In un volume degli «Acta Apostolicae Sedis» per la prima
volta la cronaca della malattia
che ha portato alla morte un Pontefice. Dalla prima sindrome influenzale del 31
gennaio
ai due ricoveri di Wojtyla al Policlinico Gemelli.
Gli ultimi giorni di Giovanni Paolo II
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La mattina del 31 marzo «un brivido squassante»: sarà
l'inizio dell'agonia.
Durante la Messa dal letto il braccio debole teso per la consacrazione.
Le parole del 2 aprile con voce debolissima: «Lasciatemi andare alla casa del
Padre».
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("Avvenire", 19/9/’05)
LUNEDÌ 31 GENNAIO
«La Sala Stampa della Santa Sede comunicò che le udienze previste per quel
giorno erano sospese a causa di una sindrome influenzale, da cui era affetto il
Santo Padre (...). Il quadro clinico si complicò con una laringotracheite acuta
e crisi di laringospasmo, aggravatasi nella serata del 1° febbraio. Si rese
necessario il ricovero d'urgenza - in autoambulanza attrezzata al centro mobile
di rianimazione - presso il Policlinico Gemelli, che avvenne alle ore 22,50
dello stesso giorno. Il Santo Padre fu ricoverato nella camera a lui riservata
al decimo piano del Policlinico nell'ambito del dipartimento di emergenza,
diretto dal professor Rodolfo Proietti. Ivi fu sottoposto alle opportune terapie
di assistenza respiratoria e ai necessari controlli clinici. L'evoluzione
clinica fu positiva (...)».
GIOVEDÌ 10 FEBBRAIO
«Completati gli accertamenti diagnostici, inclusa la Tac total-body, che
consentivano di escludere altre patologie, il Santo Padre, in auto, rientrava in
Vaticano verso le 19,40. Nei giorni successivi si verificava una ricaduta della
nota patologia respiratoria con fasi alterne, strettamente controllate dal
personale medico vaticano, che assisteva in permanenza il Papa. Il quadro
clinico si complicava per il rinnovarsi di episodi subentranti di insufficienza
respiratoria acuta, causati da una già preesistente e documentata stenosi
funzionale della laringe».
GIOVEDÌ 24 FEBBRAIO
«Una nuova crisi, pur adeguatamente fronteggiata, rendeva indilazionabile un
secondo ricovero presso il Policlinico Gemelli, che avveniva alle ore 11,50. Ivi
veniva posta l'indicazione ad una tracheotomia elettiva che - con il consenso
del Santo Padre - veniva eseguita nelle ore serali del medesimo giorno. L'atto
chirurgico fu effettuato dal professor Gaetano Paludetti, ordinario di clinica
odontoiatrica dell'Università cattolica del Sacro Cuore, e dal dottor Angelo
Camaioni, primario otorinolaringoiatra dell'Ospedale San Giovanni di Roma e
specia lista della Direzione di Sanità ed igiene dello Stato della Città del
Vaticano. L'anestesia veniva condotta dal professor Rodolfo Proietti, ordinario
di anestesiologia e rianimazione dell'Università cattolica del Sacro Cuore.
Presenziavano all'intervento il professor Enrico de Campora, ordinario di
clinica otorinolaringoiatrica dell'Università di Firenze e consulente della
Direzione di Sanità ed igiene dello Stato della Città del Vaticano e il medico
personale dottor Renato Buzzonetti. Il decorso post-operatorio si svolse senza
complicazioni: veniva presto iniziata la riabilitazione del respiro e della
fonazione».
DOMENICA 6 MARZO
«Il Santo Padre, indossando la casula rosa, celebrava la Santa Messa della
IV domenica di Quaresima nella piccola cappella annessa alla sua stanza di
degenza e pronunciava la formula della benedizione finale con voce flebilissima
e discreta dizione».
DOMENICA 13 MARZO
«Il Papa rientrava in Vaticano alle ore 18,40 circa (...). Appena rientrato
nel suo appartamento, si recava in cappella per la recita delle Lamentazioni,
che in lingua polacca commemorano la Passione del Signore. L'assistenza di
guardia medica era costantemente assicurata da un'équipe vaticana
complessivamente composta da dieci medici rianimatori, da specialisti di
cardiologia, di otorinolaringoiatria e di medicina interna, coadiuvati da
quattro infermieri professionali, sotto la direzione del medico personale di Sua
Santità. Era stata attivata una completa attrezzatura e strumentazione per ogni
esigenza tecnica. Nei giorni successivi proseguiva la lenta ripresa delle
condizioni di salute, resa difficile dalla deglutizione molto difficoltosa,
dalla fonazione assai stentata, dal deficit nutrizionale e dalla notevole
astenia. Domenica 20 marzo e mercoledì 23 il Santo Padre compiva un'apparizione
alla finestra del suo studio, muta, limitandosi alla benedizione con la mano
destra».
