Essere dal mio piccolo essere. Per questo, anche l'incamminarsi verso un Sepolcro, dietro confuse indicazioni, è da uomo onesto, come onesta e doverosa è ogni ricerca in qualsiasi condizione di animo e di fatto.
Non si è mai cercato né trovato abbastanza, e pur fra le fantasie di poche Donne si può avviare una ricerca fruttuosa.
Chi per orgoglio o per pregiudizio intorno al Messaggio e ai suoi portatori, invece di muoversi, si chiude l'animo alla più bella e onorevole fatica umana, si diminuisce come uomo.
Pietro e Giovanni non vedono il Signore, ma l'aver constatato che il Sepolcro è vuoto, l'essersi avventurati, a costo di rincrudire la loro ferita, sui luoghi della Passione e della Morte del Maestro, li dispone alla manifestazione del Risorto.
Davanti al Sepolcro non vedono il Vivente, ma la morte ha già un volto meno chiuso. Cristo è alle porte del Cenacolo.