VERSO LA GUINEA
Dopo aver
concluso il suo ciclo di tre anni
come direttore del "Centro missionario Pime" di Milano,
Padre Davide Sciocco riparte per la missione in Guinea-Bissau.
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Isabella
Mastroleo
("Missionari del Pime", Febbraio 2008)
Chi non ha avuto l’occasione
(la fortuna!) di incontrarlo di persona, avrà senz’altro imparato a
conoscerlo dalla foto pubblicata ogni mese in cima al "colonnino" di
pagina 5 di questo giornale. Padre
Davide Sciocco è
stato per tre anni, fino allo scorso novembre, direttore del "Centro
missionario Pime" di Milano
e riparte in questi giorni per la sua amata missione in Guinea-Bissau.
Prima di lasciarlo salire sull’aereo diretto in Africa, gli abbiamo chiesto di
raccontarci che cosa prova un Missionario alla vigilia della sua
"seconda" partenza.
Padre Davide, come e quando è iniziata la tua missione?
Sono diventato sacerdote nel
1988 e fino al 1992 ho lavorato al "Centro Pime" di Milano come
animatore missionario. Poi, finalmente, la partenza per la Guinea-Bissau,
dove sono rimasto fino al 2004. Ho sempre lavorato a Mansoa,
a 60 chilometri dalla capitale Bissau, privilegiando l’impegno di primo
annuncio in villaggi dove non c’erano mai stati missionari prima e
collaborando alla crescita della piccola e giovane comunità cristiana di
Mansoa. Un grosso impegno è stato quello nell’ambito della formazione, con la
realizzazione di scuole elementari nei villaggi, la costruzione del liceo di
Mansoa - che ora è frequentato da più di 1.200 studenti - e in altre attività
di aiuto allo sviluppo come la costruzione di pozzi, lo sviluppo dell’agricoltura,
l’attività sanitaria. Un lavoro molto bello di primo annuncio, di
evangelizzazione, di accompagnamento dei "catecumeni".
Nel 1998-99 ho vissuto l’esperienza drammatica della "guerra civile"
che ci ha impegnato molto nell’opera di assistenza e ricostruzione. La
priorità era la riconciliazione nazionale e, in questo ambito, è sorta l’idea
di creare una radio che fosse a servizio della pace e dell’evangelizzazione.
Nel 2001 è nata a Mansoa "Radio
Sol Mansi", una
piccola radio locale che poi è cresciuta, riuscendo a raggiungere circa un
terzo della popolazione. In questa fase, proprio mentre insieme ai due vescovi
si stava pensando di far diventare "Radio Sol Mansi" la radio
nazionale della Chiesa in Guinea-Bissau, il "Pime" mi ha chiesto di
rientrare a Milano. Era il 2004. La radio, comunque, in questi anni ha
continuato a crescere, grazie al personale locale che avevamo formato in quei
primi anni.
Che cosa ha significato per te questo rientro in Italia dopo dodici anni di missione?
È stato un dolore grande lasciare le persone con cui ho vissuto tanti anni. A Mansoa ho ricevuto infatti il dono di condividere bellissime amicizie. Posso certamente dire che lasciare la Guinea per venire in Italia è stato più duro che separarmi la prima volta dal mio ambiente italiano per andare in missione. Ho accettato tuttavia con disponibilità questo servizio, pur vivendolo all’inizio con fatica. Riconosco che è stato un arricchimento per me, grazie alle persone che ho incontrato e con cui ho lavorato al "Centro" di Milano: i miei confratelli, ma anche tanti laici impegnati che mi hanno insegnato parecchie cose, sia professionalmente sia umanamente. Inoltre, dovendo seguire l’"Ufficio Aiuto Missioni", ho avuto l’opportunità di visitare altre missioni del "Pime" in cui abbiamo avviato programmi di adozioni a distanza e progetti: un ampliamento di orizzonti molto significativo per me.
Quali missioni del "Pime" hai visitato?
Sono stato in Filippine, India, Bangladesh, Costa d’Avorio e Camerun. Un vero arricchimento, soprattutto a livello personale. Ma anche la collaborazione con le riviste (per tre anni, in quanto direttore del "Centro", Padre Davide ha diretto anche le riviste del "Pime" "Mondo e Missione" e "Italia Missionaria", "ndr") mi ha permesso di ampliare le conoscenze del mondo e della Chiesa. Tirando le somme, posso indubbiamente affermare che i tre anni a Milano sono stati un’esperienza molto arricchente, oltre a darmi la possibilità di una ricarica spirituale e di una revisione di questi quasi vent’anni di sacerdozio.
Un bilancio positivo, dunque, un bagaglio di esperienze che ti porti dietro in questa nuova partenza…
Sì, anche se questo non significa che non sento la sofferenza del distacco. Anzi, proprio perché non ho mai voluto vivere questi tre anni come un "parcheggio", ma ho cercato di viverli intensamente, l’andarmene ora provoca una certa sofferenza. Che si accompagna però alla gioia grande della partenza, del ritrovare in Africa le persone che conosco, ma soprattutto del vivere la missione sul campo, che è poi il desiderio profondo di ogni Missionario.
Tornerai a Mansoa?
No, perché la missione, essendo
cresciuta, è stata ora affidata al clero locale, e questo è un fatto positivo.
Sarò a disposizione del "Pime". Anche se ho già un incarico
specifico, che è quello di riprendere il servizio alla radio che in questi mesi
dovrebbe diventare a diffusione nazionale, con tre studi: quello principale che
resterà a Mansoa, uno a Bissau e l’altro a Bafatá. Attraverso la radio avrò
quindi l’opportunità di fare un lavoro di evangelizzazione e di proposta di
programmi formativi, educazione alla pace, diritti umani, prevenzione delle
malattie e tutto ciò che serve a una nazione in cui più del 60% della
popolazione è analfabeta e quasi il 90% non è cristiana.
Ma poi, si sa, noi programmiamo tante cose e poi il Signore ci indica Lui la sua
strada, ed è bello essere disponibili alle sue "Sorprese".
Non ci resta che ringraziarti, Padre Davide, per quello che hai fatto in questi
anni e augurarti di cuore "Buona
Missione"!