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NOTIZIE DEGLI AMICI...

Dialogo e preghiera: Gesù e Buddha vicini!

Dhaka, Natale 2007

Cari Amici,

eccomi a voi, con qualche notizia degli Amici in Bangladesh.

A Natale si raccontano storie edificanti, io incomincio con una che non lo è. Avevo aiutato più volte una donna con quattro figli piccoli, che vive stentatamente in una baraccopoli. Pensando giustamente che non poteva chiedere troppo, s’è organizzata "ingaggiando" due donne più giovani, e mandandole da me con nomi falsi a raccontare storie tristi di bimbi malati, mariti scappati, furti e quant’altro. Poi incassava lei, lasciando loro le briciole. Il trucco ha funzionato, finché una delle due ha deciso di dirmi la verità.

Non fa piacere essere imbrogliati, e riconoscere che si è stati ingenui. Penso però che se le storie che mi raccontavano erano false, la fame era vera, e un episodio come questo ci ricorda che il messaggio di Gesù non è tanto di migliorare le condizioni di vita economica dei poveri, quanto di capovolgere la nostra mentalità e porre al centro l’amore e la verità, la chiarezza su ciò che è male e il perdono. Le povere donne che mi hanno imbrogliato mi hanno fatto rabbia, ma mi hanno anche fatto pensare ai grandi furti, di milioni o miliardi di dollari, di cui siamo continuamente informati qui in Bangladesh e in tutto il mondo, da parte di persone che certo non vivono in baracche e non rubano per sfamare i figli.

Il Natale ci annuncia un Dio piccolo, che non ha proprietà né potere, che fa del parlare sincero il suo metodo, perché è Lui stesso Verità, come è Amore. Ci invita a non essere ingenui, perché il mondo è avvolto e impastato di menzogna, una menzogna che è giunta a crocifiggere Gesù; ma anche ad essere tenaci e coraggiosi, nel "fare verità" dentro noi stessi, e nel testimoniarla: umile e paziente, che vede e corregge, ma anche perdona e non condanna.

E veniamo a qualche altra storia.

L’ostello di "Bet Chara", dove vivono e studiano 60 ragazzi e ragazze buddisti della minoranza Marma, è passato nei mesi scorsi attraverso una grave crisi. L’ambiente del villaggio e della intera zona si è fatto sempre più pericoloso, per la presenza di briganti, guerriglieri, contrabbandieri. Anche i monaci per un certo tempo hanno lasciato la Pagoda, e la scuola non riusciva più a trovare maestri disposti a risiedere là.

Un contadino analfabeta è stato lo strumento che ci ha permesso di uscire da una situazione sempre meno sostenibile. Ha messo a disposizione dell’ostello un ampio terreno collinare da tempo incolto - vicino alla città e perciò in zona più sicura - dandolo in uso gratuito per l’educazione di ragazzi e ragazze della sua gente. In poco tempo Mong Yeo, il direttore di "Bet Chara", vi ha costruito due casette in cui si sono affollati i 60 ragazzi e i maestri, ricominciando daccapo nel nuovo posto. In seguito, s’è costruita una terza casetta e ora la sistemazione è accettabile. Hanno dissodato molto terreno, piantando vari tipi di alberi da frutta e iniziando un orto, e rimesso in sesto uno stagno che era in secca, dove si possono allevare pesci e fare il bagno. Ora i ragazzi possono proseguire gli studi fino alla classe decima.

Hanno faticato tanto, affrontando sacrifici che a noi sembrano insopportabili. Ma ce l’hanno fatta e sono molto grati dell’aiuto ricevuto. Ho anche fornito loro un po’ di libri per avviare una "bibliotechina", e mi auguro di riuscire a procurare i letti, perché non dormano più per terra. Il luogo dove ora si trovano si chiama Tong Khyang Para, e ho potuto visitarlo perché, come dicevo, è vicino alla città. Ho anche incontrato monaci aperti e disponibili ad aiutarli.

Vi mando una foto scattata a Tong Khyang Para da Mong Yeo. Non è di ottima qualità, ma testimonia un "dialogo ad alto livello" organizzato spontaneamente dal cuore puro di Mong Yeo e dei suoi ragazzi, che hanno messo vicino Gesù e Buddha, così parlano direttamente fra loro, e i ragazzi pregano tutti e due senza fare torti.

I trentacinque ragazzi dell’ostello di Lebubari, quasi tutti indù, non hanno invece dovuto cambiare posto, ma hanno avuto un’altra difficoltà: il ciclone.

