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Testimonianza di un amico...

SCONTRI FRA ABORIGENI E BENGALESI A MHAISCHARI

Il 3 aprile 2006, un gruppo di briganti bengalesi venuti da fuori e stabilitisi sul posto di recente sono entrati e hanno attaccato in modo premeditato gli innocenti e inoffensivi abitanti (della popolazione Marma) di Saupru Karbari e di Noapara, due villaggi del comune di Maischari (distretto di Khagrachari, upozila di Mohalchari - Chittagong Hill Tracts), e i bambini poveri e orfani ospiti di un ostello buddista.

Nell’assalto un aborigeno è morto, 5 donne e 10 uomini sono rimasti feriti in modo grave, 30 in modo leggero, 4 ragazze sono state violentate, 45 case sono state saccheggiate e le famiglie si sono rifugiate altrove, e un centinaio di case saccheggiate.

QUANDO FINIRÀ QUESTO PIANTO DELLE COLLINE?

Come sono iniziati i fatti.

I fatti hanno origine dal problema del possesso di circa 8 acri di terra di proprietà di Ammesu Moghini (di 45 anni). Il 2 aprile 2006 fra le 8 e le 9 del mattino un gruppo di circa 40-50 bengalesi, venuti da fuori per costruire le loro case qui, incominciano a tagliare alberi nella foresta, compresi alberi pregiati ("segun" e altri). Il proprietario Ammesu Moghini cerca di fermarli, ma i bengalesi mandano le loro donne con falcetti, zappe e bastoni a cacciarlo via. Alcuni giovani bengalesi già presenti sul posto, guardano il tutto e dopo un po’ vanno a fermare le donne, dicono loro di smettere e le allontanano. Si tratta evidentemente di un piano prestabilito.

Testimonianza di due ragazze violentate.

Il giorno dopo alle 8 di mattina, senza alcun motivo, 30-40 giovani incominciano a lanciare pietre contro la casa del proprietario del terreno. Il proprietario e le due figlie Krojaima Marma (15 anni) e Tuimrashang Marma (16 anni) escono per fermarli e chiedono perché si comportino così. I giovani minacciano di ucciderle urlando: "Andatevene da questo posto, altrimenti vi ammazziamo!". Intanto, altri bengalesi venuti da fuori circondano il luogo, poi entrano nella casa, fracassano, portano via qualunque cosa abbia un valore e trascinano con sé le due ragazze fino alla casa di una loro donna di nome Hasina.

Là, improvvisamente crolla il mondo sulle due povere ragazze, che vengono torturate in vari modi, picchiate e con un falcetto colpite alla testa fino a stordirle. Le denudano, a turno le violentano, e portate via la catenina al collo e gli orecchini, se ne vanno lasciandole in stato di completa incoscienza.

Quando la mamma va a cercarle, prendono anche lei, la legano e la picchiano senza pietà. Quelle belve non si fermano qui, la stendono a terra e saltano con i piedi sul suo petto, finché anche lei sviene, e allora portano via anche la sua catenina d’oro e tutto ciò che ha. Sua sorella maggiore Abaikroin Moghini (49 anni), mentre si reca alla pagoda sente le urla della sorella e corre sul posto. La trova legata e sanguinante. Mentre tenta di slegarla, arrivano di nuovo i bengalesi e da dietro la colpiscono ripetutamente, con forza.

Il bonzo Sumona Mahatero, fondatore e responsabile di un ostello per bambini poveri situato nelle vicinanze, sentito ciò che accade corre sul posto e riesce in qualche modo a slegarle, ma in questo mondo dov’è la giustizia? Poiché sta tentando di liberarle, si riversano su di lui insulti e percosse.

"Un simile comportamento con un religioso mette il nostro paese al di sotto degli altri come paese senza democrazia e civiltà".

Mentre sta slegando le donne, il bonzo viene afferrato per la gola, picchiato e portato sulla strada. Il reverendo Mahatero testimonia che: "I terroristi stavano da tempo progettando di ammazzarmi". Disperato, sostiene che quei briganti hanno soprattutto lui come obiettivo: "È certo che in qualsiasi momento possono uccidermi".

