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da
Piero Gheddo: PIME 1850 - 2000
150 Anni di Missione |
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I PRIMI CINQUANT'ANNI |
| Indice |
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Difficoltà e ostacoli nei primi 50 anni in Bengala (1855-1905) |
Nelle
relazioni della «Compagnia delle Indie» al governo di sua maestà
britannica, il Bengala era definito «la tomba dell' uomo bianco»: clima caldo
umido, pianura densamente abitata, attraversata da fiumi maestosi, con
periodiche carestie, pestilenze, cicloni, terremoti e inondazioni. Una
definizione non invitante nemmeno per i missionari.
Il
vicariato apostolico del Bengala era esteso da Calcutta alla Birmania e al
Tibet. Eretto nel 1834 (prima l'india dipendeva dal patriarcato di Goa), viene
diviso nel 1850 in Bengala occidentale (Calcutta) e Bengala orientale
(Chittagong) ancor troppo vasti. Propaganda Fide vuol costituire il vicariato
apostolico del Bengala centrale e lo offre inutilmente a tre congregazioni già
impegnate in India (missioni estere di Parigi, salesiani di Annecy, carmelitani
scalzi).
Dopo
il fallimento della missione in
Oceania.
il Seminario lombardo dice di sì a Propaganda. I primi tre padri destinati al
Bengala, Albino Parietti, Luigi Limana e Antonio Marietti, col «catechista»
Giovanni Sesana, sbarcano a Calcutta all' inizio di giugno 1855 e il 17 gìugno
arrivano a Berhampur dove li manda il vicario apostolico della capitale
bengalese dal quale dipendono. Cominciano una vita da monaci: studio e
preghiera, preghiera e studio, imparano l' hindi e il bengalese. Inoltre
perfezionano l'inglese che
conoscevano solo dai libri
Vivono
in una povertà estrema. Appena riescono a farsi capire i tre sacerdoti si
stabiliscono in tre località diverse.Il superiore Parietti a Berhampur, Limana
a Krishnagar (con fratel Sesana) e
Marietti a Jessore. I protestantl erano
arrivati
decenni prima
di loro e in tutte e tre le missioni debbono subire angherie, calunnie,
tentativi di cacciarli.
A
Krishnagar p. Limana ospita alcuni ragazzi che fratel Sesana segue nella scuola
e nella vita quotidiana (nel settembre 1857 ne battezza 15). Poi apre la scuola
femminile diurna con dieci ragazze assistite da donne bengalesi. A Jessore p.
Marietti, quando si reca da Limana o da Parietti deve abbandonare i suoi ragazzi
all' assistenza di locali. Una volta, tornando a casa dopo due giorni di
assenza, non ne trova più nessuno: i protestanti avevano pagato i genitori
perché li riportassero a casa. Nell' aprile 1857 Parietti scrive a Marinoni che
i missionari non erano minacciati da pericoli mortali, ma avevano un immenso
dolore morale per l' aridità del campo loro affidato: solo si poteva sperare
qualcosa nel lontano avvenire. Ci vogliono «missionari pronti ai lavori
forzati e contenti della minima messe».
Sei
missionari di san Calocero ad Agra (1856-1859)
Nella
primavera 1857 scoppia la «rivolta dei sepoys», i soldati indigeni
dell'esercito coloniale, con battaglie e massacri di europei: è stata l' unica
vera minaccia alla dominazione inglese del continente indiano, che fa passare
l' Inghilterra dalla politica commerciale a quella coloniale, con l' abolizione
della «Compagnia delle Indie» (1858) e l'incoronazione della regina Vittoria
imperatrice delle Indie (1876). La rivolta scoppia a Meerut nel maggio 1857,
ma si diffonde subito
in tutto il nord India. A quel tempo l'esercito angloindiano era formato da
280.000 uomini, di cui solo 6.000 ufficiali e 38.000 fra sottufficiali e soldati
erano inglesi: il resto indigeni, aperti agli influssi anti-occidentali del loro
ambiente.
L'origine
della ribellione va ricercata nei molti motivi di malcontento dei militari
indiani, anche per cause sociali e religiose 1
La
rivolta è domata in un anno di vera guerra, combattuta con grande spargimento
di sangue dalle due parti, grazie all'uso di truppe irregolari armate dagli
inglesi (nepalesi, musulmani del nord-ovest). L'ultimo gran Moghul, Bahadur Shah
II, che era stato assunto dai militari ribelli come loro bandiera, viene
esiliato a Pegu in Birmania.
Nel
Bengala i civili inglesi fuggono. I missionari restano, affermando di essere
«protetti dalla sola Divina Provvidenza», come scrive Parietti, il quale però
diverse notti fugge in foresta col SS. Sacramento, per timore di assalti
notturni. Non hanno invece nessun fastidio da parte dei ribelli.
