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COLORO CHE
NON SI ACCONTENTANO PIÙ NÉ DEL PANETTONE, NÉ DEI REGALI,
NÉ DELLA FESTA IN FAMIGLIA, MA VOGLIONO CERCARE DI APPROFONDIRE COSA VUOL DIRE
CELEBRALE IL NATALE OGGI:
CHE LO SPIRITO CI ILLUMINI TUTTI PERCHÉ È QUANTO MAI URGENTE...
1. LA SITUAZIONE ATTUALE
In queste note c'è la proposta di un invito a
chiederci una buona volta, nel caso non lo avessimo mai fatto: perché in questa
celebrazione religiosa col tempo, anche tra molti cristiani, ha preso il
sopravvento il carattere consumistico, superficiale ed esteriore, relegando in
una posizione veramente marginale l'aspetto religioso: costi quel che costi, ma
alla Messa di mezzanotte non si "deve" proprio mancare!!?
Perché quel clima di bontà, di fratellanza e di "supposta ricchezza"
che la contraddistingue, è vissuta come un momento isolato e separato dalla
normale esistenza quotidiana per il resto dell'anno?
2. DAI VANGELI
Se diamo uno sguardo ai primi capitoli dei
vangeli ci rendiamo conto che sono molto diversi fra di loro. Non solo. Ma
mentre Matteo e Luca riportano i racconti sulla nascita e l'infanzia di Gesù,
Marco e Giovanni non ne parlano affatto. Inoltre il racconto di Matteo è più
breve rispetto a quello di Luca; non solo, ma sono tanto diversi nella scelta
degli episodi: Matteo tende a dimostrare come Gesù è il Messia promesso che,
fin dalla nascita, è rigettato dai "suoi" come lo sarà anche nella
sua vita di adulto. Egli presenta Giuseppe, il prototipo dei giusti che pur
cercando di osservare la Legge dei padri è nello stesso tempo aperto alla
rivelazione di Gesù. Per Matteo ha importanza Betlemme (al sud della
Palestina), mentre Luca darà maggior risalto alla figura di Maria ed ha come
centro Nazareth (al nord del paese).
Perché questa diversità, che può sfuggire ad una lettura superficiale dei
testi? Perché ognuno dei due evangelisti si prefigge di dare
importanza a determinati aspetti ed insegnamenti cercando di
rispondere alle esigenze, agli interrogativi e alla formazione delle comunità
in mezzo alle quali si trovano. Matteo ha di fronte a sé coloro che vengono dal
mondo ebraico, mentre Luca ha a che fare con coloro che, provenendo
dall'ambiente greco, non avevano nessuna conoscenza della storia narrata
nell'Antico Testamento.
Da questo si deduce che i due vangeli hanno avuto un'origine indipendente; non
solo, ma, ed è molto importante, Matteo e Luca non hanno voluto
trasmetterci la cronaca dei fatti inerenti alla nascita di Gesù, come se
fossero "realmente" accaduti nel modo in cui noi li troviamo
scritti ed a cui noi oggi diamo molta importanza. Essi hanno raccolto
informazioni da testimoni oculari, ma poi ce li hanno tramandati,
interpretandoli alla luce degli ultimi tre anni di vita e dell'insegnamento di
Gesù e specialmente della sua morte e resurrezione...
Non possiamo quindi continuare a leggere i vangeli dell'infanzia di Gesù come
se fossero un resoconto storico, bensì dovremmo coglierne il messaggio, il
significato per noi oggi. Detto in altri termini: che Gesù sia nato è fuori
dubbio, ma "come" si siano svolti i fatti, non era nell'intenzione
degli evangelisti il raccontarlo alle generazione successive; la nostra
"curiosità", pur onesta, di sapere "come" si sono svolti
realmente i fatti, esulava dai loro interessi.
Già all' inizio dell'Avvento, ci viene detto" Vegliate! ", che
oggi potrebbe essere "tradotto" in "Svegliatevi!" o
meglio: "Non lasciatevi sedurre dalle luci che brillano nelle strade e
nelle piazze! (già prima dell' Avvento!!!) ". "Non
cedete all'illusione della distrazione! E non cedete al fracasso dei
poteri economici, politici e dei ‘mass media’, che non fanno altro
che intromettersi nelle nostre scelte, quanto più i loro interessi sono
superficiali ed... economici".
3.
CHIEDIAMOCI DUNQUE:
COME POSSIAMO COGLIERE IL "MESSAGGIO" DEL
NATALE?...
