Henri
J. M. Nouwen
Alcuni brani, tratti dal libro:
La
via del cuore
Ed.
Queriniana
Introduzione
Come
praticare la preghiera del cuore: preghiera e ministero
1.
Nutrita di preghiere brevi
2.
Incessante
3.
Onnicomprensiva
Conclusione
La preghiera
esicastica, che porta a quella quiete in cui l'anima può abitare
con Dio, è la preghiera del cuore.
Per noi che tendiamo ad essere così razionalisti, è particolarmente importante
imparare a pregare con il cuore e dal cuore. I Padri del deserto possono
indicarci la strada. Anche se non offrono alcuna teoria sulla preghiera, le loro
storie e i loro consigli concreti offrono i mattoni con cui i successivi
scrittori spirituali ortodossi hanno edificato una spiritualità di grande forza
e profondità. Gli scrittori spirituali del Monte Sinai, del Monte Athos, e gli starcy
della Russia del XIX secolo sono tutti ancorati alla tradizione del deserto.
Troviamo la migliore definizione della preghiera del cuore nelle parole del
mistico russo Teofane il Recluso:
«Pregare è
discendere con la mente nel cuore e qui continuare a restare dinanzi al volto
del Signore, onniveggente, dentro di te».
Nel corso dei secoli, questa concezione della preghiera è stata al centro dell'esicasmo.
La preghiera è stare alla presenza di Dio con la mente nel cuore, cioè in quel
punto del nostro essere in cui non ci sono divisioni o distinzioni, e siamo
totalmente integri e indivisi. Qui abita lo Spirito di Dio e qui ha luogo il
grande incontro. Qui il cuore parla al cuore, perché qui noi stiamo dinanzi al
volto del Signore, onniveggente, dentro di noi.
Dobbiamo
tenere presente che qui il termine 'cuore'
è usato nel suo pieno significato biblico. Nella nostra cultura la parola
'cuore' è diventata una parola tenera. Si riferisce alla sede della vita
sentimentale. Espressioni come 'cuore infranto' e 'di cuore' indicano che noi
spesso pensiamo al cuore come al centro caldo in cui hanno sede le emozioni in
contrasto con il freddo intelletto dove i nostri pensieri trovano il loro
ambiente naturale. Ma il termine cuore nella tradizione ebraico-cristiana si
riferisce alla fonte di tutte le energie fisiche, emozionali, intellettuali,
volitive e morali.
Dal cuore
nascono impulsi insondabili come pure i sentimenti, gli stati d'animo e i
desideri consci. Anche il cuore ha le sue ragioni ed è il centro della
percezione e della comprensione. Infine, il cuore è la sede della volontà:
esso fa progetti e perviene a decisioni giuste. Il cuore, quindi, è l'organo
centrale e unificante della nostra vita personale. Il nostro cuore determina la
nostra personalità ed è, di conseguenza, non solo il
luogo in cui abita Dio, ma anche il luogo contro il quale Satana dirige i suoi
assalti più furiosi.
È questo cuore il
luogo della preghiera. La preghiera del cuore è una preghiera che si rivolge a
Dio dal centro della persona e, quindi, coinvolge la nostra umanità nella sua
totalità e integrità.
Uno dei Padri del deserto, Macario
il Grande, dice: «Il compito principale dell'atleta [cioè, del monaco]
è entrare nel proprio cuore». Questo non significa che il monaco dovrebbe
cercare di riempire la sua preghiera di sentimento, ma che dovrebbe sforzarsi di
lasciare che la sua preghiera riplasmi interamente la sua persona. E
l'intuizione più profonda dei Padri del deserto: entrare
nel cuore è entrare nel regno di Dio. In altri termini, la via che
conduce a Dio passa attraverso il cuore. Isacco il Siro scrive: "Entrate
prontamente nel tesoro che è dentro di voi; così vedrete le cose che sono in
cielo, perché una sola è l'entrata che conduce ad entrambi. La scala che porta
al Regno è nascosta nella vostra anima". Fuggite il
peccato, immergetevi in voi stessi, e nella vostra anima scoprirete la scala su
cui ascendere».
E Giovanni Carpathios dice: «Ci vogliono un grande sforzo e una grande
lotta nella preghiera per raggiungere quello stato della mente che è libero da
ogni agitazione; questo stato della mente è un paradiso dentro al cuore
(letteralmente: 'endocardiaco'), il luogo, come ci assicura l'apostolo, dove
'Cristo abita in voi' (2 Cor ì3,5)».
