PICCOLI GRANDI LIBRI  Primo Mazzolari
    TEMPO DI CREDERE

 - E LO RICONOBBERO MENTRE SPEZZAVA IL PANE

 Inginocchiato in un angolo della Taverna di Emmaus, guardo al Mistero che si compie nelle mani del Pellegrino.

 Lo guardo come dei, poveri occhi possono guardare a tanto Sacramento, col pensiero a qualche fratello smarrito che non riesce più a ravvisarvi la Presenza, ma che tuttavia è attratto verso il Mistero da non so qual forza o memoria.  Mi faccio aiutare dal suo smarrimento, che diviene un segreto aiuto alla mia indigenza, perché quando so che c'è alla porta qualcuno che chiede, mi è più facile trovare per lui e per me.

Vi sono accostamenti eucaristici che anche un lontano può capire.  Se essi non s'innestano direttamente nella profondità del Mistero come deve esser visto da un uomo di dottrina e di fede, introducono e mantengono i lontani nell'influenza dell'Eucarestia, che dalla sfera dell'inaccessibile si comunica all'umano, lo sorregge, lo dilata, lo compie.

 

Per uno strano contrasto col linguaggio divenuto quasi mistico, nella nostra generazione, più materialistica della precedente, il senso del Mistero va affievolendosi in modo preoccupante.

Non lo esclude di proposito né lo nega brutalmente: non se ne occupa, non lo sente.

I giovani soprattutto fanno capire anche troppo che ogni bene che la mano non raggiunge, non è che un sogno.

Non v'è differenza tra chi nega apertamente e chi, pur non negando, non si prende neanche il disturbo di vedere se di là del breve spazio della propria esperienza sensibile la realtà continua.  Chi nega brutalmente fa uno sforzo che può anche celare inquietudine o incertezza, mentre questo placido fermarsi alla prima mostra, questo tornar indietro appena raggiunto il limite della propria passeggiata di pensionati, senza provarne pena o curiosità, mi sembra accettare la prigionia come cosa naturale.

Un romantico parlerebbe di ali infrante, di raccorciamento di respiro: io m'accontento di vederci una diminuzione dell'uomo, un distacco dalla realtà, una minore partecipazione alla vita che è universalità.

 

Quando si tratta del mio essere o del mio valore umano o della mia vita, non mi domando se una cosa è possibile, e nel caso nostro se il raggiungimento del Mistero attraverso la mia intelligenza o la mia cordialità, è possibile: sento di poter osare, di dover osare prima ancora di sapere se vi riuscirò.  Non è giusto che m'impoverisca, tagliandomi fuori dalla realtà col pretesto di star meglio.

Non son quaggiù per star bene, ma per crescere e divenire uomo.  E se altri, con la scusa di darmi agi e tranquillità, mi rinchiude nella stretta prigione dei sensi e m'impedisce di pensare che c'è spazio oltre il mio passo breve, orizzonti oltre il mio sguardo, che la vita continua anche quando qualche cosa di mio si dissolve, che ci sto a fare quaggiù così addomesticato, anche se l'addomesticamento mi vien lautamente pagato ?

Che povera moneta di cambio !

Ora, nella nostra religione (e questo mi par di capirlo proprio in questo momento del Pane), oltre la dottrina c'è qualche cosa di afferrabile e di inafferrabilmente sensibile che ci salva dalla tentazione di chiuderci nel materiale, con la scusa che, limitandoci, si conosce e si domina meglio la natura.

L'Eucarestia è il momento più efficace di questa educazione al mistero che ci circonda e ci preme.

 

Contro tutte le apparenze, a disfida di tutti i sensi che vengono meno, ecco il Cristo in un po' di Pane: in una briciola di materia creata, l'Increato; l'Invisibile, in un attimo di visibile; l'Eterno, in qualche cosa che appartiene al tempo.

La nostra mentalità ne esce profondamente commossa e quasi addestrata a vedere la realtà incontenibile nella cornice che ho davanti ai sensi, quella realtà che veramente incomincia ad essere, almeno nel senso che per me è l'unico senso, quando finisco di vedere, di toccare, di pesare, di ragionare.

Solo allora sono un evaso nel significato migliore della parola, un uomo libero.  Il "fatto" dell'Ultima Cena e della taverna di Emmaus, continuato fino a questa mattina sotto i miei occhi, mi introduce, senza che me n'accorga, in quel mondo incommensurato e incommensurabile, che i piccoli uomini si sforzano di sprangare con la scusa che è il mondo dei sogni.  Ma forse non si è mai così desti né così vivi né così veri come quando si sogna.

E non è un sogno anche quello che ognuno prova, allor che chini sulla più piccola creatura, il quasi-niente di essa ci si sprofonda sotto lo sguardo e qualche cosa che oscura la meraviglia del mondo delle stelle ci sorprende e ci abbaglia?  La briciola diventa un mondo.  C'è qualcosa di eucaristico in ogni creatura, e chi scorge, con la Fede, la Presenza nel Pane, finisce per scoprire che tutto è mistero, e che ciò che tocco e capisco non è che l'attimo, l'apparenza o il velo di una realtà che mi sorpassa infinitamente.

