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LEBUBARI IL GIORNO DOPO...

CASA DALL'ALTO... CASA ABBATTUTA...
LO STUDIO-CUCINA... IL DORMITORIO...

Dhaka, 19 Novembre 2007

Carissimi,

a voi che avete visitato Lebubari mando qualche foto scattata da Don Ivan, di Dalmine, il giorno dopo il ciclone. È andato insieme a P. Ezio e a Gisella Aschedamini, con i quali si trovava nel vicino ostello di Rajapur, dove hanno gustato l'ebbrezza del ciclone standoci in mezzo - per fortuna in una casa solida.

1. "Casa dall'alto": è ripresa dal tetto della nuova casa in muratura, che servirà da dormitorio e dove hanno trovato rifugio tutti; si vede la striscia di terra dove sorgeva la casa di Thomas, con la stanza per ospiti dove avete dormito anche voi e l'ufficio. È rimasta una striscia di terra e a vederla così sembrerebbe che mai ci sia stata sopra un'abitazione. Sullo sfondo si vedono, a sinistra seminascosto dagli alberi l'ingresso-magazzino, in muratura con tetto in lamiera che è stato quasi completamente strappato via provocando anche danni e crepe nei muri; sulla destra la casa dove abbiamo mangiato, che invece è rimasta intatta. È l'edificio che intendiamo spostare a fianco del nuovo dormitorio, per usarlo come stanza per i maestri. Nei magazzini c'erano 22 sacchi di riso (11 quintali) che, inzuppato d'acqua, da oggi non è più commestibile; e 100 sacchi di cemento appena comprati, oltre ad altre cose varie, commestibili e non.

2. "Casa abbattuta": riprende lamiere e bambù che una volta erano la casa. Come altre lamiere, sarebbero volate molto più lontane, se non fossero finite nella fossa del "pukur" dove si allevano gamberi.

C'è da dire che, come sapete, la casa di Thomas era provvisoria e ormai traballante, quindi non stupisce che il vento l'abbia fatta volar via. Niente stupore, ma... il danno c'è, perché quasi tutto ciò che c'era dentro è rovinato, e perché ora questa famiglia dovrà vivere per mesi in modo ancora più precario, in attesa della nuova casa che ancora bisogna iniziare a costruire. Occuperanno parte del nuovo edificio, e i ragazzi, almeno una parte di loro, continuerà a dormire nello studio.

Stupore invece positivo per la tenuta della casetta dei maestri, e negativo perché quello che non doveva volare è il tetto del magazzino all'entrata, costruito pochi mesi fa su pilastri in cemento, pareti in muratura. Credendolo sicuro, Thomas non ha pensato di coprire di plastica il materiale custodito là, che è stato danneggiato gravemente.

Hanno tenuto invece sia il futuro studio-sala da pranzo (finora usato anche come dormitorio) sia la futura cucina (anch'essa finora usata come dormitorio e studio), nonostante siano senza vere e proprie fondamenta e con pareti in strisce di legno e bambù.

A parte mando altre due foto… Una della cucina provvisoria, a destra, crollata pure quella, “accasciata” su se stessa; e a sinistra lo studio-refettorio. E una del nuovo edificio, il futuro dormitorio: vi si vedono i ragazzi che salgono portando libri inzuppati d'acqua per farli asciugare sul tetto, insieme a vestiario e suppellettili.

Don Ivan e Gisella mi hanno subito lasciato una consistente donazione per venire incontro al danno, e le Suore di Maria Bambina mi hanno dato tre scatole di magliette e calzoni. Dopo domani Thomas viene a prendere il tutto.

Sto pensando che forse devo superare le mie "paure", e costruire per la famiglia di Thomas una casa completamente in muratura con tetto piatto pure in muratura, come insiste P. Ezio.

I ragazzi pare abbiano reagito bene, senza piagnistei, anche se parecchi si sono presi febbri e raffreddori a causa dell'acqua gelida che li ha investiti quella notte, e della paura. In questi giorni non vanno a scuola, perché anche gli edifici delle due scuole, elementari e medie, sono stati gravemente danneggiati.

La "Mezzaluna Rossa" (così la "Croce Rossa" è chiamata nei paesi islamici) prevede oltre 10mila morti.

Il giornale di oggi pubblica una storia allucinante: una nave della marina del Bangladesh, perlustrando il mare a sud del Sundarban alla ricerca di imbarcazioni disperse, è approdata su una piccola isola scoprendovi 106 (cento e sei) uomini tenuti là come schiavi. Un ex-ufficiale dell'esercito comandava una banda che reclutava nelle stazioni ferroviarie giovani uomini promettendo loro un lavoro come giardinieri o come guardiani notturni. Li imbarcava e portava su questa isola dove sottraeva loro tutti i documenti, soldi, e quant'altro obbligandoli a lavorare nell'essiccazione del pesce. Un pasto al giorno, nessuna possibilità di scappare, nessuna cura medica, nessuno stipendio, abbondanza di botte. Li hanno trovati in condizioni pietose, molti quasi incapaci di parlare. Il racconto più chiaro l'ha fatto un giovane universitario, anche lui finito nella "rete" mentre lavorava durante le vacanze per pagarsi gli studi. I 106 poveretti sono stati imbarcati prima sulla nave della marina, poi su una petroliera e portati a Mongla Port. Speriamo che ora qualcuno li aiuti a tornare a casa e dia qualche soldo, e che mettano in galera i mascalzoni che li hanno sfruttati.

Vi spero bene, e vi mando un saluto cordiale!

Nel Signore!

P. Franco Cagnasso