«PASSARE IL GANGE» IN BENGALA
(BANGLADESH)
da Piero Gheddo: PIME 1850 - 2000
150 Anni di Missione
 

I primi cinquant'anni

I secondi cinquant'anni

I terzi cinquant'anni

INDICE

 

1 Nell'esercito non si rispettavano le diversità e i privilegi delle caste; ai mili­tari erano state date cartucce di fucile unte col grasso di vacca e di maiale: una grave offesa all' induismo e all' islam; la modernizzazione dell' India (ferrovie, telegrafo, ecc.) era considerata un' europeizzazione del paese, che faceva temere la cristianizzazione obbligatoria (come avevano fatto gli imperatori musulmani imponendo l'islam nel nord India). ecc.

2 il Seminario lombardo riceve all'inizio una forte impronta di vita comunitaria: la «missione propria» era voluta per poter lavorare e vivere assieme.

3 ANGELO DEL CORNO, «Pionieri del Bengala» (Pime, Milano 1961, collana Oltremare n. 26, pagg. 5-26), parla di frate Giuseppe Beltrame.

4 Dal 1863 Parietti soffriva di una forma grave di dissenteria, era sempre spossato e dimagriva. I medici inglesi gli dicono che deve tornare in Italia se vuol salvare la vita. Rifiuta il rimpatrio, va a Calcutta dove si rimette in un po' in sesto e torna a Berhampur, dove muore poco dopo. «Starò male ma non morrò -scriveva al procuratore p. Ripamonti il 4 giugno 1864. - Da me non mi deciderei mai a lasciare qui queste anime per venire a salvare la mia pelle» (AME, Ar­chivio Missioni Estere, XIII, pag. 509). «Il ritorno in patria mi ributta troppo», scriveva ai suoi colleghi del Bengala.

5 Quando le suore arrivano a Calcutta, padre Limana va ad accoglierle al porto. Ne aspettava tre, se ne vede davanti cinque. Alza gli occhi al cielo e dice:

«Come faccio a mantenere cinque suore?». Poi le accompagna nella casa del vescovo per la notte. Un sacerdote inglese le vede vestite con gli ingombranti abiti italiani e scommette 50 rupie con Limana che non resisteranno un anno. Invece resistono e le 50 rupie vengono date alle suore per costruire la loro cucina.

6 Lettera di Parietti a Marinoni del 21 aprile 1858 (AME, XIII, pag. 261).

7 AME, XII, pagg. 872-879

8 A soli 6-7 anni dall'inizio, la missione aveva già stampato diversi libri in bengalese: p. Limana un catechismo e una breve vita di Cristo; p. Marietti un altro catechismo, un libretto sui novissimi e un altro sui sette sacramenti. Sono l' inizio di una letteratura cattolica in bengalese, fino ad allora inesistente. I missionari chiedevano invano a Milano una macchina da stampa per insegnare ai ra­gazzi indiani l'arte tipografica e risparmiare sulla stampa dei loro libri e opuscoli.

9 G.B. TRAGELLA, «Le Missioni Estere di Milano nel quadro degli avvenimenti contemporanei», Vol. I, Milano 1950, pag. 340-341. Laouenan scriveva al Procuratore delle Missioni Estere di Parigi perché spiegasse alla Propagazione della Fede la povertà e lo zelo dei missionari di Milano, ottenendo che l'assegno annuale alla missione del Bengala fosse elevato a 20.000 franchi.

10 Brioschi muore nel 1866 a 37 anni: è stato il fondatore della missione di Bhoborpara. «0ggi ci sono a Bhoborpara 4.867 cattolici coi classici cognomi musulmani (Khan, Mollah), un quinto dei battezzati della diocesi di Jessore (Khulna). Dopo la creazione del Pakistan, un gruppo religioso musulmano iniziò una campagna per riportare all' islam, con l'aiuto del catechista Tustu Biswas, questi musulmani fattisi cristiani un secolo prima. Organizzarono adunate islamiche con oratori di gran nome. Ma proprio durante uno di questi comizi, il figlio più sfegatato di Tustu Biswas è colpito dal colera ed egli stesso dice che quella è la punizione di Dio per aver abbandonato la fede cristiana. Si avvia verso la chiesa per avere il sacramento del perdono, ma non vi arriva. Cade per strada e chiama il missionario, che lo confessa e gli dà l'estrema unzione poco prima che muoia. Così termina la campagna per la riconvensione degli ex-musulmani» (Lettera di p. Luigi Pinos a p. Gheddo il 20 marzo 1999). Bhohotpara è uno dei pochi esempi di un intero villaggio musulmano che s'è fatto cattolico ed è rimasto nella Chiesa fino ad oggi, dando preti e suore (oggi in diocesi di Khulna).