I
Padri del deserto nei loro detti ci orientano verso una concezione della
preghiera assolutamente olistica. Essi ci distolgono dalle nostre pratiche
intellettualizzanti, in cui Dio diventa uno dei tanti problemi che ci troviamo a
dover affrontare. I Padri del deserto ci mostrano che la preghiera autentica
penetra fino all'essenza della nostra anima e va a toccare ogni sua fibra,
raggiungendo ogni suo angolo più remoto.
La
preghiera del cuore è una preghiera che non ci permette di limitare il nostro
rapporto con Dio a parole interessanti o a pie emozioni. Per sua stessa
natura, la preghiera del cuore trasforma tutto il nostro essere in Cristo proprio
perché apre gli occhi della nostra anima alla verità di noi stessi così come
alla verità di Dio. Nel nostro cuore, giungiamo a riconoscerci come peccatori
abbracciati dalla misericordia di Dio. É questa visione che ci fa prorompere
nel grido:
«Signore
Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore».
La
preghiera del cuore ci sfida a non nascondere assolutamente nulla a Dio e ad
affidarci incondizionatamente alla sua misericordia. Perciò, la preghiera del
cuore è la preghiera della verità. Essa smaschera le tante illusioni su noi
stessi e su Dio e ci fa entrare nel rapporto autentico del peccatore con il Dio
della misericordia. Questa verità è ciò che ci dà la 'quiete'
dell'esicasta. Nella misura in cui questa verità si ancora nel
nostro cuore, noi saremo meno distratti dai pensieri mondani e più
risolutamente rivolti verso il Signore, che è Signore sia del nostro cuore sia
dell'universo. Così, le parole di Gesù: «Beati i puri di cuore, perché
vedranno Dio» (Mt 5,8), diventeranno reali nella nostra
preghiera. Tentazioni e lotte resteranno fino alla fine della nostra esistenza,
ma con un cuore puro noi saremo nella quiete anche in mezzo a un esistenza
travagliata.
Questo
solleva il problema di come praticare la preghiera del cuore in un ministero che
non conosce quiete e tranquillità. A questa questione, che riguarda la
disciplina, ora dobbiamo rivolgere la nostra attenzione.
Come praticare la preghiera del cuore: preghiera e ministero
Come possiamo noi,
che non siamo monaci e non viviamo nel deserto, praticare la preghiera del
cuore? E in che modo la preghiera del cuore può trasformare il nostro ministero
quotidiano?
La risposta a queste domande sta nella formulazione di una precisa disciplina, una
regola di preghiera.
Vi sono tre caratteristiche della preghiera del cuore che possono aiutarci a
enunciare questa disciplina:
- la preghiera del cuore
si nutre di preghiere brevi e semplici
- la preghiera del cuore è incessante;
- la preghiera del cuore è onnicomprensiva.
Nel contesto della
nostra cultura verbosa è significativo osservare che i Padri del deserto ci
dissuadono dall'usare troppe parole: «Alcuni domandarono all'abate Macario:
'Come dobbiamo pregare?'. Egli rispose: "Non è necessario balbettare
qualcosa, quanto piuttosto tendere le mani e dire: Signore, come vuoi e come
sai, abbi pietà di me". Se invece interviene una tentazione, dire:
"Signore aiutami!". Egli sa che cosa è bene ed ha misericordia di noi».
Giovanni Climaco
è ancora più esplicito: non preoccuparti, nella
preghiera, delle parole; spesso il semplice e disadorno balbettio dei
fanciulli ha placato il Padre che è nei cieli. Né cercare i lunghi discorsi
nell'orazione, correresti il rischio di dissipare la tua mente. Una
sola parola del pubblicano piegò Dio a misericordia; il
ladrone trovò la salvezza con una sola parola di fede. Il molto
parlare spesse volte distrae la mente, riempiendola di fantasticherie; le poche
parole aiutano il raccoglimento. Quando una parola ti riempie di soavità e di
pace, fermati su di essa».
Questo è un suggerimento molto utile per
noi, persone così dipendenti dall'abilità verbale. La quieta, semplice
ripetizione di un unica parola ci può aiutare a discendere con la mente nel
cuore.
Questa ripetizione non ha nulla a che fare con una formula magica. Non è
destinata a gettare un sortilegio su Dio o a costringerlo ad ascoltarci. Al
contrario, una parola o una frase ripetute frequentemente ci possono aiutare
a concentrarci, ad avvicinarci al centro, a creare una quiete interiore e,
quindi, ad ascoltare la voce di Dio.
