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S. Ignazio
di Loyola dopo aver scoperto e sperimentato a lungo il cammino di crescita
spirituale ha raccolto la sua esperienza in un libretto intitolato
"Esercizi spirituali per vincere se stessi e per mettere ordine nella
propria vita". Nella prima annotazione che fa da introduzione al
libro, ecco come S. Ignazio descrive gli esercizi da lui proposti: |
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Agli amici di Atma o Jibon proponiamo di seguire il cammino e di farci avere le loro riflessioni usando la pagina di collegamento. |
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Incominciamo: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. |
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Henri J. M. Nouwen, Silenzio, solitudine, preghiera |
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Quando Antonio udì le parole di Gesù: «Va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri... poi vieni e seguimi» (Mt 19, 21), le prese come un invito a fuggire la coartazione del suo mondo. Lasciò la famiglia, visse poveramente in una capanna al limite del villaggio e occupò il tempo nella preghiera e nei lavori manuali. Ma presto comprese che gli si chiedeva di più. Bisognava che fronteggiasse i suoi nemici, l'ira e la cupidigia, tenesse testa ai loro assalti e si trasformasse interamente in un nuovo essere. Il suo vecchio e falso io doveva morire e un nuovo io doveva nascere. Per cui egli si ritirò nella completa solitudine del deserto. |
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La solitudine, infatti, è la fornace della trasformazione. Senza di essa, rimaniamo vittime della nostra società, continuiamo a essere avvinti nelle illusioni del falso io. Gesù stesso entrò in questa fornace. Qui, egli fu tentato dalle tre suggestioni del mondo: essere importante - «cambio le pietre in pani» (Lc 4, 3), essere in vista - «buttati giù» (Lc 4, 9) ed essere potente - «ti darò tutti questi regni» (Lc 4, 5). Qui, proclamò Dio come l'unica fonte della sua identità («devi adorare il Signore tuo Dio e servire lui solo» [Lc 4, 8]). La solitudine è il luogo della grande lotta e del grande incontro col Dio-Amore, che offre se stesso come sostanza del nuovo io. Tutto ciò può suonare piuttosto urtante, può evocare perfino immagini di pratiche ascetiche medievali. Una volta però che si sia fatta giustizia di queste fantasie, non tarderemo ad accorgerci che abbiamo a che fare qui col santo luogo in cui ministero e spiritualità si abbracciano l'un l'altro. Questo luogo è chiamato precisamente solitudine. |
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Se vogliamo
cogliere il significato della solitudine, dobbiamo innanzitutto smascherare i modi in cui l'idea di solitudine è stata distorta dal nostro mondo. Ci diciamo a vicenda che ci occorre un po' di solitudine nelle nostre vite. Quello a cui ci riferiamo in questo caso è un tempo e un luogo tutto per noi, in cui non siamo importunati dagli altri, possiamo sviluppare i nostri pensieri, esprimere le nostre insoddisfazioni, in una parola fare le nostre cose, quali che siano. Come dire che per noi la solitudine significa il più delle volte «privacy». E giungiamo all'ambigua conclusione che la solitudine è un diritto di tutti. Essa si pone così come una proprietà spirituale, per la quale possiamo concorrere sul libero mercato dei beni spirituali. Ma c'è di più. Pensiamo alla solitudine anche come a una stazione di servizio dove possiamo ricaricare le nostre batterie o anche come all'angolo del ring dove le nostre ferite sono lenite, i nostri muscoli massaggiati e il nostro coraggio rinvigorito con slogan di circostanza. In breve, concepiamo la solitudine come il posto in cui raccogliamo nuove forze per continuare a sostenere la competizione della vita. Ma questa non è la solitudine di Giovanni Battista, di Antonio, di Benedetto... La solitudine non è un luogo terapeutico privato. Piuttosto, è il luogo della conversione, il luogo dove il vecchio io muore, il luogo dove si verifica la comparsa del nuovo uomo e della nuova donna. |
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Dopo
aver letto prova anche tu a trovare un'immagine
che dica il tuo modo di vedere la solitudine
e trovare il luogo della conversione. |
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Ora guardiamo Gesù in croce, immagine di solitudine. |
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Raccontiamo
ora un'esperienza di
solitudine indicando la trasformazione che ha operato in noi: |
Ogni
giorno
dedica dedica qualche minuto alla meditazione cercando una immagine e una tua
esperienza sul tema proposto. Ecco alcuni brani che possono aiutare, altri ne
troverai giorno per giorno nella tua vita.