Diversa
la situazione dei missionari ad Agra (nella valle del Gange a poca distanza da
Delhi). L'impegno di Agra, ancora proposto da Propaganda, non era voluto dai
giovani a san Calocero perché non era «missione propria» 2,
Marinoni l'aveva
preso in obbedienza a Propaganda Fide. Quattro padri e due «catechisti»
(fratelli) giungono ad Agra il 19 novembre 1856, con un lungo viaggio di due
mesi da Bombay, pieno di peripezie. Il cappuccino mons. Persico li accoglie
calorosamente e li mette ad insegnare in scuole e collegi per i figli degli
europei e degli eurasiani. Ma quasi subito scoppia la rivolta dei «sepoys» e i
missionari si chiudono nel forte con i civili inglesi e i pochi cristiani
indigeni. I ribelli devastano la città, ma non riescono a conquistare il forte,
bella e solida costruzione degli imperatori Moghul. Mentre sono nel forte, il 26
luglio 1857 muore di colera il «catechista» (fratello) Giuseppe Beltrami che
dirigeva un collegio 3; il 3 ottobre lo segue il p. Cesare Cattaneo:
il primo aveva 34 anni, il secondo 35.
Al
termine della guerra,
con l'aumento delle truppe inglesi che richiedono assistenza religiosa, mons.
Persico manda i missionari di Milano come cappellani militari e insegnanti in
punti estremi della sua vastissima diocesi: p. Angelo Curti a Delhi ed a
Lucknow, p. Luigi Brioschi a Dookshay quasi alle falde dell' Himalaya, p.
Luigi De Conti a Cawnpore; il «catechista» Paolo Mauri rimane ad Agra col
prefetto apostolico, anche se il «collegio» passa sotto la direzione di
sacerdoti irlandesi.
Vista
la difficile situazione dei missionari in Bengala, che chiedevano altro
personale, e la dispersione di quelli di Agra (mons. Persico li spostava e li
usava per compiti non concordati senza consultare Milano), Marinoni decide di
unire i due gruppi in Bengala. La cosa presenta qualche difficoltà (Persico
protesta con Propaganda Fide), ma nel settembre 1859 i padri Brioschi e De Conti
col fratello Mauri vanno in Bengala. Curti invece rimane ad Agra come cappellano
dei militari ed esce dall'Istituto.
Un
fatto che rivela due diverse concezioni di apostolato nell' India di quel tempo:
i missionari lombardi pensavano di essere inviati per «convertire i pagani»;
mons. Persico (come il vicario apostolico di Calcutta), erano soprattutto
impegnati nell'assistenza religiosa ai molti militari cattolici, ai funzionari
civili della colonia e alle loro famiglie (irlandesi, inglesi, indiani del
Kerala e tamil): i pochi sacerdoti presenti su vaste distanze, bastavano
appena per questo compito!
I
tre distretti missionari all'inizio degli anni sessanta
Dopo
la rivolta dei «sepoys» torna la calma in Bengala e la missione può
svilupparsi nei tre distretti iniziali:
1)
Berhampur (200 km. a nord di Calcutta), città militare con un forte contingente
inglese, impegna molto il p. Albino Parietti come cappellano militare, anche se
avrebbe preferito lavorare fra i non cristiani. Benvoluto dalle autorità,
Parietti ha la casa gratis e il suo stipendio è utile alle altre due missioni.
Costruisce un orfanotrofio e una scuola che affida a fratel Paolo Mauri. Muore
il 50 novembre 1864 4.
2)
A Krishnagar (100 Km. a nord di Calcutta, a metà strada per Berhampur), il p.
Limana, con p. De Conti e fratel Sesana, proietta la missione verso i non
cristiani: gli alunni e le alunne delle due scuole-orfanotrofio ricevono una
formazione cristiana, alcuni si fanno battezzare e formano famiglie cristiane;
inoltre, altri cattolici, andati con i protestanti perché senza sacerdote per
lunghi anni, tornano alla Chiesa (un intero villaggio con una quarantina di
famiglie); dal 1859 si nota un certo movimento di conversioni. il p. Luigi
Brioschi è mandato a Fulbary e vi resta tre anni in ascetismo e preghiera,
visto che nessuno accettava i suoi approcci e si convertiva: è all'origine
della missione di Bhoborpara (come vedremo più avanti).
Il
7 febbraio 1860 partono da Lovere (Bergamo) cinque suore della Carità (di Maria
Bambina), col missionario p. Enrico Longa, nuovo destinato in Bengala. A Venezia
trovano mons. Angelo Ramazzotti ad accoglierle, con p. Carlo Salerio che
accompagna la comitiva fino a Suez. Arrivano a Calcutta l' 11 marzo 1860: sono
le prime suore italiane in Bengala 5. Da Calcutta in tre giorni di
barca sono a Krishnagar il 17 marzo e subito aprono una scuolaorfanotrofio
femminile.
«Prima
le figlie erano la mia disperazione - scrive Limana a Marinoni - ora la mia
consolazione. Ammiro le suore che hanno tanta pazienza, tanto ardore di lavorare
questa vigna molto faticosa. Eppure ci riescono».