11 AME, XIII, giugno 1866.

12 Lettera del 17 febbraio 1866, AME, XIII, pagg. 654-656.

13 ­Il card. Barnabò, prefetto di Propaganda, dice a Marietti: «Dovete lottare con i gesuiti», AME, XIII, 1137. I gesuiti temevano di dover cedere la città climatica di Darjeeling all' estremo nord del Bengala, sotto l'Himalaya. Quando poi la divisione avvenne, Darjeeling restò al vicariato apostolico di Calcutta.

14 Si veda la lettera di Barbero a Marinoni (5 aprile 1870) che riporta le discussioni e i risultati di questa assemblea (AME, XIII, 629-630). Conclude dicendo che la votazione finale fu «trionfale» per i missionari di Milano.

15 G.B. TRAGELLA, op. cit., voL. Il, pagg. 121-122.

16 Nel 1884 l'Assam viene eretto in prefettura apostolica e affidato ai padri salvatoriani; il 21 luglio 1921 passa ai salesiani, il 3 luglio 1934 Shillong diventa diocesi.

17 Padre Jacopo Broy, in polemica con i suoi confratelli di Krishnagar che non l'avevano aiutato, ritorna in Bengala ed entra dai gesuiti a Calcutta. Muore in India il 1° aprile 1900.

18 G.B. TRAGELLA, Op. cit., Il, pag. 347.

19 Anche le suore di Maria Bambina lamentano nel secolo scorso numerose morti di giovani suore. Il 31 gennaio 1886 la superiora chiude la casa delle suore, la scuola e l'orfanotrofio di Jessore, incontrando la protesta dei missionari, per il clima di Jessore «micidiale per eccellenza»: vi erano morte 14 suore giovani in vent'anni! Così diceva la superiora provinciale, madre Cecilia Uetz, mentre Marietti dimostrava che la maggioranza erano morte per cause diverse dal clima (colera, cancro, ecc.).

20 In Italia viene ricoverato in ospedale. I medici, dopo i primi esami gli dicono che non può guarire. P. Ponzoni dice: «Se l'avessi saputo prima, non mi sarei mosso dal Bengala. Ho intrapreso il viaggio solo per guarire, ma per me il luogo dove morire era il Bengala».

21 La casa viene abbattuta e ricostruita nel 1932-1933 e venduta nel 1967 non potendo più essere utilizzata dai missionari in Bangladesh. Sulla casa di Sonada si veda G. BRAMBILLA, «Il Pontificio istituto missioni estere e le sue missioni, vol. HI, «Il Bengala», Pime, Milano 1941, pagg. 394-396.

22 Il ministro anglicano James Vaughan, nel suo zelo di sopprimere le caste, aveva invitato i suoi fedeli ad un grande pranzo a Bollapur, facendoli mangiare tutti assieme, gente di casta e paria: la rivolta contro il pastore era inevitabile.

23 GEORGE KOTTUPPALLIL, s.d.b., «History of the Catholic Missions in Central Bengal 1855-1886», Vendrame Institute, Shillong 1988, pag. 193.

24 Lettera del 29 aprile 1873, pubblicata da «Le Missioni Cattoliche», 7 giugno 1873, pagg. 271-272.

25 Suor Nazzarena muore il 29 marzo 1886. Dopo che si era ritirata da Jessore con le altre suore il 31 gennaio precedente, saputo che nella zona infuriava il colera, tornò per curare i malati e morì lei stessa di colera.