| UN AIUTO A RIFLETTERE | |
| Brani tratti da: PANE PER IL VIAGGIO, Henri J. M. Nouwen - Queriniana | |
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Brani di autori diversi per continuare il cammino degli esercizi spirituali |
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Quando Gesù fu vicino alla
morte non poté più fare l’esperienza della presenza di Dio. |
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La solitudine della
croce condusse Gesù alla risurrezione. |
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Nella vita spirituale
dobbiamo fare una distinzione fra due tipi di solitudine. |
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Potremmo pensare a questi
due tipi di solitudine come a due forme di cecità. |
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Spesso vorremmo essere
altrove, |
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Non troveremo mai la nostra vocazione cercando di figurarci se siamo meglio o peggio degli altri. Siamo abbastanza buoni per fare quello che siamo chiamati a fare. Sii te stesso. (indice dei brani) |
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Una delle ragioni per cui
il nascondimento |
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Nella nostra società siamo
inclini a evitare il nascondimento. |
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Apparteniamo a una
generazione che vuole vedere i risultati del suo lavoro. |
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Quel che importa è quanto
rettamente amiamo. |
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In che modo possiamo
abbracciare la povertà come via a Dio, |
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Siamo così inclini a
nascondere la nostra povertà e a ignorarla |
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Se la vita spirituale è
davvero essenzialmente una vita nascosta, |
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La solitudine e la povertà proteggono ambedue il nostro nascondimento. (indice dei brani) |
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Quando le nostre azioni
derivano dall’isolamento diventano facilmente violente. |
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Come possiamo vivere una
vita nonviolenta? |
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La solitudine è il
giardino dei nostri cuori che anelano all’amore. |
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Non stanchiamoci di tornare alla nostra solitudine. (indice dei brani) |
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Una solitudine che incontra
un’altra solitudine, è questo la comunità. |
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Quando ci sentiamo soli, |
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Quando entriamo nella
solitudine per stare con Dio soltanto, |
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Per rivendicare la verità su noi stessi dobbiamo tenerci stretti al nostro Dio in solitudine, come a Colui che ci rende ciò che siamo. (indice dei brani) |
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Come possiamo rimanere
nella solitudine |
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Questo non accade
all’improvviso. Richiede una disciplina fedele. |
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La maggior parte della vita
di Gesù è rimasta nascosta. |
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Il nascondimento è una
qualità essenziale della vita spirituale. |
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Anche nel suo ministero
attivo Gesù ha continuato a tornare nei luoghi nascosti |
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Tutti gli esseri umani sono
soli. |
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Lasciare che il nostro
essere soli si trasformi in solitudine e non in isolamento |
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Talvolta sperimentiamo una
tremenda aridità nella nostra vita spirituale: |
NECESSITÀ
E FORZA DEL SILENZIO
Dietrich Bonhoeffer, La
vita comune
Caratteristica della solitudine è il silenzio, come la parola è la caratteristica della comunione. Tra silenzio e parola vi è lo stesso legame interiore e la stessa distinzione che c’è tra solitudine e comunione. L’una non può esistere senza l’altra. La giusta parola nasce dal silenzio, ed il giusto silenzio nasce dalla parola.
Tacere non significa restare muti, come parlare non significa chiacchierare. Il restare muti non crea la solitudine e il chiacchierare non crea comunione. «Tacere è sovrabbondanza, ebbrezza, sacrificio della parola. Ma il mutismo è empio, come un oggetto che è stato solo mutilato, non sacrificato... Zaccaria rimase muto, invece di rimanere in silenzio. Se avesse accettato la rivelazione, forse non sarebbe uscito dal Tempio muto, ma solo silenzioso» (Ernest Hello). La parola che crea di nuovo la comunità e la riunisce è accompagnata dal silenzio. «C’è un tempo per tacere e un tempo per parlare» (Qo 3, 7). Come nella giornata del cristiano ci sono determinate ore dedicate alla parola, specie le ore del culto e della preghiera in comune, così nella giornata devono esserci pure determinati periodi di silenzio nell’ascolto della Parola, silenzio che nasce dalla Parola. Saranno soprattutto i momenti prima e dopo l’ascolto della Parola. La Parola non raggiunge gli uomini rumorosi, ma quelli che rimangono in silenzio. Il silenzio nel tempo è il segno della santa presenza di Dio nella sua Parola.
