MISSIONE AMICIZIA   Fratel Carlo Perruzzotti   CASA SAN GIUSEPPE

Fratel Carlo Perruzzotti.

In memoria

Nato a Somma Lombardo (VA) il 3 maggio 1934, entra nell’Istituto nel 1964. Dopo il giuramento (29/06/1969) parte per Macapà (Amapà, Brasile) dove rimane fino al 1975. Richiamato in Italia, svolge il suo servizio prima alla regione ITS (75-91), poi alla DML (91-95) e quindi alla DE.GE (96-2004). Aveva da pochi giorni iniziato il suo nuovo servizio come economo alla casa di Rancio, quando muore per infarto il 10 gennaio 2005.

"Quando ti viene chiesto un servizio, ricordati che avrai delle difficoltà: le potrai superare dedicandoti con pazienza e costanza, prendendo il tempo come amico".

Così mi diceva Fratel Carlo, raccontandomi della sua esperienza di lavoro prima di entrare nel Pime. La ditta presso cui lavorava produceva molle di tutti i tipi, dalle più piccole a quelle più grandi. Un lavoro che richiedeva competenza, attenzione e grande pazienza.

La molla è un modo di dare energia ad un congegno meccanico perché possa funzionare secondo lo scopo. Mi pare un bella immagine che aiuta a cogliere il dono che Fratel Carlo offre a noi che l’abbiamo conosciuto, e che ora siamo qui insieme ad offrirgli nella preghiera l’ultimo saluto.

Quando gli avevo proposto il servizio di economo alla comunità di Rancio, mi aveva scritto su un foglietto i suoi pensieri di fronte a tale proposta. Con semplicità mi diceva i suoi limiti, ma anche indicava, nella fiducia in Dio, la sorgente della sua fiducia, la "molla" che gli avrebbe dato energia per compiere il nuovo servizio.

Ho conosciuto Fratel Carlo recentemente, in occasione delle sue vacanze alla casa di Genova. Prima l’avevo solo occasionalmente incontrato, e mi aveva colpito per il suo sguardo attento e il sorriso accogliente. A Genova ho potuto scoprire la sorgente di quello sguardo, la "molla" che dava energia al suo servizio missionario in Brasile e poi in Italia, nascosto negli uffici di economato prima a Milano e poi a Roma.

Il suo era uno sguardo che dialogava senza parole. Così lo vedevo, mentre guardava mia madre inferma; così lo vedevo in comunità: a tavola o nei momenti in cui ci si trovava a leggere il giornale; così lo vedevo quando ci incontravamo in spiaggia, dove si recava per ritemprare le sue forze e curare i suoi acciacchi.

Col suo sguardo ti metteva a tuo agio perché esprimeva il suo desiderio di ascoltarti, e quando vedeva sul tuo volto la risposta al suo sguardo, allora anche lui incominciava a parlare. Quando raccontava le sue esperienze e si animava, ti faceva capire che la sua pazienza e pacatezza erano frutto di un lungo esercizio. Un cammino che passo passo doveva continuare con attenzione e costanza...

Caro Fratel Carlo, ora il tuo cammino ha raggiunto la meta, e dal cielo ci stai guardando in silenzio, perché noi possiamo intuire il tuo messaggio, e tornare ad attingere nella fiducia in Dio la forza per poter compiere la missione che il Signore ci ha affidato. Grazie!

P. Achille Boccia