3)
Jessore (oggi in Bangladesh), 100 km. ad est della linea ferroviaria che va da
Calcutta a Krishnagar: è la missione che all' inizio ha dato i migliori
risultati, suscitando l'opposizione di pastori protestanti, arrivati sul posto
molto prima. Ma fedeli e anche catechisti protestanti si orientano verso la
Chiesa cattolica. Forse perché c'era un missionario come Marietti, che Parietti
così descrive a Marinoni 6:
«Marietti
è assai attivo, tenta tutto,
prova tutto e Dio, ne
sono certo, lo premierà con vistosi successi... E attivissimo, zelantissimo,
coraggiosissimo... Con un buon catechista indigeno predica tutti i giorni in
Jessore o nei villaggi vicini e spesso si porta fino a Khulna e nei Sunderbunds.
Parla il bengalese correntemente. Battezzò 14 famiglie intere e altri
individui... Molti villaggi l'ascoltano volentieri».
«I
missionari (di Milano) sono i migliori del nord India»
Negli
anni sessanta la missione bengalese ha un buon sviluppo. Il 10 aprile 1861 p.
Parietti prepara un promemoria per Propaganda Fide 7 : dopo sei anni
della missione i cattolici sono 495, di cui 102 europei, il resto indiani. Sui
301 battesimi dati, 92 sono figli di cattolici, 123 di protestanti passati al
cattolicesimo, 45 di indù e 41 di musulmani. La missione comprende 7 padri e
due fratelli, 4 suore italiane, 4 catechisti indigeni; 4 orfanotrofi maschili
con 68 allievi, 2 femminili con 33 ragazze.
Come
già detto, i missionari del Seminario lombardo hanno avuto fin dall'inizio (con
la scelta dell'Oceania) l'aspirazione di andare «ai popoli più lontani e più
abbandonati». In Birmania, nei primi 50 anni i missionari sospiravano di
«passare il Salween», il fiume oltre il quale vivevano popoli primitivi e non
ancora evangelizzati. Per i missionari del Bengala, l'aspirazione era di
«passare il Gange», il fiume sacro dell' India che divideva le regioni più
evolute e più abitate attorno a Calcutta, da quelle forestali al nord, meno
sviluppate e con popolazioni tribali.
Dal
28 maggio al 7 giugno 1862 p. Luigi Parietti convoca i confratelli a Krishnagar.
Stabiliscono di estendere la loro azione in nuovi distretti civili (specie in
direzione di Khulna), aumentare scuole e orfanotrofi, impiantare una tipografia
per stampare in bengalese 8; e chiede altre suore della Carità
dall'Italia (arrivano nel 1863 e vanno a Jessore). Poi discutono su come
«passare il Gange». Il superiore Parietti vuole esplorare quelle regioni.
Parte l' 8 giugno 1862, ma è costretto a tornare subito a Berhampur: la sua
salute stava rapidamente declinando.
Parietti
incarica Marietti di fare il viaggio ma nemmeno Marietti riesce a realizzare
l'esplorazione del territorio. In quello stesso 1862 i medici inglesi lo
sollecitano a tornare in Italia per ritrovare la salute: egli va in vacanza nel
sud India, con clima più secco, e ritorna rinfrancato, ma non in grado di
sottoporsi a mesi di viaggio.
Dopo
la morte di Parietti (30 novembre 1864), come superiore gli succede padre Luigi
Limana, ma per poco. Anche lui, con la salute rovinata dal micidiale clima
bengalese, nel 1867 è consigliato dai medici di ritornare in Italia se vuol
salvare la vita (aveva i polmoni irrimediabilmente compromessi): muore a Borgo
Valsugana (Trento) il 17 marzo 1870 a 46 anni, rimproverandosi fino alla fine di
essere rimpatriato. A quel tempo il «partire per non più tornare» e il
«morire in missione» erano due propositi che i giovani missionari facevano,
come segno di donazione totale alla vocazione missionaria.
Anche
in Bengala, come nelle altre missioni dell'Istituto, i primi missionari sono
stati davvero grandi. Nel 1861, Propaganda Fide manda in India un «visitatore
apostolico», mons. Clemente Bonnand, delle Missioni Estere di Parigi, vicario
apostolico di Pondicherry, ma muore poco dopo. Nel novembre 1861 la visita
apostolica è ripresa da mons. Stefano Charbonneaux, anch'egli missionario di
Parigi in India e vicario apostolico nel Mysore, che manda i suoi due segretari
in Bengala. Il 21 maggio 1862 uno dei due, p. Laouenan, scrive 9
«Non
abbiamo dovuto pentirci della fatica costataci questa deviazione. Abbiamo
trovato a Berhampur ed a Krishnagar dei missionari degnissimi di questo nome,
pii, dediti al loro ministero, che si occupano attivamente ed efficacemente
della conversione degli indigeni, industriosi nel cercare e trovare i mezzi per
procurare questa conversione, poveri, viventi poveramente e risoluti a
perseverare in questa via della povertà apostolica. Sono, senza smentita, i
migliori missionari del nord dell'India... Questa è, di tutte le missioni del
nord dell'India, quella nella quale ci si occupa seriamente e il più
efficacemente alla formazione di cristianità indigene».
Il
secondo segretario, p. Dépommier, scrive a Limana:
«Molti
fanno il voto di povertà, ma voialtri, senza farlo, lo osservate. Voi ci avete
assai edificati».