C’è un’indifferenza, o meglio un rifiuto del silenzio perché lo si vede come disprezzo della rivelazione di Dio nella Parola. In questo caso il silenzio è inteso erroneamente come atto solenne, quasi un mistico volersi sollevare al di là della Parola. Non si riconosce più nel silenzio la sua essenziale relazione con la Parola, l’umile ammutolire del singolo davanti alla Parola di Dio. Taciamo prima di ascoltare la Parola, perché i nostri pensieri sono già rivolti verso la Parola, come un bambino tace, quando entra nella stanza del padre. Taciamo dopo l’ascolto della Parola, perché questa ci parla ancora, vive e dimora in noi. Taciamo la mattina presto, perché Dio deve avere la prima parola, e taciamo prima di coricarci perché l’ultima parola appartiene a Dio. Taciamo solo per amore della Parola, cioè proprio per non disonorarla, ma per onorarla e riceverla come si deve. Tacere, infine, non vuol dire latro che aspettare la Parola di Dio e venire via, dopo averla ascoltata, con la sua benedizione. Ognuno per propria esperienza sa che è necessario imparare a tacere in un tempo in cui predomina il parlare; e che si tratta appunto di imparare a tacere veramente, a fare silenzio nel proprio intimo, a fermare una volta la propria lingua: questo non è altro che la naturale semplice conseguenza del silenzio spirituale. (indice dei brani)
LA
PAROLA NASCE DAL SILENZIO
Thomas Merton, Nessun
Uomo è un’isola
Il silenzio non esiste nella nostra vita soltanto per sé. È ordinato a qualche cos’altro. Il silenzio genera la parola. Un’intera vita di silenzio è ordinata a una dichiarazione definitiva, che non può essere espressa in parole, una dichiarazione di tutto ciò per cui abbiamo vissuto.
Vita e morte, parole e silenzio, ci sono dati a causa di Cristo. In Cristo moriamo alla carne e viviamo allo spirito. In lui moriamo all’illusione e viviamo alla verità. Parliamo per confessare lui e restiamo in silenzio per meditare su di lui ed entrare più profondamente nel suo silenzio, che è in pari tempo, il silenzio della morte e della vita eterna, il silenzio della notte del venerdì santo e la pace del mattino di Pasqua. (...)
E in questo silenzio si nasconde una persona: Cristo, lui stesso nascosto così come viene proferito, nel silenzio del Padre. Se riempiamo la vita di silenzio, allora viviamo di speranza e Cristo vive in noi e dà molta consistenza alle nostre virtù. Allora, quando viene il momento, lo confessiamo apertamente davanti agli uomini e la nostra confessione ha un grande significato perché si è radicata in un profondo silenzio. Essa risveglia, nelle anime di quelli che ascoltano, il silenzio di Cristo così che anche loro diventano silenziosi, e incominciano a stupirsi e ad ascoltare. Perché hanno incominciato a scoprire il loro vero essere.
Se la nostra vita si spande al di fuori in parole inutili, non udremo mai nulla nelle profondità del nostro cuore, dove Cristo vive e parla in silenzio. Non saremo mai nulla e alla fine, quando verrà per noi il tempo di dichiarare chi e che cosa siamo, saremo trovati senza parole proprio al momento della decisione cruciale: perché avremo detto tutto e ci saremo esauriti in discorsi prima di avere qualche cosa da dire.
Vi deve essere un tempo della giornata nel quale chi fa progetti dimentica i suoi piani e agisce come se non ne avesse affatto. Vi deve essere un tempo nella giornata in cui chi deve parlare sta in assoluto silenzio e la sua mente non formula più proposizioni ed egli si chiede: avevano esse un significato?
Vi deve essere un tempo in cui l’uomo di preghiera va a pregare come se pregasse per la prima volta nella sua vita; in cui l’uomo che ha preso delle decisioni le mette da parte, come se fossero state tutte frustrate, e impara una sapienza differente: distinguendo il sole dalla luna, le stelle dall’oscurità, il mare dalla terra ferma, e il cielo notturno dal dorso di una collina.
Nel silenzio impariamo a fare distinzioni. Chi fugge il silenzio fugge anche le distinzioni; non desidera veramente troppo chiaro, preferisce la confusione.
