PICCOLI GRANDI LIBRI  Primo Mazzolari
    TEMPO DI CREDERE

... SOLO I VIOLENTI ...

«ed essi gli fecero forza ».

Molti conoscono il "compelle intrare" nei riguardi del prossimo, ma lo applicano spesso con spirito anticristiano.

Per esercitare una coercizione sulla libera volontà altrui, basta una natura poco sorvegliata dalla carità, la quale sia persuasa che la letizia della Casa aumenti col numero, mentre è certo che i veri credenti non si contano al pari delle milizie o dei greggi.

Ne viene di conseguenza che parecchi scorgono senza fatica nella storia degli uomini di Chiesa gli antesignani delle loro intolleranza e credono di essere in regola col Vangelo, per il fatto che qualche prelato l'ha dimenticato.

Di ben altra natura e più significativo è "il far forza" a Cristo perché stia con noi. Ci vogliono disposizioni di Fede che raramente s'avverano, e slanci così audaci che possono venir giudicati dai benpensanti temerità o follie.

Cosa non fu detto e non si dice di quanti osarono avventurare la maestà del Signore nei problemi più acuti e negli ambienti più malfamati del nostro tempo !

L'eretico non è più colui che diminuisce o sproporzione la verità, ma chi, avendola presa sul serio e sul serio credendovi, ne riconosce la forza redentrice e vuole ad ogni costo impegnarla nelle realtà urgenti e minacciose.

Al coro di condanna della gente di casa, fa eco volentieri la gente di fuori, i più logici e i più intuitivi, quelli cioè che non potendo sopportare l'intervento indiscreto e pericoloso del Vangelo, lo parano, costituendosi paladini della purezza della dottrina e del decoro della Chiesa, la quale non deve contaminarsi in affari terreni.

La Chiesa non ha mai avuto tanti e così disinteressati difensori della propria spirituale dignità. Appena uno dei suoi figliuoli più vivi s'avventura in terreno minato e riservato ai «figlioli degli uomini», l'allarme viene dato con precipitosa sollecitudine. E in casa v'è chi crede alla sincerità di queste premure e si fa forte con gli argomenti di quei di fuori per dire agli incauti e agli inquieti: - Vedete come vi giudicano ? -.

Tali abdicazioni non si fanno, certi prestiti non si contraggono se non quando la cristianità è a corto d'anima.

A quali condizioni Cristo può essere impegnato nelle più gravi ed urgenti necessità dell'ora ?

A nessuna condizione se non quella d'impegnarvelo veramente.

La nostra spiritualità borghese insinua ad ogni momento la questione del metodo. Occorre un piano d'attacco, una conoscenza perfetta delle difficoltà, un'esposizione ragionata e documentata dei piani da applicarsi dopo aver smantellato fino all'ultima pietra i baluardi nemici.

La tattica ha preso il sopravvento sulla fede, il calcolo sul rischio, la tecnica sull'anima, così che nessuno si muove perché la preoccupazione del come si marcia ha paralizzato la forza che occorre per camminare.

C'è nel Vangelo una risposta già fatta per ogni problema umano ?

Lo si afferma da tante parti e con tal tono di sicurezza che molti scambiano il Vangelo per un magazzino di abiti già confezionati. Non c'è che il disturbo di provarli per essere sicuri che vanno bene.

Il Vangelo non ha una soluzione, è una soluzione, la quale non esce bella e pronta dalle pagine del Libro divino né dalle esperienze o dall'insegnamento della Chiesa, ma viene, di volta in volta, la soluzione, man mano che, come fermento gettato nella pasta, lo spirito del Vangelo solleva e piega la realtà verso le sue conclusioni salutari.

Quali siano queste conclusioni, quali aspetti prenderà un mondo fermentato dal Vangelo, nessuno lo può sapere in precedenza, e certe previsioni indispongono gli uomini seri, che non sopportano nessuna retorica in cose di grave momento.

Quello che importa è di forzare il Signore a entrare nella fabbrica, nella miniera, nel partito, nella classe, nello Stato, nell'ospedale, nella scuola, in una testa, in un cuore.

Ho detto - il Signore, - ma non la sua effigie, che può essere messa dappertutto insieme a tante altre, e con poco significato e quasi nessun impegno se non quello di collocarlo o di toglierlo a seconda degli uomini e delle convenienze.

