PICCOLI GRANDI LIBRI  Primo Mazzolari
    TEMPO DI CREDERE

CREDERE PER CHI NON CREDE

 - Ora, lascia che il tuo servo si incammini verso la pace, 
poiché i miei occhi hanno veduto il Salvatore. -

(Lc. 2, 29).

 Ma per ognuno di noi, cui nulla fu promesso, «vedere il Cristo del Signore», più che una gioia, è un impegno.
La gioia è nella sorpresa, quando, guardandosi l'un l'altro, si dicono: - Non ardeva il nostro cuore mentre Egli ci parlava per via ? -.
Ora, i Due capiscono anche i più piccoli particolari dell'incontro, il suo camminare con loro, il suo domandare, il suo fermarsi mentre pareva dovesse "andar più oltre", e tacitamente si rimproverano di non aver visto prima.
C'è voluto "la Memoria della passione", perché i loro poveri occhi s'aprissero sul volto del Cristo, nascosto sotto la stanchezza del Pellegrino.

Fu un attimo.

Anche la gioia del credere è breve.

Alla Maddalena Egli ingiunge: - Non mi toccare; va’ dai miei fratelli -.

Nella taverna, «sparisce subito dinanzi a loro».

Più in alto della gioia di vedere, la certezza di aver veduto: più in alto della certezza di aver veduto, il dovere di chi ha veduto, perché nessuno crede per sé, come nessuno vive e muore per sé.
La mia fede è mia e di tutti coloro per i quali il Signore me l'ha data.  Essi hanno diritto su questo "deposito" che appartiene a me come a loro e tutti vi possono attingere ...

Et vos qui non habetis praetium, bibite cum laetitia.

Chi crede non è che l’amministratore del multiforme dono del Signore, il quale, se è stato raccolto nella mia anima piuttosto che in quella di un altro, non lo si deve a una capricciosa disposizione del Signore, ma alla sua sapientissima carità che mi fa obbligo di «dare gratuitamente quanto gratuitamente ho ricevuto».
L'occhio che ho, è per il cieco: il piede, per lo zoppo, il denaro per il povero: la Fede, per chi non crede.
Soltanto così, Dio è giustificato di una distribuzione di doni, ove l'equità quantitativa non è rispettata.

E' vero che di fronte a un dono interamente gratuito nessun lamento è ragionevole; ma chi può impedire al nostro giudizio di stabilire un confronto che, se concettualmente non scalfisce la giustizia divina, mi disamora di essa?  Più che nella considerazione astratta di un diritto che non ho e che nessuno ha, trovo che il Signore è giusto perché chi ha ricevuto senza alcun merito, ha ricevuto per me, possiede per me.  In più, egli non ha che la responsabilità di custodire e di fare il dono per il bene comune.

Fare per gli altri è un po' più costoso che dare agli altri.  Può forse uno cavarsi l'occhio e darlo a chi non l'ha; tagliarsi il piede e darlo a chi è zoppo?  L'olio della lampada non s'impresta.  Io debbo vedere per chi non vede, essere il piede e l'intelligenza di chi non sa camminare o è corto di mente; accendere la lampada per chi non ha olio.

Invece, me la prendo col povero perché non sa diventar ricco, umilio l'ignorante e mi scaglio contro chi non ha la grazia di credere!

Come sarebbe buono un apostolato, che, invece di preoccuparsi delle cause per cui tanta gente non crede, provvedesse a far vivere la propria fede anche per chi non ha la grazia d'averla !

Tra il ricco che, per sottrarsi allo strano malessere che dà la ricchezza nei confronti dei poveri, si augura che tutti divengano ricchi, preferisco colui che accetta l'impegno di servire i poveri con i mezzi che possiede.

Dio, in Cristo, non rinuncia ad essere onnipotente, ma mette l'onnipotenza a disposizione della sua carità, facendola benefica e amabile all'occhio di tutti.