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Ecco la lettera di ringraziamento che P. Franco ha scritto a Don Giuseppe...

... Sognando un altro passo avanti!

Dinajpur, 15 febbraio 2005

Reverendo Don Giuseppe,
qualche tempo fa P. Achille Boccia mi ha scritto preannunciando una sua offerta di 11.000 Euro a favore dell’ostello 
“Alex Home”
per ragazzi poveri. Gli ho scritto per ringraziare e gli ho chiesto il suo indirizzo, che mi ha subito inviato. Nel frattempo, è pure arrivata dal PIME di Milano la notifica che la somma è stata accreditata al mio conto qui in Bangladesh. Grazie!

Come ho spiegato nell’articoletto che lei ha potuto leggere sul sito “atma-o-jibon”, credo che sia stata proprio la Provvidenza a mettermi sulla strada questi ragazzi, e la simpatica famiglia che se ne prende cura. Da quando ho scritto ad oggi ci siamo conosciuti meglio, e per il nuovo anno scolastico, iniziato in gennaio, abbiamo deciso di prendere altri tre ragazzi, due dei quali sono buddisti della tribù  “Marma”, che vivono nell’estremo est del Bangladesh.

Tomas è davvero bravo ad educarli; la moglie è una donna di tanto buon senso, che calma le apprensioni del marito e, insieme alle 4 figlie e alla cuoca, porta ai ragazzi il tocco femminile di cui hanno bisogno; il maschietto è il più piccolo della famiglia e ha l’età  dei ragazzi dell’ostello, con cui condivide le giornate. Con varie offerte ricevute ho potuto non solo comprare il cibo, ma anche far fare le divise scolastiche, procurare i libri di religione, e inviare ogni settimana tre seminaristi del seminario in cui sono padre spirituale e insegnante, per insegnare catechismo. Ho portato una bella statuetta della Madonna, che mi hanno regalato, e ora è nella verandina, ben custodita in una nicchia che ricorda un po’ lo stile dell’Alto Adige. L’hanno fatta loro e piace molto.

La sua offerta, come ho scritto a P. Achille, mi ha dato tranquillità di poter andare avanti per oltre un anno senza nessun problema: poi però ci ho ripensato e mi sono messo... a sognare!

Da tempo infatti Tomas mi dice che vorrebbe portare i ragazzi in ambiente migliore. Vivono in locali molto piccoli e precari (sono garage adattati alla meglio), freddissimi d’inverno e caldissimi d’estate, per cui si paga un affitto mensile non molto alto ma pur sempre di un certo peso. Non hanno terreno, salvo langoletto dove vogliono fare la mia tomba...: ma per ora hanno messo una rete e vi allevano coniglietti di cui vanno pazzi, li accarezzano e ci giocano tutto il giorno... Devono comprare tutto, legna, divisa scolastica, verdure, ecc.; andare a scuole costose (relativamente), e ultimamente sè aggiunto qualche vicino di casa che protesta perché quando cantano disturbano (!), o che apertamente dice che non vuole cristiani fra i piedi. Nella zona infatti non ce ne sono altri.

Si potrebbe comprare a sud – da dove quasi tutti i ragazzi provengono – un terreno agricolo (già identificato) per farci costruzioni molto semplici ed economiche in terra, bambù e lamiera. Là tutto è meno costoso, non ci sarà da pagare affitto, potranno coltivare riso e verdure, tenere galline, andare a scuole meno costose e vivere senza la pressione dei vicini di casa ostili.

Intesterei il terreno alla diocesi, con la clausola che per 12 anni deve essere a disposizione di Tomas per l’ostello. È un tempo sufficiente per arrivare a sistemare anche i ragazzi più piccoli, e poi anche Tomas potrà “andare in pensione” e la diocesi deciderà come usare terreno e casette, vedendo anche che cosa nel frattempo maturerà.

Ci sono nell’area alcune famiglie cristiane del tutto trascurate pastoralmente, perché sparse e molto lontane dal centro dove c’è la missione (Narikelbari). L’ostello potrebbe costituire un piccolo polo di attrazione in cui radunare le famiglie per pregare insieme la domenica, e dove qualche volta all’anno un prete potrebbe andare per celebrare l’Eucaristia.

La sua offerta, pur non essendo da sola sufficiente, permette di fare progetti del genere senza patemi danimo. Sentirò il parere di qualche confratello esperto, poi decido.

Come vede, ho proprio motivo per ringraziarla tanto – e aggiungo che sono anche contento che abbia aiutato pure Mariagrazia Zambon in Turchia: la conosco bene e apprezzo il suo lavoro.

Ho già parlato a Tomas di quanto le ho esposto. Lo dirò anche ai ragazi, i quali hanno sincera riconoscenza per chi li aiuta, e pregano – come sono capaci naturalmente, ma il Signore gradisce certamente!

Se non ci saranno imprevisti verrò in Italia per vacanze durante la prossima estate. Penso di portare qualche fotografia, anche se sono un pessimo fotografo, e di potergliela far arrivare.

Il Signore la benedica. Con un sincero augurio per la Quaresima e per la prossima Pasqua, le assicuro il mio ricordo al Signore per lei, per il suo apostolato e per ogni persona che le sta a cuore!

Cordialmente,

P. Franco Cagnasso, PIME