PICCOLI GRANDI LIBRI  Primo Mazzolari
    TEMPO DI CREDERE

CREDERE CON CHI CREDE

- Non dorme né deve dormire chi custodisce Gerusalemme... -

La stanchezza c'è, ma nessuno dei Due l'avverte più.  La notte c'è, ma non fa più paura.  L'invito di poco prima: - resta con noi perché si fa buio, - non ha più senso.  Hanno visto il Signore.  E chi ha visto il Signore può camminare ... sicut in die.

L'avventura della Fede è qualche cosa di fresco e di chiaro come il mattino.

Oggi, chi ha fede ha scontato in precedenza tutti i crolli ...

Il nostro ottimismo non guarda alle possibili concessioni della tenebra alla luce né ai compromessi, forse già allo studio, tra la luce e la tenebra, suggeriti da stanchezza o da paura reciproca.

Ciò che deve crollare, crolli, è bene che crolli subito ... Ouod vis facere, fac cito.

I tradimenti rompono il cuore, ma è bene che siano consumati prima di uscire dal Cenacolo o prima di farvi ritorno.

Chi ha visto il Cristo, lo vede in ogni creatura e in ogni avvenimento: chi ha ricevuto da Lui, non ha più nulla da domandare né agli uomini né alla storia: chi ha visto l'Immolato ripetere il suo Dono sul tavolo di una taverna, sa che da tale offerta consumata ogni mattina sull'altare del proprio cuore, spunterà la nuova giornata.

 

- ...e levatisi in quella stessa ora... -.

Dove andranno ?

Il mondo non esiste ancora come campo della loro passione apostolica.  Ci vorrà il soffio dello Spirito per lanciarli sulle strade del mondo.

Esiste il Cenacolo.  I Due l'avevano lasciato poche ore prima, senza pena, poiché, quando non c'è più la Fede, gli abbandoni non si avvertono o si accettano senza soffrirli.

Ora, che il Signore è risorto, anche il Cenacolo rivive come rivivono i vincoli verso gli Undici, ai quali portano il loro messaggio di certezza.

Un messaggio agli Undici vuol dire un messaggio alla Chiesa, portato da chi poche ore prima ne era uscito in rivolta.

Nessuno è mai così fuori della Chiesa da non potervi un giorno tornare come operaio inconfondibile: nessuno è mai così nemico della Chiesa da non lavorare inconsapevolmente per essa.

Tutti i persecutori, tutti i rivoltosi, tutti gli eretici hanno tolto e dato alla Chiesa, oscurato e illuminato il suo volto, accresciuta la sua ignominia e la sua gloria.

Una storia che ci mostrasse i guadagni della Chiesa attraverso le persecuzioni e le eresie sarebbe qualche cosa di più di un libro edificante.  Vi impareremmo ciò che stiamo anche oggi dimenticando: come son brevi e corti i pensieri degli uomini malevoli e come, anche per questa via, il Signore fa giungere la salvezza alla sua Chiesa.  Sono nostri benefattori e bisogna voler loro bene. 

I Due portano il messaggio del Risorto «agli Undici e a quelli ch'erano con loro», con sicura fede, umile gioia e sollecitudine riparatrice.

Vogliono farsi perdonare di essere usciti come sono usciti, e di aver visto, nonostante questo, il Signore.

Quando un messaggio del di fuori viene portato con tanto garbo spirituale, si può sperare che venga ben accolto anche da quei credenti, ai quali non si può portare senza rischio qualsiasi voce del mondo dei lontani.

Molti cristiani coltivano la strana persuasione di una sufficienza completa nell'ordine spirituale, per il solo fatto che appartengono a una Chiesa, che è verità e santità piena.

Ci pare che se di qualcosa fossimo tributari verso il di fuori, non potremmo guardare alla pienezza della nostra religione con assoluta fiducia.

Nel pregiudizio c'è un omaggio, ma nell'omaggio un grosso impedimento alla carità e poca intelligenza delle strade del Signore.

 

E' vero che nulla può essere aggiunto alla pienezza della Chiesa; ma ciò che ci viene dal di fuori di essa - che non è mai un di fuori assoluto - ci aiuta a scoprire la verità che la Chiesa custodisce, e ad amare una bontà che forse non avremmo saputo in altra maniera apprezzare e far nostra.

D'altronde, noi crediamo a torto che il vertice della carità lo si raggiunga nel dare.

Gesù ci ha rivelato un aspetto più alto: quello di ricevere in qualunque modo e qualsiasi cosa da tutti.

E' veramente caritatevole colui che, facendo la carità, avverte di ricevere di più di quello che dà: poiché nessuno è tanto ricco in ogni ordine di beni da non avere bisogno della mano di un altro.

I Due che di notte battono alla porta del Cenacolo sono dei profeti più che degli apostoli.

