lettera precedente

DALLA CAMBOGIA, P. ALBERTO CACCARO

lettera seguente

.

"Come i gesti dell’amore…"

.

Prey Veng, 8 Maggio 2009

.

"Imparare per respirare…"
( Daniel Pennac, "Diario di scuola", pag. 219 )

.
A 300 Km. più a Nord di Prey Veng, nella Provincia di Stung Treng, dove ormai la Cambogia "solletica" il vicino Laos, la Diocesi ha acquistato un terreno con una casa in legno, purtroppo abbandonata da anni all’usura del tempo. Tuttavia, la "struttura portante" ancora buona, 24 colonne a pianta circolare e un considerevole numero di travi: sembra infatti nascondere i 45 anni di vita di tale dimora... Con il consenso del Vescovo, abbiamo smontato la casa e trasportato tutto il legno buono a Prey Veng per la costruzione della nostra piccola Chiesa. Una "porziuncola", ha detto qualcuno, ricordando la piccola "Chiesa" di San Francesco: un "Oratorio", diciamo noi, secondo una tradizione spirituale che ha inteso questo luogo, sobrio e minimo, come luogo di preghiera. I lavori sono appena cominciati e abbiamo deciso di intitolare l’opera finale, in legno e muratura, a San Benedetto, Padre del "monachesimo occidentale".
.
Dall’arrivo di Padre Luca, ho cercato di mettere un po’ d’ordine nella mia vita di preghiera. Penso alla preghiera come ad un invito di Dio. Egli può avvicinarsi talmente tanto a noi da suscitare emozioni o addirittura gesti, quasi indotti dall’esterno, che più delle parole esprimono il Suo "accadere" nella nostra vita. Come Etty, che condensa la sua spiritualità in un unico gesto, incipiente, inevitabile: "Ieri sera, subito prima di andare a letto, mi sono trovata improvvisamente in ginocchio nel mezzo di questa grande stanza, tra le sedie di acciaio sulla stuoia chiara. Un gesto spontaneo: spinta a terra da qualcosa che era più forte di me. Tempo fa mi ero detta: mi esercito nell’inginocchiarmi. Esitavo ancora troppo davanti a questo gesto che è così intimo come i gesti dell’amore, di cui non si può parlare se non si è poeti" (Etty Hillesum, "Diario 1943- 1945", Milano 1996, pag. 87). Mi affascina questa "sovrapposizione" tra i gesti della preghiera vera e i gesti dell’amore. Per quanto "azzardata" possa sembrare, la storia della "mistica cristiana" da secoli attesta che la preghiera ha il suo vertice nella "comunione sponsale" dell’anima con il suo Dio. 
.
L’"Oratorio di San Benedetto" vorrebbe essere un luogo dove compiere "i gesti dell’amore": inginocchiarsi più volte al giorno, secondo i tempi dettati dalla "Liturgia delle Ore", per affermare e affrontare la prossimità di Dio, la sua "sovranità" sulle nostre vite, e il destino di comunione con Lui, preparato per noi. "La Liturgia – dice Don Giuseppe Ferretti – è come un luogo vergine, non contaminato dal nostro peccato" (Don Giuseppe Ferretti, "Esercizi Spirituali predicati ai Missionari del Pime della Delegazione Thailandia – Cambogia", Bangkok, Agosto 2008): un luogo dove rimettere ordine alla propria vita. Sono passaggi essenziali per la vita della nostra anima e per il futuro della "comunità cattolica" di Prey Veng. Lo stesso San Benedetto, a cui vogliamo ispirarci, non aveva mezze misure e chiedeva ai suoi "monaci" di non anteporre nulla all’"Opera di Dio", intendendo per "Opera di Dio" l’"ufficio divino" o "Liturgia delle Ore": perché il mondo che abitiamo sia sempre "carico della grandezza di Dio".
.
La scelta di dedicare l’"Oratorio" a San Benedetto, illustre "monaco" cristiano, va da sé con la scelta di dedicare la nostra "Scuola Superiore" a Chuon Nath, illustre "monaco" buddhista cambogiano. A lui si deve la stesura dell’unico "Dizionario" di lingua cambogiana mai esistito. Siamo infatti fermamente convinti di quello che il Papa Benedetto XVI ha detto agli "intellettuali" di Francia lo scorso 12 Settembre 2008: "La ricerca di Dio richiede quindi per intrinseca esigenza una cultura della parola, (…) escatologia e grammatica sono interiormente connesse l’una all’altra". Per questo anche Chuon Nath, con il suo "Dizionario", è assolutamente indispensabile alla ricerca del Dio vivo e vero che Gesù Cristo ha rivelato. Dobbiamo quindi concepire il "Buddhismo" e l’enorme patrimonio spirituale che veicola, come orientato alla "Grazia". Senza "antagonismi", né "irenismi", affinché entrambe le "tradizioni" possano dispiegarsi in tutta la loro potenzialità e suscitare, orientare, formare la libertà degli studenti.