Quando esco dalla mia Chiesa, come i Due che escono dalla Taverna, il Mistero che ho visto e adorato nell'Ostia rifulge ovunque, e questo povero vero mondo divenuto tragicamente troppo angusto a motivo del mio materialismo, s'allarga meravigliosamente, e ogni creatura prende le proporzioni della briciola di Pane davanti al quale mi sono inginocchiato, adorando.

 

L'Eucarestia non è soltanto la Realtà ma il fermento del bene.

Questo poveruomo che si è dato un limite di fronte alla realtà sensibile, si è dato un limite anche di fronte alla realtà morale.

Io non sono contento né di quello che faccio né di quello che vedo fare nel mondo.  Vorrei mutarmi e mutare.  Se mi ci provo, se mi metto contro corrente, quasi tutti mi giudicano un pazzo e mi suggeriscono di scavarmi una trincea per ripararmi dal fuoco divoratore dell'egoismo altrui E che il mondo si perda ! ... -.

Lo sforzo morale ha ceduto davanti a un'implacabile volontà di dominio.

Dall'ordine morale siamo passati all'immoralismo assoluto.  Dopo aver perduto la fede nel miglioramento dell'uomo, abbiamo rinunciato ad essere fermento di bene per farci oppressori.

Contro questa vecchia tentazione, ringiovanita incredibilmente oggi giorno, l'Eucarestia si presenta come fermento di tutti gli sforzi morali e l'appoggio e la fiducia del bene che sarà.

Chi si comunica, entra "in vigilia": è di fazione per sollevare il mondo dal male, senza pretendere che altri faccia prima di lui e con lui.  Nell'Orto degli Ulivi pretende forse il Maestro che i Discepoli vigilino la sua agonia nella lotta contro le "tenebre ?".

La mia Comunione è il Cristo che resta contro il mio tentativo di fuga di fronte al male travolgente: il Mistero di bene contrapposto al mistero del male: un bene attivo, operante senza stanchezza, senza sfiducia, senza tornaconto, senza voltarsi indietro per vedere se qualche cosa cresce, se qualcuno ci segue.

 

E com'è fermento di bene, è pure ravvivamento e restaurazione di ogni ideale.  Qualche cosa ogni giorno s'oscura nella chiarezza della mia visione spirituale: l'esperienza mi consuma e mi brucia la freschezza degli inizi.

Si invecchia precipitosamente, e nessun specifico vale a fermarci sulla china di una decadenza che è dello spirito come del corpo.

 

Il Mistero di Emmaus e di tutti i giorni è la "novità" di oggi e di ogni giorno: un riaffacciarsi dell'effimero sull'eterno, del mortale sull'immortale, la primavera divina sull'inverno del tempo: la Presenza dello Spirito che ricrea ogni cosa restituendola alle ingenue proporzioni del pensiero divino.

Dio nelle sue creature, l'ideale sempre vivo nella nostra impotenza quotidiana, è il dono di una giornata che si chiude nell'oscurità di una taverna, vinta dalla luce inconfondibile del Pane spezzato sopra una Tavola, divenuta Altare di tutti gli olocausti e di tutte le ascensioni, sotto lo sguardo stupito dei Due, che, senza capire, si sono impegnati nella più grande battaglia del bene che conosca la storia.

 

E la visione eucaristica sale ...

In certe mattine di giugno, appena apro la finestra mi vien dentro un campo di spighe, che mi abbraccia gli occhi e il sogno.  Sogno due mani pure che contro il sole alzano sulla distesa biond'azzurrina il Tuo Pane, o Signore, senza ostensorio, come all'Elevazione.

 

Dopo, nella Messa, allor ch'io stesso ripeto tremando il gesto augusto del Mistero, vedo la mia Chiesa mutarsi in campo e tutte le spighe curvarsi.  È la fatica della mia gente che, adorando, si salda nell'Agonia e nel Dono del Signore.

Essa ha preparato il Pane dell'adorabile Presenza.  L'Ostia, al pari della Croce, son braccia e cuori che s'incontrano.  Quando alzo il Pane, esalto la carità di Dio e la fatica dell'uomo: porto nel cuore del Signore, che le ricovera e le riposa, le opere del mio popolo laborioso.

L'uomo s'è incontrato con Te nel pane, ancor prima che Tu lo facessi per noi Pane di Vita.  Tu celebrasti con lui sotto il sole un primo sponsale: lo volesti compagno nel campo prima che sull'altare. I miei contadini non s'accorgono, allorché seminano zappano e mietono, delle invisibili braccia che hanno vicino e che lavorano senza tregua, anche quando essi dormono o sono stanchi e malati.  E quando sono in Chiesa non vedono che il Pane da loro offerto porta il segno di tutte le comunioni naturali, suggerisce tutte le riconoscenze, è compendio e memoria di tutti i doni.

 

Sono malato di grandezza e di primi posti..