La sua colpa è di opporsi alle ingiustizie e di lavorare per lo sviluppo della gente: scuola, ostello, e altro. A causa sua, non possono impossessarsi delle terre che vogliono. Davvero il reverendo Mahatero è un monaco instancabile, giusto, paziente, tenace e geniale. Se riescono ad eliminare una persona del genere per sempre, per i briganti bengalesi appropriarsi delle terre da facile diventa impresa facilissima. Per questo è il loro bersaglio, e non lo possono sopportare.

Quel giorno l’avrebbero ammazzato. Quando lo portano fuori, il bonzo si rende conto che le cose si mettono male, perché vede che è arrivata sul posto un’auto piena di altri bengalesi armati di falcetti, bastoni e coltelli. Allora riesce a divincolarsi e a scappare.

Intanto le due sorelle anziane, mamma e zia delle ragazze, in qualche modo riescono a tirarsi su e riprendono a cercare le ragazze, finché le trovano nella casa di quella bengalese Hasina, nude, e riescono in qualche modo a portarle via con sé. Nel frattempo i briganti, uno dopo l’altro saccheggiano i villaggi di Saupru Karbari e di Noapara, e l’ostello, spaccando e portando via tutto ciò che possono. Feriscono gravemente un gran numero di inermi aborigeni e ne uccidono uno. Molti vengono colpiti alla testa con oggetti taglienti.

All’ospedale ho potuto vedere persone con braccia o gambe rotte, con ferite alla testa e al corpo, alla schiena, ecc. In questo modo i briganti bengalesi ne hanno feriti tantissimi. Anche in ospedale non hanno ricevuto attenzione e cure decenti; anche là sono costretti in condizioni disumane. Molti altri, per paura di essere denunciati sono scappati, infatti subito sono state presentate diverse denuncie che distorcono completamente i fatti, presentando gli aborigeni come colpevoli di tutto ciò che è accaduto.

Finora, la polizia non ha voluto accettare la denuncia delle 4 ragazze violentate, non è stato fatto nessun controllo medico né sono state prestate cure: tutto viene rimandato e ritardato con diversi pretesti.

Quando sono andato a trovare due delle ragazze violentate, avevano la bocca asciutta per aver saltato tre pasti, erano ferite, ma per la vergogna e la paura nascondevano il viso con una camicia stracciata. Sono riuscito pian piano a calmarle finché si sono mostrate. Ho detto loro: "Non abbiate paura, sono una persona comune come voi, sono venuto per aiutarvi, non vergognatevi", ecc. Quando non si nascondono più dietro la camicia, vedo che dai loro occhi innocenti, rossi per le notti insonni, scendono tante lacrime. Anche io non mi sono trattenuto, e ho pianto insieme a loro in silenzio.

Piangendo, pian piano incominciano a raccontarmi la storia come l’ho esposta sopra, e dicono: "In questa comunità per noi non c’è più posto. Sarebbe meglio morire che vivere con questa vergogna. Come potremo mostrare il viso e la testa nella comunità? Ci ricorderemo di questo dolore anche dopo la morte!" Che sofferenza terribile e senza speranza stanno vivendo! Che cosa faranno ora? Dove andranno? Da chi? C’è qualcuno in questo mondo che possa dare loro un rifugio e una speranza?

Attualmente ci sono 201 famiglie di aborigeni senza casa. Lasciate le loro abitazioni hanno trovato rifugio in una scuola del governo. Molti invece stanno all’aperto, e vivono senza un tetto. Ma anche di lì la polizia li vuole sloggiare. Vivendo in un ambiente troppo affollato, molti bambini si sono ammalati, e non ricevono alcuna cura, né è stato fatto nulla per loro. Vivono senza alcuna sicurezza, in condizioni disumane: senza casa, senza cibo, senza medicine e senza protezione, con sofferenze davvero grandi. Per ora, dalle colline circostanti altri aborigeni portano loro riso, cibo cotto e altre cose per aiutarli, ma per quanto tempo potranno andare avanti in questo modo? E che potranno fare? Questa è la domanda bruciante.

Testimonianze di abitanti del posto.

Un giovane pastore.

