RISCOPRIRE IL VERO SIGNIFICATO DEL NATALE!    "IL CAMMINO VERSO LA NOSTRA PASQUA…"    PIME GENOVA - CASA S. GIUSEPPE

ovvero come Gesù a 40 giorni d'età è stato portato dai genitori al Tempio,
ma da adulto si è offerto Lui consapevolmente e spontaneamente:
così deve essere anche per noi...

Non si nasce cristiani, ma lo si diventa... Quando quel Dio, che ha preso corpo in Gesù di Nazareth, inizierà ad essere una realtà per noi, nel renderci conto di essere amati in modo personale e accolti così come ci si trova in quel periodo della nostra storia personale. Allora avrà inizio il nostro cammino con Lui. E siccome a volte... "scompare" è necessaria la fede, perché possiamo compiere la missione richiesta ad ognuno di noi...

Nei Vangeli di Matteo, Marco e Luca, Gesù adulto lo si incontra la prima volta nel suo dirigersi verso il Battista sulla riva del Giordano. Al Battesimo di Gesù è evidente il disagio di Giovanni nel trovarselo di fronte in fila con i peccatori, con dei poveracci... Lui, il Messia atteso, il Figlio di Dio! È proprio "umanamente" incomprensibile. Gesù si presenta con una "identità" che non è proprio quella che si aspettavano i suoi contemporanei ed anche alcuni di noi... Ed è per quello che c'è bisogno che "su di lui si aprano i cieli": per dire ai "giudeo-cristiani", ed a noi, che chi vuole farsi suo discepolo deve comportarsi come lui ha fatto. Tale conferma è per dire anche a noi oggi che Gesù non è un "esaltato", non è un contestatore, non è uno che si comporta così solo in questa circostanza, magari per farsi della pubblicità a basso costo, ma che questo atteggiamento di apprezzamento e simpatia per la compagnia dei peccatori sarà una costante della sua vita pubblica, fino a Gerusalemme.

E dopo il Battesimo, i tre Evangelisti sono concordi nel parlare dell'esperienza di Gesù nel deserto. E questo ci mostra che la consapevolezza di Gesù di essere il Figlio, sul "quale Dio si compiace", non costituisce un privilegio ed una esenzione dalle prove: l'"umano" che c'è in Lui deve lottare, deve mostrare nella pratica quotidiana, fino alla fine, che non è sempre vantaggioso comportarsi da Figlio, vivere la sua fratellanza universale come Dio vuole da lui...

La tentazione, o la prova, non è solo quando ci si sente spinti a compiere il male, ma è pure quando si fuggono le proprie responsabilità. È quando si ha paura di decidere, o si temono gli altri pur senza cercare di conoscerli ed ascoltarli... L'esperienza del deserto per quaranta giorni pone Gesù sulla scia dei grandi personaggi biblici: Noè, Mosè, il popolo d'Israele, Elia, Giona; tutti costoro vengono preparati in questo modo alla missione alla quale sono chiamati...

Gesù stesso non ha voluto essere da meno. E noi chiediamo di esserne dispensati? Per quale motivo?...

Il deserto non è solo un luogo, ma una situazione concreta in cui uno viene a trovarsi non per sua scelta: "Gesù viene portato dallo Spirito nel deserto!"... Lo si può paragonare al tempo dell'aridità, della malattia, dei pericoli, della solitudine, del dubbio, dell'incomprensione... È il momento scelto da Dio per provare la solidità della nostra fede. Se superiamo la tentazione e non cerchiamo di evitarla, allora raggiungeremo la "statura adulta", e saremo in grado di rinnovare la fede nel Risorto che salva, perché noi stessi ci renderemo conto che c'è un modo diverso di vivere e vedremo che col Suo aiuto possiamo farcela...

Il deserto è quindi un passaggio obbligato per chiunque voglia rispondere con responsabilità alla propria vocazione, pena il rimanere delle persone magari realizzate sul piano professionale, ma carenti a livello spirituale, che è quello che ci aiuta a relazionarci in modo corretto con Dio, col prossimo e con noi stessi.

Il deserto è pure il momento in cui "si apre il nostro cuore di carne" che riversa all'esterno i "suoi appetiti", che possono danneggiare noi stessi, gli altri, e sopprimono o attenuano ogni riferimento a Dio...

Come è stato per Gesù, così è per ognuno di noi, nel suo "diventare" cristiano. Ci si trova davanti ad un "bivio" e bisogna scegliere: o seguire la via dell'"amare se stessi o solamente i nostri", oppure intraprendere la via della Croce, passando attraverso le tristi ed amare esperienze che la vita riserva per essere fedeli al Vangelo.

Gesù non ascolta le lusinghe e le promesse del "tentatore", che lo vuol fare deviare dalla retta via, perché è radicato nel "sta scritto". È nella Scrittura che trova la sua guida per contrastare chi lo vuol distogliere dalla sua missione di Figlio, ubbidiente al Padre, ed è così in grado di condurre un'esistenza di "com-passione" per gli altri, fino a dare la propria vita. Solo la Resurrezione segnerà l'ora della rivincita di Gesù. È questo il miracolo con cui dimostra chi veramente Egli sia. E questo, vale anche per noi: anche se, finché saremo in questa vita, la Resurrezione sarà sempre "parziale"...

Per noi il cammino verso Pasqua, attraversando il "deserto quaresimale" - che non si concluderà ovviamente col periodo liturgico, ma continuerà fino... alla fine della nostra esistenza - ci dovrebbe aiutare a purificare il nostro cuore mediante l'ascolto (possibilmente quotidiano) della Parola di Dio. Il perseverare in tale impegno, ci darà modo di renderci conto che gradualmente il nostro cuore si rinnova, sperimentando sempre di più un'apertura generosa verso gli altri, e non ultimo una corretta relazione col proprio corpo e le sue molteplici "necessità"...

Nelle (consigliate) "pratiche" quaresimali della preghiera, dell'elemosina e del digiuno, non si tratta di dare più tempo a Dio, o qualcosa in più al bisognoso (le solite "campagne" quaresimali annuali - e poi???), o di rinunciare ai desideri della "gola" per non soddisfare tutte le sue esigenze: ma soprattutto di fare nostro lo stile evangelico, che ha come suo fondamento il fatto che l'umanità intera è stata creata ad immagine di Dio. E questo cammino comporta un graduale "esodo" progressivo dal nostro egoismo personale e collettivo che fa di ognuno di noi, individui o gruppi, il "centro del mondo", privandoci di incamminarci gradualmente alla Resurrezione finale, anche con coloro che non sono dei "nostri".

L'umanità, partita dall'Eden, si ritroverà riunita nella Gerusalemme celeste: è questa la speranza "biblico-cristiana"!!!

P. GIOVANNI BELLONI

Genova, Quaresima 2008