Anche in vacanza non smettiamo di riflettere:
"L’ASPETTO POSITIVO DELLA VECCHIAIA" ![]()
Nella nostra società la cultura dominante è quella che tende a fare del corpo un idolo e quindi riservargli quel rispetto che implica anche "cure e attenzioni" che comportano impiego di tempo e soldi. Se questa è la situazione, tuttavia per amore alla verità occorre dire che ciò che viene elevato a idolo non è ogni corpo in genere, ma solo quello perfetto e bello di giovani e ragazze. Questo modo di pensare non riconosce la diversità e la stessa transitorietà del corpo umano e che la vita umana ha delle tappe che nessuno può fermare.
Dobbiamo quindi diventare coscienti che ci viene presentata una visione parziale e distorta dell’essere umano e questo non è corretto. Attorno a noi ci sono anche persone anziane, ammalate, disabili, ecc. E noi non possiamo rimuovere questo dato di fatto o far finta come se non fosse così.
Senza che ne accorgiamo la "cultura dell’immagine" ci porta ad una visione parziale della realtà umana, ma quel che peggio può suscitare in noi un desiderio di non crescere, di fermarsi e rimanere degli "eterni giovani" anche con sforzi immani a scapito della verità e di quel "ben-essere" che ognuno di noi ricava dall’accettazione di se stessi, dal "rimanere in quelle scarpe che portiamo" da un’esistenza, anche lunga di anni.
Questa "filosofia della vita" dominante che penalizza alcuni ed esalta altri, non solo è riduttiva, ma non tiene conto di quel processo naturale dello sviluppo umano nelle sue fasi principali: dell’adolescenza con la sua graduale crescita a livello fisico, con una accentuazione dell’interesse personale. A questa segue l’età della giovinezza con la sua crescita a livello psicologico che si traduce nella capacità di prendersi le proprie responsabilità a livello sociale e professionale e con una graduale riduzione della componente egoistica.
Purtroppo a mio parere, la maggioranza delle persone pensa che questo stadio sia quello finale della propria esistenza. Così che quando il corpo, le facoltà mentali e quelle affettive iniziano a declinare le prime e a farsi più esigenti le altre, uno si sente amaramente privato di quei "beni" che prima possedeva.
Così ragionando, si dimentica, tanto per fare un esempio, che la fase del "mezzo del cammin di nostra vita" non è proprio quella conclusiva. Ed è lo stesso Sommo Poeta con la sua "Divina Commedia" a ricordarci che nella nostra vita c’è un’altra fase, quella spirituale, che è latente in ognuno di noi prima che ce ne rendiamo conto E quando questa capita è un evento così importante che l’individuo lo coglie come uno "spartiacque" nella propria esistenza, che segna un "prima" ed un "poi". E questo è per il cristiano l’attimo in cui viene a toccare con mano cosa sia la "Grazia" che può operare anche in momenti poco felici della nostra vita quali un dolore, un lutto, una crisi esistenziale in cui noi per la prima volta prendiamo coscienza di quella capacità di trascendenza presente nella nostra natura umana.
Lo "svegliarsi a livello personale" a questa dimensione spirituale, che ovviamente non è da ridursi all’andare in chiesa solo perché si è sempre fatto così o perché ce lo ricordano gli altri, alcune persone arrivano fin dalla giovane età, altri nella fase successiva e per altri la possibilità di questa "scoperta" arriva alla terza fase della vita.
Ed è solo a questo punto, quando la scelta "religiosa" si fa "cosciente", che uno è in grado di non lasciarci spaventare dalle burrasche che a volte possono imperversare nella vita. Ed ancora, questa apertura spirituale apre pure alla speranza, perché sono ancora tanti a credere, per il fatto poi che molti anziani vengono messi da parte, che giunta l’età della pensione uno non ha altro da aspettarsi che il suo declino e l’inizio della tappa in discesa della propria esistenza.
C’è sì declino fisico, aumentano gli acciacchi e a volte non si è più indipendenti, ma questi sono "indizi" che il nostro corpo è giunto alla sua realizzazione ed ora è pronto ad andarsene. Con questa accettazione benevola di noi stessi così come siamo, ci poniamo in un atteggiamento tale che i nostri pensieri, i nostri sentimenti e comportamenti, in altre parola, tutto ciò che è "umano" viene illuminato e guidato dallo Spirito in un modo più efficace e così l’intera personalità raggiunge la sua realizzazione.
La nostra società non ha solo bisogno che ci siano nonni e nonne "baby sitter", o che mettano in mano qualche biglietto da diecimila ai nipoti più grandicelli. C’è ben altro da dare! Trasmettere i valori quali la bontà, la pace, la serenità, la giustizia, la fratellanza e non ultimo che abbiano impresso sui loro volti l’espressione del divino, possibile a coloro che hanno raggiunto la pace interiore. E se anche non sono in grado di fare dei discorsi, tuttavia col loro comportamento saranno in grado di dare ciò che veramente conta ai piccoli che si trovano loro accanto.
Non ci siamo mai chiesti perché le maggiori religioni del mondo hanno un "luogo centrale" che sono le mete ambite dei loro fedeli e tanto per limitarci alle religioni che ci sono più familiari, vediamo che per il cristiano è Roma, per l’ebreo è Gerusalemme e per il mussulmano la Mecca? Questo "centro" fuori di noi non è altro che il "simbolo" di quello dentro di noi che dobbiamo cercare di raggiungere. Gesù stesso ha detto che "il Regno di Dio è dentro di noi".
In mezzo a noi abbiamo bisogno di uomini e donne "saggi" che siano in grado di dare un giudizio sulla realtà e sugli avvenimenti che viviamo in prima persona o ne siamo testimoni in modo distaccato e nello stesso tempo omnicomprensivo di tutti i suoi aspetti che un approccio superficiale coglie divisi, contradditori, faziosi ed il più delle volte negativi.
E per finire vorrei riportare la testimonianza di colui che mi è stato "maestro", un monaco benedettino inglese che ad un anno prima della sua morte, avvenuta a 87 anni affermava che: "Gli ultimi anni della mia vita sono stati probabilmente i più creativi ed i più arricchenti di tutti i precedenti. E, contrariamente a quanto molte persone sembrano pensare che la vecchiaia porti solo decomposizione fisica ed un graduale indebolimento delle proprie facoltà intellettive, per me invece si è trattato di un continuo rinnovamento.
P. Giovanni Belloni
03.08.01