I militari trovano qualche giovane per strada, mettono nelle loro mani un fucile, scattano alcune foto e poi le fanno pubblicare dai giornali dicendo che sono terroristi armati. Preso un individuo povero e del tutto innocente, lo presentano come terrorista e lo esasperano e lo torturano trattandolo come un pupazzo. Non si sa quando finirà questo gioco. Come se non bastasse, alla fine denunciano queste persone in tribunale con l’accusa di essere terroristi. Così li esasperano e opprimono anche con vari tipi di cause in tribunale.

Per paura, ormai non c’è più nessuno che osi protestare e opporsi all’ingiustizia. Bisogna chiudere gli occhi davanti all’ingiustizia, perché chiunque resiste, viene considerato dall’esercito come un terrorista.

In un paese democratico è diritto di ogni cittadino resistere all’ingiustizia; sappiamo tutti che: "La democrazia è il paese dal popolo, per il popolo e con il popolo". In nome della sicurezza, l’esercito intorbida l’ambiente, usando i bengalesi venuti da fuori e insediatisi sul posto come loro aiutanti. In nome della sicurezza sono stati mandati nella zona diversi corpi armati: "senabahini" (esercito), polizia, BDR (guardie di confine), guardie locali. Con tutti questi corpi di sicurezza, come mai ci sono tanti conflitti e disordini fra gruppi diversi di abitanti delle colline? Servono a qualcosa? Che ci siano o non ci siano è lo stesso. Anzi, sono loro a spingere i briganti bengalesi nuovi arrivati ad impossessarsi delle terre degli aborigeni. Per riportare la pace, il governo dovrebbe al più presto smantellare tutti i campi dei vari militari e poliziotti presenti sul posto, allontanare e sistemare altrove i bengalesi arrivati di recente, restituendo la terra ai legittimi proprietari aborigeni, impedendo ad altri di venire ad insediarsi nella zona. Se non si sistemano le cose in questo modo, nella zona delle colline non tornerà mai la pace.

Inoltre, le vittime delle ingiustizie chiedono al governo, alle istituzioni locali, alle Organizzazioni non governative e per i diritti umani e a ogni persona di coscienza che facciano quanto possono per aiutarli a portare in tribunale i colpevoli. Noi non vogliamo altro. Oggi noi siamo stranieri nella nostra terra. Lottando con il calore, la pioggia, il freddo, gli animali feroci della foresta abbiamo reso coltivabili terre che non erano arabili e abbiamo reso fertili le colline; oggi queste terre ci vengono portate via. Stiamo senza mangiare tutto il giorno su quei campi dove abbiamo seminato riso che ora è stato preso da altri.

Lottando con le tigri abbiamo pulito la giungla e piantato alberi che ora appartengono ad altri; ci può essere una sfortuna più grande di questa? Oggi si sentono gli anziani dire che "prima", cioè prima che arrivassero i nuovi insediamenti di bengalesi: "La nostra vita era felice, non avevamo paura né carenze, anche da piccoli potevamo girare liberamente in qualsiasi posto, ci divertivamo e i genitori non erano in pensiero per noi: anche se c’erano tigri e orsi, questa non era gran cosa. Il raccolto di un campo di riso ci durava più di un anno. In occasione delle nostre feste ci divertivamo moltissimo. Insomma, allora c’era su tutte le colline un’atmosfera di gioia".

Oggi invece quell’atmosfera non c’è più. Oggi nessuno riesce più a mangiare a sufficienza, tutti sono oppressi dalla paura e dal bisogno, i gruppi di amici non osano andare qua e là a piacere perché i bengalesi nuovi insediati fanno più paura delle tigri, i genitori devono stare continuamente in pensiero per i figli, perché la loro figlia carissima non sia violentata da loro, o il loro carissimo figlio non sia picchiato con falcetti. Se il figlio non torna prima di sera, il cuore della mamma freme di paura. I raccolti non sono più come prima, tutti i campi delle colline sono sotto il controllo dei nuovi insediati; durante le feste non possiamo più rallegrarci, giocare. Tutte le colline sono nell’oscurità e nel silenzio. Il canto della gente non si unisce più al canto degli uccelli, lentamente le colline stanno perdendo la vita.

