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ASHA, "speranza" per tutti!

Dhaka, 14 Ottobre 2006

Carissimo Achille,

mi hanno fatto molto piacere i tuoi due messaggi, durante la festa per salutare Maria Grazia, e poi per il mio compleanno. Non so se le mie risposte sono arrivate perché a volte con l'Italia posso ricevere ma non mandare gli SMS: dipende dalla compagnia italiana. Ecco perché ricorro all'e-mail.

Ora tocca a te, che mi hai seguito a ruota nell'aprire gli occhi al mondo "qualche" anno fa. Tanti, tantissimi auguri!

Ho sentito da più fonti che la tua salute non è stata troppa in questi ultimi tempi. Spero che pian piano le cose si sistemino. Certo l'incarico che hai non è dei più adatti a prendersi tempi di riposo e distensione, ma... il Signore c'è e vede.

Io sto abbastanza bene. Sto molto pensando al tempo che passa e all'età che avanza. Lo faccio istintivamente, e aiutato da avvenimenti vari, nonché dal fatto che qui per i bengalesi sono ormai decisamente vecchio. Rispondo che sono contento di esserlo, ed è vero. Prego il Signore di poter vivere i giorni che mi dona sempre come - appunto - un dono, contento di ciò che ricevo e senza esigere che il dono sia a modo mio.

Il mio lavoro continua vario, fra seminario (scuola e direzione spirituale), noviziati, ostelli che aiuto, e tanti poveracci a cui non so dire di no. E quando lo dico ci sto male, pur sapendo che non si può fare diversamente.

Proprio oggi ho pensato a te e a Elena "Asha", grazie a uno di questi "no" che non son capace di dire.

Da qualche tempo viene una donna, Molina, che avrà non più di 35 anni, cinque figli, "emme" (musulmana), analfabeta, il marito aveva un negozietto, è fallito ed è scappato per salvarsi dai creditori. Lei dice che è buonissimo, non ha mai avuto neppure una discussione seria con lui, e tornerà. Intanto sono riuscito a sistemare i 3 figli più grandi in un ostello "emme" che c'è vicino a Shantinagar. Conoscevo tutti i figli, meno una - la penultima. Oggi Molina è venuta con il più piccolo e con lei, che si chiama Asha.

È una bimba bellissima, dall'aria giudiziosa. Molina mi dice che la consola sempre: "Abbi pazienza mamma, ancora qualche anno e ti aiuterò io e non avrai più da star male!". Ha già finito la quarta, anche se sembra molto piccola.

Le ho detto che deve continuare a dare "asha" alla sua mamma. Non aveva mai pensato al collegamento tra il suo nome e quello che lei fa, ed è rimasta sorpresa, contenta.

Salutami dunque "Asha" genovese, e i suoi, quando ne hai occasione, dicendole che continui ad essere se stessa, asha (speranza) per tutti.

Un saluto anche ai tuoi. Un abbraccio!

P. Franco Cagnasso