... Il suo significato profondo, che
costituisce quel pane nutriente, capace di alimentare il cammino di fede in una
società e in un'epoca in cui si devono fare "scelte" quotidiane per
essere fedeli al vangelo?
Comprendo benissimo che non si può far "tabula rasa" tanto facilmente
di quelle "storielle" che gli evangelisti non ci hanno
trasmesso, ma che ormai fanno parte dell'immaginario individuale e
collettivo natalizio... Sono consapevole che quanto vado dicendo può mandare in
crisi o far sentire disorientato qualche lettrice o lettore che ha avuto la
pazienza di seguirmi fino a questo punto, che può chiedersi: "Ci
tolgono il bue e l'asinello dal presepe, cosa ci rimarrà? "..
Per la verità c'è da dire che il bue a l'asinello, statuine immancabili in
ogni presepe, sono stati presi da una profezia di Isaia che dice "Il bue
ha riconosciuto il suo proprietario e l'asino la greppia del suo
padrone" (1,3). Ma il profeta non si riferiva assolutamente alla
nascita del Cristo, e l'immagine dei due animali venne utilizzata come simbolo
degli ebrei (il bue) e dei pagani (l'asino): accanto al Bambino Gesù vediamo
così il mondo del suo tempo!...
A me sembra che il sapere queste cose ci dovrebbe dare modo di proseguire il
cammino della fede, un po' più leggeri, meno carichi di bagagli inutili. È
quanto mai salutare liberarci del superfluo, di tutto ciò che nel corso degli
anni si è accumulato, a causa della "tradizione degli uomini", nascondendo
o facendo scomparire l'essenziale...
Non ci siamo mai chiesti come mai nei racconti dell'infanzia di Gesù
(come anche nei racconti della risurrezione!!!) si parla
dell'intervento dell'Angelo che ha l'incarico di aiutare le persone,
Maria, Giuseppe, i pastori, i Magi, Zaccaria, coinvolte nelle varie azioni, a
"com-prendere" ciò che viene chiesto loro??? Si accenna pure allo Spirito
Santo nell'incontro tra Maria ed Elisabetta; ed al tempio Simeone ed Anna
vengono aiutati dallo Spirito ad afferrare il significato di ciò che
accade sotto i loro occhi... Perché in questi racconti si parla di tali
"Presenze"?
Gli autori sacri, facendo intervenire un Angelo, o nel caso Giuseppe, in
sogno, cioè quando una persona non è totalmente presente a se stessa, e lo
Spirito Santo, ci vogliono ricordare che, coloro che vogliono
accostarsi ai misteri principali della nostra fede, l'incarnazione (e la
resurrezione di Gesù), non lo possono fare né con la sola razionalità, né
col sentimento umano, né con nessun'altra facoltà umana, né tanto meno
coi racconti che la devozione popolare ci ha trasmesso e che sono tutt'ora
presenti in mezzo a noi e che ci condizionano non poco!
Abbiamo da supplicare Dio che ci faccia dono della
consapevolezza che l'Angelo e lo Spirito Santo sono quella
potenzialità "divina" presente in ognuno di noi. È il nostro io
interiore che fa da ponte, unisce cioè la terra, il nostro essere di carne, al
cielo. È quella Realtà che ha fatto esclamare Agostino: "Tardi ti ho
amato... Tu stavi dentro di me ed io ero fuori e là ti cercavo... Eri con me ed
io non ero con te... Mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia
sordità... " (dalle Confessioni capitolo 10, paragrafo 27)
A Natale è bello scambiarci i regali, ma molte volte finiamo per avere tra le
mani, ma soprattutto nel cuore, così tante cose che non c'è spazio per
Gesù... E così quella Luce che viene nella notte, continua a non trovare un
posto dove starci ancora oggi, perchè possa Egli ri-nascere in ognuno di
noi!!! ...
Di questo si tratta! Difatti, dalla nascita di Gesù, almeno in occidente, si è
iniziato a computare il tempo: si parla appunto di fatti avvenuti "prima di
Cristo" e "dopo Cristo"... per ricordare a noi cristiani del
ventunesimo secolo che non si tratta più di celebrare la nascita di Gesù,
che è già avvenuta nel tempo, ma con l'aiuto di Dio, di festeggiare la Sua
rinascita in noi, che può avvenire in ogni periodo dell'anno, quando
Dio vuole, perché si tratta di un Suo dono!