26 Marietti rimane nella missione fino alla morte, il 27 novemhre 1892 a Jes­sore. Chiamato da cristiani e non cristiani «il padre di Jessore», era generosa­mente aiutato dai parenti. Tragella, che ha studiato a fondo l'archivio, scrive: «Se non fosse stato per l'aiuto che la sua famiglia gli passava ed egli elargiva larga­mente alla missione, questo povero Bengala centrale, col solo sussidio della Pro­pagazione della Fede, poteva chiudere» (TRAGELLA, op. cit., III, pag. 343>.

27 Marietti a Marinoni il 17 aprile 1882, AME, XIII, pag. 1421.

28 TREGELLA, op. cit, III, pag. 264.

29 Il 6 gennaio 1897, «Le Missioni Cattoliche», 1897, pag. 75.

30 Citato da LUIGI BIGONI, «La croce nella giungla», Pime, Milano 1962, pag. 42

31 Per questo bilancio seguo soprattutto il volume già citato di George Kottuppallil, alle pagg. 277-314; e il III vol. di Tragella, pagg. 257-270.

32 Di 22 sacerdoti, 5 muoiono in Bengala e 10 sono rimpatriati; di tre fratelli, due muoiono in Bengala; di 28 suore 10 muoiono e 3 sono rimpatriate. Vedi: Francesco Pozzi, «Prefettura apostolica del Bengala centrale», in «Numero unico in onore di rnons. Marinoni», Milano 1884, pag. 190.

33 LUIGI BIGONI, «Giuseppe Macchi, 55 anni nel Bengala», prefazione di Luigi Acerbi, Emi, Bologna 1983, pag. 5.

34 L. BIGONI, op. cit., pagg. 89-91.

35 L. BIGONI, op. cit, pag. 83.

36 L. BIGONI, op. cit, pag. 151.

37 Dal 1906 diventati missionari di via Monterosa a Milano.

38 GIUSEPPE CAVAGNA, «Padre Francesco Rocca», «Il Vincolo», n. 130, agosto-ottobre 1980, pagg. 150-153, scritto in occasione del 50° anniversario della sua morte.

39 ANGELO RUSCONI, «Esperienze apostoliche in Bengala», «Attività missiona­ria del Pime», Sussidi Capitolo 1971, n. 7B, Pime, Roma 1970, pag. 40. Vedi an­che: LUIGI PINOS, «Catholic Beginnings in North Bengai», Catholic Church, Saidpur 1994 (II ediz.), pagg. 84.

40 Necrologio di p. Rocca, «Le Missioni Cattoliche», 2 marzo 1930, pagg. 137-142.

41 Le prime due oggi sono in Bangladesh, le altre in India.

42 p Stefano Monfrini racconta com'è nata la missione fra i santal nel volume di MARIO E. MODAELLI, «L'india», Pime, Milano 1937, pagg. 244-351. Pa­dre Monfrini è stato il primo a studiare i santal pubblicando «La tribù dei Santal», Pime, Milano 1929, pagg. 80 (II ediz.); GIUSEPPE OBERT, «La tribù dei Santal», De Agostini, Novara 1971, pagg. 252; LUIGI PUSSETTO, «I Santal del Bangladesh, Tradizioni e feste», Emi, Bologna 1983, pagg. 184; LUIGI ACERBI, «Le strutture sociali della tribù dei Santali», tesi di laurea, università cattolica di Milano, facoltà di scienze politiche, anno accademico 1975-1976.

43  G.B. TRAGELLA, op. cit. III, pag. 123.

44 FRANCESCO ROCCA, «Cenni storici sulla missione del Bengala centrale», «Le Missioni Cattoliche», n. 17, 1906, pag. 203. Per i cristiani di Bhoborpara e di Khulna-Jessore vedi BRAMBILLA, op. cit., pagg. 62 segg.

45 Relazione annuale nel 1916 di mons. Taveggia (BRAMBILLA, op. cit., pag. 225).

46 Rusconi, articolo citato, pagg. 41-42.

47 ANGELO RUSCONI, «L'opera dei missionari del Pime in Bangladesh», «Qua­derni di Infor-Pime», n. 15, luglio 1979, pag. 14.