Incapace di sboccare sull'Eterno e sull'Immenso, m'affaccio con arsura alla ribalta del mio piccolo mondo.  Scrivo il mio nome sui muri ed in fondo alla pagina.  Ho fretta di mostrarmi, di farmi conoscere, di parere ... Domani non sarò più !

Mi esibisco come merce avariata ... Mi spingo verso dubbie originalità per far colpo, per essere qualcuno ... : disposto a prendere l'anonimo se c'è da guadagnar di più e senza rischio.  Mi fa paura il silenzio: mi fa paura il nascondimento, più del male.

Guardo il Pane.  Silenzio senza limiti: uniformità senza rilievo: realtà senza apparenze se non di pane che non è più: Dio nascosto ...

Signore, ho vergogna del mio niente che si fa idolo !

 

È piccola l'Ostia..., e basta per un Dio... Anche una briciola Gli basta!  Anche la briciola vale tutto, tutto l'Amore.  Onnipotenza dell'Amore !

Io ho una casa, un campo.  Voglio due case, due campi ... : tante case, tanti campi.  Ragiono così: - se moltiplico il mio avere, moltiplico il mio star bene -. Costruisco col mio stolto ragionare un rapporto tra quantità e felicità, come se la felicità la si potesse spremere dalle creature.

Più tardi - beato chi ci arriva, comunque ci arrivi, anche col cuore rotto! - m'accorgerò che i campi, le case e le altre cose ancora possono talvolta arrivare.  Ma la felicità non ha il loro passo.  Essa non si lascia condurre, non si lascia comprare. Ecco, va lontano, ognor più lontano ...

La piccola Ostia, la briciola che è tutto il Signore, a questo pover'uomo, mercante di felicità, insegna che la felicità è Qualcuno: Tu, mio Signore. Se no il povero sarebbe fuori dal Banchetto, e nessuno potrebbe credere né alla Tua Giustizia né alla Tua Carità.

 

Il Pane Eucaristico non si conserva al di là del giorno se non per i morenti.  Pane quotidiano anche l'Eucarestia: vero Pane quotidiano, che si benedice ogni giorno, che ogni giorno si rinnova perché l'uomo avverta la continua Presenza e la inesausta Carità del Signore.  L'Ostia è un Pane che non s'accumula.

Ogni soverchia sollecitudine del domani è un affronto alla generosità del Padre, un manco di fiducia, un'incomprensione eucaristica.

Povere casseforti degli uomini!  Poveri sotterranei blindati delle grandi banche, vere cattedrali dell'illusione!  Non val la pena assalirvi: non custodite che cifre !

Il Pane vero della vita è nel Tuo amore, nella Tua terra, nella Tua pioggia, nel Tuo sole, e nelle mani degli uomini che lavorano con Te, o Signore.

 

Pane Eucaristico : pane che si spezza e si dona.  Fractio panis è il primo nome della Messa. - «Prese il pane, rese grazie, lo benedisse, lo spezzò e lo diede ai suoi » -. Il gesto della mamma che distribuisce il pane ai figlioli.  La mamma ha se può dare: gode nel dare. Quale lezione per noi che vogliamo tutto e non abbiamo mai nulla per gli altri !

Il mondo è così: mani che si chiudono, occhi che non vedono, cuori di pietra.

Chi spezza il pane quotidiano come si spezza il Pane eucaristico, fa la giustizia e gusta il sapore del pane e di ogni creatura.


Il Pane Eucaristico è un Pane di Comunione. Il sacerdote che alla balaustra passa e ripassa con la mistica "navetta" tesse il vincolo che ci connette tutti nel Signore.  Se uno solo degli uomini resta fuori del nostro cuore, la Comunione non è piena.

Nell’Eucarestia ciò che davvero spaventa non è il Mistero del Corpo del Signore, ma il Cristo fatto umanità: non è l'Ostia, ma l'umanità che è nell'ostia.

«Il Signore ci ha preparato una Mensa... ». Quando si torna a casa intristiti dalla durezza degli uomini, la mensa che ci raccoglie, le facce che si hanno d'intorno, la mamma che ci guarda con occhio, così diverso degli altri, fanno scendere e scomparire l'amarezza.  Si dimentica il male e ci si riconcilia col dovere e con la vita perché qualcuno ci vuol bene.

Così l'amore sovrabbondante di Gesù nell'Eucarestia ci fa ritrovare i fratelli al posto dei nemici. 

- Tutti cattivi: tutti menzogneri: tutti egoisti!... - Spaventosa tentazione.

- Anche quelli di casa nostra?  No, no.  Quando si ritorna a casa si respira e si riposa.  Queste son facce buone: qui siam tra i nostri !

La Comunione ci riconcilia.  Alla Mensa di Gesù troviamo la nostra vera famiglia ... Siam tutti fratelli.

Anch'essi furon cattivi con noi: lo potranno ridiventar subito perché la vita è fragilità e pericolo.  Non importa.

Che bella faccia in questo momento ! Hanno riconosciuto e rinnegato il proprio male: hanno desiderato di essere buoni: hanno il desiderio del bene.  Qual grande bontà !