RICORDO DI P. RIZIERI BADIALI  IL FASCINO DI UNA ROSA  PANE SPEZZATO

Il poeta Rilke narra un episodio significativo. Vivendo a Parigi spesso passava di fianco a una mendicante alla quale le gente gettava un'elemosina nel cappello. La donna rimaneva imperturbabile, come se non avesse un'anima. Un giorno Rilke le offrì una rosa e in quell'istante il volto della donna si aprì a un patetico sorriso. Il poeta si accorse che là sul marciapiede stava adagiata una persona, non un freddo automa, una donna che aveva sentimenti nascosti, improvvisamente rifioriti come dopo un lungo letargo. Uno sguardo, un sorriso, poi la donna scomparve e per otto giorni non la si vide più mendicare, perché aveva ricevuto in dono qualcosa di ben più prezioso di qualche monetina.

Un segno di attenzione, di affetto, di accoglienza dell'altro vale di più di un dono materiale.

Non costa grande fatica, lo si può dispensare facilmente in ogni momento, ad ogni incontro, arricchisce chi lo pone e chi lo riceve, renderebbe la vita più serena e potrebbe cancellare dalle nostre strade la presenza di immagini sbiadite della persona umana.

Il dialogo, io credo, parte da queste basi elementari: è questione di cuore, di sentimenti, di gesti semplici. Anche quando lo si intende come scambio culturale di valori, contenuti intellettuali e fedi religiose, alla fine deve sfociare in un gesto che fa breccia oltre la mente, gli occhi e l'udito.

Una lettura attenta del Vangelo ci porta a contemplare in Gesù il maestro per eccellenza del dialogo con le persone che ha incontrato nella sua missione pubblica. La gente accostata da Lui, si allontanava non tanto con un arricchimento culturale, ma con la percezione profonda di un incontro carico di simpatia: e quando la gente narrava l'incontro, generalmente non riferiva i contenuti di un discorso ascoltato, ma l'esperienza di un avvenimento che aveva lasciato un'impronta nella propria vita.

Certo, Gesù aveva una verità da comunicare a tutti, la sorprendente verità di un Dio Padre che ama, accoglie, rigenera, perdona, raccoglie tutti nella passione del suo amore, non fa distinzione di persone, ma questa comunicazione avveniva attraverso una gioiosa comunione con le singole persone. L'incontro di Gesù con la gente aveva soprattutto il carattere di un festa. Frequenti gli appuntamenti di Gesù attorno a una tavola imbandita dove i primi posti non erano riservati a coloro che già sapevano tutto e non si aspettavano più novità che sconvolgessero le loro opinioni  cristallizzate. Matteo, dopo quello sguardo che lo costrinse a gettare all'aria cassa, ricevute fiscali e incassi, si trascinò dietro pubblicani e pubblici peccatori e attorno al tavolo, sotto gli occhi di uno strano maestro, ognuno si accorse di essere una presenza gradita e come cercata.

Quella donna intrusa durante la cena in casa di Simone costrinse il fariseo ad ascoltare il commento inatteso di Gesù, un Signore davvero "signore", per il quale anche una donna di cattiva e pubblica reputazione poteva esprimere senza tanti discorsi finezza e delicatezza d'animo.

Dialogo è avere questo sguardo intuitivo di Gesù, cioè di Dio stesso, che è per natura abituato a oltrepassare le apparenze e puntare direttamente a quello che è essenziale nel cuore della persona umana: "Chiunque tu sia, non importa il colore della tua pelle, non mi interessa il tuo livello culturale o la fama che hai accumulato nei tuoi giorni, anche se non riesci a nascondere le tracce della tua condotta maliziosa, io ti vedo sempre come ti ho immaginato ancora prima che tu venissi alla luce…".

Gesù l'ha sempre detto, o meglio dimostrato con gesti belli, semplici, affettuosi. E la gente capiva che è possibile  portare attorno la coscienza di una grande dignità e che è possibile rispettare negli altri la stessa dignità.

Una nuova mentalità evangelica che non ha mai la pretesa della reciprocità e l'attesa frettolosa di gratificazione, esattamente come ha  insegnato Gesù, l'amore gratuito di Dio che dialoga così  con ogni uomo sulla terra.

P. Luciano Lazzeri