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UN PICCOLO AIUTO!

La tempesta ha distrutto alberi e casa... Abitazione provvisoria, dove si vive dopo il ciclone! Le figlie di Thomas e Noyon, con altri giovani, in barca tornando dagli esami!

Dhaka, 14 Dicembre 2007

Carissimi,

eccomi qui per dare qualche notizia a tutti coloro che ne chiedono.

Sono stato a Lebubari il 9 dicembre, insieme a Mariannina Kefalidis. Il 7 eravamo andati a Khulna in autobus, rimanendovi il giorno 8. Il 9, con un’auto a noleggio, in due ore e mezza siamo arrivati a Lebubari dove siamo rimasti circa tre ore, proseguendo poi per il nord fino al fiume Padma (qualche chilometro a valle della confluenza di Gange e Brahmaputra), che abbiamo attraversato in motoscafo concludendo poi il viaggio in taxi fino a Dhaka.

La zona di Lebubari non è fra le più colpite e il numero dei morti nel distretto è stato limitato (meno di 100), però i danni sono ingenti, e ciò che si vede impressiona.

Innumerevoli gli alberi abbattuti, qualcuno s’è schiantato su una casa. Mette tristezza pensare che fino a poche ore prima del ciclone tanta vita si svolgeva proprio sotto questi grandi alberi piantati accanto alle case, come amici sicuri a protezione dal caldo. Si vedono molte abitazioni precarie, di frasche, dove ora vivono le famiglie in attesa di ricostruire; lamiere contorte ammucchiate qua e là, case scoperchiate. La gente racconta di tanta, tanta paura, e di distruzione non solo delle case, ma di ciò che contenevano, con riserve di riso e altri alimentari rovinate, abiti portati via dal vento… Danni anche agli allevamenti di gamberi e pesce, una risorsa da qualche anno in crescita nella zona, tradizionalmente poverissima.

A Lebubari ci hanno accolto con la solita allegria e ospitalità. Purtroppo c’erano solo 4 o 5 ragazzi, perché gli altri erano a scuola per gli esami che erano stati rinviati, ma poi fissati proprio a partire dal 9 Dicembre. La scuola superiore è stata distrutta, in piedi è rimasta solo una stanza, e allora hanno fatto gli esami all’aperto.

Abbiamo visto il luogo dove sorgeva la casa della famiglia che regge l’ostello, che è letteralmente volata nello stagno, passando sopra un mucchio di ghiaia alto più di due metri. Il tetto del magazzino è già stato riparato. Continuano i lavori per finire il dormitorio dei ragazzi, dove tutti si sono rifugiati e salvati; si sta spostando la casa in legno dei maestri – ma s’è deciso di proteggerla con un muro in mattoni e pilastri di cemento sulla parte nord, da dove soffia di solito più violentemente il vento dei cicloni. La costruzione della casa della famiglia inizierà presto, e questa sarà tutta in muratura, per avere un secondo "punto-salvezza" e per risparmiare altre possibili perdite di beni: armadi, televisore, libri, vestiario, documenti, pentole… tutto è finito nello stagno e molto non s’è potuto recuperare.

La visita aveva anche lo scopo di vedere se e come dare, attraverso l’ostello, qualche piccolo aiuto alle famiglie più povere della zona. Infatti dall’Italia mi sono arrivati e stanno arrivando aiuti che uso per le riparazioni a Lebubari, per futuri progetti di riabilitazione con PIME, "Caritas" e diocesi, ma che possono andare in piccola parte anche alla spicciolata, per le situazioni più urgenti e difficili. Fino al 9 Dicembre i soccorsi erano arrivati solo dalla organizzazione protestante "World Vision" (che lavora in coordinamento con la "Caritas"), che ha dato a molte famiglie scatoloni di viveri, e un’altra piccola "ONG" che ha dato qualche coperta. Thomas, direttore dell’ostello, aveva distribuito a famiglie particolarmente povere 500 taka (circa 5 Euro) ciascuna.

Abbiamo discusso che altro si potesse fare, e concordato questo piccolo programma:

 - arrivare a dare 500 taka a 70 famiglie complessivamente;

 - distribuire 50 coperte e 200 taka ad altre famiglie dove ci sono anziani, malati o vedove con bimbi.

Inoltre, poiché le case di quasi trenta famiglie dei 34 ragazzi ospiti dell’ostello sono state distrutte o semidistrutte, daremo a quelle con un solo genitore vivente (in tutto 19) le lamiere ondulate necessarie a coprire la casa.

Il costo complessivo (escluse spese di viaggio e distribuzione) è di 138.000 taka, cioè circa 1.400 Euro – coperto da varie donazioni.

Thomas è partito con noi quel giorno stesso, venendo a Dhaka a comprare le 50 coperte (più altre 20 per l’ostello), che ha riportato in battello. In questi giorni visiterà le famiglie, dando a quelle prescelte una specie di tagliando per ritirarle venerdì 14 (oggi). Poi acquisterà le lamiere, che spera di fare arrivare tutte a destinazione entro una settimana.

Penso che sappia fare le cose bene, perché conosce, è sensibile, ed è anche capace di organizzare...

Allego a questa lettera due fotografie scattate dalla barca mentre compivamo l’ultimo tratto per arrivare a Lebubari: una mostra una casa semidistrutta e alberi abbattuti; un’altra il tipo di abitazione in cui vivono ora molte famiglie. Una terza foto, più allegra, è stata scattata mentre lasciavamo l’ostello, quando la nostra barca ha incrociato quella su cui alcuni ragazzi e le figlie di Noyon e Thomas tornavano dopo aver sostenuto gli esami.

Un saluto carissimo e buon Natale!

P. Franco Cagnasso