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"Una poltrona speciale..."

P. FRANCO CAGNASSO, Missionario in Bangladesh.

"Conferenza di S. Vincenzo"

Bogliasco - Genova

Dhaka, 1° Gennaio 2008

Cari Amici,

pochi giorni fa ho ricevuto da P. Achille Boccia la notizia che gli sono stati consegnati da P. Luciano Lazzeri 500 Euro offerti da voi per il Bangladesh. Questo dono mi arriverà fra qualche giorno. GRAZIE!

Come sapete le occasioni per usarlo bene non mancano. Anzi, c’è solo il quotidiano tormento di non arrivare che a pochissimi, e anche per quelli spesso con interventi che aiutano ma non risolvono.

Con gli aiuti che ricevo, mantengo in tutto due "Ostelli": uno di "Marma" Buddhisti con 60 ragazzi e ragazze poveri, e uno misto di cristiani e indù con 35 ragazzi; aiuto inoltre in modo consistente una iniziativa di sostegno a ragazze di città che si trovano in difficoltà perché sposate giovanissime e abbandonate, o senza genitori; si offre loro qualche possibilità di lavoro e un corso di "alfabetizzazione". Sono oltre 225. Ma poi ci sono tanti che non vengono raggiunti da queste iniziative, specialmente studenti poveri e malati – dato che qui non c’è assistenza medica gratuita.

Poiché non vi so ancora dire esattamente a quale scopo userò gli Euro che avete raccolto per me, ho pensato di parlarvi brevemente di una poltrona.

Sì, proprio una poltrona. È di vimini, piuttosto grande e robusta, piazzata davanti a un piccolo tavolo nell’ufficio al piano terra del "Seminario" dove abito. Ce ne sono altre tre simili attorno al tavolino, ma io parlo in particolare di una, quella più vicina alla porta. Sopra il ripiano in vimini, e come schienale, ci sono due spessi cuscini quadrati, color verde scuro. Nel breve inverno del Bangladesh vanno molto bene, nella lunga stagione calda dovrebbero essere tolti perché il vimini è più fresco, ma non saprei dove metterli e allora li lascio, anche se danno un poco fastidio. Credo che all’interno ci sia una qualche diavoleria plastica moderna, perché non si deformano; dev’essere spugnosa, perché su quella poltrona hanno fatto la pipì tanti bimbi, e sono anche piovute molte lacrime, ma tutto è stato assorbito senza lasciar traccia…

Perché parlo di quella poltrona?

Quattro anni fa, quando ho potuto allestire l’ufficietto, ho incominciato a far sedere lì tutti quelli che chiedevano di parlarmi. Stranieri che lavorano nelle ambasciate del quartiere vicino, o nelle ditte che comprano e spediscono in Europa o America abiti fabbricati in Bangladesh, tecnici, volontari di varie "Organizzazioni non governative"… alcuni vengono da noi per le celebrazioni in lingua inglese, e poi chiedono di parlare, di confessarsi, di dare un battesimo… Altri sono "Bangladeshi" benestanti: insegnanti, imprenditori, anche loro vengono alla Messa in inglese magari per far praticare la lingua ai loro figli. Altri ancora sono domestiche, cuochi, guardie notturne, infermiere, fattorini che lavorano nella zona e vengono alla Messa in bengalese: una grande varietà di provenienze e di costumi, "bengalese" e "garo", "santal" e "tripura" e altri ancora.

Ma non è finita. Spesso arriva qualcuno sconosciuto, una donna con un bimbo in braccio (ecco, ho già detto della pipì…), un disoccupato, un drogato, un imbroglione che campa facendo finta di cercare un lavoro, un malato che non ha soldi per comprare medicine, una famiglia intera. Come quando è venuta Molina: analfabeta, il marito scappato perché perseguitato dai creditori, aveva venduto tutto ed è arrivata qui che sembrava più morta che viva, con i quattro figli piccoli che parevano fantasmi.

Faccio sedere tutti su quella famosa poltrona. Alcuni vorrebbero sedersi per terra come sono abituati, altri si prostrano, prendono i piedi e piangono per chiedere aiuto, ma io sono inflessibile: finché non si siedono sulla poltrona non iniziamo il discorso.

Finalmente seduti, magari con due o tre figli arrampicati in grembo e uno attaccato al seno, allora chiedo chi sono, da dove arrivano, che cosa desiderano.

Poi… decido. Che fatica decidere!

A volte do un aiuto, a volte no; altre volte indirizzo da chi può aiutare, oppure chiedo che si facciano conoscere meglio, oppure ancora spiego che l’imbroglio è così evidente che non posso proprio crederci… A tutti i bimbi va naturalmente una caramella, e poi pure ai grandi, o qualche biscotto se c’è. Insomma, faccio quello che chiunque farebbe – ma mi sono accorto, con il tempo, che faccio anche qualcosa di speciale di cui non mi rendevo conto, e la cosa speciale è proprio il farli sedere su quella poltrona.

Anche quando non voglio o non posso dare nulla, anche quando rimprovero (i "ricchi" come me hanno anche questo privilegio, di poter dar lezioni ai poveri, i quali ascoltano in silenzio perché sanno che fa parte dell’essere poveri il ricevere consigli e rimproveri da tutti), anche allora se ne vanno – e poi tornano. Una, due, tre volte – tornano per la poltrona.

Qualcuno me l’ha detto. Avevo fretta, subito dopo la Messa dovevo uscire e ho scambiato due parole in piedi. "Padre, andiamo nell’ufficio". "Ma ho fretta, devo andare, che altro devi dirmi?". "Un minuto solo, ma in ufficio". Seduto o seduta là, non mi dice poi nulla di nuovo, ma lo dice guardandomi bene in faccia, dentro una stanza forse più grande di quella in cui abita con tutta la famiglia, eppure ora tutta per lui o lei. Su una poltrona come a casa sua non ne ha mai viste, davanti a qualcuno che – anche se ha brontolato un poco, anche se fa prediche e rimprovera – però dà tempo, e ascolta.

Non me ne rendevo conto, ma sedersi su quella poltrona è diventato un simbolo, più importante di quello che dico, e forse persino di quello che posso dare o fare.

A voi della "Conferenza di S. Vincenzo", che sapete dal vostro "Patrono" che i poveri prima di aiutarli bisogna rispettarli, e chiedere loro scusa per l’aiuto che si dà, chiedo il favore di una preghiera: che non mi stanchi di usare la poltrona anche quando i cuscini saranno ormai inservibili, e anche quando chi chiede di parlarmi vive, più ancora della povertà economica, la povertà della mente disturbata, o del cuore malato.

Di nuovo grazie, il Signore vi benedica. Accompagno i miei auguri con una preghiera per tutti voi!

P. FRANCO CAGNASSO, PIME

Dhaka - Bangladesh