Ecco la mia accorata richiesta a tutte le persone di coscienza: guardiamo alle colline di Chittagong come guardate a tanti posti del mondo dove si violano i diritti umani, aiutiamoli e mettiamoci al loro fianco per difendere i loro diritti. Altrimenti, le piccole nazioni (gruppi tribali) della zona non potranno sopravvivere e scompariranno.

Qui sotto, i danni arrecati dai briganti bengalesi alla gente dei villaggi.

Famiglia dell’ucciso: 100.000 taka (Euro 1.250).

Famiglie dei feriti gravi: 50.000 taka (Euro 625).

Ragazze violentate: 50.000 taka (Euro 625).

Famiglie dei feriti leggeri: 30.000 taka (Euro 375).

Famiglie saccheggiate e derubate: 40.000 taka (Euro 500).

Famiglie soltanto derubate: 20.000 taka (Euro 250).

L’OSTELLO BUDDISTA PER BAMBINI NON SI È SALVATO
DAL MORSO DEL SERPENTE DELL’INVIDIA

Nel corso degli avvenimenti descritti sopra, è stato particolarmente danneggiato l’ostello dei bambini. In esso studiano e vivono 70 ragazzi e ragazze dalla prima elementare alla fine della scuola superiore (classe decima). Responsabile dell’ostello è il reverendo monaco buddista Sumona Mahatero, persona davvero giusta. Senza alcun aiuto dall’estero, con grandissimi sacrifici manda avanti l’ostello. Con enorme fatica ha costruito in bambù e legno il tempio, la scuola, l’ostello e la cucina; è riuscito a provvedere libri, quaderni, penne, sedie, tavoli, lavagne e altro per gli studenti; è riuscito persino a provvedere un apparecchio TV a colori di 14 pollici per la ricreazione; si è procurato un generatore e altre cose utili.

Ma ahimè! Tutta la fatica di tanto tempo è andata in fumo in un giorno. Tutto è stato trascinato via come da uno "tzunami", e ciò che è rimasto è fasciato e spezzato. Ora l’ostello è vuoto, non c’è nulla. Per il pianto dei bambini, si è creato un ambiente da spezzare il cuore. Diversi studenti dicono con grande dolore che fra poco ci saranno gli esami, e probabilmente non potranno presentarsi.

Qualcuno ha sentito il bonzo Sumona Mahatero chiedersi che peccati abbiamo fatto per subire ora tutta questa oppressione e ingiustizia...

Ingiustizia, oppressione, stupro, espropriazione delle terre sono fatti quotidiani della zona delle colline di Chittagong. Anche noi siamo uomini, perché ci fanno tutte queste ingiustizie? Perché non sopportano che ce ne stiamo in pace e contenti? Perché sono così avidi delle nostre terre e delle nostre donne? Che crudeltà! Non c’è nessuno al mondo che possa controllare persone così crudeli e disumane? Certo qualcuno c’è. E allora forza, opponiamoci all’ingiustizia fermando queste persone, serviamo chi non ha risorse, rendiamo contente le persone che soffrono, stiamo al fianco e aiutiamo le persone in pericolo e che hanno subito danni.

I danni subiti dall’ostello ammontano complessivamente a 300.000 taka (Euro 3.750).

Infine, a quanto sappiamo finora non è stato formato alcun comitato per indagare su quanto è avvenuto. I briganti bengalesi che erano stati arrestati sono stati rilasciati uno dopo l’altro. Chi stava dietro a tutti questi eventi non è mai stato arrestato. Il governo non ha dato alcun tipo di compensazione a chi ha subito danni. Anche se i briganti hanno violentato 4 ragazze, la polizia non accetta denunce in proposito. Nessun poliziotto o militare si è fatto avanti al momento per proteggere gli aborigeni dalle violenze.

I due villaggi colpiti e i villaggi vicini vivono ancora nella paura. Le famiglie che sono scappate non sono ancora rientrate nelle loro case, per mancanza di sicurezza.

Gli studenti non sono tornati nell’ostello, che rischia di essere chiuso definitivamente.

28 aprile 2006

Ha raccolto le informazioni ***