DOMENICA

DIALOGO

DIO

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«Non esiste sofferenza umana che non potrebbe essere evitata grazie alla parola giusta,
e non esiste nelle varie disgrazie di questa vita alcuna consolazione autentica,
se non quella che viene dalla parola giusta.
La parola giusta è sempre quella che dice amore».

( Ferdinand Ebner )

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Cristo è il simbolo assoluto, il dialogo originario e fondante il senso di ogni dialogo interumano. Egli stesso afferma: «Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Mt 18,20); se qualcuno si assume la responsabilità del dialogo quotidiano con qualcun'altro, fra loro ci sono "Io", che sono il dialogo stesso.

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In ogni dialogo fra esseri umani c'è la traccia, un alito dello Spirito divino: è il mistero che dona coraggio all’incontro, perché il dialogo è relazione innestata sulla diversità.
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È lo scandalo di un Dio che parla con le prostitute e i pubblicani, che addita ad esempio i samaritani, perché il prossimo di cui parla il Vangelo non è solo colui che aiutiamo, ma anche la persona di cui abbiamo bisogno e, in entrambi i casi, il diverso: l'ultima delle persone che ci saremmo aspettati di incontrare, quella che non vogliamo, ma con la quale possiamo e dobbiamo dialogare.
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Parola e amore esigono lo stesso strappo alla normalità, al nostro rimanere chiusi in vuoti e ridondanti discorsi fatti alle stesse, rassicuranti compagnie.
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«Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato» (Gv 15,12); dialogate fra voi come "Io" sono dialogo, senza altra regola che non sia l'accostamento mai compiuto all'altrui differenza.
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Riconoscere Cristo come dialogo è una sfida grande, che però reca con sé la forza per essere affrontata, perché attraverso essa è possibile accogliere, senza annullarla, la drammaticità della differenza fra Dio e l'uomo e fra uomo e uomo.
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P. Achille Boccia, Pime