PICCOLI GRANDI LIBRI  Primo Mazzolari
    TEMPO DI CREDERE

EMMAUS E « PIU' OLTRE » ...

... E quando furon vicini al villaggio dove andavano,
Egli fece come se volesse andare più oltre ...

Siamo arrivati alle prime case di Emmaus senza accorgercene. Si cammina bene col Signore, anche quando non si sa che è Lui che ci cammina accanto. La sua Presenza opera senza di noi. «Non ci ardeva il cuore mentr'Egli ci parlava per via?».

Nessuno dei Due s'è fermato a guardare il villaggio. Non ci avevano più legato il cuore, e quando il cuore non è più legato a una cosa, non ci si ferma né per guardare né per piangere, come invece, una settimana prima, aveva fatto il Maestro venendo da Bethania a Gerusalemme.

Anch'io non ho visto Emmaus, né lo vedrò mai. Quasi non ho desiderio di vederlo: non lo voglio vedere dai libri! I paesi dell'anima non si possono vedere con occhi a prestito. Se mai, li immagino o li sogno. Nessuno ha occhi lucidi e chiari come la fantasia o il sogno.

E allora le care cose lontane, non mai viste come si vedono le altre cose, prendono il colore e l'aria del cuore e si confondono con le care cose vicine. Se anche più tardi potessimo vederle come sono, resterebbero nel nostro cuore come egli le ha viste.

Anche il mio cuore crea dal nulla perché Dio gli ha comunicato un po' della sua onnipotenza.

Emmaus: un mucchietto di case, una sinagoga, una taverna sulla strada, qualche palma, qualche orto, poi tanto cielo.

No, non voglio vedere di più: non ho bisogno di vedere di più. So che qualche cosa mi è vicino: so che sto per arrivare "dove volevo andare".

E vi arrivo col cuore malato di lontananza. Amo le cose lontane: sospiro dietro la lontananza che si fa senso su certi colori di cielo al tramonto: cerco le tracce dei lontani, l'unica famiglia cui veramente appartengo ...

Eppure, in questo momento mi fa piacere sentirmi vicino a qualche cosa, di raggiungere qualche cosa, di possedere una meta, di sapere dove vado, che sto per arrivare.

Capita così di rado che l'uomo sappia dove va ! E l'arrivare è così difficile !

Chi sa dove andiamo in queste paurose giornate d'emigrazione di popoli? Chi riesce a indovinare le mete assegnate dall'Altro, al di sopra o in contrasto alle povere mete proposte dagli uomini ?

- Guai a voi, guide cieche... -.

Per camminare abbiamo bisogno di una meta. Crediamo di averla, per il solo fatto che ci son strade e gente che ci stordisce con gli altoparlanti.

Su ogni itinerario di piacere o di dovere o di disperazione, ci vuole Emmaus.

Emmaus ha tanti nomi: tutti i nomi dei nostri sogni e delle nostre aspirazioni: i nomi delle tappe della nostra strada. È bene che sia così: se no, chi oserebbe mettersi in cammino ?

L'illusione d'arrivare, di accostarsi a qualche cosa, che qualche cosa ci venga davvero vicino, serve nelle mani del Signore per farci muovere. Egli sa come siamo fatti, e che il nostro spenderci è più pronto davanti al poco che al molto: che il piatto di lenticchie è ben più appetitoso d'una qualsiasi primogenitura.

Egli sa tutto questo e altre cose nostre che noi non sappiamo neanche, e ci convoglia secondo questa misura di debolezza che è la nostra realtà.

L'infinito, quel non toccarlo se non col sospiro dello stesso infinito che mi porto dietro, è bello. Ma gli occhi e il cuore, i miei poveri occhi, il mio povero cuore di carne hanno bisogno di frazionarlo e di scaglionarlo lungo le strade come i posti delle antiche diligenze.

La frazione non è la rottura dell'unità, poiché tutto nella frazione si rapporta all'unità.

È il peso che in questo momento le mie spalle possono portare, il frammento eucaristico della giornata: la novità nella durata: l'eterno, riflesso nel tempo: il paesaggio nel quale cammino, e che mi tiene compagnia.

Non toglietemi le brevi soste concesse dal Signore alla mia stanchezza di uomo del passaggio: lasciatemi, come ad Elia, il pane del passaggio, perché "la via è lunga".

Se mi volete bene, se amate vedermi in cammino, se vi preme che mi rimanga nel cuore, nell'ora di tutte le disperazioni, la speranza del mio destino eterno, aiutatemi a rendere meno ultimi che sia possibile i piccoli fini, a non legarvi troppo il cuore.

Il fine ultimo non esclude gli altri: il cielo non esclude la terra; la Patria non esclude l'affetto delle piccole patrie; il Paradiso non intossica le piccole gioie disseminate sul nostro povero cammino dalla mano del Signore.

Se mi condannate perché sosto un attimo, perché mi guardo in giro e mi distraggo, perché ho segnato un "villaggio", Emmaus, sul mio itinerario, mi uccidete, «credendo di rendere omaggio a Dio».

Vi siete dimenticati che Colui che si è adattato al mio passo e che a momenti sosterà con me e con quanti sono presi dalla stanchezza del camminare, non vuole che noi «veniamo meno per via».

Vi siete dimenticati d'interrogare il vostro cuore prima di condannarmi: avete ragionato ma non avete portato: avete letto il libro, ma non avete sofferto.

«Guai a voi che imponete sulle spalle degli altri dei pesi che non sapete toccare neanche con un dito !...».

E non ha posto Iddio in ogni sua creatura una presenza che, meglio di certe parodiache descrizioni della beatitudine eterna, ci aiuta a sentirlo come Bellezza e Bontà infinita ?