Le
novità del periodo di Limana (1864-1867)
Padre
Limana, nei brevi anni della sua direzione (1864-1867), porta avanti due
orientamenti di fondo: occupare il territorio e mutare rotta nel metodo di
evangelizzazione. Giungono intanto nuovi missionari da Milano: p. Enrico Longa
(1860), p. Paride Bertoldi (1862), p. Remigio Pezzotti (1863), i padri Giuseppe
Bersani e Jacopo Broy col catechista Angelo Galimberti nel 1866. Muoiono però
fratel Paolo Mauri (16 gennaio 1966, 34 anni) e p. Luigi Brioschi (27 luglio
1866, 37 anni).
Limana
sviluppa le Stazioni
secondarie di una certa importanza, mandando
i padri ad abitare per qualche tempo anche fuori della residenza principale, per
avere contatti più frequenti con la popolazione. Nel distretto di Krishnagar, a
Fulbary si costruisce una casa per il padre e lo seguono varie famiglie
cattoliche; a Bhoborpara si convertono i «nikri», pescatori musulmani (150 fra
battezzati e catecumeni nel 1865), ad opera di p. Luigi Brioschi.10
Nel distretto di Jessore: a Jogdanandakati si convertono i «muci»
(scorticatori di animali e lavoratori del cuoio), una delle caste più basse e
disprezzate, ad opera di p. Giovanni Nava; a Simulia e Beniali molti protestanti
entrano nella Chiesa: la missione aveva successo tra i fuori casta e i
protestanti, ma anche tra i musulmani.
Limana
promuove orfanotrofi e scuole ed estende la presenza missionaria in regioni
nuove. Manda Marietti nei Sunderbunds, dove il Gange si riversa nell'oceano
Indiano dividendosi in mille canali, fra terre ricoperte di fitta foresta.
Marietti scrive nel giugno 1866 11:
«Tutto
intorno non vi sono che leopardi, tigri, rinoceronti, bufali salvatici. Questa
povera gente vanno in foresta in truppa per paura delle tigri a tagliare il
bosco. Praticano dei buchi nei quali spargono la semente. Se i porci e i bufali
selvatici non distruggono il riso, la messe
è splendida. Di tratto in tratto poi vanno a tagliare le canne d' india
(vendute ad alto prezzo), ma a rischio della vita. Qualche anno fa il mio
catechista fu portato via dalla tigre, così quattro mesi fa un altro
cristiano».
Altro
elemento di novità: nel novembre 1865 per la prima volta due suore di Maria
Bambina vanno a piedi di villaggio in villaggio, trattenendosi alcuni giorni in
ciascuno di essi e occupandosi dell'istruzione di donne e ragazze, cura degli
infermi, carità verso tutti. Il successo è immediato: da allora il metodo non
è più abbandonato. Si discuteva anche la possibilità di cambiare il modo di
presentarsi ai locali. I missionari venuti in Bengala nel 1855 continuavano a
vestire ed a presentarsi come in Italia; alcuni però, avendo visitato le
missioni del sud India, propongono un cambiamento. Limana scrive a Marinoni 12:
«L'esperienza
ci mostra che il vestire e il vivere da europei causa molte difficoltà e
allontana il nativo piuttosto di avvicinarlo. Oltre a questo, il nativo ci
confonde troppo con i protestanti. Conviene dunque adottare un altro metodo che
ci avvicini più ai nativi e ci distingua dai protestanti». In altra lettera
Marietti aggiunge: «Qui bisogna essere, parlare, vestire, ecc., da nativi; guai
se si vuole europeizzare».
I
missionari abbandonano il vestito clericale italiano, per indossare il
«longhi» (veste tipica bengalese) e il turbante. Mons. Marinoni, dopo la morte
di Limana (14 marzo 1870), nomina superiore della missione p. Antonio Marietti,
dietro indicazione dei suoi confratelli. Marietti accetta con molte titubanze,
dichiarandosi non adatto a quella carica.
La
prefettura apostolica del Bengala centrale (1870)
La
missione del Bengala mancava però di un riconoscimento ufficiale. Ai missionari
milanesi era stata promessa la nuova prefettura apostolica del Bengala centrale,
ma dopo dieci e più anni ancora dipendevano dal vicario apostolico di Calcutta,
mons. Oliffe e dal 1864 da mons. Van Heule, gesuita belga. L' erezione della
prefettura del Bengala Centrale con sede a Krishnagar, ritardata per resistenze
di Calcutta 13,
viene il 19 luglio
1870.
In
precedenza, Propaganda Fide aveva inviato (8 gennaio 1870), ai vicari apostolici
dell'India che dovevano riunirsi in assemblea a Roma (29 marzo - 5 aprile 1870),
una nota in cui chiedeva loro di esprimere un parere sulla divisione della
missione di Krishnagar da Calcutta. Il vicario apostolico di Calcutta, mons.
Steins, s.j., manda parere negativo e non interviene; ma la quasi totalità
dei vicari e prefetti apostolici esprimono un «voto» positivo, presente anche
il primo vescovo del Seminario lombardo, mons. Domenico Barbero vicario
apostolico di Hyderabad 14
Secondo i vicari
apostolici dell'India, i missionari di Milano
«vivono
nella povertà più completa...