Quando semplicemente cerchiamo di raccoglierci nel silenzio e aspettare che Dio
ci parli, ci troviamo bombardati da un vortice interminabile di pensieri e di
idee contrastanti. Quando, invece, usiamo una frase molto semplice come: «O
Dio, vieni in mio aiuto», o “maestro,
abbi pietà di me”, oppure una parola come: «Signore»,
o: «Gesù», è più facile
lasciare che le molte distrazioni passino oltre senza che noi ne siamo
fuorviati. Questa preghiera semplice, ripetuta senza sforzo può lentamente
svuotare la nostra affollata vita interiore e creare lo spazio silenzioso in cui
possiamo abitare con Dio. Questa preghiera può essere simile a una scala
lungo la quale possiamo scendere nel cuore e ascendere a Dio.
La nostra scelta delle
parole dipende dai nostri bisogni e dalle circostanze del momento, ma la cosa
migliore è usare parole tratte dalla Scrittura.
Questo modo di pregare semplice,
quando lo pratichiamo con fedeltà, costanza e regolarità, lentamente ci
conduce ad un'esperienza di quiete e ci apre all'attiva presenza di Dio.
Inoltre, possiamo prendere questa preghiera con noi anche durante una giornata
in cui siamo molto occupati. Quando, per esempio, abbiamo passato venti minuti
la mattina presto in raccoglimento alla presenza di Dio con le parole:
«Il Signore
è il mio pastore», esse
possono a poco a poco costruirsi un piccolo nido nel nostro cuore e restarvi per
il resto della nostra giornata piena di impegni. Persino mentre stiamo parlando,
studiando, lavorando in giardino o costruendo, la preghiera può continuare nel
nostro cuore e mantenerci consapevoli della sempre presente assistenza di Dio.
Questa disciplina non ha lo scopo di pervenire ad una più profonda comprensione
di ciò che significa che Dio è chiamato nostro pastore, ma ha lo scopo di
farci giungere ad un'esperienza interiore dell'atto dell'essere pastore di Dio
in tutto quello che pensiamo, diciamo o facciamo.
La
seconda caratteristica della preghiera del cuore è di essere incessante. Il
problema di come seguire l'esortazione di Paolo a «pregare
incessantemente» ha avuto un posto centrale nell'esicasmo dal tempo dei
Padri del deserto fino alla Russia del XIX secolo. Ci sono molti esempi di
questa preoccupazione ai due estremi della tradizione esicastica.
Nel periodo dei Padri del deserto ci fu una setta pietistica chiamata dei messaliani.
Erano persone che avevano un approccio eccessivamente spiritualizzato alla
preghiera e consideravano il lavoro manuale condannabile per un monaco. Alcuni
monaci di questa setta si recarono a visitare l'abate Lucio. «Il vecchio chiese
loro: 'Qual è il vostro lavoro manuale?'. Essi risposero: 'Il lavoro manuale
non ci tocca. Però, come dice l'apostolo, preghiamo ininterrottamente '. Il
vecchio chiese: 'Non mangiate?'. Essi risposero di sì. 'E quando mangiate -
egli aggiunse - chi prega per voi?'. Domandò 'ancora se dormivano ed essi
risposero di sì. 'Quando dormite - egli replicò - chi prega per voi?'. Ma essi
non trovarono niente da ribattere. L'abate, quindi, disse loro: 'Perdonatemi,
però voi non fate come dite. Io, invece, vi posso dimostrare che, mentre mi
dedico al mio lavoro manuale, prego senza interruzione. Quando bagno i rametti
di palma e ne intreccio una corda, siedo insieme a Dio e dico: Abbi
pietà di me, o Dio, in ragione della tua grande misericordia e della
moltitudine delle tue compassioni cancella la mia empietà. Non
è questa una preghiera?'. Essi risposero di sì. Egli, quindi, aggiunse:
'Quando resto tutto il giorno a lavorare e a pregare, faccio più o meno sedici
soldi, di questi, due li dò in elemosina e col resto mi mantengo. Chi prende
quelle due monete, a sua volta, prega per me mentre mangio e mentre dormo e, per
grazia di Dio, si realizza nel mio caso la possibilità di una preghiera senza
interruzioni».
Questo racconto offre una risposta molto
concreta alla domanda: «Come posso pregare senza smettere, mentre sono occupato
con molte altre cose?
La risposta coinvolge il prossimo. Attraverso la mia carità, il mio prossimo
diventa mio compagno nella mia preghiera e la trasforma in una preghiera
incessante. Nel diciannovesimo secolo, quando i problemi con i messaliani non
esistevano, fu data una risposta più mistica. La troviamo nella celebre storia
del contadino russo intitolata Racconti di un pellegrino russo. Comincia
così: «Per grazia di Dio sono uomo e cristiano, per opere grande peccatore...
