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Poteva
sembrare una vigilia come tante,
ma, invece, era una notte buia e tempestosa,
piena di mistero come le altre notti sante,
ma stava, in verità, per succedere qualcosa...
In cima alla montagna c'era un pino solitario,
aveva resistito alle intemperie e al freddo vento
con la forza di un gigante, buono e temerario,
ma gli pesava essere solo e quindi era scontento.
Si sentiva abbandonato, anche quando era d'estate
e la valle sottostante tornava a rianimarsi
e d'inverno era crudele il gelo delle nottate,
tristi e senza fine, passate a macerarsi.
Proprio in quella notte ci fu un freddo polare
e cominciò a gemere di rabbia e di dolore,
mentre i suoi compagni univano i rami per cercare,
abbracciati tra di loro, un poco di calore.
Lui, invece, era isolato, fuori dalla foresta,
quando una cometa sentì il suo lamento disperato:
"Chi è che sta piangendo in questa notte che è di festa
e ci porterà la gioia di avere il re neonato?".
Dalla volta del cielo, poi, scese piano, piano
e giunta presso l'albero si posò sulla sua cima.
"Non piangere, è Natale, io ti darò una mano
e ti sentirai amato come mai sei stato prima."
Poi lo strinse in un abbraccio di luce tutta d'oro
e le lacrime del pino furono trasformate
e cominciarono a brillare in un capolavoro
di mille piccolissime sfere colorate.
Finalmente qualche cosa di cui andare fiero:
il pino illuminato era proprio eccezionale!
Secondo la leggenda, sarà falso, sarà vero,
era nato, proprio così, l'Albero di Natale.
Tra favola e realtà questa è la nostra vita:
siamo alberi solitari in attesa di una stella
che ci doni la speranza di una felicità infinita,
nella pace del natale e della sua Buona Novella.