Tutti quelli che li
hanno visti al lavoro rendono testimonianza del loro zelo e delle loro virtù e
mons. Dufal, loro vicino, assicura che i loro neofiti sono assai attaccati ad
essi e sarebbero ben dolenti qualora dovessero esserne privati» ".
Nel
decreto di erezione firmato da Pio IX, si legge che la nuova prefettura
apostolica affidata ai missionari di Milano comprende, oltre al Bengala centrale
(oggi diviso fra India e Bangladesh) fino ai confini settentrionali dell'India,
anche l'Assam, il Bhutan e altre province del nord «alle quali non sono ancora
arrivati i nunzi del Vangelo». Il campo di lavoro era immenso e ancora da
occupare ed evangelizzare. Il 10
agosto 1870 Pio IX
nomina prefetto apostolico p. Antonio Marietti: 15 anni dopo l'inizio, quando i
nostri avevano trovato qualche centinaio di cristiani (in maggioranza stranieri)
e nessun missionario residente, la missione del Bengala centrale aveva circa
2.000 battezzati (quasi tutti indigeni) con otto sacerdoti residenti, tre
«catechisti» europei, nove suore e 15 catechisti indigeni.
La
prima preoccupazione di Marietti è di «passare il Gange» e inviare missionari
fino agli estremi confini della prefettura apostolica, per esplorare il
territorio e studiare dove stabilirsi. Programma un suo viaggio, ma i frequenti
attacchi di febbre lo sconsigliano di partire. Nel novembre 1871 il p. Paride
Bertoldi finalmente «passa il Gange» e si spinge fino all'Assam giungendo a
Gauhati, dove si ferma un mese con una trentina di cristiani. Riceve buone
informazioni sulla regione e torna a Krishnagar chiedendo a Marietti di mandare
un padre in Assam 16
Padre
Broy in Assam e la casa di Sonada
Ci
va il p. Jacopo Broy che parte il 21 maggio 1872 e arriva a Gauhati il 20
giugno, ospite di un cattolico scozzese. Nei mesi seguenti visita tutto l'Assam
inferiore, ma deve anche mantenersi: è ospitato dai cattolici inglesi e
scozzesi, ma non ha niente, viaggia quasi sempre a piedi e visita le famiglie
europee chiedendo offerte per costruire una chiesa e una casa. In Assam non ci
sono quasi cattolici indigeni e i cattolici
«piantatori
di tè sono Godless (senza Dio, n.d.r.), senza morale, senza rossore e con figli
illegittimi avuti da donne musulmane... Da tempo immemorabile non vi sono stati
preti in Assam e i cattolici naturalmente sono grandemente ignoranti in fatto di
religione».
Nei
circa 18 anni di permanenza in Assam (con varie interruzioni e sostituzioni),
visitato una volta da Marietti e due-tre volte da mons. Pozzi, Broy costruisce
chiesa e casa del missionario a Gauhati e ancora chiesa e casa a Shillong;
visita le varie regioni dell'Assam fondandovi piccole comunità cristiane,
specie fra i tribali «Miska» («Mikirs») dove ottiene un buon numero di
conversioni. Ma si lamenta di essere lasciato solo, lontanissimo dai suoi
confratelli di Krishnagar.
Marietti
avrebbe voluto prendere l'Assam per costruirvi un sanatorio e casa di riposo per
i missionari e le suore (morivano soprattutto di dissenteria e di affezioni
polmonari). Ma non era risolto il problema di sapere se l'Assam apparteva al
Bengala centrale (dei missionari di Milano) o a quello orientale (Dacca)
affidato ai padri della Santa Croce. I quali però a metà degli anni settanta
si ritirano e la loro missione, offerta da Propaganda a tre congregazioni
religiose, è rifiutata da tutte.
Marietti
chiede Dacca e Chittagong per il Seminario Lombardo, sollecitato dal voto
unanime dei suoi missionari. Della cosa si interessa a fondo mons. Marinoni, ma
Propaganda la affida ai benedettini inglesi che però poco dopo già desiderano
ritirarsi. Propaganda decide di erigere la prefettura apostolica dell' Assam, ma
la offre inutilmente a ben cinque congregazioni. San Calocero la voleva, ma non
poteva mandare più di due o tre missionari. Nel 1889 l'Assam è eretto in
prefettura apostolica e affidato ai padri salvatoriani. I primi quattro giungono
a Gauhati il 21 febbraio 1990. Broy viene autorizzato da mons. Pozzi a restare
un po' di tempo con loro per aiutarli. Egli consegna la missione dell'Assam con
3.004 cattolici battezzati 17
Così
Marietti deve rinunziare a quella lontana regione abitata da tribali (più
facili alla conversione che i bengalesi) e di buon clima. Il problema della casa
di riposo sarà risolto dal suo successore mons. Francesco Pozzi, che nel 1881
ottiene dal cappuccino mons. Tosi, vicario apostolico di Patna, una correzione
dei confini fra Patna e Krishnagar, in modo da assegnare a questa prefettura
apostolica un territorio sui monti che precedono l' Himalaia.
