MISSIONE AMICIZIA

"CENTRO EDIMAR" - YAOUNDÉ (CAMEROUN)

DIARIO

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Il Centro Edimar a Yaoundé è un punto di riferimento per i ragazzi di strada della capitale camerunese.
Vi collaborano molti volontari. Joseph, diciassette anni, è uno dei ragazzi che frequentano il centro.
Il racconto di una giornata con lui!

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Yaoundé, marzo 2005

UNA GIORNATA CON EDIMAR...

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Si chiama Joseph (Giuseppe), ha 17 anni, originario della provincia del Nord. Frequenta il Centro Edimar di Yaoundé, Camerun, da più di due anni. Una giornata con lui.
Il Centro Sociale Edimar (C.S.E.) è un’opera educativa che ha come scopo quello della re-inserzione familiare, sociale e professionale dei giovani e dei ragazzi di strada. Situato in faccia alla stazione dei treni, nel cuore della città di Yaoundé, capitale del Camerun, questa bella costruzione accoglie ogni giorno tra i centocinquanta e i duecento ragazzi, che sono i Principi di questa casa. Sono tutti degli "Edimar", questo ragazzo di strada brasiliano, di Samambaia, che non sapeva se i suoi occhi scuri sarebbero diventati un giorno luminosi. Si è lasciato uccidere dal suo capo banda pur di non uccidere a sua volta. Basta sangue, aveva detto, sulle mie mani. E gli occhi ridivennero chiari, luminosi.
E gli Edimar di Yaoundé? Si chiama Joseph, ha 17 anni, originario della provincia del Nord. Frequenta il Centro da più di due anni. Sulla sua scheda personale, che viene fatta per ogni ragazzo che arriva, c’è scritto che ha 14 fratelli (lui è il terzo), suo padre è poligamo con tre mogli, tutte casalinghe. Il padre è commerciante di bestiame, ma gli affari non vanno più bene come una volta. Sicché non riesce a mantenere la numerosa prole come nel passato. La situazione precaria spinge i ragazzi più grandi ad andarsene di casa, per cercare qualcosa da mettere nello stomaco. Anche Joseph segue questa trafila, cerca di occuparsi anche della madre.
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Lotta per sopravvivere

La capitale di un paese è spesso il luogo dove tutti cercano di andare, sperando di trovare qualche modo per sopravvivere. Così anche Joseph. Appena sbarca dal treno, vede il Centro. Lui non conosce nessuno in questa grande città di più di un milione e mezzo di abitanti. I vecchi del giro lo individuano, spaesato e timido, e gli indicano il Centro, perché si possa almeno lavare, lasciare i suoi oggetti al sicuro, e riposarsi dal lungo viaggio.
Il tempo passa, e Joseph impara in fretta la legge della strada. Non assomiglia più al ragazzino timido quindicenne che abbiamo conosciuto al suo arrivo. Ormai è un "combattente", uno che sa quello che vuole. Uno che si batte ogni giorno per sopravvivere in questa società parallela che è quella della strada, società che non perdona mai, che non accarezza come faceva la mamma al villaggio. Una società dove le porte della prigione si aprono facilmente, così come quelle della droga, delle malattie, delle intemperie non solo meteorologiche.
Joseph si muove ogni giorno in questo ambiente, in questa giungla urbana, avendo come punto di
riferimento il Centro: un luogo dove sa di poter contare su qualcuno di fidato. Quando era arrivato, aveva in tasca 500 franchi cefa, equivalenti a 1500 delle vecchie lire. Ce li aveva dati in consegna. Con quelli, poco tempo dopo, aveva iniziato a comprare dei sacchi in plastica da vendere ai viaggiatori. È difficile raccontare tutto quello che ha vissuto da allora. I suoi orari sono scanditi dall’arrivo e dalla partenza dell’unico treno passeggeri della giornata, che è anche l’unica possibilità di lavoro. Come tutti i ragazzi che attendono l’apertura del Centro alle 10 di mattina, anche lui è già là, se il treno è arrivato presto. Appena entra, passa all’accoglienza, dove un educatore lo registra, lo indirizza al meglio dopo aver ascoltato i suoi bisogni. Gli viene dato un pezzo di sapone perché possa lavarsi. Ma prima di andare alla doccia, Joseph cerca l’educatore che tiene il conto dei suoi soldi. Gli consegna quelli che ha guadagnato nella mattinata o il giorno
precedente, che saranno registrati nel suo conto personale. Così che li possa avere a disposizione quando dovrà comprare del materiale per il suo lavoro.
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Un punto di riferimento

Quella del piccolo risparmio è un’attività che il Centro favorisce e segue, perché è un modo attraverso cui i ragazzi iniziano a prendersi cura di se stessi e del proprio futuro. L’anno scorso, Joseph aveva passato le feste di Natale in famiglia, portandosi dietro i suoi piccoli risparmi per donarli a sua madre. Dopo aver messo i suoi soldi al sicuro, può andare a fare la doccia. E lavare i suo abiti, prenderne di asciutti al magazzino dove c’era il suo sacco, lasciato al suo arrivo, con tutti i suoi effetti personali: tutto ciò che possiede.
Se ha problemi di salute, si reca all’infermeria, dove viene aiutato ed educato ad avere cura del proprio corpo, innanzitutto come igiene personale.
Verso le 14 la direttrice della piccola scuola, fa suonare la campanella. Sono tre gli educatori del Centro incaricati di seguire i ragazzi in questa attività scolastica, piena di difficoltà: caratteri turbolenti, la
disciplina non è cosa semplice da far rispettare!
Joseph, impressionato dalla vita del Centro, ha deciso di riprendere la biro in mano, almeno per imparare a leggere e scrivere. È tra i più giovani: l’anziano del gruppo ha quasi trent’anni!
Un test fatto all’inizio permette di stabilire il livello di preparazione e quindi di sviluppare un lavoro personalizzato. Joseph è all’inizio, ma si impegna.
Verso le 17 la scuola termina, perché il treno parte un’ora dopo, e se si vuole guadagnare qualcosa, è il momento di gettarsi nella mischia dei viaggiatori che si preparano a partire, per poter vendere loro ciò di cui hanno bisogno e guadagnare quattro soldi.
Se il treno parte all’ora prevista, c’è ancora il tempo per un ultimo momento di gioco al Centro. Il gioco è un elemento importante di educazione per questi ragazzi che nella strada non conoscono che lavoro e litigi, scontri. È anche la possibilità per gli educatori di stabilire rapporti di fiducia con i ragazzi stessi.
Sono le 19. Il buio è sceso su Yaoundé in fretta. La stazione è vuota. Il Centro chiude. Joseph cercherà un luogo sicuro dove passare la notte, assieme a qualche amico. Domani si ricomincia la lotta per sopravvivere. Ma non da soli. C’è un luogo, ci sono dei volti amici.
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Ndje Ndje Marthe
e Yoga Mireille,
educatrici del Centro Edimar

("Missionari del Pime" - Febbraio 2005)