Un uomo che ama Dio, ama necessariamente anche il silenzio, perché teme di perdere il suo vero senso di discernimento. (indice dei brani)
IN
ORANTE SILENZIO
André Louf, La
voie cistercienne
Il silenzio ha una duplice maniera di imporsi a noi: Proviene dalla nostra povertà oppure sgorga da una pienezza. Spesso è necessario che il silenzio ci venga dapprima dal sentimento della nostra povertà. Ciò avviene molto semplicemente quando ci rendiamo conto di non essere ancora capaci di pronunziare la parola come si dovrebbe. Gesù si è mostrato severo nei confronti delle parole inutili pronunciate dal credente con sconsideratezza (cf. Mt 12, 36). La parola è stata data all’uomo per rendere testimonianza alla Parola di Dio e per rendere grazie e benedire Dio. Ora, le nostre parole sono diventate una delle occasioni più facili per offendere Dio e per ferire i nostri fratelli. Una certa discrezione nel parlare è il segno che ne siamo coscienti e che desideriamo sinceramente non pronunciare altre parole se non quelle che sono arrivate a maturità nel nostro cuore. Un tale silenzio proviene innanzitutto da un vuoto in noi, ma un vuoto lucidamente accettato.
Ma c’è un altro silenzio: quello che scaturisce da una pienezza che c’è in noi. Isacco il Siro scriveva: «Sforziamoci innanzitutto di tacere. Da questo nascerà in noi ciò che ci condurrà al silenzio. Che Dio ti doni allora di sentire ciò che nasce dal silenzio. Se fai così, si leverà in te una luce che non so spiegare. (...) Dall’ascesi del silenzio nasce nel cuore, con il tempo, un piacere che spinge il corpo a rimanere pazientemente nella pace. E ci vengono le lacrime abbondanti, dapprima nella sofferenza, poi nel rapimento. Il cuore allora sente ciò che discerne nel profondo della contemplazione meravigliosa».
Questo silenzio è già preghiera o, secondo il medesimo autore, «linguaggio dei secli a venire». Esso testimonia la pienezza della vita di Dio in noi, pienezza che deve rinunziare a ogni parola umana per esprimersi in maniera adeguata. Per un certo tempo, solamente le parole della Bibbia arrivano ancora ad esprimerla un po’, ma poi arriva il momento in cui solo il silenzio può rendere conto della straordinaria ricchezza che ci è dato di scoprire nel nostro cuore. È un silenzio che si impone con dolcezza e con forza nello stesso tempo, ma all’interno. La preghiera è divenuta legge a se stessa. Essa fa capire quando bisogna tacere e quando è necessario parlare. È purissima lode, e nel contempo stupefacente irradiamento. Un silenzio così non ferisce mai nessuno. Stabilisce attorno al silenzioso una zona di pace e di quiete in cui Dio è percepito come presente in maniera irresistibile. «Custodisci il tuo cuore nella pace», diceva Serafino di Sarov, « e una moltitudine attorno a te sarà salvata». (indice dei brani)
LO
SPIRITO MAESTRO DI PREGHIERA
Patrick Jacquemont, Lo Spirito santo maestro di
preghiera.
Con il dialogo di Gesù con la Samaritana, l’evangelista Giovanni annuncia il nuovo statuto della preghiera cristiana: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quello che non conoscete, noi adoriamo quel che conosciamo, perché la salvezza viene dai giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità» (Gv 4, 21-24). In questo testo troviamo un insegnamento decisivo su ciò che costituisce l’originalità della preghiera cristiana, il cui segreto non ci viene rivelato attraverso una o l’altra delle forme tradizionali delle pratiche di preghiera. Certo, la funzione pedagogica dei luoghi, dei momenti, dei metodi rimarrà importante a causa della nostra condizione umana: ci saranno sempre per la preghiera degli spazi, dei tempi, delle scuole. Ma quando si tratta della preghiera cristiana, ciò che è fondamentale è che essa sia un culto spirituale, un culto nello Spirito. Il primo attore della preghiera non è colui che prega, bensì lo Spirito perché è lo Spirito che prega in lui, che battezza il suo atteggiamento umano, che traversa la vita dell’uomo per farne un’offerta, un «culto». In questa prospettiva, l’apprendistato della preghiera sarà innanzitutto un’educazione all’accoglienza