PICCOLI GRANDI LIBRI  Primo Mazzolari
    TEMPO DI CREDERE

CI SEI TU!

- ... ed Egli entrò per rimanere con loro... -

S. Giovanni dice lo stesso, quando racconta il Natale del Verbo: - E il Verbo si è fatto carne e prese dimora in mezzo a noi -.

Il Mistero è un fatto che continua. La memoria soccorre la fede, ma più che la memoria, il vedere come il Signore entra tutti i momenti nel nostro mondo per rimanere con noi. La nostra miseria ferma l'Onnipotente; la mia stanchezza misura Dio.

Una stalla, la casa di un ladro, una taverna, non importa; ogni giorno c'è un Cristo che si ferma con me, che scende nella mia povertà, e accetta la mia miserabile ospitalità.

Ogni giorno, per chi crede, è Natale.

Cristo nasce anche oggi. Vado a vederlo. Cosa Gli dirò ?

A Natale tutti gli possono parlare: qualche cosa tutti Gli dicono, perché quand'Egli nasce «nel mezzo della notte si fa un gran silenzio, e alla Parola onnipotente che discende dalle sue sedi regali» le povere voci create s'accostano e parlano.

Volete che non Gli parlino il bue, l'asino, le pecore del Presepio? E la paglia del suo giaciglio non Gli dirà nulla? E gli Angeli non volete che Gli portino il desiderio delle stelle e i sospiri della notte ?

Un bambino non dà soggezione. Perfino i mendicanti parlano ai bambini che incontrano per la strada: perfino la gente che non sa o non osa rivolgere la parola ad anima viva, davanti a un bambino si fa coraggio. Un bambino capisce ogni lingua. Egli non è ancora salito sulla Torre di Babele.

Capisco adesso perché l'onnipotente si fa bambino: perché l'onnipotenza si veste della più grande impotenza, e chiede a tutti, ed ha bisogno di tutto, anche di una stalla abbandonata, del fiato di un asino, di un po' di paglia, di una taverna ...

Capisco adesso perché il Signore entra nella taverna di Emmaus. La taverna, come il Presepio, è la casa dell'Accondiscendente, la scuola che confonde i savi e depone i potenti.

Che strana maniera di confonderci e di deporci !

Noi ci vestiamo di ferro e di acciaio: ci mettiamo intorno fortezze di cemento e campi di mine; ci serviamo di ordigni che vomitano fuoco e morte. Vantiamo la nostra forza uccidendo.

Che povera forza una forza che uccide !

Mentre il Forte si veste di povera carne, una carne che ha freddo, che ha fame. Già piange, già sanguina questa povera carne di un Dio fatto bambino, di un Dio fatto pellegrino.

Noi ci barrichiamo, scaviamo trincee, tracciamo limiti... e l'inaccessibile, l'inviolato, l'Eterno entra nel tempo, scende sulla terra, prende dimora fra gli uomini, toglie il limite fra l'infinito e il finito, tra l'umano e il divino e si mette a servizio di tutti, alla mercé di tutti ...

Quale temerità! O non ci conosce, o la sua carità è così grande che può passar sopra a tutte le misure e a tutte le precauzioni della nostra saggezza.

Qualunque cosa T'accada, Signore, non potrai incolpare che te stesso: se un giorno Ti metteranno in croce non potrai dire: io non l'ho voluto.

Ci hai posto in tentazione di mancarti di riguardo. Un bambino che nasce in una stalla, anche se gli Angeli lo circondano, non può essere un personaggio di riguardo.

Infatti, tutti vengono a vederlo: tutti gli vogliono parlare e nessuno si fa annunciare.

Vorrei parlargli anch'io, vorrei parlargli solo, cuore a cuore.

Aspetterò un poco:

- Signore ...

Oggi dovrei parlargli di me; ma non posso: ho vergogna a parlargli di me.