«Non
fu facile impresa neppure questa perché, intesisi mons. Tosi e mons. Pozzi
sulla cessione di questo territorio dalla prima alla seconda missione, con
convenzione in data 21 dicembre 1879, la curia generalizia dei cappuccini
impugnò l' atto di mons. Tosi come eccedente i suoi poteri di vicario. Dovette
così intervenire Propaganda Fide, finché l' affare fu concluso dalla
congregazione con decreto del 15 febbraio 1881, che approvava la convenzione fra
Tosi e Pozzi di due anni prima» 18.
Il
Bengala era veramente «la tomba dell'uomo bianco». Ecco alcuni casi estremi
(ma ce ne sono altri simili a questi).
-
P. Giuseppe Bersani: nato a Lodi nel 1842, entra nell'Istituto nel 1864
già sacerdote diocesano, parte per il Bengala nel marzo 1866. Rimane poco più
d' un anno in missione sempre ammalato e febbricitante. Ritorna nella sua Lodi
e vi muore il 22 dicembre 1867 a 25 anni.
-
P. Giuseppe Galesi: nato a Niscemi (Caltanissetta) nel 1851, parte per il
Bengala nel 1874, ritorna in Italia nel 1876 e muore il 28 giugno 1878 (27
anni).
-
P. Vincenzo Gorga: nato nel 1852 a Broccostella (Frosinone), entra
nell'Istituto nel 1876, parte per il Bengala nel 1878, ritorna in Italia l'anno
dopo affetto da tisi e muore a Milano il 25marzo 1880 a 26 anni
19
-
P. Candido Uberti: nato a Casargo (Como) nel 1857, giunge in Bengala nel
1881, muore di colera il 3 aprile 1884 a 27 anni.
-
P. Gaetano Ponzoni: nato a Lodi nel 1870, parte per il Bengala nel 1894, nel
febbraio 1896 ritorna in patria in fin di vita. Muore il 9 aprile 1896 a 26
anni.
Mons.
Marietti e poi Pozzi volevano un territorio in montagna per costruirvi sanatorio
e casa di riposo, per missionari e suore bisognosi di vacanza e di cure. A
Sonada, a poca distanza da Darjeeling, nel marzo 1881 Marietti acquista con
denaro della sua famiglia una casa ammobiliata ben esposta al sole (2200 m. sul
livello del mare), in un giardino piantato a pini, tè e alberi da frutta. Ne
prende possesso il 16 aprile 1881. 21
Suor
Nazzarena: un esempio di suora dedicata e coraggiosa
Dopo
il 1870, la missione bengalese registra un certo movimento di attenzione alla
Chiesa, anche se non di conversioni. Berhampur perde molta della sua importanza
perché non più sede di un comando militare. Krishnagar diventa centro della
missione e p. Enrico Longa realizza diversi progetti di aiuto ai poveri e allo
sviluppo agricolo, per impedire l'emigrazione dei cristiani verso Calcutta. Dopo
di lui, p. Giovanni Battista Scatti, giovane e fervente, tenta un oratorio per
giovani e continua l'aiuto all' agricoltura e all' artigianato, ma le suore,
lavorando con le donne in campo sanitario ed educativo, hanno maggior successo.
Nel
1878 a Bollapur si determina una frattura nel gregge protestante: ben 2.000
fedeli (circa 30 villaggi), indignati per il comportamento di un loro pastore
riguardo alle caste22,
si presentano per
diventare cattolici: circa un migliaio entrano nel catecumenato, ma pochi
ricevono il battesimo.
«Secondo
J. Vaughan - scrive uno storico indiano23
- un motivo per cui i missionari milanesi hanno fallito nel prendere i
cristiani protestanti di casta è stata la loro insistenza nel voler
ribattezzare i catecumeni... La mancanza di personale e di fondi è però la
principale ragione del fallimento, in confronto con la relativa forza dei
missionari CSM (Church Missionary Society), sia in personale che in risorse».
Nel
1871 il distretto di Krishnagar dà origine ai nuovi distretti di Fulbary e di
Bhoborpara: i fedeli aumentano per conversioni di piccoli gruppi e poi durante
la grande carestia del 1886 quando i missionari cattolici danno tutto quel che
hanno al popolo che sta morendo di fame.