48 G. BRAMBILLA, op. cit., pag. 286.

49 STEFANO MONFRINI, testo citato in «India» di Mario E. Modaelli, pagg. 350-351.

50 ANGELO RtiSCONI, «Esperienze apostoliche in Bengala», cit., pagg. 42-43.

51 A. RUSCONI, «Esperienze apostoliche in Bengala», cit., pagg. 43-44.

52 LUIGI SCUCCATO, «L'evangelizzazione dei santal», dattiloscritto, pag. 4.

53 FERDINANDO SOZZI, «I miei 44 anni di missione in Bengala», (intervista di Piero Gheddo e Sandro Bordignon), «Mondo e Missione», ottobre 1974, pagg. 501-522.

54  L. BIGONI, «Giuseppe Macchi, 53 anni in Bengala», Emi, Bologna 1983, pag. 131.

55 ANGELO DEL CORNO, «Pionieri del Bengala», Pime, Milano 1961, pagg. 88-89. Una bella figura di missionario morto in Bengala a soli 24 anni, appena giunto in missione, è p. Giacomino Ceroni (1902-1926): ANTONIO LOZZA, «Il mis­sionario fanciullo del Bengala», Pime, Milano 1945 (II ediz.), pagg. 130.

56  G. BRAMBILLA, op.cit., pag. 313-314.

57  G. BRAMBILLA,op. cit., pagg. 216-217. Sulla missione nel distretto di Jalpaiguri e di Cooch-Behar vedi ibidem, pagg. 163 segg.. 182-183, 356-362, 399-400, 402-403.

58 G. BRAMB1LLA, op. cit., pagg. 390-392.

59 «Sadhu» significa «santo», in opposizione a «immondo», com' erano considerati gli aborigeni, che con vertendosi all' induismo sarebbe diventan puri, rispettabili.

60 Relazione di p. Tommaso Cattaneo nel 1933, in G. BRAMBILLA, Op. cit., pagg. 390-392.

61 G. BRAMBILLA, op. cit., pag. 401.

62 G. BRAMBILLA, op. cit., pag. 331 - 332

63 G. BRAMBILLA, op cit., pag. 405.

64 Ipadri Domenico Pedrotti, Michele Bianchi e Adamo Grossi, col vescovo mons. G.B. Anselmo.

65 FERDINANDO GERMANI, «Giuseppe Cavagna, Padre dei poveri del Bangladesh», Pime, Napoli 1993, pag. 56.

66 Dopo l'8 settembre 1943 l'Italia è considerata alleata dell' Inghilterra. Nei primi mesi del 1944 i missionari vengono liberati. I missionari del distretto di Jalpaiguri non potevano rientrare in missione perché i giapponesi erano in Birmania, alle porte dell'Assam, e si temeva una loro invasione dell'India.

67 Sulla nascita del Pakistan e i suoi primi 13 anni di vita (compresa la situazione della Chiesa) si veda lo studio di p. CESARE PESCE, «Pakistan, il massimo paese dell'Islam», «Le Missioni Cattoliche», agosto-settembre 1961, pagg. 256-270.

68 Le due province al nord danno origine alla diocesi di Jalpaiguri e le due all' ovest alla prefettura apostolica di Malda, ambedue affidate al Pime (vedi più avanti).

69 PIERO GHEDDO, «Una visita alla missione di Dinajpur», «Il Vincolo», gennaio 1965, pagg. 29-33.

70 FERDINANDO GERMANI, «Giuseppe Cavagna, Padre dei poveri bengalesi», Pirne, Napoli 1993, pagg. 68-70.

71 LUIGI SCUCCATO, «L'evangelizzazione dei santal», ciclostilato, pag. 6.

72 Gli «harijans» sono i fuori casta secondo la definizione di Gandhi: figli di Hari (Dio).

73 P. Cesare Pesce ha raccontato l'avventura di quest'epopea missionaria in due libri: «Strade della vita», Cooperativa editoriale Oltrepò, Voghera 1989, pagg. 44-53; «Bangladesh Jindabad», Gruppo poligrafico editoriale, Novi Li­gure 1995, pagg. 103-119.