Se ciò che oggi è, e domani non è più, è vestito meglio di Salomone: se è così dilettevole il margine della strada: se sono tanto amabili i tabernacoli dell'amicizia: se a Bethania è così dolce il tornare e lo stare, come dovrà essere buona la Casa?!

I Santi fanno di questi ragionamenti e non credono di svalutare l'eterno. Tutto è approssimazione per l'uomo et per ea quae facta sunt ci avviamo verso le cose increate.

Il temporale è pure cosa Tua, o Signore: «tuoi sono i cieli e tua è la terra, e tutto ciò che i cieli e la terra contengono! » - e se nessuno m'aiuta a passare per mezzo di esso, mi disamorerò dell'eterno.

Il disprezzo delle cose terrene non è il linguaggio dell'ascesi cristiana.

Soltanto «quando il mio occhio mi scandalizza» devo cavarmelo, quando cioè sono in tentazione di perdermi nel temporale, di trasformare in idolo il gradino dell'altare.

Ma per non amare perdutamente una creatura, non è necessario cancellarla dalla scala dei valori, bestemmiare la creazione per volere la salvezza; basta guardarla un attimo fuori dell'eterno e ascoltare il grido desolato che ci sale dal cuore che non riesce a fermare il suo "amore".

I Due sono arrivati «al villaggio dove andavano», ma Emmaus ha quasi perduto ogni importanza ai loro occhi.

Il Forestiero, senza mostrarlo, li aveva disamorati del loro viaggio. Erano arrivati, ma il loro cuore era già oltre Emmaus.

Il Signore ha una strana maniera di disincantarci.

Egli non dispregia nessuna nostra meta, non condanna i nostri ideali, anche se meschini, non si scaglia contro i nostri affetti terreni. Ci fa un cuore nuovo, ce lo dilata, ce lo sprofonda, e, se il vecchio uomo non vuol cedere, ci porta via tutto perché lo schianto ci tolga l'ultima illusione del senso.

Gesù non ha rimproverato i Due perché andar vano ad Emmaus, barattando con il rumore dissipatore della strada il silenzio raccolto del Cenacolo: non ha spregiato Emmaus.

Non si demoliscono senza pericolo e senza sollevare ostinate resistenze i piccoli appoggi. Due poveri discepoli, stanchi e sperduti com'erano, cosa potevano pensare di meglio di Emmaus?

Per chi "ha scoperto il tesoro", i confronti son facili e "il vendere ogni cosa" è una festa. Ma chi non vede nulla, e solo ne sente parlare come di cosa che può esistere, il buttar via anche una briciola è una follia.

Chi non sa quanto sono volgari molte nostre soddisfazioni? Che siam fatui nei nostri gusti ? Ma perfino una ghianda, per chi non ha di meglio, è un po' di paradiso !...

Conosco tante povere ragazze, chiuse tutta la settimana in uno stabilimento maleodorante, legate a un tavolo o a una bacinella, senza una parola buona, senza un affetto, senza una fede, senza una casa ... Ma quando, la domenica, si possono mettere un vestito nuovo, darsi un po' di rossetto, fare una passeggiata, ricevere un sorriso, una dichiarazione, commettere una follia, è il paradiso. E se qualcuno, con troppa ragione, cercherà di impedire che si perdano, esse difenderanno i loro piccoli beni, come noi difendiamo i nostri tesori spirituali. E non vi crederanno e vi rideranno in faccia ad ogni predica, anche se sono sicure che c'è qualcosa che non va nella loro maniera di vedere la vita.

Ma qual è la cosa che non va? Chi illumina queste povere creature? Chi le ama?

C'è molta gente che sa far la predica sul peccato, ma troppo pochi sanno far sentire che il bene è bello, che il volersi bene è bello, che il prodigarsi è bello.

Prima di disamorare bisogna innamorare: prima di chiudere una porta sul tempo bisogna spalancare una finestra sull'eterno.

- Se io vado, chi resta? Se io resto, chi va?

Nell'orgoglio, il limite; cioè l'impossibilità fisica di restare e di andare, di stare con chi si ferma e di accompagnare chi cammina. Non si può essere pellegrini e cittadini, in patria e in esilio. E per sottrarsi al disperato tormento, o ci si disamora del dovere che ci lega a una casa o a una terra, o ci si affoga nel limite per non sentire il richiamo della strada e delle mete lontane.

Gesù placa le discordanze della mia anima, portandone il dibattito nelle zone più profonde.

Sentirmi ospite e pellegrino in qualunque dimora terrena: dentro e fuori di ogni casa: sentirmi da capo ad ogni arrivo: sotto una tenda anche nel palazzo più quadrato: avere sempre l'ultimo anello della catena da saldare, una mano tesa verso qualcuno, un sospiro per qualche cosa... è la mia vocazione di cristiano.

La malattia, se volete darle questo nome, è vecchia quanto l'uomo, ma il Vangelo l'ha accresciuta e resa ragionevole.

Sono padrone di tutto e non possiedo nulla: ho niente e sono il più ricco perché nessuno ama le creature e le possiede come colui che le ama e le possiede unicamente per il Signore.

Devo andar oltre e mi fermo. Non ti rinnego, Signore, se Ti guardo negli occhi d'una Tua creatura. Mi attende il Regno, che m'hai preparato, ma ogni "villaggio" mi offre un po' del tuo Regno.

Non c'è un'antichiesa nelle cose: c'è so tanto nel mio cuore. Nessuna gioia è antireligiosa, nessuna conquista dell'intelligenza, nessuna tecnica è antispirituale se Dio è nella mia gioia, nella mia intelligenza, nel mio lavoro.

Se il mio occhio è divino, tutto è divino ...