Quando le capanne di bambù e lamiera in cui vivevano incominciavano a cadere a pezzi, avevamo incominciato a costruire qualcosa di più solido. Lo studio è pronto, con pavimento in cemento, pareti parte in muratura, parte in strisce di bambù, tetto in lamiera; pensavamo di inaugurare presto il dormitorio, tutto in muratura, sollevato dal terreno per restare all’asciutto in caso di alluvioni, con tetto in cemento. Ma il ciclone è arrivato, nella notte fra il 15 e il 16 Novembre! La vecchia casa di Thomas e Noyon, la famiglia che tiene l’ostello, è volata come un fuscello finendo nel "pukur", e tutto ciò che c’era dentro è andato perso per i campi e negli stagni; il tetto del magazzino è stato divelto, rovinando anche le pareti in muratura, e l’acqua ha inzuppato 11 quintali di riso, 50 sacchi di cemento e tante altre cose. Alberi sradicati, galline e anatre uccise, allevamento di gamberi danneggiato… e gli esseri umani? Bagnati, infreddoliti e pieni di paura, hanno trovato rifugio nel dormitorio non ancora terminato e senza finestre, ma robusto abbastanza per proteggerli: nessun danno alle persone! Mesi fa avevo deciso di iniziare la costruzione, anche se allora non avevo ancora i soldi necessari, perché durante una visita avevo sperimentato il forte vento che spesso spazza tutta quella vastissima pianura. Un’esperienza provvidenziale, grazie alla quale il ciclone dell’altro giorno ha trovato il dormitorio già in piedi, e non ha potuto uccidere o ferire nessuno!

Ora i ragazzi collaborano alla ricostruzione, e attendono di sapere quando saranno i loro esami, rinviati perché anche la scuola (come altre 8.000 nella zona!) è stata semidistrutta. Finora i loro risultati scolastici sono stati buoni. In Ottobre un universitario che aiuto qui a Dhaka è andato a Lebubari, e per 10 giorni ha dato lezioni speciali di inglese e sul Vangelo. Se li è fatti amici, e sperano che possa tornare a Natale.

Thomas e Noyon, sono diventati nonni per la seconda volta: alla bimba della loro seconda figlia, si è aggiunto un bimbo della prima figlia. Tutti contenti!

Anche questa volta, l’esperienza mi ha fatto lasciare da parte le mie esitazioni, e ho deciso di costruire la loro casa non in lamiera, ma tutta in muratura: che risparmio sarebbe se fra poco tempo dovesse essere di nuovo distrutta? Meglio spendere un poco di più ora, ma stare al sicuro, salvando persone e cose.

Infine, due parole su Dino e Rotna, e il loro lavoro fra le ragazze più povere delle baraccopoli di Dhaka e di altre località. A Dhaka hanno avviato un corso di "alfabetizzazione", che coinvolge 30 ragazze dai 9 ai 20 anni di età, alle quali già insegnano ricamo e cucito, e offrono possibilità di fare qualche lavoro che poi vendono a turisti, visitatori, negozi. Gli insegnanti sono universitari che s’impegnano a rotazione. L’iniziativa ha avuto successo, anche perché alla scuola si accompagna un pasto, così che le ragazze possano studiare senza doversi preoccupare di trovare qualcosa da mettere nello stomaco per quel giorno. Fatta una valutazione insieme, si è deciso per il prossimo anno di portare a 50 il numero delle studenti, e di dare a ciascuna 10 chili di riso al mese, perché possa così pensare anche ai figli o ai fratelli e sorelle, e quindi venire con regolarità e migliorare in fretta.

Dino e Rotna fanno anche un lavoro efficace di "coscientizzazione" su vari temi, fra cui quello del matrimonio precoce. Diverse di queste ragazze infatti sono state date in matrimonio a 10-12 anni di età, hanno sofferto molto, e ora si trovano ad essere vedove o ripudiate, con figli a loro carico, all’età di 15-16 anni. Sono loro stesse a incoraggiare le altre perché non accettino di sposarsi troppo presto, e pare che le loro parole, rese credibili dall’esperienza, siano ascoltate.

Io sto bene e continuo il mio impegno prioritario come direttore spirituale e insegnante in Seminario. Quest’anno ho tenuto il corso di "Cristologia", che mi ha appassionato, ma che il prossimo anno cercherò di rielaborare, perché sto cercando un approccio adatto alla cultura degli studenti di questo paese. Anche i due corsi sui sacramenti continuano a cambiare, man mano che imparo, approfondisco, e trovo vie che raggiungono meglio la loro intelligenza ma anche il loro cuore.

Grazie se avete avuto la pazienza di leggermi fin qui. Grazie per la vostra amicizia e per la vostra attenzione alla gente del Bangladesh e al lavoro dei missionari.

Nella preghiera, che sempre più sperimento come respiro della mia vita, tengo sempre tutti voi, cercando di abbracciare ogni pena, paura, speranza, gioia, impegno, sbaglio, tutto…

Buon Natale!

P. FRANCO CAGNASSO

"PIME House"
92, Asad Avenue
Mohammadpur 1207 – Dhaka
Bangladesh

cagnasso.franco@pime.org