MISSIONE SPERANZA

ACCORGERSI

LA VERITÀ NON È UN'IDEA!

LA GEOGRAFIA DEL VANGELO

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«Siamo fratelli! Fratelli, perché figli dello stesso Padre!».

Il cammino verso la Pasqua ci dispone ad ascoltare di nuovo
quel grido di Gesù dalla Croce:

«Padre, perdona loro!».
Un grido che nutre e trasforma il nostro cuore, e lo educa alla pace.

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«Fratello, quella riunione non è per noi: è per i Cristiani!».
Camminavo quel giorno con P. Luigi Pinos, un veterano della Missione del Bangladesh, verso lo stadio di Dhaka, insieme ad una gran folla di Cristiani. Stava arrivando Papa Giovanni Paolo II, in visita al Bangladesh. Era il 1986.
Occorre ricordare che l’esperienza quotidiana dei Cristiani in Bangladesh è quella di piccole comunità disperse e immerse in un mare di non Cristiani, per la maggior parte Musulmani: così si può cogliere l’emozione di tutti, in quella lunga e silenziosa processione, che si snodava per chilometri, lungo il grande viale che dal centro di Dhaka porta allo stadio, nelle vicinanze dell’aeroporto...
La visita del Papa rendeva particolarmente visibile la presenza dei Cristiani in Bangladesh, facendo nascere una nuova consapevolezza in loro stessi e in tutti gli altri.
Io ero ai primi anni di Missione, assorto nei pensieri di chi è all’inizio del cammino. Per P. Pinos, in Bangladesh dal 1948, quel camminare silenzioso era una preghiera di lode e ringraziamento.
Fino alla sua morte (20 Giugno 2001), P. Pinos è sempre stato appassionato della storia della Chiesa in Bangladesh: per noi, era un riferimento sicuro nei momenti di verifica dei vari programmi di Missione. Le sue parole e i suoi scritti ti fanno sentire parte della storia che racconta...
Quella lunga e silenziosa processione in mezzo al traffico quotidiano era testimonianza, annuncio, dialogo. Ci sentivamo popolo in cammino, vicini a tutti, non separati. P. Pinos camminava davanti a me: il suo vestito Bengalese, i capelli e la barba bianchi lo confondevano nella folla.
Ormai eravamo nella piazza dello stadio, pronti ad entrare. In quel momento, un anziano Musulmano si avvicina a P. Pinos e gli dice: «Fratello, quella riunione non è per noi: è per i Cristiani!». Il Padre, con un sorriso accogliente, risponde: «Fratello, anch’io sono uno di loro! Ci troviamo insieme, a pregare per tutti!». «Allora – riprende l’anziano – , ricordati di pregare anche per me!».
«Fratello!»: una parola che potrebbe rimanere una bell’idea, l’emozione di un momento o semplicemente un modo di dire... In Bangladesh, è uso comune chiamare «fratello» una persona che non si conosce, per rendere l’approccio semplice e cortese. Per P. Pinos, era diventato un modo spontaneo di rivolgersi alle persone, non solo per adattamento alla cultura locale, ma anche perché: «In questo modo, già si annuncia il Vangelo! Prova a dire "fratello", gustando quello che dici: ti sentirai trasformare, e anche chi ti ascolta ne sentirà il beneficio!», ci diceva.
Siamo ormai nello stadio, il Papa sta incominciando la celebrazione della Messa. Dopo il canto, c’è un momento di silenzio, che raccoglie i presenti (sessantamila) in un grande abbraccio! Il cuore di tutti, anche di quelli che seguono la trasmissione in diretta, attende... Ed ecco, la voce chiara e profonda del Papa, che saluta in Bengalese, invitando alla preghiera: «Fratelli e sorelle!». Un fremito scuote tutti i presenti... Ci si sente trasformati!
La verità del Vangelo non è un’idea da sostenere, con argomentazioni complicate: è una forza che agisce, dentro di noi e attorno a noi. Proviamo a risentire il grido di Gesù dalla Croce: «Padre, perdona loro...». Ripetendolo a noi stessi, sentiremo la forza trasformante del Vangelo!
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P. Achille Boccia