Quando gli Apostoli hanno fatto "entrare" il Vangelo tra i gentili non potevano prevedere le reazioni e immaginare la nuova società che ne sarebbe uscita.

Battezzando gli schiavi di Roma, S. Paolo aveva forse il pensiero alle conseguenze che la nuova dignità di figliolo di Dio avrebbe avuto nel campo economico e sociale ?

Se uno ha fede nel fermento evangelico, deve lasciarlo operare senza porgli limiti o condizioni di sorta. Guai se mi preoccupo in precedenza di salvare questo o quell'interesse, questa o quella costituzione, questa o quella civiltà! Devo essere pronto a tutti i crolli, pur soffrendone nella mia, breve umanità tutti gli strazi.

Perché indisponiamo col nostro Vangelo ?

Perché lo predichiamo pregiudicato dai nostri concetti parziali. Se ho davanti dei perseguitati o degli oppressi o dei poveri, subito mi preoccupo, presentando loro il Vangelo, di mantenerli mansueti, evitando di parlare alle loro particolari sofferenze di gente percossa ed avvilita. Voglio salvare la carità, e per salvare la carità smorzo il Vangelo, togliendo la capacità germinativa al seme : ed il sale non sala più, ed il fermento non più lievita.

Per il momento ho evitato una esacerbazione, ma ho impedito che quelli divengano cristiani e trovino durevolmente nel Vangelo la loro pace e la forza di una carità che, senza negare il male ricevuto, sa superarlo e trasformarlo in bene comune.

Il dovere del cristiano è di far entrare in tutta, la massa tutto il fermento evangelico, lasciando in disparte ogni timore. C'è una regola provvidenziale della fermentazione, la quale non esclude gli inconvenienti. In molti domina più la paura delle fermentazioni eccessive che la fiducia nella forza divina e regolatrice del fermento, e pretendono di dar leggi o consigli allo Spirito o di misurarlo secondo proporzioni e criteri che non hanno sempre in loro favore neanche la purezza d'intenzione.

I Due, che forzano il Cristo a star con loro, non sanno di preciso il perché: hanno niente da offrirgli né da domandargli. Basta che si fermi: il resto verrà.

Ma per far questo ci vuole, insieme a una grande fiducia in ogni rimedio escogitato dagli uomini, una gran fede: due condizioni che non s'avverano facilmente, poiché gli stessi più seri tentativi di una azione sociale cristiana, s'appoggiarono alla sapienza della dottrina più che all'impulso del fermento.

Non è ciò che si tenta, né il metodo dell'azione, né il titolo che v'aggiungiamo, né le soluzioni immaginate secondo il Vangelo, ma la realtà del Vangelo comunicata a mo' di lievito alla realtà umana, che ci darà la nuova cristianità.

Invece d'impegnare il Cristo in ogni problema, preoccupiamo i problemi con le nostre vedute concettuali, così che risulta cristiano ciò che è conforme ai nostri criteri e anticristiano ciò che cresce in altro modo.

Ancora una volta l'uomo, per troppo fare, rischia di compromettere il seme.

- Diceva ancora: Il Regno di Dio è come un uomo che getti il seme in terra, e dorma e si levi, la notte e il giorno. Il seme intanto germoglia e cresce nel modo ch'egli stesso ignora. La terra da se stessa dà il frutto: prima l'erba, poi la spiga, poi, nella spiga, il grano ben formato. E quando il frutto è maturo, subito ci vi mette la falce poiché la mietitura è venuta. - (Mc. 4, 26.29).

Mentre gli uomini dormono può darsi che venga il nemico e semini delle zizzanie in mezzo al grano ... Ma il grano cresce lo stesso, la mietitura viene lo stesso, e al tempo della mietitura ci sarà uno che dirà ai mietitori: - Cogliete prima le zizzanie e legatele in fasci per bruciarle; ma il grano raccoglietelo nel mio granaio.

Non potrebbe essere meglio definito il nostro apostolato e i limiti di esso.

Forse è provvidenziale quest'ora di spaventosa impotenza perché ci persuadiamo che è necessario abbandonare ogni questione di metodo, di forma, di organizzazione, per riprendere l'unico gesto e l'unico lavoro che urge, quello del Seminatore che esce a seminare dappertutto, lungo la strada, nei luoghi rocciosi, sulle spine, nella buona terra.

Perché il primo dovere dell'ora è seminare; l'unico dovere, seminare.