Il
distretto di Jessore si sviluppa in direzione di Khulna. Il primo a risiedervi
stabilmente è il p. Alberto Cazzaniga nel 1874: per un suo intervento in difesa
di povera gente oppressa dal proprietario terriero del luogo, un villaggio si fa
cattolico. Più a sud, la regione dei Sunderbunds risponde ancor meglio, sempre
attraverso la carità dei missionari e delle suore di Maria Bambina, veramente
provvidenziali per lo sviluppo della missione. Varie testimonianze citano suor
Nazzarena Cavallotti, coraggiosa e dedicata, che visitava i villaggi restando
fuori per settimane, ammirata anche dai missionari. Il p. Ambrogio Giuliani
così scriveva di lei a Marinoni 24:
«Lo
zelo di suor Nazzarena in quelle contrade mi mette in dovere di farne almeno una
parola. I cristiani e tutta la gente si meravigliano al vederla
così assidua e puntuale... Al mattino, appena ascoltata la Messa accoglie gli
ammalati che vengono assai di buon'ora per farsi visitare e dà gli opportuni
rimedi. Dopo quest'opera di carità si porta al gruppo di case piu vicine... Dal
primo gruppo di case passa a un secondo e raduna le cristiane, poi sedendo
spezza loro il pane della divina parola. Indi passa a due-tre case poste fra
canneti e cespugli e piante che sono in comunicazione con la grande foresta di
Sunder, corsa per ogni parte dalle fiere. A mezzogiorno ritorna alla capanna
dove dimora per ristorarsi e fare le preghiere. Tra le due e le tre esce di
nuovo a località lontane più di mezz'ora di cammino, per sentieri tortuosi fra
i canneti e arriva alle case cristiane, ove sedendo fra le donne le istruisce.
L'amore
del prossimo la fortifica contro il timore delle fiere che, in questi luoghi,
hanno in comune i sentieri con gli uomini. I nativi stessi si stupiscono e la
ammirano vedendola ritornare alla sua dimora in compagnia appena di qualche
donna bengalese o, in loro assenza, anche da sola sul crepuscolo e persino di
sera. Ma essa si tiene con Dio e Dio è con lei; e così, pur sentendo timore,
lo può superare. Ma non sentirne non è possibile poiché di quando in quando
le fiere assalgono non solo i pedoni, ma pur chi cavalca animali domestici.
Oltre il grosso lupo dorato, vi sono grossi bufali selvatici, cinghiali e
rinoceronti, con la tremenda tigre. Nello spazio di sei settimane ivi trascorse,
la tigre involò tre buoi e suor Nazzarena medesima ne vide uno col collo
sanguinante che, erompendo dai folti ed alti canneti, fuggiva verso l'abitato» 25
Francesco
Pozzi vescovo della diocesi di Krishnagar (1886)
Il
10
settembre
1886 Leone XIII crea in India la gerarchia ecclesiastica ordinaria, dopo aver
sottratto al «Padroado» portoghese il continente indiano (la Chiesa in India
dipendeva dal patriarca di Goa): istituisce la diocesi di Krishnagar e ne nomina
primo vescovo mons. Francesco Pozzi (17 marzo 1887).
Pozzi
veniva da Hyderabad (India del sud) dove aveva lavorato vent'anni ed era
prefetto apostolico di Krishnagar dal 1879 quando
Marietti - sempre ammalato e bisognoso di frequenti e lunghi rimpatri - aveva
dato le dimissioni. 26
La
nascita della diocesi viene dopo 31 difficili anni di lavoro del Seminario
lombardo in Bengala. Marietti scrive a Marinoni: è sbagliato pensare che la
missione del Bengala centrale ha poche conversioni in rapporto all'estensione
del territorio:
«Da
Calcutta fino a Delhi, Punjab, ecc., la missione del Bengala centrale è la più
fiorente delle missioni native» 27
La
forza dell'affermazione sta in quel «native». Nel nord India, la presenza
della Chiesa era intesa come cappellanie militari e assistenza religiosa ed
educativa per i civili europei ed i cattolici immigrati dal Kerala e da Goa. Nel
Bengala centrale i missionari milanesi sono andati nelle campagne con i
«nativi», fondando una Chiesa davvero «locale».
L'episcopato
di mons. Pozzi (1886-1905) chiude il primo periodo della missione bengalese
del Seminario lombardo: la fondazione della diocesi di Krishnagar, istituita
come abbiamo detto nel 1886 (poi passata ai salesiani nel 1927). Segno visibile
di questa maturazione di una Chiesa locale è la costruzione della cattedrale di
Krishnagar inaugurata nel 1899 dall'arcivescovo di Calcutta mons. Goethals.
Fino
all'inizio del secolo XX, i missionari milanesi hanno lavorato a sud del Gange
fra il popolo bengalese, cioè indù, musulmani e protestanti: le conversioni
erano venute quasi solo dalla basse caste come i «muci» di Simulia e di
Jessore («disprezzati dagli uomini, ma cari a Dio») o da protestanti.
Conversioni più facili da fare che da conservare: nei tempi di calamità molti
villaggi si avvicinano alla Chiesa, per chiedere aiuto, ma poi se ne allontanano.
Il problema di fondo era, fra gli altri, sempre quello: la missione, troppo
povera, non poteva assistere la sua gente specie nei tempi d'emergenza.
«Questa
povera gente passata al cristianesimo - scrive Tragella 28
- non
aveva più nessuno al mondo che li potesse aiutare e ricorrevano con tutta
naturalezza al missionario, che per loro era il "Padre". A farlo
apposta, erano proprio queste le occasioni in cui più valevano i protestanti
per adescare i cattolici: di qui il pericolo di defezioni, la fame essendo
sempre stata cattiva consigliera». Mons. Pozzi scriveva a Lione 29:
«E'
sempre
da noi che i cristiani vengono a dimandare soccorso. Da qualche tempo il loro
stato è molto doloroso. Non c'è riso, non lavoro... L'anno è appena
incominciato e il raccolto è tanto lontano! Per andare fino a luglio, tempo in
cui ci si spedisce il loro assegno (della Propagazione della Fede, n.d.r.),
dovremo prendere a prestito 6.000 franchi. Come potrei aiutare i poveri?».
