MISSIONE SPERANZA

LA GEOGRAFIA DEL VANGELO

AL CENTRO DI TUTTO, GESÙ CRISTO!

IL NOME DEL TEMPO

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«Come farei meglio il mio lavoro, senza tutte queste interruzioni...». Così pensavo, e qualcuno mi disse che il mio compito era, forse, proprio quello di gestire bene tutte le interruzioni!
Questo non vuol dire abbandonare ciò che si sta facendo, ogni volta che arriva qualcuno a distrarre la nostra attenzione, ma semplicemente integrare tutto nel proprio cuore! Mentre sto scrivendo, sono stato interrotto una decina di volte... Avrei potuto perdere la pazienza, arrabbiarmi o smarrire il filo del discorso: invece, accogliendo le interruzioni, eccomi a ripensare alla mia Missione!
Ricordo i viaggi in autobus, quando ero in Bangladesh.... Un’avventura colma di interruzioni impreviste, soprattutto se si viaggia sui bus che servono le linee regionali. Un’avventura faticosa e per niente attraente, se si pensa ai disagi che non mancano mai! Un mio Confratello, Missionario in Brasile, venuto a farmi visita anni fa, mi aveva suggerito una formula per affrontare tali viaggi: «Parti, pensando che hai pagato il biglietto per divertirti, come all’"autopista", e troverai il percorso trasformato in un’avventura divertente!». Si tratta di considerare il viaggio non come una parentesi inutile, una penitenza aggiunta, un tempo buttato via, ma come parte di quanto ti è chiesto di fare: parte della Missione! La Missione è vita a tempo pieno: si dà e si riceve, si educa e si viene educati...
Eccomi, dunque, alla stazione dei bus di Bogra! È passato da poco il mezzogiorno: è il momento del "viavai" più intenso. Un acquazzone tropicale ha trasformato il piazzale in uno stagno di fango. La pausa della pioggia è passata, quindi è tornata la normale agitazione... Le pozzanghere trasformano le solite corse in una vera danza, fatta di salti e di giri e rigiri, per evitare di infangarsi troppo! Ogni bus, oltre all’autista, ha sempre quattro o cinque aiutanti: due picchiano sulle pareti per aiutare nelle manovre, uno è sul tetto per disporre bene la merce e quanti non possono pagare il biglietto intero, gli altri due cercano passeggeri gridando la destinazione del bus... Il tutto moltiplicato per cento, perché quello è il numero degli autobus in movimento!
Vedo un vecchietto, spinto a forza su un bus, accomodato e dopo un po’ riportato giù: non era quello l’autobus, che doveva prendere... Ecco una donna, con tre bambini e una serie di fagotti, ancora sul "rikshaw": in un attimo, fagotti e bambini sono tutti collocati sul bus, che sembrava già pieno! Mi consolo, pensando che il mio bagaglio è una semplice borsa... In questo quadro, i pensieri negativi si moltiplicano nella mia mente: altro che avventura divertente!
Ma, improvvisamente, mi trovo davanti ad un vecchio mendicante. Non mi chiede elemosina, si avvicina e mi dice: «Voi Cristiani, avete vinto l’invidia?». Rimango senza parole, mentre i suoi occhi mi leggono l’anima... L’invidia, nella cultura Bengalese, non è solo il pensar male del bene altrui: è la radice di ogni disordine, è una vita senza cuore, o meglio con il cuore dentro ciò che non è vita. L’invidia è una vita che ha perso il suo vero centro!
Rispondo, come se mi stessi confessando, e dico: «Noi Cristiani non abbiamo vinto l’invidia: noi crediamo che Gesù l’ha vinta, e ci invita ad entrare nella sua vittoria!». Nei suoi occhi leggo un momento di delusione, ma poi si accende una luce! È tempo che salga sul bus, e la conversazione si interrompe. Dal finestrino, ricerco nella folla quel vecchio mendicante... Sembra sparito, ma la sua domanda è con me: insieme al suo sguardo, che mi aiuta a riportare il cuore al centro della vita! Non fisso più il "caos" che mi circonda, ma scopro le persone. Non faccio più commenti sull’inefficienza, con la pretesa di avere consigli per tutti... Mi ricordo delle parole di San Paolo, nella "Prima Lettera ai Corinzi": «Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova!». Scoprendo Gesù, San Paolo aveva trovato il centro della vita... L’amore non bada alle interruzioni!
«La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta!» ("1 Corinzi 13,1-7").
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P. Achille Boccia