Una volta, era la ventiquattresima domenica dopo la festa della Trinità, entrai
in una chiesa a pregare durante la liturgia. Stavano facendo la lettura, tratta
dalla lettera ai Tessalonicesi, al passo in cui è detto: pregate
incessantemente (1 Ts 5,17). Queste parole mi si
radicarono nella mente e cominciai a pensare: come è possibile pregare
incessantemente, se ciascuno deve per forza preoccuparsi anche di tante altre
cose per il proprio sostentamento?». Il contadino andò in giro per le chiese
più famose per i loro predicatori, ma non riuscì a trovare la risposta che
desiderava. Finalmente incontrò un santo starec che gli disse:
«L'incessante
preghiera interiore è la perenne aspirazione dello spirito umano a rivolgersi
al centro, cioè a Dio. Per apprendere questo dolce esercizio è necessario
concentrare su di esso la nostra forza di volontà e domandare con assiduità al
Signore che sia lui stesso a insegnarci come pregare incessantemente... Prega
come sei capace e la preghiera stessa ti rivelerà in che modo essa possa
divenire incessante; ogni cosa vuole il suo tempo».
Poi
il santo starec insegnò al contadino la
Preghiera di Gesù:
«Signore
Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me».
Mentre
percorre in lungo e in largo la Russia come pellegrino, il contadino ha
costantemente sulle labbra questa preghiera silenziosa che ripete migliaia di
volte. Giunge persino a considerare la Preghiera di Gesù il suo vero e proprio
compagno di viaggio. E così, un giorno, egli ha la sensazione che la
preghiera spontaneamente passi dalle sue labbra al cuore. Ed egli dice: “Sentii
che la preghiera in un certo modo si trasferiva da sé dentro il cuore; era come
se il cuore, al ritmo abituale delle sue pulsazioni, avesse cominciato a
pronunciare dentro di sé le parole della preghiera, una per ogni battito...
Cessai allora di pronunciare la preghiera con la bocca e presi ad ascoltare con
attenzione questa voce interiore»''.
Qui
apprendiamo un'altra via per arrivare alla preghiera incessante. La preghiera
continua a pregare dentro di me anche quando sto parlando con gli altri o sono
concentrato sul lavoro manuale. La preghiera è diventata la presenza attiva
dello Spirito di Dio che mi assiste in tutti i momenti della mia vita.
Così,
vediamo come, attraverso la carità e l'attività della preghiera di Gesù nel
nostro cuore, tutta la nostra giornata può diventare una preghiera continua.
Non intendo suggerire che noi dovremmo imitare il monaco Lucio o il pellegrino
russo, ma intendo dire che anche noi, nel nostro ministero così pieno di
impegni dovremmo preoccuparci di pregare incessantemente, così che qualunque
cosa mangiamo, qualunque cosa beviamo, qualunque cosa facciamo, lo facciamo per
la gloria di Dio (cfr. 1Cor 10,31). Amare e lavorare per la gloria di Dio
non può restare un'idea astratta, cui pensiamo una volta ogni tanto. Deve
diventare una dossologia interiore e incessante.
Un 'ultima
caratteristica della preghiera del cuore è che essa comprende tutti i nostri
pensieri e le nostre preoccupazioni. Quando entriamo con la nostra mente nel
nostro cuore e qui rimaniamo alla presenza di Dio, allora tutte le nostre
preoccupazioni mentali si fanno preghiera. Il potere della preghiera del
cuore consiste precisamente nel trasformare in preghiera tutto ciò che è nella
nostra mente.
Quando diciamo alle persone: «Pregherò per te», ci assumiamo un impegno molto
importante. La cosa triste è che questa promessa spesso rimane solo una
benevola espressione di interesse per l'altro. Ma quando invece impariamo a
discendere con la nostra mente nel nostro cuore, allora tutti coloro che sono
entrati a far parte della nostra vita vengono portati alla presenza risanatrice
di Dio e sono toccati da lui nel centro del nostro essere.
Stiamo parlando qui di un mistero per il quale le parole sono inadeguate. È il
mistero del cuore, centro del nostro essere, trasformato da Dio nel proprio
cuore, un cuore abbastanza grande da abbracciare l'universo intero. Attraverso
la preghiera possiamo far entrare nel nostro cuore il dolore e la sofferenza di
tutti, tutti i loro conflitti e le loro angosce, tutti i loro tormenti e tutte
le guerre, tutta la fame, la solitudine e la miseria, non per una
qualche nostra grande capacità psicologica o emotiva, ma perché il cuore di
Dio è diventato una cosa sola con il nostro.