Il
22 ottobre 1905 mons. Francesco Pozzi muore a Krishnagar, dopo 51 anni di vita
missionaria (in India e in Bengala).
«Del
santo vescovo - scriveva p. Giuseppe Armanasco30
- erano entusiasti persino alti funzionari inglesi protestanti. Gli
stessi pagani lo ammiravano e s' inchinavano con grande rispetto al suo
passaggio. Lo spirito di preghiera e la continua unione con Dio erano la sua
vita: passava lunghe ore notturne in chiesa».
Difficoltà
e ostacoli nei primi 50 anni in Bengala (1855-1905)
La
missione bengalese, inserendosi nelle popolazioni locali e di villaggio,
incontra nei primi 50 anni gravi ostacoli a cui i missionari di san Calocero non
erano preparati 31:
1)
Forti reazioni ai missionari cristiani da parte dei movimenti indù, in quel
tempo molto attivi, specie nel Bengala, patria della «Brahma Samaj» fortemente
anti-cristiana. C'era una vivace propaganda anti-missionaria, con gruppi
militanti, pressioni sui convertiti, certamente anche perché i missionari,
protestanti e cattolici, partivano lancia in resta contro i «pagani» e gli
«idolatri», considerandoli tutti «una massa dannata all'inferno». Non
facevano distinzione fra indù e musulmani: tutti erano da convertire e
battezzare.
2)
Il conflitto con i protestanti. La gente semplice non faceva distinzione fra
cattolici e protestanti, ma i pregiudizi diffusi contro i protestanti (giunti
30-40 anni prima dei missionari di Milano in Bengala) danneggiavano molto i
cattolici. ll conflitto fra le due missioni cristiane era forte e la propaganda
anti-cattolica vivace. Il contrasto non dipendeva dalle divergenze dottrinali,
ma dai diversi metodi di missione. I protestanti condannavano le caste come
intrinsecamente cattive, i cattolici tolleravano la separazione tra le caste
anche in chiesa; i protestanti condannavano ogni segno di superstizione, quindi
anche le immagini sacre, le medaglie e i crocifissini da mettere al collo, che i
missionari cattolici diffondevano ampiamente e la gente riceveva volentieri; i
protestanti adottavano in tutto lo stile di vita degli europei in Bengala, i
missionari cattolici vivevano poveramente, vestivano e mangiavano alla
bengalese...
Bisogna
anche dire che i missionari italiani, venendo da un paese interamente cattolico,
non erano abituati alla convivenza ecumenica comune in Inghilterra. Per cui
interpretavano rigidamente il principio «Extra Ecclesiam nulla salus» (fuori
della Chiesa non c'è salvezza) e lo predicavano con forza ai loro fedeli,
condannando con durezza i protestanti.
3)
Le calamità naturali erano pane quotidiano specie per i fedeli cattolici, che
appartenevano alle categorie più umili della popolazione: il caldo soffocante e
umido, inondazioni, cicloni, pestilenze, carestie, abituale denutrizione,
malattie debilitanti (malaria, tisi). Marietti lamenta (nel 1871) che fra i suoi
cattolici, molto poveri con tanti figli, le morti sono superiori alle nascite!
Gran parte delle scarse risorse della missione venivano spese per ricostruire
cappelle e case distrutte da cicloni, inondazioni e terremoti e per aiutare i
poveri.
4)
La povertà della missione diventa particolarmente pesante dopo che, nel 1871,
cessa lo stipendio del cappellano militare a Berhampur, dato lo spostamento
della base militare. Questa piccola somma mensile era l'unica sicurezza della
missione, con l' assegno annuale della Propagazione della Fede di Lione e gli
stipendi delle messe che mandava san Calocero! Il superiore passava
mensilmente un piccolo sussidio a ciascun missionario e suora: Kottuppallil
afferma che i pastori protestanti in Bengala ricevevano dalla loro centrale
missionaria uno stipendio da cinque a dieci volte maggiore di quello dei
missionari cattolici!
5)
La scarsezza del personale apostolico e le morti premature. Il Seminario
lombardo per le missioni estere doveva inviare missionari a cinque grandi
missioni in Asia (India, Bengala, Birmania, Hong Kong e Honan in Cina): un
compito superiore alle forze di quella minuscola struttura di reclutamento e di
formazione che era san Calocero. La missione del Bengala soffriva più delle
altre per la scarsezza del personale, a causa di morti e rimpatri prematuri: dal
1864 al 1884, su 53 missionari e suore (tutti giovani!), 30 muoiono in Bengala
o vengono rimpatriati per non morire 32!
La vita povera, lo
scaro nutrimento e la mancanza di adeguate cure e riposo erano le cause
principali di questo sperpero di energie e di persone consacrate!