Io possiedo ancora una casa, un focolare, una chiesa, una patria. Non è ancor venuto nessuno a comandarmi di sgombrare: nessun aeroplano ha lanciato bombe sulla mia casa; nessun morto tra i miei...

Di guai non ne manco, ma son guai fabbricati da me, dal mio benestare che può prendersi il lusso di contare che gli manca questo e quello. E quando uno sta bene, non rappresenta nessuno all'infuori di se stesso.

Io non sono la voce di nessuno. E se non sono la voce di nessuno, con quale diritto voglio parlare a Uno che è "tutti" ?

Davanti all'uomo, solo chi sta bene ha diritto di far sentire la propria voce. Solo chi sta bene ha dei diritti davanti all'uomo: solo chi ha, qualche cosa è qualcuno davanti all'uomo.

Ma davanti al Presepio, come nella taverna di Emmaus, è qualcuno solo chi ha niente. Gli può soltanto parlare uno che ha niente.

Se uno fa gli affari su quelli che muoiono in trincea o in mare, non ha diritto di parlare.

Se uno non ha fame e sete di giustizia per tutti i depredati, per tutti gli oppressi, non ha diritto di parlare.

Io non ho diritto di parlare. Il mio benessere mi oltraggia: il mio egoismo mi schiaffeggia: la mia comodità mi diminuisce fino a togliermi ogni diritto di parola.

La notte pare schiarirsi sotto le stelle divenute vicine, molto vicine e meno indifferenti per quello che accade quaggiù.

Voglio domandare al silenzio della notte, alla desolazione dei campi, alle lacrime dei poveri, dei perseguitati, degli orfani, delle vedove, al lamento dei feriti, al grido degli esuli e degli oppressi, ai morti di tutti i cimiteri vecchi e nuovi: ... la voce che sola ha diritto di parlare a Cristo.

Voglio che qualcuno m'impresti il diritto che ho perduto, la dignità che ho rifiutato, rifiutandomi al dolore.

Sono disposto a "vendere" tutto per riavere quella comunione con l'umanità lacerata e crocifissa che sola può dare voce alla mia preghiera e aprire i miei poveri occhi.

Suonano le campane della mia Chiesa. Che strano suono! Non sembrano neanche le mie campane. Ma io, le ho sentite ancora queste campane. Natale del '18: una foresta ai confini del Belgio. La stessa solitudine, lo stesso silenzio ... : a l'improvviso, un suono di campane ... dopo tanti mesi di cannone.

Finalmente la pace in un suono di campane: tutta la stanchezza che cede, in un suono di campane: tutta la sospensione dei cuori, in un suono di campane; tutti i lutti, tutte le speranze in un suono di campane.

Come mi sembra lontana la casa, la Chiesa, la Patria !... E sono a due passi: le porto in cuore e me le sento così perdute, così fragili, così inesistenti ... Non ho più nulla di mio. Di mio, in questo momento, non ho che l'urlo delle sirene di allarme, lo scoppio delle mine, il sibilo dei siluri che squarciano le carene, il bagliore degli incendi, il pianto degli orfani, il lamento dei prigionieri, l'inguaribile nostalgia dei profughi, le croci di legno.

Sono un senza-patria anch'io, un senza-chiesa, un senza-casa: sono un disperso, un prigioniero, un morente: un gemito, un lembo d'umanità flagellata e percossa, una croce di legno.

Adesso ho diritto di parlarTi.

Signore, sto male. Ma perché Ti sei fermato fra noi, perché hai voluto fermarti tra noi un'altra volta, è tutt'altra cosa !

Non Ti chiedo nulla: mi basta che Tu sia con noi. Noi possiamo divenire anche più cattivi, ma se Tu resti, anche questo grosso male passerà. Signore, grazie ! Mi sento meno male al cuore. C'è già qualche cosa di nuovo, oggi: ci sei Tu!... Emmaus non è più Emmaus perché ci sei Tu !