Nella Chiesa, accanto alla gerarchia e nella obbedienza di essa, il profeta ha il suo posto e la sua missione.

Egli è l'uomo che il Signore sceglie nelle ore difficili e gli affida i compiti più delicati e urgenti.

I grandi santi sono profeti, come può esserlo anche l'ultimo cristiano o uno di fuori.

Nei Due troviamo la fisionomia del vero profeta.  Essi non dicono agli Undici: - Abbiamo visto il Signore perché siamo usciti, dal Cenacolo -.

Non oppongono cioè, la strada alla Chiesa, la taverna al Cenacolo.  Raccontano «le cose avvenute loro per via e com'era stato da loro conosciuto nello spezzare il pane», ma così dimessamente da farsi perdonare che il Signore abbia avuto pietà del loro andar lontano.

Mentre camminano verso Gerusalemme, essi non pensano neanche che il Signore non si sia ancora manifestato agli Undici.

Sanno di portar una bella notizia, non una novità.

Hanno visto il Signore e vogliono inserire la loro personale e breve certezza nella certezza immutabile e continua della Chiesa.

Per il solo fatto che hanno visto non si credono superiori, ma tornano fra gli Undici per conservare la loro visione e saldarla nel patrimonio comune.

All'infuori di Pietro, nessuno degli Undici aveva visto il Signore, ma poiché avevano resistito alla tentazione dell'ora desolata, la certezza che «il Signore è veramente risuscitato» era l'aria nuova del Cenacolo.

«E trovarono adunati gli Undici e quelli che eran con loro, i quali dicevano: il Signore è veramente risuscitato ed è apparso a Simone».

Chi ritorna alla Chiesa, da qualsiasi esperienza egli torni, viene a confermare ciò che Pietro ha visto e che gli altri credono sulla sua parola.

I Due hanno visto il Signore fuori del Cenacolo: Pietro ha visto il Signore fuori del Cenacolo: la Maddalena ha visto il Signore fuori del Cenacolo.

La Fede è conservata nel Cenacolo, ma vive, si manifesta, opera e conquista fuori del Cenacolo.

Nel Cenacolo, quando il Signore appare, ha subito il suo vero volto, ma gli stessi apostoli lo pensano un fantasma.

«Or mentre essi parlavano di queste cose, Gesù stesso comparve in mezzo a loro e disse: - Pace a voi! - Ma essi, smarriti, e impauriti, pensavano di vedere uno spirito » (Lc.  24, 36-37).

Fuori del Cenacolo il Signore non si fa vedere subito col suo vero volto, ma è così reale il suo apparire che nessuno ne dubita.

I Due della taverna, che hanno camminato con Lui pellegrino, non pensano a un fantasma: la Maddalena, che vuol baciare i piedi all'Ortolano, non pensa a un fantasma: Pietro, che si butta nudo dalla barca per raggiungere primo la riva, non pensa a un fantasma.

Il Cristo che vediamo lungo le strade e i campi, nelle officine, negli ospedali e nelle prigioni, ha un volto che non combacia esattamente con le descrizioni di una certa teologia concettualista che si tiene sdegnosamente distaccata dal reale.  Ci può essere perfino qualche cosa che urta l’immagine fabbricata dagl'instancabili inseguitori di convenienze intellettuali, ma la teologia viva ci aiuta a riconoscere il volto in ogni creatura.

Perché noi cerchiamo quella faccia del Signore che si rifrange, dalla luce del Mistero quotidiano della fractio panis, sul volto d'ognuno e che costituisce il suo Volto di oggi, come lo può vedere anche chi è fuori del Cenacolo ma non fuori della Chiesa.

Di questi, nessuno o ben pochi hanno la forza di " levarsi " come i Due, e di tornare a Gerusalemme, nonostante la notte e il ricordo amaro di una diserzione vicina.  Chi osa battere alla porta di un Cenacolo che molti immaginano troppo chiuso e con troppa gente che ha paura ?

Qualcuno di quei di dentro deve uscire.

Il mondo attende la nuova Pentecoste, il vento impetuoso che spalanchi tutte le porte delle nostre Chiese : il fuoco che consumi tutte le paure: lo Spirito che «faccia ripetere sui tetti e nella lingua d'ognuno le grandi cose di Dio».

Quel giorno avremo di nuovo una Cristianità in piedi di fronte a una civiltà prona davanti a tutti gli idoli: una Fede che costruirà audacemente sovra le folli distruzioni delle piccole fedi: il nostro Credo cantato su tutte le strade per confondere i canti dell'odio e segnare, per sempre, contro le stolte pretese dei " figli degli uomini ", il libero respiro dei " figli di Dio ".

 

Bozzolo, sabato 14 settembre 1940.
Festa dell'Esaltazione della Croce.