.
Mi piace a questo punto citare Pennac che riporta il pensiero di Minne, un suo ex-alunno, "asmatico" dalla nascita: "Imparare per respirare – mi dice Minne – come si aprono le finestre, imparare per smettere di soffocare, imparare, leggere, scrivere, respirare, aprire sempre più finestre, aria, aria, ti assicuro, lo studio scolastico era l’unico modo per volare via dalla mia asma, (…) alzarmi dal letto, andare a scuola, contare, moltiplicare, dividere, (…) saperne ogni giorno un po’ di più, era tutto quello che volevo, respirare, aria! Aria!" (Daniel Pennac, "Diario di scuola", Milano 2008, pag. 219). In questi giorni sto spiegando ai ragazzi la famosa "formula" di Einstein: "E=mc2". Ovvero, l’energia di un corpo a riposo è uguale alla sua massa moltiplicata per la velocità della luce al quadrato. Questa formula permette di calcolare la quantità di energia, sempre enorme, contenuta in corpi anche infinitamente piccoli come gli "atomi". Pensate alla "fusione nucleare", per esempio. A me invece serve per spiegare ai ragazzi che l’"infinito" è dentro di loro. Che pur nella loro piccolezza e povertà, custodiscono un potenziale enorme di energia. Questo potenziale va però educato e orientato al bene... "Saperne ogni giorno un po’ di più", di sé, del mondo, di Dio. Perché la posta in gioco è la possibilità stessa di "respirare"!
.
Stiamo traducendo un testo di Don Luigi Giussani ("Il rischio educativo") in lingua cambogiana. Hong, uno dei giovani dell’"Ostello", mi dà una mano. Spesso nel testo ci imbattiamo in frasi del tipo: "La consistenza della nostra vita è Lui" (Luigi Giussani, "Il rischio educativo", Milano 2005, pag.48); e fatichiamo a tradurle in modo adeguato. Qualche giorno fa, stanco delle mie spiegazioni, ho tastato la tovaglia del tavolo su cui lavoriamo al "computer" e gli ho detto: "Hong, la parola ‘consistenza’ significa che toccando la tovaglia io ne intuisco la trama e capisco che è cotone. Così se sfioro anche solo leggermente la tua mano o il tuo volto, allo stesso modo io ne intuisco la trama e capisco che è Dio. Tu sei fatto di Dio!". Ha capito. "Saperne ogni giorno un po’ di più", di sé, del mondo, di Dio.
.
Il Vescovo ci ha affidato quella che, dicono, sia la Parrocchia più grande del Paese: la "comunità vietnamita" di Neak Luang. Domenica scorsa ho celebrato nove "Battesimi" e, con mia grande sorpresa, tra i nomi dei bambini, ho trovato anche un "Filippo", come mio nipote, il figlio "primogenito" di mio fratello. Il "Vangelo" proposto dalla "liturgia" era quello di San Giovanni sul "Buon Pastore", che conosce le sue pecore e dà la vita per loro. Tornano così "i gesti dell’amore": il "Pastore" che è buono, conosce i suoi e dà la vita per loro. Più avanti il brano dice un’altra cosa che mi commuove sempre: "Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano" ("Vangelo secondo Giovanni 10, 28" ). Che bello aver detto ai quei nove bambini e ai loro genitori questa stupenda verità, che non andranno mai perduti e che nessuno li rapirà dalla mano di Gesù. Ho pensato anche a mio nipotino. Per questo te lo affido, Gesù, insieme agli altri nove bambini di questa grande Parrocchia, e tutti gli altri che ancora non ti conoscono o che gli adulti tengono lontani da te… Fa’ che non vadano mai perduti o rapiti dalle tue mani, le sole capaci di compiere "i gesti dell’amore"!
.
Affido alla vostra intercessione l’"Ostello", l’"Oratorio" di San Benedetto, il "Liceo Chuon Nath" e le nostre Parrocchie. Ciao!
.

P. Alberto Caccaro