MISSIONE SPERANZA

lettera precedente

DALLA CAMBOGIA, P. ALBERTO CACCARO

lettera seguente

.

Pregando in Cambogia!
U
n gran desiderio di inginocchiarmi...

.

P. Alberto a tavola con le suore di clausura e il papà...

.

Prey Veng, 14 Agosto 2007
Memoria di San Massimiliano Kolbe

.

"Non sappiamo che dirti
trascurate preghiere,
o lanciarti il grido
dell’anima, della carne ferita.

Insegnaci le parole del silenzio."
( Donata Doni )

.

Qualche giorno fa abbiamo ricevuto la visita di cinque suore carmelitane. L’evento, semplice e gradito, ha suscitato in me alcune riflessioni. Le monache, tutte di origine coreana e tutte di clausura, sono in Cambogia da circa due anni con l’intento di fondare un nuovo monastero. Vivono per ora in affitto e hanno il permesso della "semi-clausura" per potersi muovere, conoscere la Chiesa cambogiana e seguire i lavori di costruzione dell’edificio che le ospiterà. A permesso scaduto, manca loro ancora un anno, torneranno alla vita claustrale secondo il carisma carmelitano. Sono quindi venute anche a Prey Veng, prima dello "scadere"... accompagnate, quel giorno, dal papà della suora più giovane, venuto dalla Corea in visita alla figlia.
Dopo la Messa abbiamo pranzato insieme. Il papà era seduto accanto alla figlia e non ho potuto non chiedergli che cosa pensasse della vocazione monastica... Vengo a sapere che lui è diventato cristiano ormai adulto, a motivo della figlia. La consuetudine al Carmelo prevede che la candidata, dopo opportuno discernimento, faccia ufficiale ingresso in monastero. Si celebra l’Eucarestia, durante la quale avviene il distacco dalla famiglia e dal mondo, per varcare la soglia della clausura. In quella Eucarestia, i genitori sono invitati a portare le offerte all’altare e, tra queste, anche la loro figlia, offerta e consacrata a Dio, per sempre. Quel papà voleva però "sapere" e vivere il momento del passaggio con consapevolezza. Così cominciò a prepararsi lui stesso, fino a ricevere il battesimo e accompagnare la figlia al Carmelo. Vederli accanto, mi ha commosso fino alle lacrime. Che cosa è venuto a vedere in Cambogia?
Se dovesse venire mio papà, lo porterei subito a vedere la scuola che abbiamo costruito e gli parlerei di quelle che costruiremo... Conoscerebbe i ragazzi dell’ostello e andremmo a visitare le loro famiglie; lo porterei a vedere i malati che abbiamo guarito e i bambini che abbiamo aiutato. E tutte le altre cose che facciamo... Ma quel papà che cosa può vedere del lavoro di sua figlia? Non hanno nemmeno il monastero... Allora, ho pensato, forse è venuto a vedere le sue preghiere... perché una monaca carmelitana fa principalmente quello. È venuto per vedere sua figlia pregare tutto il giorno e, forse, è venuto a pregare con lei... Sì, ha accettato il battesimo per sua figlia ed ora è contento di sapere che sua figlia intercede giorno e notte per questa terra, senza fare altro che pregare... e così lui, a pregare con lei. Sento che c’è un mistero profondo in questa vicenda, un appello ad una preghiera più autentica. "Non si dovrebbe stare neanche un minuto senza preghiera", dice Etty Hillesum nel suo "diario". Io l’ho capito solo ora, stando a tavola accanto ad una suora carmelitana e al suo papà.

.

Nelle settimane precedenti la visita delle carmelitane, due dei malati che seguivamo sono morti. Due uomini più giovani di me, entrambi sposati e con figli. Il primo, cancro ai linfonodi; il secondo con seri problemi cardiaci, che l’intervento chirurgico non ha risolto. Ho sofferto per queste persone, anche se le conoscevo appena, così come ho sofferto per i tanti malati che non abbiamo saputo aiutare perché troppo gravi o scoperti in ritardo... È facile visitare la casa di un malato dopo che è guarito. Mi sento fiero e utile. Diverso è visitare la casa di un malato dopo che è morto. Mi sento povero e inutile... Ma sono andato comunque, dalle loro mogli e dai loro figli. Dice bene Etty nel suo "diario": "Oggi mentre passavo per quei corridoi così affollati, ho sentito improvvisamente un gran desiderio di inginocchiarmi sul pavimento di pietra, in mezzo a tutta quella gente. L’unico atto degno di un uomo che ci sia rimasto di questi tempi è quello d’inginocchiarci davanti a Dio..." ("Diario", pag. 182). Anch’io, tornando a casa, "ho sentito improvvisamente un gran desiderio di inginocchiarmi", e intercedere, come quella suorina, magari anche ora inginocchiata per compiere, a suo modo, le opere di Dio. Chissà se i miei ragazzi seduti alla stessa tavola quel giorno hanno capito qualcosa di quel Mistero: il Mistero di un papà e di sua figlia, monaca di clausura.

.

Sono profondamente riconoscente per la Grazia che vivo in questi giorni e per questo modo singolare che il Signore ha di parlarmi. Il vero problema è sempre la disposizione del cuore e l’intensità dello sguardo. Vi chiedo quindi di inginocchiarvi un pochino per questa piccola Chiesa, il suo "pastore" e la sua gente...

.

Tornerò in Italia il prossimo 10 Settembre, per circa due mesi. A partire dal "Congressino di Milano", spero di poter incontrare i tanti amici che in questi anni mi hanno sostenuto. Evito quindi i saluti conclusivi, aspettando di incontrare tutti di persona!
Vi lascio il mio nuovo ed unico indirizzo: caccaro.alberto@pime.org.
A presto!

.

P. Alberto Caccaro