dello Spirito santo. Si può parlare di disciplina di ascolto e di attenzione, perché una simile disciplina è necessaria alla nostra condizione umana. Ma più essenziale di questa disciplina sarà la disponibilità allo Spirito e alla sorpresa della sua presenza, perché lo Spirito soffia dove vuole: «il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito» (Gv 3, 8). Questa risposta di Gesù a Nicodemo ci manifesta come la vita di fede, come la vita di preghiera, siano sempre possibili, ma sempre dipendenti dal dono dello Spirito. Ecco una cosa sempre difficile da capire per un maestro di saggezza che volesse diventare un discepolo nella preghiera. La preghiera è una realtà che sfugge ai nostri metodi, ai nostri mezzi. Si potrà anche giungere a dire che la preghiera cristiana è una preghiera che si ignora. Potremmo pensare, in effetti, di trovare un buon consiglio nel passo del vangelo in cui Gesù sembra dare un’indicazione a coloro che vogliono pregare: «Quando pregate non siate come gli ipocriti (...) Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo che vede nel; segreto ti ricompenserà» (Mt 6, 5-6). In questo testo ciò su cui si insiste non è tanto il ritirarsi in disparte, quanto il pregare nel segreto. Questo «segreto» non è soltanto la solitudine e il silenzio; è lo scambio misterioso tra l’orante e il Padre, uno scambio così segreto che può sfuggire anche a colui che prega. È il dono dello Spirito che è offerto all’uomo di preghiera perché egli possa offrire la propria preghiera al Padre. Noi non siamo padroni della nostra preghiera: il padrone è lo Spirito. (indice dei brani)
Il desiderio della contemplazione di Dio
Dal «Proslògion»
di sant'Anselmo, vescovo
(Cap. 1: Opera omnia, ed. Schmitt, Seckau-Edimburgo 12938, 1, 97-100)
Orsù, misero mortale, fuggi via per breve tempo dalle tue occupazioni, lascia
per un po’ i tuoi pensieri tumultuosi. Allontana in questo momento i gravi
affanni e metti da parte le tue faticose attività. Attendi un poco a Dio e
riposa in lui.
Entra nell'intimo della tua anima, escludi tutto tranne Dio e quello che ti
aiuta a cercarlo, e, richiusa la porta, cercalo. O mio cuore, dì ora con tutto
te stesso, dì ora a Dio: Cerco il tuo volto. «Il tuo volto, Signore, io cerco»
(Sal 26, 8).
Orsù dunque, Signore Dio mio, insegna al mio cuore dove e come cercarti, dove e come trovarti. Signore, se tu non sei qui, dove cercherò te assente? Se poi sei dappertutto, perché mai non ti vedo presente? Ma tu certo abiti in una luce inaccessibile. E dov'è la luce inaccessibile, o come mi accosterò a essa? Chi mi condurrà, chi mi guiderà a essa si che in essa io possa vederti? Inoltre con quali segni, con quale volto ti cercherò? O Signore Dio mio, mai io ti vidi, non conosco il tuo volto.
Che cosa farà, o
altissimo Signore, questo esule, che è così distante da te, ma che a te
appartiene? Che cosa farà il tuo servo tormentato dall'amore per te e gettato
lontano dal tuo volto? Anela a vederti e il tuo volto gli è troppo discosto.
Desidera avvicinarti e la tua abitazione è inaccessibile.
Brama trovarti e non conosce la tua dimora. Si impegna a cercarti e non conosce
il tuo volto.
Signore, tu sei il mio Dio, tu sei il mio Signore e io non ti ho mai visto. Tu mi hai creato e ricreato, mi hai donato tutti i miei beni, e io ancora non ti conosco. Io sono stato creato per vederti e ancora non ho fatto ciò per cui sono stato creato.
Ma tu, Signore, fino a quando ti dimenticherai di noi, fino a quando distoglierai da noi il tuo sguardo?
Quando ci guarderai e ci esaudirai? Quando illuminerai i nostri occhi e ci mostrerai la tua faccia? Quando ti restituirai a noi?
Guarda, Signore,
esaudisci, illuminaci, mostrati a noi. Ridonati a noi perché ne abbiamo bene:
senza di te stiamo tanto male. Abbi pietà delle nostre fatiche, dei nostri
sforzi verso di te: non valiamo nulla senza te.
Insegnami a cercarti e mostrati quando ti cerco: non posso cercarti se tu non mi
insegni, né trovarti se non ti mostri. Che io ti cerchi desiderandoli e ti
desideri cercandoti, che io ti trovi amandoti e ti ami trovandoti. (indice
dei brani)