Dovremmo inoltre chiederGli che ci aiuti, se non lo abbiamo mai fatto
prima d'ora, a "fare il censimento" di ciò che nel nostro
cuore di carne non ci permette o ci ostacola a vivere il Vangelo: i
nostri attaccamenti
egoistici a persone o cose che siano; quelle paure
che ci obbligano a difenderci e ad investire tutto noi stessi nell'erigere
steccati di ogni tipo, che non fanno altro che dividerci gli uni dagli altri;
quei "bisogni"
dai quali si dipende e cui il cuore ci si attacca, e non ultimo quel "materialismo"
presente pure tra i cristiani che non sanno celebrare un Natale diverso dal
solito... E questo non con la pretesa di liberarcene totalmente, cosa umanamente
impossibile, ma per fare un po' di verità in noi stessi...
4. CONCLUDENDO
Da quanto detto sopra, ci siamo resi conto che
dopo tutto il Vangelo è una proposta che non si può imporre ad alcuno.
Abbiamo visto come noi stessi abbiamo letto non in modo appropriato i vangeli
dell'infanzia, ne abbiamo travisato il significato ed alterato così la
celebrazione del Natale. Mi sembra quanto mai opportuno citare quel sussulto di
saggezza di Papa Giovanni XXIII che diceva: "il Vangelo è sempre lo
stesso, siamo noi che con il tempo lo capiamo meglio!". E di questo
dobbiamo ringraziare il Signore, di vivere in questo tempo in cui la lettura e
la meditazione biblica si stanno diffondendo sempre più sia nelle nostre
comunità, sia a livello personale...
È nei vangeli che noi troviamo che la distruzione del
vecchio è la nascita del "nuovo": "se il chicco di
grano non muore... ", ci ricorda Giovanni. E non lo si può dimenticare
nemmeno in questo periodo natalizio! Difatti, fin dal 26 dicembre, la liturgia
ci presenta Santo Stefano ed il giorno seguente S. Giovanni Evangelista. Costoro
sono tra coloro che nei primi secoli del cristianesimo hanno cercato di seguire
il Signore in modo radicale: attraverso il martirio il primo; ed in seguito,
dopo l'avvento di Costantino, instaurata la pace coi cristiani, abbiamo visto
monaci correre nel deserto, per offrire al Signore non il loro corpo, ma
il loro "io"!...
La ri-nascita, se è autentica, non reca beneficio solo all'individuo, alla persona, ma si riflette anche nel sociale e nell'ecclesiale... Pochi giorni fa è passato da Genova il Vescovo di Tunisi che ha tenuto una conferenza. Mentre si usciva una conoscente mi dice: "Quanto è ottimista!". Lì per lì non sono stato in grado di rispondere nulla, ma in seguito riflettendo, mi sono reso conto che, quello che la mia interlocutrice definiva "ottimismo", non derivava altro che dal fatto che lui conosceva l'Islam: e lui stesso, fin dall'infanzia, è vissuto gomito a gomito con la maggioranza mussulmana del suo paese, ne parla la lingua, ha vissuto la stessa storia ed è così che è in grado di distinguere cosa ci si può attendere da loro e ciò di cui non si può discutere. Il suo "ottimismo" deriva dal fatto che per lui il mussulmano non è l'''altro'', né il "diverso", come lo è per noi che non conosciamo né la loro religione, e nemmeno abbiamo avuto un contatto personale con qualcuno di loro. Come uscirne? Scusate se vado a scomodare Saint-Exupery ed il suo "Piccolo Principe" (cap. XXI): qui incontriamo il Piccolo Principe, stanco di girare il mondo da solo, è in cerca di amici, anche se non sa cosa siano; e la volpe che si rifiuta di dover sempre fuggire dai cacciatori. Ed è l'animale che suggerisce al Piccolo Principe il metodo di come sia possibile stabilire delle relazioni amicali tra di loro. Per realizzare questo, consiglia l'animale, bisogna essere pazienti ed ogni giorno avvicinarsi sempre un po' di più l'uno all'altra: l'uno troverà un amico e l'altra sarà addomesticata...
Questo Natale ci trovi pronti ad accogliere la pace degli Angeli che ci può trasformare in donne ed uomini di buona volontà in grado di avvicinarsi con pazienza agli "altri", abbattendo quelle barriere mentali ed affettive che continuano a dividerci e a creare così dei "nemici".
Che sia un Natale di cui possa beneficiare e gioire l'intera "famiglia universale"!!!
Genova,
Avvento 2007
P. GIOVANNI BELLONI
sw.jyotidas@libero.it
Via Aurelia, 31 / 16167 - Genova
P.S. : Vi siete resi conto di quanti interrogativi è costellata la riflessione? Se non ce li poniamo, corriamo il rischio di non crescere, restando infantili (nella fede) e di rimanere fissi al palo, illudendoci di camminare (e diventare adulti)...