74 Nel 1952 la diocesi di Krishnagar (in India) cede ai missionari saveriani di Parma i distretti di Jessore e di Khulna (nel Pakistan orientale), da cui è nata la diocesi di Khulna (14 giugno 1956).

75 In un dattiloscritto (del gennaio 1999) in cui ricostruisce la storia della missione di Malda.

76 p Guccione torna presto in Italia e si inserisce nella sua diocesi in Sicilia:

in seguito ad un'operazione a Calcutta aveva avuto un braccio paralizzato.

77 La nuova diocesi di Malda e Dumka è creata l' 8 agosto 1962. Il 15 dicembre 1962 Giovanni XXIII scrive una lettera a mons. Adamo Grossi, prefetto apostolico di Malda (India) per ringraziare lui e i suoi missionari del lavoro fatto («Il Vincolo», gennaio 1963, pag. 5). L' 8 giugno 1978 è creata la diocesi di Raiganj, nella quale è inserito il territorio dell' ex-prefettura apostolica di Malda (West Dinajpur). P. Luigi Acerbi scrive (nel gennaio 1999): «Il vescovo di Raigani, mons. Alphonsus D'Souza, s.j., mi ha scritto diverse volte dicendomi che, dove i padri del Pime hanno lavorato, ci sono numerose vocazioni sacerdotali e religiose».

78 Mons. Galbiati si ritira in Italia nel 1965 (era in Bengala dal 1919).

79 Missionario inglese del Piane, che proprio perché inglese poté entrare nel 1966 in India e nella regione di Jalpaiguri, proibita agli stranieri.

80 p Eugenio Petrin è morto a Binnaguri il 14 giugno 1980: grande missionario entrato nel Pime già sacerdote della diocesi di Vicenza. Aveva organizzato un ufficio di raccolta degli aiuti e sapeva suscitare e coltivare i benefattori: con le somme che riceveva, tra l'altro, manteneva centinaia di studenti poveri. Il 17 marzo 1973 a Jalpaiguri moriva in un incidente stradale il p. Teofilo Lucatello.

81 Le missioni più antiche della diocesi di Dinajpur sono quasi tutte isolate in luoghi dove in passato c' era foresta, lontane dai centri maggiori, da strade e fer­rovie: i missionari del passato fondavano le loro residenze e chiese dove vivevano i santal, cioè nei luoghi più isolati e forestali.

82 Don Ercole Scolari, parroco di Varallo Sesia (diocesi di Novara, morto il 29 dicembre 1998), ci andava quasi tutti gli anni portando amici e benefattori. Diceva: Per me un viaggio in Bangladesh è come un corso di esercizi spirituali. Torno a casa rinnovato anche spiritualmente».

83  GIANLUIGI TALLER, «Novara Technical School», «Infor-Pime», n. 125, gen­naio 1998, pagg. 37-42.

84 Negli anni cinquanta mons. Giuseppe Obert e p. Francesco Ghezzi fondano una congregazione diocesana femminile chiamata «Santi Rani» (Regina Pacis) dal nome del convento-casa madre, che ha avuto un buon sviluppo.

85 Le voci dei missionari sono state raccolte da Piero Gheddo in «Testimonianze di missionari dal Bangladesh», «Mondo e Missione», aprile 1972, pagg. 227-260.

86 ­A Dhaka, nel massacro dell'università il 25-26 marzo 1971, è stata deci­mata la classe dirigente del paese. P. Giulio Schiavi testimonia: «Insegnanti e studenti sono le prime vittime, tutti quelli su cui riuscivano a mettere le mani li uccidevano: in quei giorni bastava essere bengalesi ed inttelletuali (o apparire come intellettuali) per essere uccisi. L' università di Dhaka era un cimitero. Ho visto io stesso le fosse comuni con i corpi degli studenti e dei professori ancora mezzo insepolti».

87 Nella vicina diocesi di Khulna, dove lavorano i saveriani di Parma, il p.

88 Mario Veronesi è stato ucciso davanti alla sua chiesa il 4 aprile 1971 a Jessore. 88 «Mondo e Missione, aprile 1972, pag. 244.

89 «Mondo e Missione», aprile 1972, pag. 260.