DOMENICA 27 MARZO
«Il giorno di Pasqua il Papa si tratteneva per circa 13 minuti dinanzi
alla finestra aperta sulla piazza San Pietro gremita di fedeli in attesa del
messaggio pasquale. Teneva in mano i fogli del testo, che, sul sagrato della
Basilica, veniva letto con voce commossa dal cardinale Angelo Sodano, segretario
di Stato. Il Papa tentava di leggere le parole della Benedizione Apostolica,
senza successo, e, in silenzio, con la mano destra benediceva la Città e il
mondo».
MERCOLEDÌ 30 MARZO
«Veniva comunicato che era stata intrapresa la nutrizione enterale mediante
il posizionamento permanente di un sondino nasogastrico. Lo stesso giorno il
Santo Padre si presentava alla finestra del suo studio e, senza parlare,
benediceva la folla che, attonita e dolente, l'attendeva in piazza San Pietro.
Fu l'ultima statio pubblica della sua penosa Via Crucis».
GIOVEDÌ 31 MARZO
«Poco dopo le ore 11 il Santo Padre, che si era recato in Cappella per la
celebrazione della Santa Messa, era colto da un brivido squassante, cui seguiva
una forte elevazione termica sino a 39,6°. Quindi subentrava un gravissimo
shock settico con collasso cardiocircolatorio, dovuto ad un'accertata infezione
delle vie urinarie. (...) Veniva rispettata l'esplicita volontà del Santo Padre
di rimanere nella sua abitazione, ove era peraltro assicurata una completa ed
efficiente assistenza. Nel tardo pomeriggio era celebrata la Santa Messa ai
piedi del letto del Papa. Questi concelebrava con gli occhi socchiusi, ma, al
momento della consacrazione, sollevava debolmente il braccio destro per due
volte, cioè sul pane e sul vino. Accennava altresì il gesto di battersi il
petto durante la recita dell'Agnus Dei. Il cardinale di Leopoli dei Latini (Marian
Jaworski n.d.r.) gli amministrava l'Unzione degli infermi. Alle ore 19,17
il Papa faceva la Santa Comunione. Successivamente chiedeva di celebrare l'ora
eucaristica di meditazione e preghiera».
VENERDÌ 1 APRILE
«Alle ore 6 del mattino, il Papa, cosciente e sereno, concelebrava la Santa
Messa. Verso le ore 7,15 ascoltava la lettura delle 14 stazioni della Via
Crucis e faceva il segno della croce per ogni stazione. Successivamente
desiderava ascoltare la lettura dell'Ora Terza dell'Ufficio divino e di brani
della Sacra Scrittura. La situazione era di notevole gravità, caratterizzata
dall'allarmante compromissione dei parametri biologici e vitali. (...) Il
paziente, con visibile partecipazione, si associava alla continua preghiera di
coloro che lo assistevano».
SABATO 2 APRILE
«Alle ore 7,30 era celebrata la Santa Messa alla presenza del Santo Padre,
che cominciava a presentare un'iniziale compromissione della coscienza. Nella
tarda mattinata egli riceveva per l'ultima volta il cardinale segretario di
Stato e poi iniziava un brusco rialzo della temperatura. Verso le ore 15,30, con
voce debolissima e parola bascicata, in lingua polacca, il Santo Padre chiedeva
"Lasciatemi andare alla casa del Padre". Poco prima delle 19 entrava
in coma. Il monitor documentava il progressivo esaurimento delle funzioni
vitali. Secondo una tradizione polacca, un piccolo cero acceso illuminava la
penombra della camera, ove il Papa andava spegnendosi. Alle ore 20 iniziava la
celebrazione della Santa Messa della festa della Divina Misericordia, ai piedi
del letto del Papa morente. Il rito era presieduto da monsignor Stanislao
Dziwisz con la partecipazione del cardinale Marian Jaworski, di monsignor
Stanislao Rylko e di monsignor Mieczyslaw Mokrzycki. Canti religiosi polacchi
accompagnavano la celebrazione e si fondevano a quelli dei giovani e della
moltitudine dei fedeli, raccolti in preghiera nella piazza San Pietro. Alle ore
21,37 Giovanni Paolo II si addormentava nel Signore.
Il decesso, constatato dal dottor Renato Buzzonetti, era accertato anche
mediante l'esecuzione dell'elettrocardiotanatogramma protratto per oltre 20
minuti primi, come da norma vaticana. Subito accorsero a rendere omaggio al
compianto Sommo Pontefice il cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato; il
cardinale Joseph Ratzinger, decano del Collegio cardinalizio; il cardinale
Eduardo Martinez Somalo, camerlengo di Santa Romana Chiesa e vari membri della
Famiglia pontificia».