A questo punto possiamo intravedere il
significato delle parole di Gesù: «Prendete il mio giogo sopra di voi e
imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le
vostre anime. Il mio giogo, infatti, è dolce e il mio carico leggero» (Mt
11,29-30). Gesù ci invita ad assumere su di noi il suo carico, che è il
carico del mondo, un carico che comprende tutto il
dolore umano di tutti tempi e di tutti i luoghi. Ma questo carico
divino è leggero e noi riusciamo a portarlo quando il nostro cuore e stato
trasformato nel cuore mite e umile del nostro Signore.
Qui possiamo vedere il rapporto intimo esistente tra preghiera e ministero.
La disciplina che ci permette di portare tutte le persone che ci sono affidate
nel cuore mite e umile di Dio è la disciplina del ministero. Finché il
ministero significherà soltanto che noi ci preoccupiamo molto delle persone e
dei loro problemi; finché significherà un numero interminabile di attività
che si riesce a mala pena a coordinare, noi saremo ancora assolutamente
dipendenti dal nostro cuore angusto e ansioso. Quando, invece, i nostri affanni
vengono affidati al cuore di Dio e qui diventano preghiera, allora ministero e
preghiera diventano due manifestazioni dello stesso amore onnicomprensivo di
Dio.
Abbiamo visto come la preghiera del cuore si nutra di preghiere brevi,
sia incessante e onnicomprensiva. Queste tre caratteristiche
mostrano come la preghiera del cuore sia il respiro della vita spirituale e
di tutto il ministero. Veramente, questa preghiera non è semplicemente un
attività importante, ma il centro stesso della nuova vita che vogliamo
indicare, e alla quale vogliamo introdurre le persone che ci sono affidate.
È chiaro dalle caratteristiche della preghiera del cuore che essa richiede una
disciplina personale. Per vivere una vita spirituale veramente
animata dalla preghiera, non possiamo fare a meno di preghiere specifiche.
Dobbiamo recitarle in modo tale da riuscire ad ascoltare meglio lo Spirito che
prega in noi. È necessario che noi continuiamo a far entrare nella nostra
preghiera tutte le persone con le quali e per le quali viviamo e lavoriamo.
Questa disciplina ci aiuterà a compiere il passaggio da un ministero
frammentario, fitto di impegni e di cose che tendono a distrarci, e spesso
frustrante, ad un ministero unificante, olistico e molto gratificante.
Questo renderà il ministero non facile, ma autentico; non lo renderà dolce e
pio, ma spirituale; non lo renderà immune dal dolore ed esente da lotte, ma
quieto nel vero senso dell'esicasmo.
Nel nostro mondo
tutto tendente al razionalismo, abbiamo bisogno di una seria disciplina per
arrivare a una preghiera del cuore in cui possiamo ascoltare la voce dello
Spirito che ci guida e che prega in noi. Il grande rilievo posto sulla preghiera
nel ministero non è inteso come un incitamento a lasciarci coinvolgere meno
dalle persone o ad essere completamente indifferenti alla nostra società con le
sue tante lotte e i suoi problemi. La preghiera, com'è intesa dagli esicasti,
ci aiuta a discernere quali delle nostre attività ministeriali sono veramente
per la gloria di Dio e quali, invece, sono primariamente per la gloria del
nostro io non convertito.
La preghiera del cuore ci offre una sensibilità nuova che ci rende capaci di
distinguere il grano dalla zizzania nel nostro ministero, e così diventare
testimoni molto meno ambigui di Gesù Cristo.
La preghiera del cuore è veramente la via alla purezza
del cuore che ci dà occhi per vedere la realtà della nostra
esistenza. Questa purezza del cuore ci permette di vedere più chiaramente non
solo il nostro io povero, distorto e ansioso, ma anche il volto amorevole del
nostro Dio misericordioso. Quando questa visione sarà chiara e nitida, sarà
possibile camminare in un mondo tumultuoso con un cuore tranquillo e in pace.
È questo cuore pieno di pace che attirerà coloro che brancolano alla
ricerca della loro strada nella vita.
Una
volta che avremo trovato la nostra pace in Dio, non potremo fare altro che
esercitare il nostro ministero. La pace di Dio sarà visibile dovunque andremo e
a chiunque incontreremo. Prima ancora di qualsiasi parola, lo Spirito di Dio,
che prega in noi, farà conoscere la sua presenza e riunirà tutti in un corpo
nuovo, il corpo di Cristo stesso.
(Tratto da: Henri J. M. Nouwen, "La via del cuore", Ed. Queriniana)