90 ADOLFO L' IMPERIO, «Bangladesh: la Chiesa a servizio dello sviluppo» (intervista di Sandro Bordignon), «Mondo e Missione», ottobre 1974, pagg. 523-528

91 PAUL ROZARIO, «Ruolo della Chiesa nello sviluppo sociale di Dinajpur», di Infor-Pirne, n. 15, luglio 1979, pagg. 56-58.

91 «Mariampur: fra i tribali del Bangladesh», «Mondo e Missione», gennaio pagg. 44-58.

92 LUIGI PINOS, «Il nostro guru si chiama Gesù», «Mondo e Missione», dicembre 1996, pagg. 686-689; Id., «Catholic Beginnings in North Bengai», Catholic Church, Saidpur 1994 (II Edition), pagg. 84; Id. «Taraganj, Il mercato delle stelle» (ricordi di missione), Centro libri punto di incontro, Varallo (No) 1991, pagg. 159; Id., «Lo seguirono» (ritratti di missionari in Bengala), Seminario diocesano, Foggia 1994, pagg. 244.

93 FERNANDO GALBIATI, «Ai confratelli della Regione Bangladesh», «Il Vincolo», giugno 1988, pagg. 54-55.

94 ­Si veda il capitolo VII di questo volume.

95 Si vedano vari studi di missionari nel numero unico di «Quaderni di Infor­Pime» (n. 15, luglio 1979, pagg. 104), «Missione Bangladesh, Storia, attualità, problemi, prospettive».

96 Sui tentativi di dialogo inter-religioso con l'islam vedi: FRANCO CAGNASSO, «Bangladesb: i primi passi con l' islam», «Mondo e Missione», febbraio 1983, pagg. 125-127.

97 «The ethical and religious Values in ancient India», Università di Calcutta, 1987, pagg. 508.

98 ARTURO SPEZIALE, «I molti interrogativi di un' esperienza di dialogo», «Infor-Pime», dicembre 1995, pagg. 23-29.

99 Una descrizione esauriente di questi tentativi «fuori delle strutture» richiederebbe ben altro spazio. Ci limitiamo a citare alcuni casi dei quali abbiamo avuto precise informazioni, che sono particolarmente indicativi di una tendenza generale dei missionari nel periodo del post-Concilio e attuale: tentare in ogni modo di «andare ai lontani»; anche se poi, nel concreto, la grande maggioranza dei missionari svolgono il loro ministero nelle strutture parrocchiali tradizionali.

100 Intervistato a Milano il 25 ottobre 1999.

101 ETTORE CASERINI, «Io sono un missionario con la m minuscola», «Infor­Pirne», n. 125, gennaio 1998, pagg. 43-44; «Disposto ad aiutare il prossimo», «Infor-Pirne», n. 129, ottobre 1998, pagg. 9-15.

102 ENZO CORBA, «L'oro del Bengala» (intervista di Roberto Beretta), «Mondo e Missione», marzo 1989, pagg. 171-190

103 ENZO CORBA, «A servizio della comunità umana», «Infor-Pime», gennaio 1989, pagg. 9-11. Attualmente p. Corba è a Dinajpur dove ha aperto un centro di formazione per i catechisti.

104 Intervistato a Milano il 14 ottobre 1999.

105 Intitolata al Redentore perché all'inizio padre Cescato è stato aiutato molto dalla parrocchia del Redentore in Milano.

106 GIANCARLO POLITI e GIAMPIERO SANDIONIGI, «Qui in Bangladesh la TBC uccide più dell'Aids», «Mondo e Missione», gennaio 1996, pagg. 52-54.

107 Cagnasso è stato eletto prima vicario e poi superiore generale del Pime; Zanchi superiore del Pime in Bangladesh e poi vicario di Cagnasso; Boccia si è ammalato ed è tornato in Italia, poi è andato ad insegnare nel seminario diocesano di Dinajpur. Cagnasso e Boccia avevano fatto i corsi al Pisai di Roma (Pontificio istituto studi arabo-islamici) e un' esperienza in Marocco per prepararsi al dialogo con l' islam in Bangladesh.

108 Intervistato a Milano il 10 luglio 1999.