"Sergente Giuliano", testimone della bellezza di Dio... ![]()
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Ecco il "maestro", con alcune delle sue opere... |
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Appeso a una parete della stanza
c'è il suo cappello da alpino, "perché quando lo diventi lo sei per tutta
la vita", dice ridendo. Ma ad attrarre subito lo sguardo sono i vasetti con
i colori, disposti in ordine cromatico, uno di fianco all'altro sul tavolo di
lavoro. Il cavalletto, con l'ultima opera quasi completata, è sistemato vicino
alla finestra aperta. Deve essere bello dipingere fermandosi ogni tanto a
guardare i gabbiani. La vita di Padre Fulvio Giuliano, 65 anni,
missionario-pittore-alpino, è in questa stanza, nella casa del Pime a Genova
Nervi, di fronte al mare.
"Appartengo a una famiglia di pittori - racconta di sé - . Mio nonno,
farmacista palermitano, aveva una grande sensibilità artistica. Era musicista e
pittore, e ha trasmesso a me, al mio gemello e al fratello maggiore questa
sensibilità". In cinquant'anni Padre Fulvio ha dipinto più di un migliaio
di icone. Molte si trovano nella sua patria di adozione, il Brasile, dove ha
vissuto per 23 anni. Le altre sono ormai sparse per tutto il mondo, dalla Guinea
Bissau alla Cina, nelle chiesette in mezzo alla foresta e nelle cattedrali delle
grandi città.
"Da quando sono ritornato in Italia, nell'85, lavoro su commissione -
scherza Padre Fulvio, accarezzandosi la lunga barba brizzolata - . I miei
confratelli chiedono e io spedisco". Fatto sta che il lavoro di Padre
Fulvio è un cantiere continuo. "La mia giornata ormai è divisa in due:
quattro ore di preghiera e cinque di lavoro".
Ma per scoprire cosa c'entra l'arte nella vita di un missionario come Padre
Fulvio bisogna partire da lontano. Da quando, ancora ragazzini delle medie,
Fulvio e il gemello Franco rubavano qualche tubetto di colore al fratello
maggiore per iniziare a dipingere i primi quadretti ad olio su pezzetti di
compensato. L'incontro determinante con l'arte sacra, per Fulvio, però, avviene
all'eremo San Salvatore di Erba. "Avevo 15 anni e fui folgorato dallo
stupendo affresco medievale della cappella dell'eremo. Rimasi colpito e
affascinato dal Cristo crocefisso, che si stagliava nel cielo scuro. Un corpo
non morto, ma vivissimo, leggermente curvato, e che tuttavia conservava la sua
maestà. Sono passati più di cinquant'anni, ma quell'immagine me la porto
ancora dentro. Mi ha segnato per sempre!".
LA CHIAMATA
"Sergente Giuliano!
C'è una lettera per te dal Brasile!". Un'avventura missionaria può
cominciare anche così. Da poche righe: "Caro Fulvio, già ti consideriamo
in forza del piccolo esercito dei missionari di Macapà, vieni subito". Il
mittente è Monsignor Aristide Pirovano, del Pime, Vescovo di Macapà. Fulvio l'alpino
risponde di sì e parte da missionario laico e perito edile per il Brasile, dove
lavora sette anni fianco a fianco con Marcello Candia. È
qui che scopre che può
mettere anche un altro dono al servizio del Vangelo. "A Macapà, due Chiese
gemelle a pianta semicircolare sono state il banco di prova per la mia
esperienza di costruttore", racconta. "Ma soprattutto mi hanno
stimolato a iniziare i primi grandi murales, per riempire quelle enormi pareti
bianche, e iniziare così a raccontare la vita di Gesù ai poveri con le immagini".
Oltre a fare l'architetto, in Brasile Fulvio si dedica anche alla catechesi dei
ragazzi. "Ogni Sabato pomeriggio radunavo sotto una grande tettoia di
paglia fino a 200 ragazzi. Utilizzavo una grandissima lavagna e gessi colorati
per raccontar loro la storia della salvezza, l'amore di Gesù, la sua vita e i
suoi miracoli. Lentamente disegni coloratissimi e brevi frasi del Vangelo
coprivano tutta la lavagna. I ragazzi, tutti seduti su lunghe panche di legno,
con una tavoletta di compensato sopra le ginocchia, si trasformavano tutti in
piccoli artisti, e nello stesso tempo imparavano ad amare Gesù e la Chiesa, a
volersi bene come fratelli".
Nel '68 Fulvio dice un altro "Signorsì", quello per il sacerdozio. Si
trasferisce a Belo Horizonte per gli studi teologici e tutto il tempo libero lo
passa in una poverissima parrocchia di periferia, per la maggior parte formata
da una grande favela. A un gruppo di catechiste insegna a "disegnare
il Vangelo": loro scrivono sulle lavagne per i piccoli alunni, che a loro
volta fanno altrettanto sui loro quaderni. Da questo lavoro comunitario,
organizzato e sistemato, nasce un vero e proprio catechismo illustrato. Viene
stampato in migliaia di copie e utilizzato da molte parrocchie brasiliane. La
"Jaca Book" lo traduce in italiano, e lo riedita per ben sei volte.
LA SVOLTA "ORIENTALE"
Durante una vacanza in
Italia, nell'80, Padre Fulvio frequenta un corso di iconografia bizantina alla
scuola "Russia Cristiana" di Seriate. È
un'altra folgorazione: da quel momento decide di dedicarsi solo all'arte iconica.
"L'icona è un mistero, consente di rappresentare l'immagine profonda ed
eterna del Cristo nella sua umanità e divinità", dice oggi, a 24 anni da
quella scelta. Nell'85 Padre Fulvio è dovuto rientrare per ragioni di salute
dal Brasile, e da allora vive in Italia. "Qui la mia attività di
iconografo non è diminuita - afferma - . Al contrario il Signore mi ha
spalancato nuovi orizzonti, infatti ho iniziato a lavorare anche per le Chiese
nei diversi Paesi in cui il Pime è presente". Padre Fulvio mostra la
fotografia di un'icona con visi cinesi e iscrizioni in mandarino, donata a una
comunità cristiana nella zona di Canton. "Il bello è bello dovunque, come
il vero e il buono - dice con convinzione - . E poi l'icona ha un valore
universale".
Si entusiasma ancora, Padre Fulvio, per le parole che il Papa rivolse agli
artisti all'inizio del suo Pontificato, nel 1980: "La Chiesa ha bisogno
dell'arte. Ne ha bisogno per trasmettere il suo messaggio. La Chiesa ha bisogno
dell'immagine. Il Vangelo viene narrato in immagini e parabole; deve e può
essere reso visibile attraverso l'immagine".
"La Chiesa non deve interrompere il cammino di evangelizzazione attraverso
l'immagine - commenta Padre Fulvio - . C'è un'intuizione di fondo che
accompagna l'annuncio della Chiesa fin dai primi secoli: la parola dimostra,
l'immagine rende presente. Parola e immagine, ovunque, sono due finestre dello
Spirito".
EMANUELA CITTERIO
("Missionari del Pime", Agosto-Settembre 2004)